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Danno da perdita del congiunto: ultime sentenze

29 Giugno 2021
Danno da perdita del congiunto: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze sulla sussistenza di una relazione parentale effettiva e consistente e sul diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del congiunto.

Familiari non conviventi: risarcimento

Il danno da perdita del congiunto, qualificabile come danno non patrimoniale, è il pregiudizio che consiste non nella mera perdita delle abitudini e dei riti propri della quotidianità, bensì nello sconvolgimento dell’esistenza dovuto alla morte del congiunto. Il danno parentale, dunque, può essere riconosciuto in capo a tutti quei soggetti che, essendo legati da vincoli familiari con la persona defunta, subiscano patimenti e dolori dalla perdita sofferta. Va tuttavia precisato che il requisito della convivenza non è determinate, posto che il concetto di famiglia deve essere esteso anche ai soggetti estranei alla c.d. ‘famiglia nucleare’ ex art. 29 cost.. In sostanza la convivenza è un parametro che può essere utile non per valutare l’an debeatur ma, tuttalpiù, rileva in sede di determinazione del quantum debeatur.

Tribunale Torino sez. IV, 25/03/2021, n.1464

Liquidazione del danno parentale ai superstiti

In tema di danno ai superstiti, va precisato che il danno per la perdita del rapporto parentale va valutato unitamente al danno c.d. esistenziale, poiché il primo già comprende lo sconvolgimento dell’esistenza, che ne costituisce una componente intrinseca: ciò in quanto la sofferenza patita nel momento in cui la perdita è percepita e quella che accompagna l’esistenza del soggetto che l’ha subita altro non sono che diversi aspetti del complesso pregiudizio, che va integralmente ed unitariamente ristorato, rimanendo fermo l’obbligo di tenere conto, ai fini della personalizzazione della liquidazione, di tutte le peculiari modalità del singolo caso: va quindi esclusa la possibilità risarcire, in maniera autonoma e distinta, il danno da perdita del congiunto e quello conseguente alla negativa alterazione esistenziale e relazionale.

Tribunale Pavia sez. III, 07/01/2020, n.5

Danno da perdita del congiunto: prova

Il danno da perdita del congiunto costituisce un pregiudizio non patrimoniale conseguente all’illecito e sussiste per il solo fatto che il superstite lamenti la perdita delle abitudini quotidiane ma esige la dimostrazione di radicali cambiamenti dello stile di vita e pertanto necessita di specifici elementi probatori forniti dal danneggiato, per cui pur se i danneggiati (nella specie: le figlie) non hanno offerto alcun concreto elemento che consenta una seria valutazione del pregiudizio derivato dalla morte del congiunto, non può essere trascurato il profondo legame che unisce normalmente un figlio al genitore e che consente presumere che la perdita della madre (nella specie: non anziana di anni 63) abbia prodotto una profonda sofferenza nelle figlie (nella specie : si è riconosciuto in capo a ciascuna figlia la somma di € 80.000,00).

Tribunale Milano sez. I, 12/04/2019, n.3674

Sussistenza di una relazione parentale effettiva e consistente

Nell’ambito della fattispecie di danno non patrimoniale derivante dalla perdita del congiunto, affinché il danno sia risarcibile è necessario provare la sussistenza di una relazione parentale effettiva e consistente

Tribunale Milano sez. VI, 22/02/2019

Risarcibilità del danno parentale

La legge straniera che subordini la risarcibilità del danno non patrimoniale da perdita del congiunto al presupposto della convivenza tra il danneggiato e la vittima deve ritenersi contraria all’ordine pubblico, ai sensi dell’art. 16, comma 1, della l. n. 218 del 1995, e deve pertanto essere disapplicata dal giudice italiano, dovendosi nel nostro ordinamento dare alla convivenza il solo valore di elemento eventualmente rilevante, in concreto, sul piano probatorio.

Cassazione civile sez. III, 30/04/2018, n.10321

Ammontare del risarcimento

In tema di danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui, dall’ammontare del risarcimento deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità percepita dal superstite in conseguenza della morte del congiunto, attesa la funzione indennitaria assolta da tale trattamento, che è inteso a sollevare i familiari dallo stato di bisogno derivante dalla scomparsa del congiunto, con conseguente esclusione, nei limiti del relativo valore, di un danno risarcibile.

