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Vendita sottocosto: ultime sentenze

10 Maggio 2020
Vendita sottocosto: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: vendita sottocosto; illecito concorrenziale da dumping interno; illecito turbamento della gara economica tra i vari operatori; deroghe al divieto generale di vendere prodotti sottocosto non previste dalla direttiva 2005/29/CE; protezione dei consumatori; pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori; vendita di un grossista a dettaglianti.

Cosa si intende per vendita sottocosto?

Il legislatore nel d.lg. n. 114/1998, all’art. 15, comma 7, ha statuito che per vendita sottocosto si intende la vendita al pubblico di uno o più prodotti effettuata ad un prezzo inferiore rispetto a quello risultante dalle fatture di acquisto, maggiorato dell’i.v.a. e di ogni altra imposta o tassa connessa alla natura del prodotto, diminuito degli eventuali sconti o contribuzioni riconducibili al prodotto medesimo, purché documentati.

Sul punto, è quindi pacifico che ai fini della configurabilità della concorrenza sleale, la cosiddetta vendita sottocosto (da intendersi, ai sensi degli art. 10 legge n. 80 del 1980 e 15 d.lg. n. 114 del 1998, come vendita ad un prezzo inferiore a quello d’acquisto maggiorato dell’i.v.a.) va accertata in concreto, con riferimento non al prezzo al quale lo stesso prodotto è stato acquistato dal concorrente, bensì al prezzo al quale il medesimo bene è stato acquistato dal soggetto autore della presunta vendita sottocosto.

In particolare, quest’ultima: a) è idonea ad estromettere dal mercato gli altri commercianti che vendono quei prodotti a prezzi necessariamente più alti, con grave pregiudizio per l’altrui avviamento ed immagine commerciale; b) determina un illecito turbamento della gara economica tra i vari operatori, pregiudicando coloro che rispettano il listino prezzi e osservano gli sconti consentiti dalla casa madre; c) lede l’immagine di altri produttori presso i rispettivi clienti; d) si traduce in quella forma di illecita concorrenza che utilizza il prodotto rinomato come specchietto per le allodole.

Tribunale Bari sez. IV, 28/04/2011, n.1437

Vendita sottocosto di beni aziendali

La vendita sottocosto o, comunque, in perdita, di beni aziendali in tanto può costituire reato di bancarotta fraudolenta per distrazione in quanto abbia connotazioni di continuità e sistematicità.

Cassazione penale sez. V, 17/09/2014, n.5317

Sistematica e preordinata vendita sottocosto

Non ricorre l’ipotesi di bancarotta semplice, integrata da operazioni gravemente imprudenti poste in essere dall’imprenditore, bensì quella più grave della bancarotta fraudolenta, nel caso di sistematica e preordinata vendita sottocosto, o comunque in perdita, di beni aziendali.

Cassazione penale sez. V, 18/04/2014, n.29569

Vendita sottocosto di un cespite immobiliare

In tema di omesso versamento i.v.a., l’inadempimento della obbligazione tributaria può essere attribuito a forza maggiore solo quando derivi da fatti non imputabili all’imprenditore a cui egli non abbia potuto tempestivamente porvi rimedio per cause indipendenti dalla sua volontà e che sfuggono al suo dominio finalistico. Quindi, se l’omesso versamento è dovuto ad una libera scelta imprenditoriale, non può essere invocata la forza maggiore per escludere la sussistenza del dolo.

(Fattispecie in cui l’imputato ha utilizzato il flusso finanziario derivante da una vendita sottocosto di un cespite immobiliare per far fronte alle spese correnti, invece che accantonarlo per il successivo versamento dell’imposta).

Cassazione penale sez. III, 20/06/2019, n.38482

Vendita sottocosto: integra concorrenza sleale?

La vendita sottocosto è contraria ai doveri di correttezza evocati dall’art. 2598 c.c., n. 3 solo se a porla in essere sia un’impresa che muove da una posizione di dominio e che, in tal modo, ostacoli l’ingresso di altri concorrenti sul mercato o comunque indebitamente abusi di quella sua posizione non avendo alcun interesse a praticare simili prezzi se non, appunto, quello di eliminare i propri concorrenti per poter poi rialzare i prezzi approfittando della situazione di monopolio così venutasi a determinare.

