L’esperto | Articoli

Impianto sportivo: ultime sentenze

15 Maggio 2020
Impianto sportivo: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: costruzione di un impianto sportivo; risoluzione di una convenzione per la costruzione di un impianto sportivo per inadempimento del Comune committente; corretto svolgimento della partita; impianti sportivi comunali; affidamento in gestione a un privato; concessione di servizi di gestione di un impianto sportivo comunale.

Concessionario di un impianto sportivo

La base imponibile dell’ICI deve essere determinata, ai sensi dell’art. 5, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, in ragione del valore dell’immobile, senza che assuma rilievo che lo stesso sia stato costruito anche con contributi comunali.

(La S.C., in applicazione del principio, ha annullato la decisione impugnata che aveva ridotto l’importo dovuto a titolo di ICI da un concessionario di un impianto sportivo sottraendo dalla base imponibile i contributi erogati dall’ente impositore).

Cassazione civile sez. trib., 10/04/2019, n.10006

Responsabilità del gestore di impianto sportivo

In caso di sinistro verificatosi in un campo di calcio, durante lo svolgimento di un torneo non agonistico, verificatosi in difetto della normale manutenzione del terreno di gioco ed omissione delle ordinarie cautele atte a garantire l’incolumità dei partecipanti; risponderà dell’evento dannoso il gestore dell’impianto sportivo, nonché organizzatore del torneo, per violazione delle comuni regole di prudenza, diligenza e perizia dovute dal predetto soggetto.

Corte appello Napoli sez. VIII, 12/02/2020, n.654

Abusiva realizzazione di un impianto sportivo

Integra il reato di falso ideologico in atto pubblico la condotta del pubblico ufficiale che, formando un verbale di sopralluogo e sequestro, esponga una parziale rappresentazione di quanto accertato, tacendo dati la cui omissione, non ultronea nell’economia dell’atto, limiti la portata applicativa del vincolo di coercizione reale, nel contempo offrendo una documentazione dello stato dei luoghi incompleta e parzialmente contraria al vero.

(Fattispecie in cui agenti di polizia municipale allegavano al verbale relativo ad un cantiere edile, finalizzato alla abusiva realizzazione di un impianto sportivo, rilievi fotografici che ritraevano solo lo scavo per l’alloggiamento di condutture e non anche l’adiacente campo da calcio).

Cassazione penale sez. VI, 30/01/2019, n.23819

Istruttore tecnico di un impianto sportivo

In tema di reati colposi omissivi impropri, costituisce causa sopravvenuta sufficiente a determinare l’evento e ad interrompere il nesso causale, la volontaria e consapevole esposizione al pericolo da parte della vittima, pienamente capace di intendere e di volere, allorquando l’agente non possa influire su tale scelta.

(Nella fattispecie la Corte, in applicazione di tale principio, ha ritenuto viziata la motivazione della sentenza di condanna del proprietario e dell’istruttore tecnico di un impianto sportivo, per le lesioni riportate da un motociclista che, uscito dal circuito destinato all’esercitazione, in corrispondenza di un tratto privo di adeguata delimitazione, era entrato nell’area riservata al “free style” ed era salito su un terrapieno alto tre metri dal quale era caduto, nonostante i partecipanti all’esercitazione avessero ricevuto precise istruzioni sul percorso da effettuare).

Cassazione penale sez. IV, 17/01/2019, n.5898

Servizi di gestione di un impianto sportivo comunale

Anche l’operatore economico che non abbia presentato l’offerta per l’aggiudicazione di una concessione di servizi di gestione di un impianto sportivo comunale (nel caso, un tennis club) è legittimato ad impugnare le clausole immediatamente escludenti, mentre non è legittimato a proporre motivi di gravame attinenti l’attribuzione dei punteggi.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. I, 03/05/2018, n.477

Evento lesivo occorso ad un utente dell’impianto sportivo

Il responsabile di una società sportiva, che ha la disponibilità di impianti ed attrezzature per l’esercizio delle attività e discipline sportive, è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’art. 40 comma 2 c.p., ed è tenuto, anche per il disposto di cui all’art. 2051 c.c., a garantire l’incolumità fisica degli utenti e ad adottare quelle cautele idonee ad impedire il superamento dei limiti di rischio connaturati alla normale pratica sportiva, con la conseguente affermazione del nesso di causalità tra l’omessa adozione di dette cautele e l’evento lesivo occorso ad un utente dell’impianto sportivo (riconosciuta la responsabilità del presidente di una società sportiva per lesioni riportate da una calciatore caduto a terra a causa di un avvallamento presente sul campo di gioco e coperto dall’acqua).

