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Assicurazione contro infortuni: ultime sentenze

16 Maggio 2020
Assicurazione contro infortuni: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: assicurazione contro gli infortuni sul lavoro; determinazione del premio secondo il sistema delle tariffe; stipulazione di un’assicurazione contro infortuni e malattie contratte in servizio e per causa di servizio in favore dei propri dipendenti; sistema tariffario per la determinazione dei premi Inail ; caratteristiche tecniche delle lavorazioni.

Il tasso specifico aziendale

Nell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, il tasso specifico aziendale deve essere calcolato includendo nel computo tutti gli oneri a carico dell’I.N.A.I.L., anche quelli cosiddetti indiretti, per gli infortuni riguardanti la singola azienda, senza distinzione alcuna tra gli eventi dovuti a colpa del datore di lavoro e quelli ascrivibili a caso fortuito o forza maggiore, purché tali eventi siano ricompresi nell’ambito di tutela stabilito dal d.P.R. n. 1124 del 1965.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto sussistente l’occasione di lavoro sul presupposto che la morte del lavoratore, cagionata dalla puntura di un insetto, si era verificata in condizioni spazio-temporali caratterizzate dall’essere in quel momento il soggetto intento all’attività di lavoro e, quindi, occupato nella guida dell’automezzo che gli aveva impedito o comunque reso più difficile difendersi dall’insetto stesso).

Cassazione civile sez. lav., 03/04/2017, n.8597

Assicurazione contro infortuni e malattie professionali 

Nell’ambito della complessiva disciplina dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, l’art. 40 del D.P.R. n. 1124/1965 dispone che le tariffe dei premi e dei contributi per l’assicurazione e relative modalità di applicazione sono approvate con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale su delibera dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e che esse devono essere definite in maniera conforme rispetto “al rischio medio nazionale delle singole lavorazioni assicurate, in modo da comprendere l’onere finanziario di cui al secondo comma dell’art. 39.

In attuazione di tale disposto, si sono succeduti numerosi D.M. che hanno delineato ed aggiornato il sistema tabellare di tariffe, funzionale al riparto degli oneri assicurativi, basato sulla classificazione delle varie attività produttive in ragione di una valutazione effettuata ex ante ed ancorata ad una pluralità di fattori, fra cui il rischio medio e il tasso di infortuni nei vari settori. Come regola generale, vige il principio di applicazione diretta della tariffa prevista dalla fonte classificatoria in relazione ad attività produttive tipiche, intendendo come tali quelle che sono di per sè riconducibili ad una delle voci definite e tipizzate dalla norma.

Da ciò deriva l’impossibilità di applicare tale sistema tariffario in maniera svincolata rispetto alle categorie tipiche, ovvero di operare una valutazione della singola impresa caratterizzante la fattispecie concreta sulla base di parametri ulteriori.

Corte appello Firenze sez. lav., 16/11/2018, n.927

Le caratteristiche tecniche delle lavorazioni svolte

Ai fini dell’applicazione della tariffa dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, si deve tener conto delle caratteristiche tecniche delle lavorazioni svolte dall’impresa assicurante in relazione al rischio ad esse proprio, senza che rilevi il prodotto finale, ossia la caratteristica merceologica del prodotto finito, se non nei limiti in cui lo stesso influenzi il processo di lavorazione.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ricondotto alla voce di tariffa n. 6561 una lavorazione consistente nella produzione di saldatrici, escludendo che tali manufatti fossero assimilabili alle macchine operatrici, comprese nella voce di tariffa n. 6321, in quanto si trattava di dispositivi non in grado di operare autonomamente, trasformando il lavoro meccanico erogato da una macchina motrice in operazioni specifiche).

Cassazione civile sez. lav., 08/03/2017, n.5863

Termine di decadenza per la proposizione della domanda

In tema di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, le norme di cui agli artt. 80 e 131 del d.P.R. n. 1124 del 1965, riferendosi all’ipotesi di “nuovo” infortunio o “nuova” malattia professionale, devono essere interpretate nel senso che esse riguardano anche il caso in cui, dopo la costituzione di una rendita per una determinata malattia professionale, il protrarsi dell’esposizione al medesimo rischio patogeno determini una “nuova” inabilità, seppure della stessa natura della prima, che risulti superiore a quella già riconosciuta; l’art. 137 del d.P.R. citato, invece, si riferisce esclusivamente alla domanda, da proporsi a pena di decadenza non oltre un anno dalla scadenza del termine di quindici anni dalla costituzione della rendita, di aggravamento eventuale e conseguenziale dell’inabilità derivante dalla naturale evoluzione della originaria malattia.

