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Agente sotto copertura: ultime sentenze

30 Aprile 2021
Agente sotto copertura: ultime sentenze

Gravi indizi di reato; autorizzazione delle intercettazioni; traffico illecito di stupefacenti; configurabilità di ipotesi di responsabilità penale; qualità di operatore di polizia giudiziaria; deposizione su quanto appreso dall’imputato.

Prova acquisita dall’agente infiltrato: quando è inutilizzabile?

In tema di operazioni sotto copertura, è inutilizzabile la prova acquisita dall’agente infiltrato che abbia determinato l’indagato alla commissione di un reato e non quella acquisita con l’azione di mero disvelamento di una risoluzione delittuosa già esistente, rispetto alla quale l’attività dell’infiltrato si presenti solo come occasione di estrinsecazione del reato. (Fattispecie in cui gli agenti sotto copertura si sono limitati a fingersi interessati all’acquisto di droga, concordando luogo, tempo e modalità della consegna di sostanza stupefacente già nella disponibilità dell’imputato).

Cassazione penale sez. VI, 04/02/2020, n.12204

Dichiarazioni rese ad agente infiltrato

Alle dichiarazioni rese ad agente “infiltrato” da soggetto poi qualificato come indagato o imputato non si applica né il divieto posto dall’art. 62 c.p.p., né il limite di utilizzabilità previsto dall’art. 63, comma 2, c.p.p., quando le stesse non possono considerarsi rese nel corso di un esame o di sommarie informazioni in senso proprio, ma si inseriscono in un contesto commissivo in atto di svolgimento, sì da integrare esse stesse le condotte materiali del reato.

Cassazione penale sez. II, 22/12/2016, n.14714

Agenti di polizia giudiziaria sotto copertura 

Ai fini della valutazione dei gravi indizi di reato in sede di autorizzazione delle intercettazioni, le informazioni fornite da agenti di polizia giudiziaria operanti sotto copertura, la cui identità non sia disvelata, sono pienamente utilizzabili, a condizione che sia stata rispettata la procedura autorizzativa prevista dalla legge, non essendo equiparabili alle informazioni di fonte confidenziale o anonima indicate nell’art. 203 c.p.p.

Cassazione penale sez. IV, 03/05/2016, n.25247

Reato di importazione di sostanza stupefacente

Il reato di importazione di sostanza stupefacente, commesso da un appartenente alla polizia giudiziaria, che agisca da agente sotto copertura ma travalicando i limiti di applicabilità dell’esimente di cui all’art. 97 d.P.R. n. 309 del 1990, richiede, quanto all’elemento soggettivo, la sussistenza del dolo generico, inteso come coscienza e volontà di introdurre nel territorio dello Stato sostanza stupefacente e di detenerla ad uso non personale, mentre non è necessario che l’importazione sia commessa con la finalità specifica di cessione a terzi della droga .

(In motivazione la Corte ha chiarito che, nella specie, non valesse ad escludere l’elemento soggettivo del reato la finalità ultima, perseguita dagli imputati, di individuare i soggetti dediti al traffico illecito di stupefacenti attraverso le condotte di importazione).

Cassazione penale sez. III, 15/01/2016, n.31415

Investigazioni della polizia giudiziaria

Quando l’attività concretamente riferibile all’agente sotto copertura o all’interposta persona corrisponde ad una o più fra le operazioni espressamente contemplate dal minisistema normativo di riferimento costituito dall’art. 9 l. 16 marzo 2006, n. 146, deve escludersi sia la configurabilità di ipotesi di responsabilità penale a carico di tali soggetti, sia la sussistenza di situazioni di inutilizzabilità della prova acquisita nel corso della indicata attività.

Cassazione penale sez. VI, 02/04/2015, n.19122

Divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell’imputato

In tema di accertamento dei reati concernenti sostanze stupefacenti, gli investigatori operanti ‘sotto copertura’ possono rendere testimonianza su quanto hanno appreso dall’imputato nel corso dell’investigazione, dal momento che, nell’ambito dell’operazione svolta, sono stati soggetti partecipanti all’azione e non hanno agito come ufficiali di polizia giudiziaria con i poteri autoritativi e certificatori connessi alla qualifica.

Cassazione penale sez. III, 09/05/2013, n.37805

Testimonianza circa le dichiarazioni dell’indagato

In tema di criminalità organizzata, con riferimento alle speciali tecniche di investigazione preventiva previste dalla l. n. 146 del 2006 (di ratifica della convenzione Onu contro il crimine organizzato), e alla figura dell’agente infiltrato o sotto copertura, qualora questi commetta azioni illecite diverse da quelle dichiarate non punibili (art. 9 legge citata), ed esorbiti dai limiti legislativi posti alla sua azione così determinando con il suo comportamento fatti penalmente rilevanti, egli assume la figura di coimputato in procedimento connesso o collegato, e di conseguenza, alle sue dichiarazioni si applica la disciplina di cui agli art. 192 e 210 c.p.p.

