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Addetta alle pulizie: ultime sentenze

16 Maggio 2020
Addetta alle pulizie: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: addetta alle pulizie delle scale del condominio; inidoneità permanente della ricorrente al lavoro di addetta alle pulizie; il diritto all’inquadramento al superiore quarto livello contrattuale.

L’addetta alle pulizie condominiali 

Ai fini della configurabilità di un rapporto di portierato, non basta la mera presenza dell’addetta alle pulizie delle scale del condominio anche in orari differenti rispetto a quelli stabiliti per la pulizia dell’immobile. Specie se il contratto stipulato con il precedente amministratore prevedeva che le prestazioni erano offerte da costei in cambio di un alloggio nello stabile condominiale. Ad affermarlo è la Cassazione secondo cui era inevitabile che la donna, proprio per la circostanza che abitasse nello stabile, necessariamente fosse presente anche in orari differenti rispetto a quelli previsti dal vecchio contratto stipulato.

Cassazione civile sez. lav., 03/10/2017, n.23049

Mansioni di addetta alle pulizie

Il datore di lavoro può legittimamente rifiutare l’assunzione di un invalido soltanto qualora questi appartenga ad una categoria professionale diversa da quella richiesta, oppure fornisca la prova dell’assoluta impossibilità di inserimento non pregiudizievole dell’invalido in relazione a tutta l’area occupazionale dell’azienda, risultando al contrario irrilevante ogni scarto tra attitudini professionali ed esigenze aziendali (nella specie si conferma la sentenza di secondo grado che aveva sancito il diritto di un’invalida all’assunzione, sia pure a tempo parziale, con mansioni di addetta alle pulizie, una volta accertato con c.t.u. che il datore di lavoro aveva a disposizione un tale posto di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 27/06/1997, n.5749

La permanente inidoneità alle mansioni

In tema di accertamento della permanente inidoneità alle mansioni dovuta a malattia di origine professionale, il lavoratore può limitarsi a comunicarne l’esistenza al datore di lavoro, manifestando con chiarezza la volontà di fare valere il diritto alla prestazione previdenziale, senza che rilevi, ai fini della proponibilità della domanda in sede giurisdizionale, che non abbia inoltrato una specifica domanda amministrativa e non abbia inviato la documentazione medica riguardante le sue patologie, ove questa già sia in possesso del datore di lavoro, o che quest’ultimo non abbia trasmesso all’Inail, pur essendovi obbligato, l’istanza del lavoratore medesimo.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che detta volontà fosse desumibile dal contenuto dell’atto di impugnazione del licenziamento, comminato in ragione della inidoneità permanente della ricorrente al lavoro di addetta alle pulizie).

Cassazione civile sez. lav., 06/12/2017, n.29250

Aggressione ai danni di un’addetta alle pulizie

Il comportamento del dipendente che, sul luogo di lavoro, aggredisce un’addetta alle pulizie, determina il venir meno dell’elemento fiduciario caratterizzante il rapporto di lavoro e costituisce pertanto giusta causa di licenziamento.

Tribunale Torino, 19/08/1994

L’accusa di molestia sessuale a carico del medico

Per l’accusa di molestia sessuale a carico del medico, l’azione penale è obbligatoria – anche se la vittima, per timore, preferisce tacere -, perché il reato è legato, inevitabilmente, alle sue funzioni, nonostante sia stato commesso non durante l’espletamento degli incarichi affidatigli; ciò che conta è la connessione, anche generica, dell’abuso con l’attività esercitata nei confronti di persone in rapporti di dipendenza (nella specie, l’imputato era direttore di un reparto, mentre le due vittime erano l’una un’infermiera e l’altra un’addetta alle pulizie del medesimo reparto, e, quindi, persone soggette alla sua autorità ed al suo controllo).

Cassazione penale sez. IV, 27/10/2011, n.46951

Affidamento di lavori in appalto all’interno dell’azienda

Ai sensi degli artt. 2087 c.c. e 7 del d.lgs. n. 626 del 1994, vigente “ratione temporis”, che disciplina l’affidamento di lavori in appalto all’interno dell’azienda, il committente, nella cui disponibilità permanga l’ambiente di lavoro, è obbligato ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità e la salute dei lavoratori, ancorché dipendenti dell’impresa appaltatrice, e che consistono nel fornire adeguata informazione ai singoli lavoratori circa le situazioni di rischio, nel predisporre quanto necessario a garantire la sicurezza degli impianti e nel cooperare con l’appaltatrice nell’attuazione degli strumenti di protezione e prevenzione dei rischi connessi sia al luogo di lavoro sia all’attività appaltata.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, in presenza di un infortunio occorso ad una operaia addetta alle pulizie a causa dello sganciamento di un braccio metallico in movimento, ha ritenuto la società committente responsabile per l’omesso blocco dei nastri trasportatori prima dell’inizio del servizio di pulizia).

