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Incidente mortale: ultime sentenze

10 Maggio 2020
Incidente mortale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: guida sotto effetto di droghe; velocità di marcia non adeguata alle condizioni della strada; guida in stato di ebbrezza; incidente mortale o con feriti; invasione della corsia opposta di marcia al fine di evitare un cane.

Incidente mortale in galleria

Sussiste la responsabilità penale di chi, non tenendo conto dei segnali di pericolo posti all’interno di una galleria, anche se generici, causa un incidente mortale, a maggior ragione se a provocare il sinistro è un autista professionale.

Cassazione penale sez. IV, 17/02/2011, n.25649

Caso fortuito e incidente mortale

II caso fortuito consiste in quell’avvenimento imprevisto e imprevedibile che si inserisce d’improvviso nell’azione del soggetto e non può in alcun modo, nemmeno a titolo di colpa, farsi risalire all’attività psichica dell’agente; ne consegue che, qualora una pur minima colpa possa essere attribuita all’agente, in relazione all’evento dannoso realizzatosi, automaticamente viene meno l’applicabilità della disposizione di cui all’art. 45 c.p. (esclusa, nella specie, la sussistenza del caso fortuito nella condotta dell’imputata che aveva causato un incidente mortale, atteso che la donna aveva mantenuto una velocità di marcia non adeguata alle condizioni della strada, nel frangente a ridotta visibilità per la presenza di una nuvola di fumo, condizione che avrebbe imposto una ridottissima velocità).

Cassazione penale sez. IV, 20/02/2015, n.11825

RCA: la responsabilità diretta del proprietario

La stipulazione di un contratto di assicurazione della responsabilità civile relativa alla circolazione di un autoveicolo è obbligatoria anche quando il veicolo sia fermo per scelta del suo proprietario, il quale non ha più intenzione di guidarlo. Quest’ultimo, infatti, è sempre patrimonialmente responsabile dei danni provocati dal veicolo, anche se, di fatto, lo aveva dismesso da tempo tenendolo comunque nella propria disponibilità. A interrompere il nesso che lega il mezzo al proprietario è solamente il suo ritiro ufficiale dalla circolazione.

Questo è quanto affermato dai giudici della Grande sezione della Corte di giustizia dell’Unione europea che si è pronunciata sulla vicenda giudiziaria sorta a seguito di un incidente mortale, occorso al figlio della proprietaria di un’automobile non più assicurata, non utilizzata ma custodita su un terreno di proprietà, il quale si era messo alla guida del veicolo, provocando un sinistro in cui era deceduto insieme ad altre due persone.

Secondo i giudici di Lussemburgo, la scelta di non utilizzare il veicolo non sposta minimamente l’obbligo assicurativo e quindi la responsabilità diretta del proprietario per il danno provocato dal mezzo. Per la Corte europea, inoltre, l’organismo equivalente al nostro Fondo di garanzia delle vittime della strada, che nella specie aveva risarcito i parenti delle vittime, ha poi diritto di proporre un’azione, oltre che contro i responsabili del sinistro, anche contro la persona che era soggetta all’obbligo di stipulare un’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione del veicolo.

Corte giustizia UE grande sezione, 04/09/2018, n.80

Invasione dell’opposta corsia di marcia

Il conducente di un veicolo che, al fine di evitare un cane presente sulla carreggiata, invade l’opposta corsia di marcia così provocando un incidente mortale, non risponde del reato di cui all’art. 589 c.p. (omicidio colposo) anche se risulta che viaggiava ad una velocità superiore rispetto a quella consentita. L’accertata sussistenza della condotta antigiuridica del conducente che ha invaso la corsia opposta, non è di per sé sufficiente ad affermare l’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta e l’evento dannoso; tale collegamento, che deve essere sempre provato, va, peraltro, escluso allorché sia dimostrato che l’incidente è stato determinato da una causa diversa ovvero che il sinistro si sarebbe ugualmente verificato anche senza quella condotta antigiuridica.

