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Licenziamento per assenza ingiustificata: ultime sentenze

17 Maggio 2020
Licenziamento per assenza ingiustificata: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: assenza ingiustificata del lavoratore; licenziamento per assenza ingiustificata; licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo; principio d’immutabilità della contestazione disciplinare; principio di corrispondenza fra addebito contestato e addebito posto a fondamento della sanzione disciplinare; accertamento della legittimità del licenziamento.

Licenziamento per assenza ingiustificata

È legittimo il licenziamento disciplinare a carico del dipendente che si assenta dal lavoro adducendo di essere “stressato, pressato e maltrattato” e offrendo la ripresa della prestazione solo in caso di cessazione dei comportamenti lesivi che sosteneva essere stati posti in essere nei suoi confronti.

Nel caso di specie, poi, il lavoratore riteneva illegittima la sanzione per violazione del principio d’immutabilità della contestazione disciplinare perché il periodo d’assenza fra l’invio della comunicazione del lavoratore e la contestazione della società era di due giorni mentre, in base al contratto collettivo applicabile, il licenziamento per assenza ingiustificata avrebbe potuto essere comminato per assenze di oltre quattro giorni.

Per la Cassazione, invece, il principio di corrispondenza fra addebito contestato e addebito posto a fondamento della sanzione disciplinare non può dirsi violato ove la contestazione rimanga invariata e mutino solo l’apprezzamento e la valutazione complessiva della stessa.

Cassazione civile sez. lav., 02/11/2016, n.22127

Proporzionalità tra infrazione e licenziamento

In tema di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo il giudice adito è tenuto ad accertare in concreto la reale entità e gravità delle infrazioni addebitate al dipendente e il rapporto di proporzionalità tra quest’ultime e la sanzione del licenziamento.

(Nella specie, la Corte di Cassazione ha rilevato che il Giudice di merito, nel ritenere fondato il licenziamento per assenza ingiustificata, aveva omesso di valutare l’incidenza della condotta della datrice di lavoro sotto il profilo della correttezza e buona fede, la quale non aveva dato riscontro alla richiesta di usufruire del periodo di ferie ed, altresì, aveva proceduto alla formulazione della contestazione proprio allo scadere dei tre giorni di assenza ingiustificata, senza alcun richiamo preventivo e, nonostante, la conoscenza dei problemi familiari del lavoratore).

Cassazione civile sez. VI, 16/04/2018, n.9339

Azione giudiziaria per l’impugnazione del trasferimento

In ipotesi di trasferimento illegittimo, il lavoratore, nei limiti di cui all’art. 1460 c.c., può opporre eccezione di inadempimento e rifiutarsi di attenersi alla disposizione aziendale, anche qualora non abbia nel contempo promosso azione giudiziaria per l’impugnazione del trasferimento stesso; in tal caso il successivo licenziamento per assenza ingiustificata sarà a sua volta illegittimo.

Cassazione civile sez. lav., 25/07/2006, n.16907

Lavoratrice rimasta assente per la morte del figlio

È da considerarsi offensivo, e come tale fonte di responsabilità extracontrattuale, il licenziamento che per la forma o le modalità del suo esercizio e per le conseguenze morali e sociali che ne derivino leda la personalità morale del lavoratore (nella specie: licenziamento per assenza ingiustificata della lavoratrice rimasta assente per la morte del figlio).

Pretura Ferrara, 25/11/1993

Licenziamento per assenza ingiustificata dal nuovo luogo di lavoro

In caso di comando giudiziale di riammissione in servizio di un dipendente a termine di Poste italiane seguito da un trasferimento e dall’impugnazione del licenziamento disciplinare per giusta causa per assenza ingiustificata presso il nuovo luogo di lavoro, è questione pregiudiziale la verifica della legittimità del trasferimento rispetto all’accertamento della legittimità del licenziamento, il cui onere probatorio cade a carico del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 14/07/2016, n.14375

Assenza ingiustificata dal servizio dopo la conclusione di aspettativa

Qualsiasi doglianza riferita alle condizioni di lavoro da parte di un dipendente che fuoriesce da un periodo di assenza per motivi di aspettativa regolarmente concessa dal datore di lavoro, non può prescindere dalla effettiva ripresa del servizio (fattispecie relativa a licenziamento per assenza ingiustificata dal servizio).