Corte appello Firenze sez. I, 24/05/2019, n.1236

Deroghe al divieto generale di vendita sottocosto

Contrasta con la direttiva 2005/29/CE, relativa alle pratiche commerciali sleali delle imprese nei confronti dei consumatori, la normativa nazionale che preveda un divieto generale di proporre in vendita o di vendere prodotti sottocosto, contemplando specifici motivi di deroga a tale divieto basati su criteri che non figurano tra quelli previsti nella suddetta direttiva.

Corte giustizia UE sez. V, 19/10/2017, n.295

L’antieconomicità della vendita sottocosto

La supposta antieconomicità della vendita sottocosto, di quattro autovetture, è palesemente smentita dal risultato economico conseguito nell’anno in questione che ha portato ad un utile d’impresa. Il concedere sconti rientra nella prassi commerciale, e nella fattispecie, trova puntuale giustificazione laddove si consideri che le autovetture sono state cedute ad altre società che esercitavano la stessa attività del ricorrente, concessionaria di automobili, e quindi, nella prospettiva di una futura vendita dovevano pur avere un margine di guadagno. Nell’attività di impresa non può essere esclusa la possibilità di vendita di merce ad un prezzo inferiore al prezzo di acquisto.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXXII, 16/03/2011, n.72

Vendita sottocosto: contrarietà ai doveri di correttezza

La vendita sottocosto è contraria ai doveri di correttezza ex articolo 2598, comma 1, del Cc solo se si connota come illecito antitrust, in quanto posto in essere da un’impresa in posizione dominante e praticata con finalità predatorie, la vendita sottocosto è favorevole ai consumatori e al mercato, sino a quando non giunga alla soppressione della concorrenza, e, perciò, si traduca in un danno per gli stessi consumatori e il mercato, onde solo in tale ultima situazione sì realizza l’illecito concorrenziale da dumping interno.

Cassazione civile sez. I, 07/02/2020, n.2980

Impresa in difficoltà finanziarie e vendita sottocosto

La sistematica vendita sottocosto di prodotti, attuata quando l’impresa risulti già in difficoltà finanziarie, comportando un depauperamento del patrimonio sociale integra l’ipotesi di dissipazione del patrimonio, rilevante ai fini del delitto di bancarotta fraudolenta, indipendentemente dalla finalità dell’operazione (nella specie, è stato escluso che il fine di riuscire a pagare la maggior parte dei debitori potesse giustificare la condotta realizzata).

Cassazione penale sez. V, 06/04/2011, n.19633

Vendite sottocosto e acquisti di materie prime in eccesso

Costituisce comportamento illecito nei confronti della società quello del dipendente che, nello svolgimento delle mansioni di direttore generale, pratichi vendite sottocosto e acquisti di materie prime in eccesso, in quanto operazioni antieconomiche che giustificano la presunzione semplice del danno, divenendo così onere della parte interessata provare la circostanza che esse costituiscano legittimo esercizio di scelte imprenditoriali o che siano state vantaggiose per la società.

(Nella specie, la Corte ha ritenuto immune da vizio di motivazione la sentenza impugnata che, in via equitativa, aveva commisurato il danno ad una percentuale del fatturato, così ammettendo la compensazione impropria di tale credito, eccepita dal curatore avverso il credito di lavoro insinuato al passivo dal ricorrente)

Cassazione civile sez. I, 04/05/2012, n.6801

Vendita sottocosto di un cespite conferito nel capitale sociale

La condotta consistente nella vendita sottocosto di un cespite conferito nel capitale sociale, con acquisizione di liquidità per la società e contestuale vantaggio (anche solo indiretto) dell’amministratore di questa, può integrare infedeltà patrimoniale, ex art. 2634 c.c., ma perché tale condotta venga qualificata come bancarotta fraudolenta impropria, ex art. 223, comma 2, n. 1) l. fall., deve aver cagionato, o concorso a cagionare, il dissesto della società.

Cassazione penale sez. V, 24/03/2017, n.17819

Vendita sottocosto dei beni aziendali per accelerare il dissesto

Integra il reato di bancarotta per distrazione la condotta dell’“architetto-ragioniere” che, in accordo con gli altri soci, collabori fattivamente alla vendita sottocosto dei beni aziendali, accelerando in questo modo il dissesto della stessa.