Cassazione penale sez. IV, 31/01/2018, n.9160

Giurisdizione ordinaria in materia di canoni concessori

Anche laddove risultino formalmente impugnati provvedimenti amministrativi (nella specie, l’autorizzazione all’utilizzo in gestione dello stadio comunale e di un impianto sportivo) appartiene alla giurisdizione ordinaria la controversia in cui si contesta sostanzialmente il mancato pagamento di canoni concessori.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 08/11/2019, n.653

Impianti sportivi del Comune: sono patrimonio indisponibile

Ai sensi dell’art. 826, ultimo comma, c.c., gli impianti sportivi di proprietà comunale appartengono al patrimonio indisponibile del Comune, essendo destinati al soddisfacimento dell’interesse della collettività allo svolgimento delle attività sportive. In caso di affidamento in gestione di un impianto sportivo è la modalità della remunerazione che distingue la concessione dall’appalto di servizi: si tratta, invero, di concessione quando l’operatore assume i rischi economici della gestione del servizio, rifacendosi essenzialmente sull’utenza, mentre si ha un appalto quando l’onere del servizio grava sostanzialmente sull’Amministrazione.

T.A.R. L’Aquila, (Abruzzo) sez. I, 09/02/2018, n.54

L’impianto sportivo sotto un profilo funzionale-pertinenziale

La copertura dei campi sportivi con teloni in PVC non può essere qualificata come opera del tutto autonoma e separata dai campi medesimi, costituendo la stessa un elemento di natura pertinenziale e complementare dell’impianto sportivo (campi da tennis e da calcetto), indispensabile alla sua fruizione effettiva e continuativa per l’intero periodo annuale.

In mancanza di siffatte strutture di copertura, i campi sportivi, per ragioni di natura atmosferica e di sicurezza degli atleti, per lunghi periodi dell’anno non sarebbero usufruibili, perdendo dunque l’attitudine ad assolvere alla loro naturale destinazione.

Ne consegue che, non potendo le coperture in PVC essere considerate opere autonome, ma intrinsecamente connesse con l’impianto sportivo sotto un profilo funzionale-pertinenziale, la fattispecie sanzionatoria applicabile è quella delineata dall’art. 34 d.P.R. n. 380/2001 (interventi eseguiti in parziale difformità dal permesso di costruire), e non già quella dell’art. 37 d.P.R. n. 380/2001 (interventi eseguiti in assenza o in difformità dalla segnalazione certificata di inizio attività), applicata dall’Amministrazione comunale.

Consiglio di Stato sez. VI, 05/10/2018, n.5724

Il reato di invasione di campo durante competizioni sportive

Il reato di scavalcamento ed invasione di campo in occasione delle competizioni sportive, previsto dall’art. 6-bis, comma 2, legge 13 dicembre 1989, n. 401, è integrato anche quando la condotta illecita, posta in essere all’interno dell’impianto sportivo, sia compiuta nello spazio temporale antecedente o successivo alla fase di gara, ovvero nell’intervallo tra i due tempi della competizione.

(Fattispecie in tema di invasione del terreno di gioco durante un incontro di calcio in cui, la Corte ha precisato che la norma incriminatrice è volta ad assicurare non solo il corretto svolgimento della partita, ma anche la sicurezza e l’incolumità fisica di tutti i soggetti che si trovino nell’impianto sportivo in occasione della manifestazione sportiva, sicchè è irrilevante che la condotta sia o meno concomitante con l’effettivo svolgimento della competizione).

