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Coronavirus: Governo a rischio sul Mes

11 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: Governo a rischio sul Mes

Lite tra Pd e M5S sul ricorso al Meccanismo di stabilità. Ma c’è tensione pure sulla proposta dem di tassare i redditi sopra gli 80mila euro.

L’ipotesi di ricorrere al Mes per trovare una scialuppa che tenga a galla gli Stati europei nella tempesta provocata dal coronavirus non mette a rischio soltanto i rapporti tra l’Italia ed il resto dell’Unione (in particolare, con Germania e Olanda) ma anche quelli all’interno della nostra maggioranza di governo. Pd e Movimento 5 Stelle litigano sulla posizione ribadita ieri sera dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nel corso della conferenza stampa in cui ha presentato il nuovo Dpcm con le misure di contenimento in vigore fino al 3 maggio (vedi il nostro articolo con il testo del decreto da scaricare e l’elenco completo delle attività che possono riaprire il 14 aprile).

Conte ha ripetuto esplicitamente in diretta nazionale le sue intenzioni a proposito del Meccanismo europeo di stabilità: «Abbiamo dato l’ok al Mes non condizionato, ma non è un discorso che riguarderà il nostro Paese, a noi non serve», ha detto il premier alzando la voce. E, per essere più chiari, ha aggiunto un altro paio di cose. La prima, che a lui non piace nemmeno la versione rivista giovedì dall’Eurogruppo. La seconda, che è stanco delle «falsità» di alcuni leader dell’opposizione («devo fare nomi e cognomi, sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni», ha precisato Conte) a proposito della volontà del Governo di accettare il Mes. Il presidente del Consiglio, infatti, ha chiarito che l’Eurogruppo sta lavorando ad un Mes con nuove regole che nulla hanno a che fare con quelle vecchie, come invece suggeriscono Salvini e Meloni, a detta di Conte.

Ma qual è il problema in seno al Governo? Il problema è che il Pd rifiuta l’idea di escludere sempre, comunque e a priori il ricorso al Meccanismo di stabilità, mentre il M5S non ne vuole sentir parlare. Tra i Democratici, si fa sentire il ministro Dario Franceschini, che accusa gli alleati di governo di «irresponsabilità» per la loro posizione del «no al Mes, né ora né mai». L’attuale capo reggente dei pentastellati, Vito Crimi, esprime invece «totale sostegno a Conte». Franceschini, a questo punto, si è spinto oltre, ha alzato la cornetta ed ha composto il numero di Palazzo Chigi per chiedere al premier un incontro di maggioranza: «Serve un chiarimento – avrebbe detto il ministro al capo del Governo – non si può andare avanti in questo modo». L’esponente del Pd non manda giù le critiche al collega di partito e di governo Roberto Gualtieri. E per gettare un po’ di acqua sul fuoco, Conte ha detto in diretta che il ministro dell’Economia sta facendo un ottimo lavoro. Basterà?

Bisogna vedere. Anche perché non c’è solo il Mes ad alimentare la tensione. Se al Pd irrita la posizione del M5S sulla strategia da seguire in Europa, al M5S irrita quella del Pd su come risollevare l’economia a casa nostra. In particolare, i grillini hanno fatto non un salto ma una capriola sulla sedia quando ieri il Partito Democratico ha proposto di tassare i redditi oltre gli 80mila euro. Dai 5 Stelle è arrivato un «no» forse più secco di quello al Mes. L’ipotesi viene respinta anche da Italia Viva, oltre che – com’è scontato pensare – dall’opposizione.

Conte, insomma, oltre ad assolvere il compito di riportare l’Italia fuori dall’emergenza sanitaria, è chiamato a sostenere un doppio esame dopo Pasqua: quello di trovare un compromesso con l’Europa che sia efficace e gradito a tutti e quello di mantenere gli equilibri di un governo – il suo – sempre più traballante.



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