(Per la S.C., “il ricorrente ha svolto attività gestoria all’interno dell’impresa fallita, avente connotati di sistematicità e continuità, nel corso dello svolgimento di attività imprenditoriale illecita svolta dai coniugi (…)/(…) (incetta di merce da non pagare e da vendere sottoprezzo), con particolare riguardo alla consumazione delle condotte distrattive. La sentenza impugnata ha dato il giustificato rilievo accusatorio alle dichiarazioni dello stesso (…), che ha ammesso di aver collaborato nel tempo della consumazione della distrazione dei beni, avendo continuativamente presenziato nel magazzino/deposito ove i beni acquistati transitavano, accettando che (…) e (…) lo presentassero ai fornitori come architetto, sebbene fosse solo diplomato in ragioneria”).

Cassazione penale sez. V, 18/07/2011, n.42923



18 Commenti

  1. Salve….In questi mesi, ho tenuto chiuso il mio negozio in centro… Inevitabilmente, nessun incasso. NOn voglio rischiare di andare incontro al fallimento, quindi ho una domanda che vorrei porvi. Posso vendere la merce sottocosto? Mi è consentito? Attendo una vostra cortese risposta. Vi ringrazio in anticipo

    1. La vendita sottocosto è vietata solo in due situazioni: la prima è quando la sua finalità è solo quella di sbarazzarsi della concorrenza; la seconda è quando si tende a liquidare l’attivo dell’azienda per sottrarlo ai creditori in caso di fallimento. Nel primo caso si parla di dumping interno e di un atto di concorrenza sleale; nel secondo caso invece si può verificare il reato di bancarotta fraudolenta. In tutti gli altri casi, è legale vendere sottocosto uno o più prodotti.

    2. Vendere sottocosto può essere considerato un atto di concorrenza sleale se finalizzato solo a eliminare dal mercato le aziende rivali ed accaparrarsi i loro clienti per poi rialzare i prezzi secondo la normale proporzione costi-ricavi.Si definisce vendita sottocosto quella vendita al pubblico di uno o più prodotti a un prezzo inferiore a quello risultante dalle fatture d’acquisto maggiorato dell’imposta del valore aggiunto e di tutte le altre imposte o tasse connesse alla natura del prodotto. In pratica, la vendita sottocosto si verifica quando il venditore ricava, dalla cessione del bene, una somma inferiore a quella sborsata per l’acquisto dal proprio fornitore. È quindi una vendita in perdita, che può essere sopportata solo per un periodo più o meno breve e se supportata da altri capitali che consentono all’azienda di far fronte ai propri costi. Lo scopo della vendita sottocosto, specie all’inizio dell’attività, è quella di sbaragliare dal mercato i competitors, ossia i concorrenti. Ma questo atto viene considerato concorrenza sleale. In particolare, in base al codice civile compie un atto di concorrenza sleale chi si vale direttamente o indirettamente di qualsiasi mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.In pratica, se in generale la vendita sottocosto non è vietata, lo diventa solo nel momento in cui l’intento dell’imprenditore è esercitare un potere monopolistico e, sfruttando una propria posizione dominante sul mercato, onde eliminare i concorrenti dal mercato, pratica “prezzi pazzi” che i concorrenti non sono in grado di sostenere, o che comunque non sono in grado di sostenere per lo stesso periodo.

  2. Quante volte sentiamo in tv o leggiamo sui volantini: PREZZI SOTTOCOSTO?! Per me, è una tecnica di marketing per spingerci a fare acquisti. Infatti, tutti si lanciano nei negozi per fare razzia di quello che trovano e si acquista qualcosa anche se non ci serve davvero, perché? Perché è sottocosto, ovvio. Quando la ritrovi un’offerta come questa!

  3. Io sono una quelle persone che quando becca i saldi fa scorta di tutto, perché non si sa mai…Per fortuna, anche perché prima di questa pandemia ho fatto un sacco di acquisti e mi sono ritrovata con tutto ciò di cui avevo bisogno. Ovviamente, non mi riferisco al cibo (per quello sono andata una volta a settimana a fare la spesa, mentre per il cibo in scatola e surgelati ho fatto qualche acquisto in più quando era possibile).

