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Congedo del padre: ultime sentenze

12 Maggio 2020
Congedo del padre: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: principio di parità di trattamento tra le figure genitoriali e fra lavoratori autonomi e dipendenti; protezione della famiglia e tutela del minore; adozione internazionale; fruizione del congedo; soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino; esercizio esclusivo della genitorialità; dimissioni del lavoratore padre presentate durante il periodo di divieto di licenziamento; estensione delle tutele previste per il caso di licenziamento.

Il congedo di paternità

Il congedo di paternità ha natura autonoma tutt’al più commisurabile al periodo di astensione obbligatoria non fruito dalla madre.

Tribunale Milano sez. lav., 07/11/2017, n.6275

Fruizione del congedo di paternità

In tema di dimissioni del lavoratore padre, l’estensione delle tutele previste per il caso di licenziamento in periodo di fruizione del congedo e fino al compimento di un anno di età del bambino anche al padre lavoratore, per il caso di dimissione volontarie presentate durante il periodo di divieto di licenziamento, è condizionata alla fruizione del congedo di paternità, in quanto altrimenti il datore di lavoro, che normalmente non conosce la situazione familiare del dipendente se non a seguito della fruizione del congedo, non potrebbe, in contrasto con il principio della certezza dei rapporti giuridici, accettare le dimissioni del lavoratore senza cautelativamente disporne la convalida dinanzi al Servizio ispettivo del Ministero del lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 11/07/2012, n.11676

Diritto autonomo in capo al padre lavoratore

Ferma l’esistenza di un diritto autonomo in capo al padre lavoratore, la durata del congedo cui ha diritto deve essere riferita a quella del congedo di maternità cui entrambi i genitori hanno autonomamente diritto. Conseguentemente, al padre lavoratore spettano, nei limiti in cui non ne abbia già usufruito la madre e sussista una delle ragioni indicate dal secondo periodo dell’art. 28, comma 2, d.lg. 26 marzo 2001 n. 151, anche i due mesi di congedo precedenti il parto.

Tribunale Firenze, 16/11/2009

Diritto ai riposi giornalieri e al congedo di malattia del figlio

Il diritto ai riposi giornalieri e al congedo di malattia del figlio ex art. 40 e 47 del d.lg. n. 151/2001 spetta al padre lavoratore dipendente anche quando la madre svolga attività casalinga, essendo questa attività equiparabile a quella di lavoro non dipendente. Il diniego apposto dal datore di lavoro (nella specie dal Ministero dell’interno) alla fruizione dei suddetti benefici richiesti dal lavoratore padre dipendente, motivato con il fatto che la madre è casalinga e non lavoratrice autonoma, configura una evidente discriminazione nei confronti del medesimo lavoratore rispetto alla generalità dei lavoratori padri. Ne consegue che, ai fini della rimozione di tale effetto discriminatorio, l’amministrazione pubblica va condannata al pagamento a favore del lavoratore del danno non patrimoniale commisurato ai permessi e alle giornate di congedo negati.

Tribunale Venezia sez. lav., 09/02/2012, n.192

Congedo di paternità e giusta causa di licenziamento

Nella ipotesi in cui si accerti che il periodo di congedo parentale sia – invece – utilizzato dal padre per svolgere una diversa attività lavorativa, si configura un abuso per sviamento dalla funzione propria del diritto, idoneo ad essere valutato dal giudice civile ai fini della sussistenza di una giusta causa di licenziamento, e dalla Corte dei conti nel giudizio di responsabilità amministrativa al fine della imputazione del danno erariale nella misura corrispondente agli emolumenti indebitamente percepiti per effetto dell’abuso del diritto.

Corte Conti, (Trentino-Alto Adige) sez. reg. giurisd., 08/07/2010, n.24

Abuso per sviamento dalla funzione propria del diritto

L’art. 32, comma 1, lett. b), d.lg. n. 151/01, nel prevedere – in attuazione della legge-delega 8 marzo 2000 n. 53 – che il lavoratore possa astenersi dal lavoro nei primi otto anni di vita del figlio, percependo dall’ente previdenziale un’indennità commisurata ad una parte della retribuzione, configura un diritto potestativo che il padre-lavoratore può esercitare nei confronti del datore di lavoro, nonché dell’ente tenuto all’erogazione dell’indennità, onde garantire con la propria presenza il soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino e della sua esigenza di un pieno inserimento nella famiglia; pertanto, ove si accerti che il periodo di congedo viene invece utilizzato dal padre per svolgere una diversa attività lavorativa, si configura un abuso per sviamento dalla funzione propria del diritto, idoneo ad essere valutato dal giudice ai fini della sussistenza di una giusta causa di licenziamento, non assumendo rilievo che lo svolgimento di tale attività contribuisca ad una migliore organizzazione della famiglia (fattispecie in cui un lavoratore aveva utilizzato il congedo parentale per aiutare la moglie nel gestire una pizzeria di sua proprietà).