Cassazione civile sez. lav., 25/02/2019, n.5419

Controversia proposta da una operaia addetta alle pulizie 

In tema di rapporti di lavoro alle dipendenze di Stati esteri, l’esenzione dello Stato straniero dalla giurisdizione nazionale viene meno non solo nel caso di controversie relative a rapporti lavorativi aventi per oggetto l’esecuzione di attività meramente ausiliarie delle funzioni istituzionali del datore di lavoro convenuto, ma anche nel caso in cui il dipendente richieda al giudice italiano una decisione che, attenendo ad aspetti soltanto patrimoniali, sia inidonea ad incidere o ad interferire sulle funzioni dello Stato sovrano.

(Nella specie, le Sezioni Unite hanno affermato la giurisdizione italiana in una controversia proposta da una operaia addetta alle pulizie dipendente dell’Ambasciata in Italia della Repubblica di Corea, datore di lavoro domiciliato nel territorio italiano, a norma dell’art. 18 del Reg. Ce n. 44 del 2001).

Cassazione civile sez. un., 26/01/2011, n.1774

Diritto del lavoratore alla corresponsione delle retribuzioni

Nei rapporti di lavoro subordinato sottratti al regime della tutela reale, il licenziamento affetto da uno dei vizi formali di cui all’art. 2 l. n. 604 del 1966, non produce effetti sulla continuità del rapporto; tuttavia, vertendosi in tema di contratto a prestazioni corrispettive, ciò non comporta il diritto del lavoratore alla corresponsione delle retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento inefficace, ma solo il diritto al risarcimento del danno, da determinarsi in base alle regole generali sull’inadempimento delle obbligazioni contrattuali, senza che, per dare rilievo, ai fini risarcitori, alla perdita delle retribuzioni conseguente al licenziamento, sia necessaria la costituzione in mora del datore di lavoro, mediante l’offerta delle prestazioni, occorrendo tuttavia che il lavoratore non abbia tenuto una condotta incompatibile con la reale volontà di proseguire il rapporto e di mettere a disposizione del datore le proprie prestazioni lavorative.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ritenuto interrotto il nesso causale tra licenziamento e danno, in quanto risultava dimostrato che la lavoratrice – addetta alle pulizie di alcuni edifici – aveva reiteratamente rifiutato di restituire le chiavi degli edifici, sino al punto da rendere necessario l’intervento dei Carabinieri, dimostrando in tal modo una volontà contraria alla ripresa della collaborazione).

Cassazione civile sez. lav., 18/02/2003, n.2392

Assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro

Nell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro, tenuti presenti i caratteri originari del sistema e la sua evoluzione, deve ritenersi configurabile l’occasione di lavoro, ai fini dell’indennizzabilità dell’infortunio subito da lavoratore soggetto ad assicurazione perché addetto ad attività protetta a norma dell’art. 1 del d.P.R. n. 1124 del 1965, anche con riferimento ad eventi occorsi nello svolgimento di attività prodromica e necessaria rispetto alla prestazione dedotta in contratto, a prescindere da particolari requisiti di specificità del rischio.

(Nella specie il giudice di merito, con la sentenza confermata dalla S.C., aveva ritenuto indennizzabile l’infortunio subito da una addetta alle pulizie presso un ospedale, la quale, dopo avere timbrato il cartellino all’ingresso, si stava recando in bicicletta al padiglione in cui doveva eseguire la prestazione lavorativa).

Cassazione civile sez. lav., 11/05/1999, n.4676

Rapporto di lavoro continuativo con un ente pubblico

In relazione ad un rapporto di lavoro continuativo (pur se precario) con un ente pubblico, sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo, anche se il lavoratore fa valere in giudizio la mancata retribuzione di prestazioni che egli qualifichi come diverse e ulteriori rispetto a quelle originariamente affidategli, dovendosi escludere la configurabilità di due diversi rapporti di lavoro e comunque la natura privatistica di uno di essi.