(Ha specificato peraltro la Corte che, laddove l’agente sotto copertura operi entro i limiti di legge, alla sua testimonianza circa quanto da lui appreso dall’imputato durante le investigazioni non si applica l’art. 62 c.p.p. posto che il divieto ivi previsto non attiene alle dichiarazioni che costituiscano o accompagnino la condotta criminosa direttamente riferita dall’agente infiltrato).

Cassazione penale sez. II, 28/05/2008, n.38488

Le dichiarazioni rese dai correi all’agente sotto copertura non devono essere valutate ai sensi dell’art. 192 commi 3 e 4 c.p.p., anche se non è precluso al giudice di merito di ricorrere a tale canone di valutazione delle propalazioni “contra alios”.

Cassazione penale sez. II, 28/05/2008, n.38488

Responsabilità penale dell’infiltrato

L’attività dell’agente sotto copertura che esorbiti dai limiti fissati dalla legge regolatrice di queste speciali tecniche investigative, oltre a determinare responsabilità penale dell’infiltrato che abbia istigato o determinato i correi a perpetrare il reato, produce l’inutilizzabilità della prova acquisita e rende l’intero procedimento suscettibile di un giudizio di non equità ai sensi dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Cassazione penale sez. II, 28/05/2008, n.38488

Deposizione testimoniale su quanto appreso dall’imputato

In tema di indagini per l’accertamento dei reati concernenti le sostanze stupefacenti, gli investigatori operanti “sotto copertura” possono rendere testimonianza su quanto hanno appreso dall’imputato nel corso dell’investigazione, dal momento che, nell’ambito dell’operazione svolta, sono stati soggetti partecipanti all’azione e non hanno agito come ufficiali di polizia giudiziaria con i poteri autoritativi e certificatori connessi alla qualifica.

Cassazione penale sez. VI, 05/12/2006, n.41730

Dichiarazioni confessorie rese all’operatore di polizia giudiziaria

Il documento fonografico contenente le dichiarazioni confessorie dell’autore di un fatto reato, rese ad un operatore di polizia giudiziaria non conosciuto come tale ed impegnato, quale agente “sotto copertura”, in tutt’altre investigazioni, è utilizzabile probatoriamente, perché il divieto di testimonianza su quanto dichiarato dal sottoposto ad indagine ed il divieto di utilizzazione delle dichiarazioni rese prima dell’assunzione della qualità di indagato operano soltanto nel corso e nell’ambito del procedimento nel quale il soggetto è sottoposto ad indagine o è imputato.

Cassazione penale sez. II, 19/12/2006, n.5601

Dichiarazioni percepite dall’agente sotto copertura

Il divieto di testimonianza sulle dichiarazioni comunque rese dall’imputato nel corso del procedimento non riguarda le affermazioni compiute in presenza di agenti “infiltrati” per il compimento delle attività previste dall’art. 97 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309. Per un verso, infatti, la preclusione riguarda solo le dichiarazioni rappresentative di fatti precedenti e non quelle che costituiscano o accompagnino la condotta direttamente riferita dal testimone. Per altro verso il divieto attiene alle sole dichiarazioni rese nel corso del procedimento, e dunque funzionalmente alla formazione di un atto processuale, mentre l’agente infiltrato non agisce al fine di redigere atti servendosi dei propri poteri autoritativi e certificativi, quanto piuttosto (nei limiti fissati dalla legge) quale partecipe del fatto successivamente testimoniato.

Cassazione penale sez. IV, 04/10/2004, n.46556

Dichiarazioni rappresentative di precedenti fatti

In tema di dichiarazioni che l’agente sotto copertura abbia ricevuto dagli imputati nel corso delle indagini preliminari, di regola non trovano applicazione. gli art. 62 e 63 c.p.p. Infatti il divieto di testimonianza previsto dall’art. 62 c.p.p. concerne soltanto le dichiarazioni rappresentative di precedenti fatti, e non anche le condotte e le dichiarazioni che si accompagnano a tali condotte, o le dichiarazioni programmatiche di future condotte.

Nemmeno si applica il secondo 2 dell’art. 63 c.p.p., non trattandosi di dichiarazioni rese nel corso di un esame o di assunzione di informazioni in senso proprio, nè le dichiarazioni rappresentano eventi già accaduti (fattispecie, in tema di agente provocatore ex art. 97 del d.P.R. n. 309 del 1990).

Tribunale Macerata, 18/07/2001



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