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Omessa diagnosi: ultime sentenze

13 Maggio 2020
Omessa diagnosi: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: omessa diagnosi e cura di una malattia; condanna dei sanitari responsabili per l’omessa diagnosi tempestiva; accertamento del nesso causale; ricostruzione non atomistica della complessiva condotta omissiva della struttura sanitaria; risarcibilità del danno da perdita di chance.

Omessa diagnosi tempestiva di peritonite

Va annullata la sentenza di condanna di due sanitari responsabili per l’omessa diagnosi tempestiva di peritonite, in quanto carente e non conforme ai principi di diritto in tema d’accertamento del nesso di causalità, essendosi i giudici limitati a sostenere che una corretta diagnosi avrebbe consentito di salvare la vita della paziente in termini di “elevata probabilità”, trascurando, tuttavia, di considerare quanto affermato in tema di nesso causale, riguardo alla necessità di corroborare i dati statistici provenienti dalle leggi scientifiche con precisi elementi fattuali, di carattere indiziario, idonei a comprovare, con elevato grado di credibilità razionale, che una tempestiva diagnosi avrebbe salvato la vita della paziente.

Cassazione penale sez. IV, 15/03/2019, n.24922

L’omessa diagnosi dell’anomalia fetale

Posto che la mancanza della mano sinistra del nascituro non è una malformazione idonea a determinare un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna, necessario per fa luogo all’interruzione della gravidanza dopo i primi novanta giorni dal suo inizio, non può derivare alcun danno risarcibile dall’omessa diagnosi dell’anomalia fetale da parte dei medici, in occasione dell’ecografia morfologica effettuata dopo il suddetto termine.

Cassazione civile sez. III, 11/04/2017, n.9251

Responsabilità omissiva della struttura sanitaria

In tema di responsabilità sanitaria, l’accertamento del nesso causale va condotto attraverso una ricostruzione non atomistica della complessiva condotta omissiva della struttura sanitaria indicata dall’attore come idonea a cagionare l’evento, in modo che il singolo episodio sia considerato e valutato come inserito in una sequenza più ampia e coerente.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva operato una parcellizzazione dei singoli episodi dell’unitario contegno omissivo addebitato alla struttura, concentrandosi soltanto sull’ultimo episodio ed ignorando del tutto i due precedenti nonché le risultanze dell’elaborato peritale, predisposto in sede penale, senza valutare se, nell’insieme, tutti gli elementi unitariamente considerati fossero idonei all’accertamento del nesso causale tra l’omessa diagnosi di patologia cardiaca e l’intervenuto decesso dal paziente per attacco ischemico, secondo il principio del “più probabile che non”).

Cassazione civile sez. III, 26/02/2019, n.5487

L’omessa diagnosi di un processo morboso terminale 

In tema di responsabilità medica, nel caso in cui risulti che per effetto dell’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale il paziente perda la possibilità di sopravvivere per settimane o mesi in più, rispetto al periodo temporale effettivamente vissuto, si determina l’esistenza di un danno risarcibile alla persona da riconoscere ai congiunti.

Cassazione civile sez. III, 27/06/2018, n.16919

Responsabilità penali in ambito sanitario

Le recenti riforme che hanno teso a delimitare le responsabilità penali in ambito sanitario (“Balduzzi” e “Gelli-Bianco”) non possono trovare applicazione in caso di decesso del paziente per omessa diagnosi da parte del sanitario, poiché tale ipotesi è da inquadrare nell’alveo della negligenza e non dell’imperizia, che è requisito alla cui presenza entrambe le normative condizionano la loro operatività.

In tema di parere specialistico, la posizione di garanzia del sanitario non si esaurisce al consulto richiesto, ma si estende alla tutela generale della salute del paziente.

Cassazione penale sez. IV, 12/01/2018, n.15178

Omessa diagnosi del medico competente

Considerato che il datore di lavoro non ha alcuna forma e potere di ingerenza nei confronti del medico del lavoro (c.d. medico “competente”), in caso di omessa diagnosi deve escludersi (ove non venga lamentato alcun inadempimento ovvero una violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro) che il datore di lavoro possa rispondere ex art. 2087 c.c. sulle richieste di risarcimento danni formulate dalla lavoratrice; posto altresì che comunque l’indagine del “medico competente” non è volta ad escludere la sussistenza di qualsiasi patologia in capo al lavoratore, ma mira esclusivamente a verificarne l’idoneità in relazione alle specifiche mansioni da svolgere.

Tribunale Taranto sez. lav., 20/10/2017

Responsabilità medica per omessa diagnosi malformazione del feto

In tema di responsabilità del medico (o della struttura sanitaria) per omessa diagnosi di malformazioni del feto e conseguente nascita indesiderata, trattandosi di inadempimento contrattuale, il danno al cui risarcimento il debitore è tenuto non è solo quello alla salute, ma anche il danno economico che sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento in termini di causalità adeguata, quale il danno consistito nelle ulteriori spese di mantenimento della persona nata con malformazioni, pari al differenziale tra la spesa necessaria per il mantenimento di un figlio sano e la spesa per il mantenimento di un figlio affetto da gravi patologie.

Corte appello Roma sez. III, 28/07/2017, n.5179

Responsabilità medica: omessa diagnosi di una malattia terminale 

In tema di danno alla persona, conseguente a responsabilità medica, integra l’esistenza di un danno risarcibile alla persona l’omissione della diagnosi di un processo morboso terminale, allorché abbia determinato la tardiva esecuzione di un intervento chirurgico, che normalmente sia da praticare per evitare che l’esito definitivo del processo morboso si verifichi anzitempo, prima del suo normale decorso.

La perdita di chance a tal proposito è riconosciuta quando venga provato che per effetto del ritardo, sia andata perduta dal paziente la chance di conservare, durante quel decorso, una migliore qualità della vita nonché la chance di vivere alcune settimane o alcuni mesi in più, rispetto a quelli poi effettivamente vissuti.

Corte appello Campobasso sez. II, 05/04/2017, n.143

Corretta diagnosi e inosservanza delle linee guida

In tema di colpa medica è riscontrabile la colpa lieve, non punibile solo se il medico abbia riscontrato una corretta diagnosi e poi si sia discostato dalle linee guida prescritte per il caso e non quando vi sia stata una colposa omessa diagnosi.

(Nel caso di specie, si trattava di un detenuto ricoverato in Ospedale in cui i medici intervenuti avevano omesso la diagnosi da sindrome da inanizione, pur avendone la possibilità in considerazione dei risultati delle analisi del sangue e delle urine).

Corte assise appello Roma, 06/10/2016, n.41

Verifica del nesso causale tra condotta omissiva e fatto dannoso

In tema di responsabilità civile, la verifica del nesso causale tra condotta omissiva e fatto dannoso si sostanzia nell’accertamento della probabilità positiva o negativa del conseguimento del risultato idoneo ad evitare il rischio specifico di danno, riconosciuta alla condotta omessa, da compiersi mediante un giudizio controfattuale, che pone al posto dell’omissione il comportamento dovuto.

Tale giudizio deve essere effettuato sulla scorta del criterio del “più probabile che non”, conformandosi ad uno standard di certezza probabilistica, che, in materia civile, non può essere ancorato alla determinazione quantitativa-statistica delle frequenze di classi di eventi (cd. probabilità quantitativa o pascaliana), la quale potrebbe anche mancare o essere inconferente, ma va verificato riconducendone il grado di fondatezza all’ambito degli elementi di conferma (e, nel contempo, di esclusione di altri possibili alternativi) disponibili nel caso concreto (cd. probabilità logica o baconiana).

(Nel dare applicazione al principio, in un caso in cui alla omessa diagnosi di appendicite acuta era comunque seguita la risoluzione della patologia mediante intervento chirurgico, all’esito del quale era peraltro insorto uno stato di coma con pericolo di vita, la S.C. ha affermato che, sostituendo alla omessa diagnosi la corretta rilevazione della patologia, sarebbe rimasto immutato, nella sequenza sopra indicata, il segmento causale successivo, posto che l’intervento chirurgico aveva trovato il diretto antecedente causale nella malattia non altrimenti trattabile e il successivo stato di coma aveva costituito un evento del tutto anomalo ed eccezionale, la cui genesi eziologica era stata assorbita nella efficienza deterministica esclusiva della condotta gravemente imperita dell’anestesista nel corso dell’intervento).

Cassazione civile sez. III, 27/09/2018, n.23197

Danno da perdita di chances e danno biologico possono coesistere? 

In caso di omessa diagnosi e cura di una malattia che per detta ragione si cronicizzi, non è compatibile la coesistenza del danno da perdita di chances di guarigione con il danno biologico e quello morale.

Cassazione civile sez. III, 15/02/2018, n.3691

Omessa diagnosi di due ferite al secondo e al terzo dito della mano destra

L’insuccesso di un intervento diagnostico implica la prova del nesso di causalità tra l’attività del sanitario e l’evento lesivo, a meno che il primo non provi che l’intervento implicasse la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà ai fini dell’applicazione del criterio di valutazione della colpa di cui all’art. 2236 c.c. (nella specie si trattava di un intervento di routine consistente nell’omessa diagnosi di due ferite al secondo e al terzo dito della mano destra essendo stato solo refertato il dolore al primo dito della stessa mano).

Tribunale Massa, 27/12/2017, n.1087



11 Commenti

  1. Penso che ogni professione comporti delle responsabilità, ma quella del medico è una responsabilità che può incidere sulla vita o sulla morte di un individuo. Molti si iscrivono a certe facoltà per i profitti che ne potrebbero derivare. Se pensiamo che chi fa la specializzazione viene già pagato, mentre chi fa qualsiasi altro praticantato no o, al massimo, si ottiene un rimborso spese. Ma il rischio di fare questa professione per soldi comporta anche poca sensibilità spesso verso il paziente, poca empatia, che invece ho trovato in altri medici che fanno questo lavoro per passione e spirito di umanità

  2. Certo….omessa diagnosi…sembra una piccola disattenzione, invece questa disattenzone tanto piccola non è perché c’è in ballo la vita delle persone. C’è chi ha sottovaluta certi sintomi, tanto non è nulla di che, sei un po’ troppo apprensivo, e poi di corsa al pronto soccorso perché quel piccolo e innocuo sintomo di cui parlava il medico ha rischiato di farti finire all’altro mondo… Robe da pazzi!

  3. Certi medici dovrebbero essere più attenti e studiare, cercare di capire bene certi disturbi della persona, perché altrimenti i danni possono essere irreparabili. Quante volte ho sentito in gente che aveva gravissime patologie che qualche tempo prima aveva fatto certi controlli e poi è stato scoperto il peggio dopo un bel po’ e se fosse stato preso in tempo si potevano evitare certe operazioni chirurgiche…

  4. Bisogna dire che ci sono certe patologie che inizialmente sembrano innocue e poi si scopre che certi sintomi sono i campanelli d’allarme di malattie gravissime. Purtroppo, certi sintomi compaiono quando le malattie si trovano già in uno stadio avanzato e tutto quello che si può fare è trattare al meglio cercando di adottare tutte le possibile opzioni di cura e trattamenti specifici

  5. Come ci sono diverse scuole di pensiero in molti altri settori, anche nella medicina c’è chi la dice cotta e chi la dice cruda. LO stiamo vedendo con questa pandemia del Coronavirus. Ognuno dice la sua, ognuno smentisce l’altro, chi dice che andrà per le lunghe, chi cerca di rasserenarci e chi ci confonde ancoa di più le idee. Mascherine sì, mascherine no e adesso sono obbligatorie. Certo, la medicina non è una scienza esatta, però gli esperti dovrebbero mettersi d’accordo su certi aspetti perché altrimenti noi cittadini che non ci capiamo un tubo impazziamo e finiamo per sapere a chi credere o dare ragione

  6. Io so solo che chi dice che ha la certezza in mano, non è un vero professionista, perché tutti possiamo sbagliare e tutti dovremmo metterci in discussione. Di questo coronavirus non si sapeva nulla fino a poco tempo fa e ancora non sappiamo tutto con certezza. Noi dobbiamo affidarci alla ricerca e sperare che qualcosa di buono esca fuori. Nel frattempo, adoperiamo tutte le misure di sicurezza che ci sono state fornite che qualche attenzione in più non fa mai male. Poi, ovvio, io non mi sentirei di accusare agli inizi un medico se non sapeva di cosa si trattasse se mi avesse trovato febbre altissima, tosse, starnuti. Chiunque, agli inizi l’avrebbe scambiata per una influenza… Ma io appena ho sentito dei primi decessi mi sono subito messo in allerta

  7. Chi è medico deve fare il medico non il chiariveggente né il ciarlatano. Ci sono anche tanti medici improvvisati che hanno superato i famosi test e hanno passato esami per la mano santa di qualche raccomandazione e sono gli stessi che per un’appendicite ti ammazzano. Ma mettetevi una mano sulla coscienza. Non si gioca con la vita delle persone. Non ci si può improvvisare e sperimentare cure a cavoli solo perché non ci hai capito un tubo dei sintomi e delle analisi, piuttosto farebbero meglio a indirizzare i pazienti verso chi ne capisce più di loro

  8. Io voglio spezzare una lancia a favore dei medici che i questo periodo stanno lavorando senza sosta per assicurare la sopravvivenza di tanti italiani. Agli inizi, si diceva che sarebbero potuti arrivare a scegliere chi curare prontamente e chi no… non so se è stato effettivamente così in questa situazione di emergenza da coronavirus, ma sicuramente non è semplice vedere la gente morire davanti ai tuoi occhi se hai provato a fare tutto il possibile e se davvero ci hai messo il cuore…

  9. E’ impensabile che un medico sia imprudente o negligente. In questi casi, l’ordine dei medici dovrebbe strappargli il giuramento di ippocrate davanti ai loro occhi e radiarli dall’albo. Non si possono perdonare certe sviste che incidono sull’esistenza delle persone…

  10. I camici bianchi siano benedetti, soprattutto in questo periodo. La gente dovrebbe capire che non si scherza con questo virus e anziché pensare di fare festini sui navigli e cercare gli escamotage per svignarsela dai controlli, dovrebbe essere più responsabile e uscire solo per necessità e urgenze, motivi seri. Ora, con i miei amici mi posso fare anche una videochiamata e rimanere in contatto sui social, fare una passeggiata a distanza, ma comunque non sarà più come prima per adesso. quindi, questa follia e frenesia non le capisco proprio. A tutti manca uscire allegramente, ma si evita per cercare di stare più sereni domani. O meglio, se si vuole uscire si rispettano tutte le misure di prevenzione. Altrimenti, i sacrifici di tutti noi cittadini e dei sanitari nelle corsie vengono vanificati

  11. Ma vogliamo parlare di chi finge medico? Quei disgraziati ti fanno finte diagnosi, ti prscrivono finte cure e trattamenti farlocchi e molto spesso la fanno franca perché la gene non sempre se ne accorge e si affida a questi bugiardi ciarlatani… Intanto, questi guadagnano con visite private e poi se si accorgono che qualcuno inizia a sospettare chiudono i battenti e se ne scappano con i soldi dei poveri pazienti raggirati… Questa è la feccia dell’umanità. Gente senza scrupoli che è disposta a tutto pur di guadagnare in maniera illegale. Anche di mettere a rischio la vita delle persone.

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