  4. Quante volte ci lasciamo incantare dalle offerte? Basta che leggiamo SCONTO oppure SOTTOCOSTO ed è come se fossimo rapiti e non capiamo più nulla di fronte ai beni di cui abbiamo bisogno. Ovviamente, non mi riferisco ai beni di prima necessità. Questa brutta pandemia ci ha insegnato anche a vivere senza le cose superflue e ridurre i costi.

  5. Io faccio acquisti quando trovo i saldi. Che senso ha acquistare a prezzo pieno, se puoi risparmiare? Certo, a meno che tu non abbia un impellente bisogno di un prodotto, puoi tranquillamente attendere prezzi più vantaggiosi o, comunque, valutare l’acquisto e confrontare i prezzi verificando se quello stesso prodotto puoi trovarlo a meno. Ad esempio, molti prodotti è possibile acquistarli sul web sui siti ufficiali.

  6. Io spesso attendo i saldi per fare i miei acquisti anche su internet. Ad esempio, se devo acquistare prodotti cosmetici ormai vado sul sicuro. Mi è capitato di fare qualche acquisto in negozio, ho provato quesi prodotti e me ne sono innamorata. Poi, ho trovato su internet dei siti ad hoc che vendevano quello e tanti altri prodotti, allora raggiungendo un tot di acquisti non pago le spese di spedizione, magari con il prezzo in negozio ci compro un solo prodotto e sul sito dedicato trovo ad esempio queste offerte: paghi 2 e ne prendi 3 oppure 2 li paghi e 2 sono in omaggio scegliendo altri prodotti con lo stesso prezzo. E allora non mi faccio scappare certe offerte

  7. Ricordiamoci che c’è chi mette la merce sottocosto per distruggere la concorrenza. Questo non è corretto e danneggia le imprese. Capisco i vantaggi dei consumatori, ma diamine le piccole imprese con quei 2 euro in più su prodotto ci campano…. Qui, non dobbiamo dimenticare che sul mercato deve esserci una condotta leale, altrimenti la concorrenza sleale è illegale

    1. La concorrenza sleale è la circostanza in cui un venditore mette in atto una serie di comportamenti scorretti, denigratori, menzogneri ed inopportuni nei confronti non solo degli altri venditori ma anche nei confronti dei consumatori. Per un imprenditore è importante conoscere il confine entro il quale potersi spingere per pianificare la propria linea di marketing e per ritagliarsi una fetta di mercato acquisendo clienti. Un imprenditore si domanda: come convinco i clienti ad acquistare i miei beni o servizi anziché comprarli da altri? Semplice, lo si fa attraverso strategie di vendita che escludono la slealtà al fine di garantire la trasparenza del mercato per tutelare tutti gli operatori economici: venditori e compratori.Nell’ambito dell’esercizio della propria attività un imprenditore pone in essere delle strategie di intervento per vendere il proprio prodotto ed in un regime concorrenziale sarà inevitabile che nell’accaparrarsi il maggior profitto sottrarrà clientela ad un altro imprenditore che commercializza lo stesso bene o servizio e nello stesso territorio.Il danno che subisce l’imprenditore nel vedersi sottratta la propria fetta di clientela, e di conseguenza i suoi guadagni, non è risarcibile perché non è configurabile come danno ingiusto, ma segue semplicemente le regole di mercato.
      Tuttavia il nostro legislatore ha in considerazione due cose:
      che non venga danneggiata un’azienda attraverso dei comportamenti scorretti;
      che non venga falsata l’informazione che arriva al consumatore finale e quindi la sua valutazione ed il suo giudizio nell’acquisto di un bene o un servizio.