Cassazione civile sez. lav., 16/06/2008, n.16207

Principio di parità di trattamento tra le figure genitoriali

Sono costituzionalmente illegittimi gli art. 70 e 72 d.lg. 26 marzo 2001 n. 151, nella parte in cui non prevedono il principio che al padre spetti di percepire in alternativa alla madre l’indennità di maternità, attribuita solo a quest’ultima. La previsione che solo alle madri libere professioniste iscritte ad un ente che gestisce forme obbligatorie di previdenza, e non anche al padre libero professionista, sia riconosciuta un’indennità di maternità (art. 70), estesa dall’art. 72 comma 1, all’ipotesi di adozione o affidamento, laddove l’art. 31 del medesimo d.lg. n. 151 del 2001 stabilisce, per il caso di adozione o affidamento, che il congedo di maternità di cui ai precedenti art. 26 comma 1, e 27 comma 1, nonché il congedo di paternità di cui all’art. 28 spettano, a determinate condizioni, anche al padre lavoratore, rappresenta un “vulnus” sia del principio di parità di trattamento tra le figure genitoriali e fra lavoratori autonomi e dipendenti, sia del valore della protezione della famiglia e della tutela del minore, apparendo discriminatoria l’assenza di tutela che si realizza nel momento in cui, in presenza di una identica situazione e di un medesimo evento, alcuni soggetti si vedono privati di provvidenze riconosciute, invece, in capo ad altri che si trovano nelle medesime condizioni. Rimane comunque riservato al legislatore il compito di approntare un meccanismo attuativo che consenta anche al lavoratore padre un’adeguata tutela.

Corte Costituzionale, 14/10/2005, n.385

Congedo parentale da parte del padre adottivo di minore straniero

In ipotesi di adozione internazionale, il congedo parentale da parte del padre adottivo di minore straniero, ai sensi dell’art. 36 del d.lgs. n. 151 del 2001, non può essere fruito prima dell’ingresso del minore nel territorio nazionale dello Stato italiano, poiché solo dopo tale evento avviene il definitivo ingresso del minore in famiglia, cui lo stesso art. 36 ricollega la decorrenza del periodo temporale per la fruizione del congedo.

Cassazione civile sez. lav., 29/05/2019, n.14678

Spetta il congedo parentale al padre coniugato con una casalinga?

È legittimo il provvedimento con cui è respinta l’istanza di un appartenente alla Polizia di Stato con cui questi ha chiesto di potere usufruire dei periodi di riposo accordati dall’articolo 40, lettera c), del decreto legislativo 26 marzo 2001 n. 151, per la nascita del proprio figlio, specificando di essere coniugato con moglie casalinga in quanto nessun congedo parentale spetta, in linea di principio, al padre coniugato con una casalinga. Questa, infatti, svolge attività domestiche che le consentono di prendersi cura del figlio, salvo che non vi possa attendere per specifiche, oggettive, concrete, attuali e ben documentate ragioni, fra le quali non rientra il mancato possesso della patente di guida.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/01/2018, n.628

Svolgimento di una diversa attività lavorativa durante il congedo parentale

In tema di congedo parentale, l’art. 32, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 151 del 2001, nel prevedere – in attuazione della legge delega n. 53 del 2000 – che il lavoratore possa astenersi dal lavoro nei primi otto anni di vita del figlio, percependo dall’ente previdenziale un’indennità commisurata ad una parte della retribuzione, configura un diritto potestativo che il padre-lavoratore può esercitare nei confronti del datore di lavoro, nonché dell’ente tenuto all’erogazione dell’indennità, onde garantire con la propria presenza il soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino e della sua esigenza di un pieno inserimento nella famiglia; pertanto, ove si accerti che il periodo di congedo viene utilizzato dal padre per svolgere una diversa attività lavorativa, si configura un abuso per sviamento dalla funzione del diritto, idoneo ad essere valutato dal giudice ai fini della sussistenza di una giusta causa di licenziamento, non assumendo rilievo che lo svolgimento di tale attività contribuisca ad una migliore organizzazione della famiglia.

Cassazione civile sez. lav., 11/01/2018, n.509

In caso di madre casalinga, il padre può usufruire dei permessi parentali per accudire il figlio?

La casalinga svolge attività domestiche che le consentono di prendersi cura del figlio, perciò, salvo che non vi possa attendere per specifiche, oggettive, concrete, attuali e ben documentate ragioni, non spetta alcun permesso e congedo parentale al padre.

Consiglio di Stato sez. IV, 30/10/2017, n.4993



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