Cassazione penale sez. VI, 27/09/2017, n.52172

Servizio di concessione della gestione di un impianto sportivo

In caso di fusione tra l’associazione sportiva, aggiudicataria del servizio di concessione della gestione di un impianto sportivo, ed altra associazione sportiva, l’Amministrazione deve verificare la permanenza in capo all’associazione nata dalla fusione dei requisiti per continuare a gestire l’impianto stesso e non procedere immediatamente all’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione e del contratto di concessione per la semplice differenza formale tra i due soggetti e per la pretesa avvenuta stipulazione del contratto da parte di un “soggetto giuridico estinto”, atteso che, in caso di unificazione di due associazioni, trovano applicazione le norme sulla fusione, a cui non consegue la produzione di alcun effetto successorio ed estintivo.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 09/01/2019, n.327

Convenzione relativa alla costruzione di impianto sportivo e risarcimento danni

La controversia avente ad oggetto la risoluzione, per inadempimento del comune committente, di una convenzione relativa alla costruzione di un impianto sportivo (peraltro in larga parte già eseguita), con conseguente richiesta di risarcimento del danno, appartiene alla giurisdizione ordinaria, attenendo alla fase privatistica di esecuzione del rapporto concessorio, successiva all’aggiudicazione.

Cassazione civile sez. un., 31/01/2017, n.2482



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

7 Commenti

  1. Ho letto che presto le palestre riapriranno. Al momento, continuo a fare allenamento in casa e all’aperto. Chiudermi in una sala con la seccatura di essere costamentemente a contatto con gente che potrebbe essere asintomatica o magari non adotta tutte le misure igienico-sanitarie? No grazie. Non ci penso proprio. Già prima di tutta questa storia del Coronavirus usavo sempre il disinfettante messo a disposizione della struttura sportiva per igienizzare gli attrezzi di uso comune, ora perderei ancota più tempo con il rischio di toccare inconsapevolmente qualcosa o asciugare il sudore dopo aver toccato qualcosa. Chi mi garantisce che gli altri adottano le mie stesse precauzioni? Perciò, proseguo con le mie sessioni di allenamento a casa e all’aria aperta immersa nella natura.

  2. Tempo fa, mi sono fatto male cadendo accidentalmente in palestra. Si trattava di una sciocchezza che sono riuscito a risolvere subito per fortuna. Ma, ora che penso. Se avessi voluto, mi sarei potuto rivolgere all’assicurazione? Io ho pagato la quota di iscrizione regolarmente e l’assicurazione. Quindi, a cosa si ha diritto in questi casi?

    1. Se le lesioni sono dipese dal comportamento imprudente del cliente oppure a causa di un evento totalmente imprevedibile e non addebitabile al proprietario o gestore della palestra, né ai suoi dipendenti, all’infortunato non verrà risarcito alcun danno. Non tutti gli eventi lesivi avvenuti all’interno della palestra giustificano il risarcimento dei danni da parte del gestore. Si pensi al caso di chi cada dalle scale della palestra per distrazione perché assorto, d esempio, a guardare il cellulare. In questo caso, è evidente, che non c’è alcuna responsabilità addebitabile alla palestra. Ad ogni modo, la valutazione dovrà ricadere ogni volta su come sono andati i fatti e sulla visibilità del pericolo. Tali elementi dovranno, poi, essere comparati con il comportamento dell’infortunato per capire se questo abbia favorito l’infortunio.Ad esempio, se negli spogliatoi, nonostante un cartello che avvisa di camminare con attenzione perché il pavimento è stato lavato, una persona entra correndo e cade, la responsabilità non può essere addebitata ad altri se non all’infortunato stesso e quindi probabilmente nessun risarcimento è dovuto in questo caso.Ciò che, infatti, viene richiesto affinché si possa ottenere un risarcimento in questi casi è la cosiddetta insidia o trabocchetto, così definita dalla legge per identificare una situazione di pericolo non visibile.In ogni caso, la responsabilità di chi doveva provvedere alla incolumità delle persone iscritte in palestra e doveva segnalare eventuali situazioni di pericolo, viene individuata a seguito di rilievi tecnici da parte di professionisti a seguito dell’infortunio.