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria) sez. I, 17/06/2010, n.605

Sanzione del licenziamento per assenza ingiustificata di tre giorni

In tema di licenziamento della lavoratrice in stato di gravidanza, l’art. 2, comma 3, lett. a, della legge n. 1204 del 1971 per rendere inoperante il divieto di licenziamento richiede la “colpa grave da parte della lavoratrice” quale requisito più severo del giustificato motivo di cui all’art. 1 legge n. 604 del 1966 o dalle previsioni disciplinari del contratto collettivo, ma tale verifica deve essere eseguita tenendo conto del comportamento complessivo della lavoratrice, in relazione alle sue particolari condizioni psicofisiche legate allo stato di gestazione, le quali possono assumere rilievo ai fini dell’esclusione della gravità del comportamento sanzionato solo in quanto abbiano operato come fattori causali o concausali dello stesso.

(Nella specie la S.C ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto legittimo il licenziamento di una lavoratrice, assentatasi ingiustificatamente per dieci giorni consecutivi, che sette giorni dopo la contestazione aveva fatto pervenire un certificato medico giustificativo, a fronte di una previsione contrattuale che comminava la sanzione del licenziamento per assenza ingiustificata di tre giorni, con obbligo di giustificazione entro un giorno dall’assenza stessa).

Cassazione civile sez. lav., 17/08/2004, n.16060

Licenziamento per assenza ingiustificata: quando è illegittimo?

L’art. 31 st. lav. configura un diritto potestativo del dipendente, il cui servizio è assicurato sulla base della sola comunicazione da parte dell’interessato, senza che occorra una manifestazione di volontà del datore di lavoro il quale viene a trovarsi in una posizione di immediata e incondizionata soggezione (nella fattispecie la Corte ha dichiarato illegittimo il licenziamento per assenza ingiustificata irrogato al dipendente che si era assentato confidando nella comunicazione effettuata dal sindacato di appartenenza).

Corte appello Milano, 23/10/2001

L’illegittimità del licenziamento per assenza ingiustificata del dipendente

Qualora un fatto sia specificamente previsto come giusta causa di licenziamento dalla contrattazione collettiva, il giudice del merito, nel caso in cui si controverta in ordine alla legittimità del licenziamento intimato ai sensi di detta previsione, ha il dovere di procedere alla valutazione della proporzione per il provvedimento adottato dal datore di lavoro e l’entità del fatto addebitato al dipendente, al fine di accertare se in concreto, con riguardo alle circostanze del caso ed all’elemento psicologico della condotta del lavoratore, tale fatto sia idoneo, o meno, a giustificare la risoluzione del rapporto, tenendo conto quindi che va valutato con minore rigore l’imputato ritardo con cui il lavoratore riprenda il servizio, ove successivo ad un periodo in cui le obbligazioni corrispettive dedotte dal rapporto siano state quiescenti.

(Nella specie la S.C. ha confermato la pronuncia del giudice del merito che aveva ritenuto l’illegittimità del licenziamento per assenza ingiustificata del dipendente che, posto in aspettativa non retribuita a seguito di interruzione del servizio dovuta ad un provvedimento restrittivo della libertà personale, aveva ritardato di alcuni giorni – per motivi di salute, ancorché non comunicati, nè certificati, al datore di lavoro – di riprendere il servizio stesso a seguito della concessione della libertà provvisoria).

Cassazione civile sez. lav., 02/02/1990, n.690

Licenziamento per assenza ingiustificata: l’infermità denunciata dalla lavoratrice

L’infermità denunciata dalla lavoratrice e regolarmente certificata non può ritenersi tale da impedire la prestazione lavorativa (nel caso specifico: spostamento di pesi leggeri e controllo di una macchina automatica) e quindi da giustificare l’astensione dal lavoro, se l’infermità stessa non impedisce all’interessata l’esercizio, ancorché occasionale, della prostituzione nella pubblica via. È pertanto giustificato, in tal caso, il licenziamento per assenza ingiustificata.

Pretura Milano, 26/06/1989

Licenziamento per assenza ingiustificata: prova da parte del datore di lavoro 

Il datore di lavoro, su cui a norma dell’art. 5 della legge n. 604 del 1966 grava l’onere della prova della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento, può limitarsi, nel caso in cui la giusta causa sia costituita dalla assenza ingiustificata del lavoratore dal servizio, nella sua valenza di inadempimento sanzionabile sul piano disciplinare, a provare l’assenza nella sua oggettività, mentre grava sul lavoratore l’onere di provare gli elementi che possono giustificare l’assenza e in particolare la sua dipendenza da causa a lui non imputabile.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento per assenza ingiustificata dal lavoro, non essendo stato provato che i dipendenti che si erano assentati fossero a conoscenza della modificazione del periodo feriale disposta dal datore di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 07/02/2011, n.2988


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