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Prestiti alle imprese: ecco quando arriveranno

11 Aprile 2020
Prestiti alle imprese: ecco quando arriveranno

Pratica veloce e quasi immediata per ottenere i finanziamenti fino a 25mila euro, mentre per gli importi superiori occorrerà attendere diverse settimane. 

Il Governo aveva promesso “massima celerità” quando il 6 aprile ha varato il nuovo Decreto Liquidità che contiene gli aiuti finanziari alle imprese mediante prestiti coperti da garanzia statale al 100% fino a 25.000 euro e assistiti al 90% per gli importi fino a 800.000 euro; il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ribadito l’impegno e ora le nuove misure economiche previste dal Decreto sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale, ma in concreto non è ancora possibile accedere alle erogazioni.

Perché sta accadendo questo, quali sono gli ostacoli e entro quanto tempo sarà possibile sbloccare le procedure e ottenere i finanziamenti promessi nel Decreto e attesi con urgenza dalle imprese? Secondo Unimpresa, l’Unione nazionale delle imprese italiane, la pratica sarà veloce per i prestiti fino a 25mila euro, mentre per gli importi superiori potranno trascorrere diverse settimane.

Interpellata dall’agenzia stampa Adnkronos, Unimpresa spiega che “sarà pronta solo a partire dal 20 aprile, concretamente, la macchina organizzativa delle banche per poter dare il via ai nuovi prestiti alle imprese e alle partite Iva supportati dalle garanzie pubbliche introdotte col decreto-legge sulla liquidità“.

Unimpresa, che ha analizzato la situazione con il proprio Centro studi, ipotizza che “la pratica dovrebbe rivelarsi particolarmente veloce per i mini-prestiti, quelli fino a 25.000 euro. Ma, oltre questa soglia -sia per i finanziamenti alle pmi da 800.000 euro sostenuti dal Fondo centrale di garanzia, sia quelli di importo maggiore, accompagnati dalle agevolazioni Sace – potrebbero trascorrere diverse settimane prima che le somme siano materialmente messe e disposizione delle aziende”.

I ritardi si spiegano per il particolare meccanismo messo in piedi dal governo per la concessione dei prestiti accompagnati dalle garanzie di Stato, che a giudizio dell’associazione “è tortuoso e farraginoso”. Ci sono, infatti, alcuni ostacoli ancora da superare: “mancano ancora il via libera dell’Antitrust dell’Unione europea che deve sciogliere la riserva per eventuali aiuti di Stato illegittimi, il regolamento Sace per definire le graduatorie sulle garanzie, le disposizioni interne ai singoli istituti di credito”. Perciò Unimpresa segnala che “c’è il rischio che i soldi alle imprese arrivino troppo tardi e dopo un calvario di domande, analisi dello stato di salute e complessi scambi documentali con le banche”.

Ma c’è uno spartiacque tra le varie categorie di prestiti: secondo l’analisi di Unimpresa, “nel decreto c’è una grande linea che separa le piccole imprese dalle altre. Chi è prima di questa linea, cioè l’idraulico, il piccolo commerciante, l’artigiano, la partita Iva leggera, la ditta individuale, potrebbe avere un prestito di fatto quasi immediato, pari al 25% del fatturato con un tetto di 25.000 euro erogabile dalle banche”

Qui – spiega Unimpresa – “l’erogazione sarà effettuata senza alcuna valutazione del merito di credito, cioè nessuna radiografia sull’impresa. Gli interessi saranno molti bassi, intorno all’1,2% medio, e il prestito si comincerà a restituire non da subito, ma dal terzo dei sei anni a disposizione”.

Oltre la soglia dei 25.000 euro, invece, “potrebbero sorgere i problemi, a cominciare dai prestiti che vanno fino a 800.000 euro, quelli che vanno a impattare sulle aziende fino a 500 dipendenti, per le quali è stabilita una valutazione del merito creditizio che terrà conto della situazione finanziaria pre-crisi. È stata cancellata la valutazione dell’andamento degli ultimi mesi segnati dal Covid-19, ma il check-up resta e i tempi dell’istruttoria non sono definiti nel decreto”.

Infine, il percorso si fa ancora più problematico per le medie e le grandi imprese: “I tempi dipendono anche in questo caso dalle banche – spiega Unimpresa – che dovranno implementare il sistema di approvazione interno con le delibere che in alcuni casi devono passare, oltre che al vaglio del comitato crediti, anche all’esame degli organi statutari (direzioni generali e consigli di amministrazione); poi c’è l’iter della Sace che ancora deve emanare il regolamento per le richieste e per la definizione delle graduatorie”.

Il giudizio finale, espresso dal presidente onorario di Unimpresa, Paolo Longobardi, è preoccupante: “La catena banche-imprese non riuscirà, salvo miracoli, a muoversi nella dimensione dell’immediatezza, quantomeno della tempestività. È un pericolo concreto che si rischia di correre anche nei confronti dei lavoratori autonomi, delle famiglie e di tutti i destinatari del decreto”.


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