  3. Se mio figlio si infortuna durante l’orario di educazione fisica nella palestra esterna all’Istituto scolastico, che è di proprietà del Comune, chi risarcisce? A chi posso rivolgermi? Vi ringrazio in anticipo. Noi mamme siamo sempre tanto ansiose quando affidiamo i nostri figli nelle mani degli insegnanti, ma questi sono spesso distratti… Quindi, meglio prevenire che curare. Io spiego sempre a mio figlio quali accortezze prendere. Chissà se ora i bambini ritorneranno a fare l’ora di educazione fisica come facevano prima del Coronavirus.

    1. A risarcire sono sempre la scuola e il Ministero dell’Istruzione. Questo perché, anche nelle aree poste al di fuori dell’edificio non cessa l’obbligo di vigilanza e custodia degli insegnanti. Essi, dunque, restano responsabili degli eventuali infortuni occorsi ai ragazzi. È quanto chiarito dalla Cassazione.All’atto dell’iscrizione dello studente presso la scuola si crea un vero e proprio “contratto” che prevede un dovere di sorveglianza sugli alunni da parte del personale scolastico (insegnanti, presidi, bidelli e chiunque si trovi a sorvegliare i giovani all’occorrenza). La scuola, pertanto, è tenuta a vigilare sulla sicurezza e sull’incolumità dell’alunno e, di conseguenza, anche sull’idoneità dei luoghi in cui tale vigilanza si svolge.Tanto per fare un esempio, sarebbe ugualmente responsabile la scuola se portasse i ragazzi a fare ginnastica in un luogo pericoloso perché pieno di vetri e chiodi arrugginiti; non potrebbe certo discolparsi assumendo di non essere lei la proprietaria del luogo.Lo stesso principio, quindi, va applicato nel caso in cui il danno al minore derivi da uno stato pericoloso del locale di pertinenza della scuola durante lo svolgimento dell’attività scolastica. Non si può, in tali circostanze, parlare infatti di un evento eccezionale e imprevedibile, in presenza del quale soltanto viene esclusa la responsabilità della scuola. È tutt’altro che imprevedibile un giardino pieno di ferri e chiodi o uno spogliatoio in cui il pavimento sia scivoloso.Non rileva quindi la circostanza che gli spogliatoi non siano all’interno della scuola, ma in un centro polisportivo gestito dal Comune, salvo che la scuola provi l’assoluta mancanza di potere di ingerenza o di intervento sul bene pericoloso. La scuola deve, comunque, sottoporre a vigilanza i locali adibiti a spogliatoio prima di consentirne l’uso agli alunni: la loro giovanissima età deve indurre gli insegnanti ad adottare le opportune cautele preventive indipendentemente da qualsiasi segnalazione di pericolo da parte degli stessi.

  4. E dire che finalmente quest’anno mi ero deciso ad iscrivermi in palestra e buttare giù un po’ di pancia, su pressioni della mia fidanzata, e vedi che arriva il Coronavirus a frenarmi. Ma visto che a causa dei molti chili di troppo ho avuto vari problemi di salute, allora ho seguito il suo consiglio ed ho iniziato a fare un po’ di esercizi in casa e andare a correre vicino casa. Ho eliminato tutte le schifezze dalla mia alimentazione, bibite gassate e alcolici. Piano piano, sto iniziando a vedere i benefici. Sono meno affaticato quando salgo le scale e non ho più tanto il fiato corto. Insomma, piano piano mi sto rimettendo in sesto. Certo che stare chiusi in casa, le tentazioni di andare nel frigo e mangiare sono tante. Però sto cercando di limitarmi

  5. Per raggiungere ottimi risultati nel fitness bisogna seguire una sana e corretta alimentazione, altrimenti tutti gli sforzi sono inutili. L’eccesso nel mangiare troppo, troppo poco e male non ci consentono di raggiungere i risultati sperati. Quindi, palestra anche in casa e pasti salutari, non tutte quelle schifezze confezionati e quei prodotti industriali… Poi, durante la quarantena, c’è tempo di mettersi ai fornelli e preparare un pasto più salutare ed evitare sempre quella roba già pronta congelata

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube