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Diritto di sciopero: ultime sentenze

12 Maggio 2020
Diritto di sciopero: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: tutela della libertà sindacale; attività e metodi posti in essere dagli scioperanti per indurre i lavoratori dissenzienti a non accedere nei luoghi di lavoro per fornire la prestazione lavorativa; esercizio del diritto di sciopero; lesione della libertà e dell’attività sindacale; rifiuto di effettuare una mansione contrattualmente prevista.

Picchettaggio: cos’è?

Il picchettaggio non può ritenersi attività in sé vietata o pericolosa, qualora sia inteso come quel complesso di attività e metodi posti in essere dagli scioperanti per indurre i lavoratori dissenzienti a non accedere nei luoghi di lavoro per fornire la prestazione lavorativa, rappresentando una forma di legittimo esercizio del diritto di sciopero, purché non avvenga con modalità violente o minacciose tali da condizionare la libertà dei lavoratori non scioperanti o da mettere a repentaglio la pubblica sicurezza.

Consiglio di Stato sez. III, 06/11/2019, n.7575

La condotta antisindacale

Per integrare gli estremi della condotta antisindacale, è sufficiente che il comportamento datoriale leda oggettivamente gli interessi collettivi di cui sono portatrici le organizzazioni sindacali, non essendo necessario (ma neppure sufficiente) uno specifico intento lesivo da parte del datore di lavoro, potendo sorgere l’esigenza di una tutela della libertà sindacale anche in relazione a un’errata valutazione del datore di lavoro circa la portata della sua condotta, così come l’intento lesivo del datore di lavoro non può di per sé far considerare antisindacale una condotta che non abbia rilievo obbiettivamente tale da limitare la libertà sindacale.

Occorre, quindi, che la condotta abbia in concreto limitato la libertà sindacale o il diritto di sciopero e quindi non ha carattere antisindacale quella condotta che risulti dovuta all’esercizio di un diritto del datore di lavoro, al quale non si contrapponga un opposto diritto dei lavoratori che sia valido a contrastare il primo, o all’adempimento di un dovere, imposto allo stesso datore di lavoro da una disposizione di legge dettata a tutela di diritti di pari o superiore dignità.

Tribunale Arezzo sez. lav., 06/11/2018, n.257

Diritto di sciopero: limiti 

Il diritto di sciopero, quale che sia la sua forma di esercizio e l’entità del danno arrecato, non ha altri limiti, attesa la necessaria genericità della sua nozione comune derivante dal precetto costituzionale di cui all’art. 40 Cost e la mancanza di una legge attuativa, se non quelli che si rinvengono in norme che tutelano posizioni soggettive concorrenti, su un piano prioritario, come il diritto alla vita o all’incolumità personale, o, quantomeno, su un piano paritario, come il diritto alla libertà di iniziativa economica, sicché esorbitano da tali limiti, e sono illegittime, le modalità di attuazione dello sciopero rimesse totalmente agli interessati (nella specie, lasciando nella facoltà del singolo lavoratore quando e per quanto tempo astenersi dal lavoro) senza alcuna predeterminazione, atteso che ne snaturano la forma e la finalità tipicamente collettive, esponendo il datore di lavoro ai pregiudizi derivanti dall’impossibilità di prevenire i rischi alla produttività e all’organizzazione gestionale dell’azienda.

Cassazione civile sez. lav., 03/12/2015, n.24653

Sciopero delle mansioni

Non costituisce legittimo esercizio del diritto di sciopero, il rifiuto di rendere la prestazione, per una data unità di tempo, che non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere (cd. sciopero delle mansioni).

Cassazione civile sez. lav., 06/11/2014, n.23672

Astensione collettiva dal lavoro

In tema di astensione collettiva dal lavoro, non costituisce legittimo esercizio del diritto di sciopero il rifiuto di rendere la prestazione, per una data unità di tempo, che non sia integrale, ma riguardi solo uno o più tra i compiti che il lavoratore è tenuto a svolgere (cd. sciopero delle mansioni), come ad esempio il rifiuto di sostituire un collega assente, nonostante l’obbligo in tal senso previsto dalla contrattazione collettiva.

Cassazione civile sez. lav., 16/10/2013, n.23528

Dichiarazione di adesione all’astensione lavorativa

La comunicazione di un’istanza di rinvio per adesione del difensore all’astensione dalle udienze proclamata dai competenti organi rappresentativi di categoria, che costituisce l’esercizio di un diritto (diritto di sciopero) costituzionalmente garantito exart. 40 Cost., può legittimamente essere trasmessa alla cancelleria del giudice procedente a mezzo di posta elettronica certificata in virtù della specifica disciplina prevista dal vigente codice di autoregolamentazione, in deroga alle disposizioni del codice di procedura penale in materia di deposito degli atti processuali effettuato dalle parti private.

Cassazione penale sez. IV, 06/06/2018, n.35683

Protesta sindacale ed esercizio del diritto di sciopero

È illegittimo un bando per l’assegnazione di fondi destinati a nuovi progetti di ricerca universitaria, che escluda indistintamente dal finanziamento dei nuovi progetti tutti coloro che a suo tempo non avevano conferito le proprie opere scientifiche per la Valutazione della qualità delle ricerche (V.Q.R.), qualora tale rifiuto si sia realizzato come forma di protesta sindacale e come manifestazione del legittimo esercizio del diritto di sciopero.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 10/01/2018, n.10

Sciopero degli addetti ai servizi pubblici essenziali

Nell’ordinamento nazionale il diritto di sciopero, siccome espressamente riconosciuto dall’art. 40 Cost., assume carattere primario. L’astensione collettiva dal lavoro, quale legittimo strumento di tutela degli interessi, non solo economici, dei lavoratori, incontra quale limite al suo esercizio quello del contemperamento di diritti quanto meno di pari rango.