(Nella specie l’attrice deduceva che, assunta come bidella e cuoca non di ruolo presso la scuola materna comunale, nei mesi estivi era stata addetta alle pulizie e ad attività di giardiniera presso il palazzo municipale).

Cassazione civile sez. un., 25/05/1998, n.5201

Il mancato adeguamento della retribuzione all’aumentato costo della vita

L’art. 36, comma 1, Cost. garantisce sia il diritto ad una retribuzione proporzionata, che assicura ai lavoratori una ragionevole commisurazione della propria ricompensa alla quantità e qualità dell’attività prestata, sia quello ad una retribuzione sufficiente, ossia che non ricada sotto il livello minimo, ritenuto, in un determinato momento storico e nelle condizioni concrete di vita esistenti, necessario ad assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia un’esistenza libera dignitosa, sicché il mancato adeguamento della retribuzione all’aumentato costo della vita, per un lungo periodo lavorativo, comporta che quanto percepito non sia più proporzionato al valore del lavoro secondo la valutazione fatta inizialmente dalle stesse parti.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che aveva riconosciuto, ad una lavoratrice subordinata con mansioni di addetta alle pulizie, l’adeguamento della retribuzione, fissata, fino al 1995, in lire settemila orarie e successivamente in lire dodicimila, quantificando, equitativamente in forza dell’art. 432 c.p.c., l’importo delle differenze retributive in euro venticinque mensili, in considerazione dell’orario di lavoro e dei minimi retributivi previsti dalla contrattazione collettiva).

Cassazione civile sez. lav., 30/11/2016, n.24449

Addetta alle pulizie e procedibilità di ufficio dei reati sessuali 

La qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio assume rilevanza ai fini della procedibilità di ufficio dei reati sessuali (art. 609 septies, comma quarto, n. 3, c.p.) solo nei casi in cui la posizione pubblicistica del colpevole abbia agevolato la commissione dell’abuso, rendendo la persona offesa maggiormente vulnerabile per il “metus” o per la soggezione psicologica derivante dalle funzioni esercitate (confermata, nella specie, la procedibilità di ufficio, atteso che la condotta incriminata, consistente nel palpeggiamento di un seno ai danni di una addetta alle pulizie presso il Comando dei Vigili Urbani da parte di un membro del corpo di polizia, avvenne durante l’orario di servizio negli uffici della Polizia Municipale dove entrambi prestavano la propria attività lavorativa, ed era stato altresì accertata la sottoposizione della donna alla vigilanza e controllo da parte dell’imputato, desumendola dal fatto che quest’ultimo aveva redatto a suo carico una nota di servizio per la quale era stato poi sottoscritto un verbale di bonario componimento).

Cassazione penale sez. III, 05/11/2013, n.3637

Espressioni diffamatorie nei confronti di un’addetta alle pulizie

Il reato di diffamazione è costituito dall’offesa della reputazione di una persona determinata percepita da più persone. Anche se, ai fini dell’individuabilità dell’offeso, non è necessario che l’offensore ne indiche le generalità, è comunque necessario che ne indichi la categoria, lo status, il gruppo di appartenenza,cioè un dato identificativo, tale da consentire a più persone di essere a conoscenza della identità del diffamato (esclusa, nella specie, la configurabilità del reato nella condotta dell’imputato che, nell’atrio dello stabile della propria abitazione, aveva pronunciato espressioni ritenute diffamatorie nei confronti di un’addetta alle pulizie; tali espressioni erano state percepite da una collega dell’addetta e da un uomo, non identificato, transitante in quel momento nell’atrio medesimo) .

Cassazione penale sez. V, 19/10/2012, n.5654

Addetta alle pulizie: il diritto all’inquadramento al superiore quarto livello contrattuale

Il diritto del dipendente al corretto inquadramento preteso in base alle mansioni concretamente svolte e utilizzate dal datore di lavoro non può essere escluso per il fatto che, in base alle disposizioni contrattuali, occorra una particolare idoneità professionale per l’acquisizione della superiore qualifica rivendicata.

(In base al suddetto principio la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva riconosciuto ad una lavoratrice che all’atto dell’assunzione era stata inquadrata come addetta alle pulizie il diritto all’inquadramento al superiore quarto livello contrattuale – a fronte del terzo rivestito – corrispondente a mansioni di carattere amministrativo e non meramente manuale per essere stata impiegata a collaborare nella gestione amministrativa della piscina dell’Istituto datore di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 09/03/2000, n.2714



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