Cassazione penale sez. IV, 18/05/2011, n.27735

Incidente mortale e guida sotto effetto di alcol o droga

In seguito all’introduzione della legge sull’omicidio stradale, pena la violazione del principio del “ne bis in idem”, non si può più aderire all’interpretazione secondo la quale si ha concorso di reati e non reato complesso in caso di omicidio colposo qualificato dall’aggravante della violazione delle norme sulla circolazione stradale, se questa violazione fa già scattare un illecito contravvenzionale.

Questa lettura è fornita dalla Cassazione che spiega come la legge 41/2016 abbia introdotto un reato complesso, che quindi ne assorbe altri, cioè quelli relativi alle aggravanti, ovvero la guida in stato di ebbrezza (articolo 186 del Cds) e guida sotto effetto di droghe (articolo 187 del Cds), che quindi non vanno contestati separatamente al conducente

. In sostanza, colui che causa un incidente mortale o con feriti mentre guida sotto effetto di alcol o droga ora risponde solo di omicidio stradale, sia pure nella misura aggravata prevista proprio nei casi di abuso di alcolici o alterazione da stupefacenti.

Cassazione penale sez. IV, 29/05/2018, n.26857

Guida in autostrada contromano di notte ad elevata velocità

La sussistenza dell’elemento psicologico di natura dolosa può essere desunta dalle concrete modalità del fatto, quando dalle stesse si evinca la chiara accettazione del rischio di cagionare l’evento (confermata, nelle specie, la configurabilità del dolo eventuale nella condotta dell’imputato che aveva continuato a viaggiare in autostrada contromano di notte ad elevatissima velocità, non compiendo alcuna manovra per evitare l’urto con altri veicoli, nonostante le ripetute segnalazioni visive e acustiche, ed aumentando sempre più la sua velocità per raggiungere al più presto il casello dal quale intendeva uscire dall’autostrada. Tale condotta aveva causato un grave incidente mortale).

Cassazione penale sez. I, 30/05/2012, n.23588

L’esclusione del dolo eventuale nella condotta dell’automobilista

L’esclusione del dolo eventuale nella condotta dell’automobilista che causi un incidente mortale e l’identificazione dell’elemento soggettivo nella colpa cosciente possono parzialmente pregiudicare il risarcimento del danno. Pertanto l’eventuale impugnazione della parte civile è da ritenersi ammissibile anche se formulata in punto di definizione giuridica del fatto.

Cassazione penale sez. IV, 03/07/2012, n.39898

Sentenza di non luogo a procedere emessa nei confronti di un automobilista

Il giudice dell’udienza preliminare può prosciogliere nel merito l’imputato in forza di quanto disposto dall’art. 425, comma 3, c.p.p. anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti e contraddittori e simile esito è imposto, come previsto dall’ultima parte del comma 3 dell’art. 425 citato, allorché detti elementi siano comunque non idonei a sostenere l’accusa in giudizio.

Ne consegue che l’insufficienza o la contraddittorietà delle fonti di prova a carico degli imputati ha quale parametro la prognosi dell’inutilità del dibattimento, sicchè correttamente deve essere escluso il proscioglimento in tutti i casi in cui tali fonti di prova prestino a soluzioni alternative e aperte (nella specie, la Corte ha cassato la sentenza di non luogo a procedere emessa nei confronti di un automobilista che aveva causato un incidente mortale; secondo il g.u.p., infatti, la causa dell’incidente doveva individuarsi nella condotta della vittima, che non aveva accordato la dovuta precedenza all’imputato approssimandosi ad un incrocio. La Corte, però, ha annullato con rinvio la sentenza impugnata, atteso che le risultanze acquisite offrivano al giudice precisi elementi di valutazione in presenza dei quali non poteva certo escludersi una ulteriore evoluzione probatoria nel giudizio).

Cassazione penale sez. IV, 17/05/2012, n.34766



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