Lo sciopero acquista rilievo costituzionale in una duplice direzione: come specifico strumento di tutela degli interessi che fanno capo ai lavoratori, e in tal caso il suo esercizio non può dar luogo ad alcuna conseguenza svantaggiosa per coloro che vi partecipino e come manifestazione di una libertà che non può essere penalmente compromessa se non a tutela di interessi che abbiano rilievo costituzionale.

Ne consegue che le restrizioni all’esercizio del diritto di sciopero sono di stretta interpretazione. Questo vale anche nel caso dei servizi pubblici essenziali, ove il diritto dei lavoratori di astenersi dal rendere la prestazione lavorativa incide non solo e non tanto sull’interesse del datore di lavoro, quanto piuttosto sulla posizione degli utenti del servizio pubblico medesimo .

T.A.R. Trieste, (Friuli-Venezia Giulia) sez. I, 28/11/2017, n.366

Lesione della libertà sindacale e del diritto di sciopero

Ai fini della antisindacalità della condotta é sufficiente che il comportamento leda oggettivamente, e anche solo potenzialmente, gli interessi collettivi di cui sono portatrici le organizzazioni sindacali, non essendo necessario uno specifico intento lesivo da parte del datore di lavoro, né nel caso di condotte tipizzate perché consistenti nell’illegittimo diniego di prerogative sindacali (quali il diritto di assemblea, il diritto delle rappresentanze sindacali aziendali a locali idonei allo svolgimento delle loro funzioni, il diritto ai permessi sindacali), né nel caso di condotte non tipizzate e in astratto lecite, ma in concreto oggettivamente idonee, nel risultato, a limitare la libertà sindacale, poiché ciò che rileva è l’obiettiva idoneità della condotta denunciata a produrre l’effetto che la disposizione citata intende impedire, e cioè la lesione della libertà sindacale e del diritto di sciopero.

Tribunale Modena, 10/11/2017

Tutela delle garanzie sindacali e previsioni da Ccnl

L’art. 28 l. 20 maggio 1970 n. 300 contempla uno strumento di tutela privilegiato di reazione alla lesione della libertà e dell’attività sindacale, nonché del diritto di sciopero: il concetto di libertà ed attività sindacale si definisce, in positivo, riconducendo a tale ambito tutte le attribuzioni di cui il sindacato è titolare ai fini della tutela di interessi collettivi; in negativo, collocando fuori del suo ambito, la sfera degli interessi morali e patrimoniali dei singoli lavoratori.

In particolare, il concreto contenuto del diritto di attività sindacale, almeno nella parte in cui la stessa può comprimere il potere organizzativo e direttivo dell’imprenditore, è desumibile rinviando alle disposizioni di cui al titolo terzo dello Statuto dei lavoratori – che garantiscono i diritti alla informazione, alla concertazione ed al proselitismo, da esercitarsi sempre assicurandosi il normale svolgimento della attività aziendale – salve più ampie previsioni eventualmente contenute nei contratti collettivi.

(Nella specie, non condividendo l’assunto secondo cui un sindacato, anche se non firmatario di contratto, se è rappresentativo su scala nazionale ha diritto alle informative sindacali, il Tribunale ha altresì chiarito che il c.c.n.l. non esclude la possibilità che le relazioni con un sindacato possano svilupparsi al di là di quanto da esso stabilito, ma ciò, se avviene, non può che dipendere da una scelta della controparte pubblica).

Tribunale Bari sez. lav., 06/09/2016

Chi rifiuta di sostituire un collega può esser sospeso?

Qualora un accordo collettivo contenga una disposizione che obblighi il dipendente a sostituire, oltre la sua prestazione contrattuale già determinata, in quota parte oraria, un collega assente, la relativa astensione collettiva da tale prestazione non attiene al legittimo esercizio del diritto di sciopero, ma costituisce inadempimento parziale degli obblighi contrattuali, sicché non sono illegittime le sanzioni disciplinari irrogate dal datore ai dipendenti che hanno rifiutato la prestazione aggiuntiva loro richiesta e il comportamento datoriale non è antisindacale.

Cassazione civile sez. lav., 26/01/2016, n.1350

Tutela contro la condotta antisindacale e diritto di sciopero

L’attivazione di procedure di raffreddamento e conciliazione, secondo le previsioni della contrattazione collettiva, e il diritto di sciopero costituiscono oggetto di due situazioni giuridiche facenti capo al sindacato ma dirette a tutelare differenti interessi collettivi di cui questi è portatore, sicché, il rifiuto datoriale opposto ad una richiesta di convocazione nell’esercizio della prima attività sindacale, non ne esclude la lesione, tutelabile con la repressione della condotta antisindacale, anche ove sia comunque consentito l’esercizio del diritto di sciopero, rientrando nella scelta discrezionale delle organizzazioni sindacali optare per l’una o per l’altro degli strumenti posti a salvaguardia degli interessi degli associati.

Cassazione civile sez. lav., 17/06/2014, n.13726



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