Cassazione civile sez. lav., 09/08/2017, n.19784

Assicurazione contro infortuni e malattie professionali: controversie

L’art. 152 disp. att. c.p.c. che prevede, a determinate condizioni, l’esonero dal carico delle spese giudiziali, si applica anche alle controversie in materia di assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello, di condanna in favore dell’INAIL alle spese di lite e di consulenza tecnica di ufficio, in quanto l’assicurato aveva allegato, ad un ricorso in primo grado del 2010, dichiarazione sostitutiva di certificazione riferita al reddito imponibile IRPEF dell’anno 2008, anziché del 2009).

Cassazione civile sez. VI, 03/08/2016, n.16131

Conseguimento del prezzo di un’assicurazione contro infortuni

La norma di cui all’art. 642 c.p. – che prevede il reato di fraudolenta distruzione della cosa propria e mutilazione fraudolenta della propria persona al fine di conseguire il prezzo di un’assicurazione contro infortuni – con la locuzione “infortuni” non intende riferirsi solo alle evenienze lesive della persona, ma abbraccia tutti gli eventi che producano un danno patrimoniale alle cose assicurate; ne consegue che tale reato concorre con quello di incendio, se quest’ultimo investa la cosa propria, volontariamente in tal modo distrutta, a fini di frode all’assicurazione.

Cassazione penale sez. I, 16/05/1996, n.7745

Assicurazione contro infortuni stipulata dal datore di lavoro in favore dei lavoratori

Nel caso di assicurazione contro infortuni stipulata dal datore di lavoro in favore dei lavoratori, questi, nell’ipotesi d’infortunio, possono agire direttamente nei confronti dell’assicuratore per il pagamento dell’indennizzo previsto dalla polizza.

Cassazione civile sez. VI, 20/12/2017, n.30653

Assicurazione contro infortuni e malattie contratte in servizio e per causa di servizio

Non è fondata – in riferimento agli art. 3 e 76 cost. – la questione di legittimità costituzionale dell’art. 30 d.P.R. 27 marzo 1969 n. 130, sullo stato giuridico dei dipendenti degli enti ospedalieri, proposta sotto il profilo che la norma, non adeguandosi ai principi cui il legislatore delegato era tenuto ad uniformarsi ai sensi dell’art. 42 n. 2 l. 12 febbraio 1968 n. 132, obbliga gli enti ospedalieri a stipulare in favore dei propri dipendenti un’assicurazione contro infortuni e malattie contratte in servizio e per causa di servizio, ulteriore e distinta rispetto all’assicurazione sociale obbligatoria di analogo contenuto prevista dal d.P.R. 30 giugno 1965 n. 1124.

Corte Costituzionale, 24/07/1995, n.362

Determinazione premi dovuti all’Inail per l’assicurazione contro infortuni sul lavoro

Ai fini della classificazione delle lavorazioni per la determinazione dei premi dovuti dalle imprese all’INAIL per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, l’attività di allestimento e assemblaggio di componenti di un prodotto finale è assimilabile all’attività principale quando essa costituisca una fase necessaria della costruzione implicante interventi meccanici e l’utilizzo di materiali che incidono sul processo di lavorazione e sul relativo rischio, risultando in tal caso irrilevante che essa non sia svolta dallo stesso datore di lavoro dell’attività principale, requisito richiesto dall’art. 4 del d.m. 12 dicembre 2000 per la qualificazione come attività complementare e sussidiaria.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva ricondotto alla voce n. 6413 del citato d.m. – cui è associato un rischio pari a 100 – l’attività svolta dalla ricorrente, di realizzazione e assemblaggio di componenti essenziali di vagoni ferroviari, quali finestrini e porte).

Cassazione civile sez. lav., 26/10/2018, n.27229



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