Tribunale Parma sez. I, 04/09/2017, n.1217

Danno da perdita del congiunto: risarcimento 

Il danno da perdita del congiunto deve essere commisurato al valore che la persona perduta aveva rispetto al danneggiato, e non alle conseguenze economiche del risarcimento che il danneggiato ne ritrarrà. Il valore di ogni persona è intrinseco alla sua umanità, per cui non può subire alcuna deminutio in base ad elementi che su tale umanità non incidono, come il luogo di residenza della stessa.

Cassazione civile sez. III, 07/10/2016, n.20206

Condotta negligente del personale medico intervenuto

In caso di danno da perdita del congiunto, la relativa domanda di risarcimento deve essere rigettata, qualora manchi la prova del nesso di causalità tra l’operato dei sanitari ed il decesso, a prescindere dalla condotta negligente del personale medico intervenuto (consistita, nella specie, nell’aver omesso di valutare adeguatamente, attraverso la rilevazione dei parametri vitali, i sintomi della patologia poi rivelatasi fatale, nell’aver omesso di disporre il ricovero della paziente e nel non averle presentato in maniera esaustiva il suo quadro clinico).

Tribunale Rimini, 19/02/2016, n.258

Prova nelle azioni di risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale

In tema di azioni di risarcimento del danno da perdita del congiunto, la mera allegazione del rapporto parentale o di coniugio con la “vittima primaria”, ove non suffragata dalla concreta descrizione dei pregiudizi patiti, non comporta automaticamente l’accoglimento della domanda. Anche con riferimento alle richieste di risarcimento avanzate dagli stretti congiunti della vittima, infatti, in assenza della allegazione dei concreti pregiudizi patiti, il meccanismo probatorio presuntivo non opera.

Il difetto dell’onere di allegazione dei fatti costitutivi della domanda, una volta maturate le preclusioni assertive, non può essere sanato dalle richieste istruttorie avendo le stesse una funzione ancillare rispetto ai fatti rilevanti per la decisione.

La lesione del diritto, di rilevanza costituzionale, alla intangibilità della sfera degli affetti familiari è un danno conseguenza che per essere liquidato, sia pur equitativamente dal giudice, deve essere allegato e provato.

Tribunale Rimini, 01/12/2015, n.1506

Personalizzazione del danno da perdita del congiunto

In tema di risarcimento del danno non patrimoniale conseguente a perdita del prossimo congiunto, la personalizzazione del risarcimento con il superamento dei valori minimi tabellari (tabelle di Milano) è possibile soltanto se siano state allegate le peculiarità del rapporto intercorso tra la vittima e i congiunti superstiti. A tal fine non è sufficiente l’allegazione generica di un danno incommensurabile.

Cassazione civile sez. VI, 25/11/2015, n.24076

Sinistro stradale e perdita del congiunto

Il fratello consanguineo ha diritto al risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del congiunto: l’assenza di convivenza o la scarsa frequentazione con il fratello deceduto non eliminano il diritto al risarcimento ma incidono sull’entità del risarcimento. Il risarcimento può essere escluso solo in caso di volontario e dimostrato disinteresse al legame familiare.

Tribunale Arezzo, 07/01/2014, n.5

Compromissioni della sfera affettivo-familiare

Le compromissioni della sfera affettivo-familiare (vecchio danno da perdita del rapporto parentale), suscettibili di integrare la dimensione oggettiva del nuovo ed unitario danno da perdita del congiunto, dovranno oggi essere valutate dal giudice – a fianco ed in aggiunta rispetto alla dimensione soggettiva del relativo pregiudizio (sofferenza) – soltanto quando esse (compromissioni) presentino una rilevanza ed un disvalore autonomo che prescinda dalla “sofferenza subiettiva” del soggetto.

Quando di contro tali compromissioni abbiano a riferimento aspetti già presi in considerazione nella loro proiezione (negativa), in quanto causa di una sofferenza già valutata, non andranno nuovamente apprezzate, dandosi altrimenti luogo ad una duplicazione risarcitoria di un identico ed unico pregiudizio (solo guardato da angoli prospettici differenti, cioè prima soggettivo e poi oggettivo).

Tribunale Nola sez. II, 23/06/2009, n.1693



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