    2. Spesso, quando si parla di concorrenza sleale, la mente corre a casi di grandi colossi mondiali dell’economia che ci tengono a difendere la propria identità ed il proprio brand sul mercato: si pensi al caso Coca-cola e Pepsi oppure al caso Apple e Samsung.In realtà, la questione è molto più comune di quanto non si pensi perché in Italia due imprese su tre sono esposte a concorrenza sleale. I settori maggiormente a rischio sono: costruzioni, servizi alla persona, trasporti, magazzinaggio, servizi di alloggio e di ristorazione.Le aziende che agiscono nella penombra dell’irregolarità puntano a mantenere prezzi più bassi rispetto alle imprese corrette che assumono regolarmente, che pagano puntualmente le tasse e che investono sulla sicurezza. Questa pratica però, a lungo andare, taglia fuori dal mercato proprio quest’ultime aziende.La pressione fiscale, l’abusivismo e l’illegalità pressano fortemente le imprese regolari che si vedono costrette a chiudere. Che fare? Ecco che il tema della concorrenza sleale si cala nella realtà in un’ottica estremamente pratica. Spesso non si ha il tempo e la convenienza economica di imbastire una causa. Quindi ciò che può fare un’impresa sana è puntare sulla qualità e sulla certificazione della propria attività e fare in modo che questo messaggio arrivi chiaro ai consumatori finali che decideranno di investire i propri soldi in imprese che rompano il circolo vizioso del sommerso.Ognuno di noi in qualità di compratore, può decidere di acquistare in modo etico. L’acquisto etico si basa sulla ricerca della qualità professionale e sulla sicurezza dei prodotti e dei servizi.D’altro canto ciascun imprenditore che contribuisce, in maniera sana e corretta, a rinsaldare le sorti economiche del PIL italiano, deve puntare su quest’economia etica per differenziarsi da chi semina solo modelli economici sleali.

  8. La vendita sottocosto può rappresentare l’unica alternativa per l’impresa che sta per essere dichiarata fallita. Se con il mio negozio sto per fallire e chiudere i battenti non ho interesse a compiere operazioni economiche e convenienti, piuttosto sono disposto a guadagnare di meno su prodotti che rimarrebbero per sempre invenduti.

  9. Mi sono visto contestare l’antieconomicità di operazioni di acquisto di veicoli usati ad un prezzo superiore a quello della vendita successiva. Io ho deciso di vendere sottocosto per fare in modo di compensare il deprezzamento causato dalla permanenza in magazzino dei beni.

    1. Così come la vendita sottocosto può essere disposta per frodare i creditori, essa potrebbe essere anche un atto volto a evitare che il fisco possa aggredire il patrimonio societario. In tal caso si configurerebbe il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte ma solo a condizione che:;
      il debito sia superiore a 50mila euro
      l’imposta evasa sia l’Iva o l’imposta sui redditi.
      La vendita sottocosto potrebbe apparire al fisco come un’evasione fiscale, ma a tal fine sarebbe necessaria una prova più solida del semplice prezzo di acquisto della merce. A tanto arriva la Cassazione secondo cui se l’imprenditore vende a prezzi più bassi di quelli di acquisto non è detto che evada. Secondo i supremi giudici, la vendita sottocosto può trovare giustificazione in una serie di motivi che, se da una parte il contribuente deve chiarire bene all’Amministrazione finanziaria, dall’altra quest’ultima è tenuta necessariamente a considerare con la massima attenzione.

  10. In caso si sospetti che un soggetto concorrente stia effettuando una vendita sottocosto senza che questa sia stata debitamente comunicata agli uffici comunali, quale è il soggetto a cui si deve adire affinché effettui gli opportuni controlli? Grazie

    1. Leggi i nostri articoli:
      -È legale vendere sottocosto? Se l’azienda fallisce, per evitare la bancarotta fraudolenza è necessario che al momento della vendita non vi erano sentori di crisi irreversibile. https://www.laleggepertutti.it/157424_e-legale-vendere-sottocosto
      -Quando la concorrenza tra imprenditori diventa sleale https://www.laleggepertutti.it/284114_quando-la-concorrenza-tra-imprenditori-diventa-sleale
      -Vendita sottocosto: in caso di fallimento scatta la bancarotta fraudolenta https://www.laleggepertutti.it/4265_vendita-sottocosto-scatta-la-bancarotta-fraudolenta
      -Vendita sottocosto: non è evasione se l’azienda sta per chiudere https://www.laleggepertutti.it/2012_vendita-sottocosto-non-e-evasione-se-lazienda-sta-per-chiudere
      -Sottocosto e Antieconomicità: da valutare nel contesto https://www.laleggepertutti.it/6310_sottocosto-e-antieconomicita-da-valutare-nel-contesto

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