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Cosa sono i finanziamenti pubblici

12 Settembre 2020 | Autore:
Cosa sono i finanziamenti pubblici

È possibile ottenere aiuti economici dallo Stato? Quali sono i vincoli imposti agli enti pubblici? Normativa, regole, procedure, divieti vigenti in materia.

La crisi economica degli ultimi anni ha spinto imprese, famiglie e singoli consumatori ad accedere al credito messo a disposizione da banche e finanziarie. I cittadini, infatti, si sono indebitati (o sovra-indebitati) con tali enti per riuscire a fronteggiare i bisogni quotidiani e hanno fatto ricorso a mutui, prestiti personali, cessioni del quinto e finanziamenti di vario genere.

Si tratta, in tutte queste ipotesi, di rimedi di carattere privato, in quanto gli istituti di credito hanno natura di attività di impresa, solitamente esercitata nelle forme della società per azione o della società a responsabilità limitata.

A tal proposito, occorre però chiedersi se gli enti pubblici sono tenuti a garantire analoghe soluzioni. E’ cioè possibile per la singola persona (fisica o giuridica) rivolgersi a una pubblica amministrazione e ottenere un prestito in denaro? Bisogna chiedersi, in altri termini, cosa sono i finanziamenti pubblici, come funziona la loro disciplina e quali sono i vincoli imposti a livello nazionale e internazionale.

Se hai dei dubbi su tale argomento ti consigliamo di leggere queste brevi linee guida. La soluzione è, infatti, diversa a seconda della finalità che si vuole perseguire con il finanziamento e della tipologia di persona che presenta la richiesta.

Che cos’è il divieto degli aiuti di Stato?

Il primo aspetto che bisogna affrontare è quello del divieto degli aiuti di Stato per le imprese (di qualsiasi dimensione e natura) operanti sul territorio di uno degli Stati membri dell’Unione europea. In altri termini, è vietato il finanziamento pubblico in tutti i suoi elementi costitutivi, statali o territoriali (pensa, ad esempio, agli aiuti regionali).

Tale limitazione ha una ragione economica ben precisa. Il trasferimento di denaro pubblico a favore di alcuni soggetti crea una ingiusta selezione tra attività economiche e produttive e incide negativamente sul sistema di concorrenza.

Secondo le disposizioni contenute nel Trattato di Lisbona [1], tale tipologia di finanziamenti è ammessa soltanto in casi ristretti e soltanto se assolvono a specifici fini.

In particolare, è possibile derogare alla regola generale quando:

  • hanno lo scopo di realizzare obiettivi di comune interesse (pensa, ad esempio, allo sviluppo della ricerca in materia scientifica e sanitaria);
  • rappresentano uno strumento di correzione degli squilibri di mercato;
  • ottengono il parere favorevole della Commissione europea che ha il compito di verificare la compatibilità dell’aiuto con le regole del Trattato;
  • non superano la soglia “de minimis”: si tratta della regola attraverso la quale gli aiuti erogati a una medesima impresa non possono oltrepassare il limite di 200.000 euro in tre anni (o 100.000 euro per le realtà che operano nel settore dei trasporti).

Bandi e avvisi pubblici: cosa sono i finanziamenti diretti e indiretti?

La situazione dei finanziamenti pubblici assume particolari sfumature quando è rapportata alla progettazione nazionale ed europea. Il divieto di erogare contributi economici non opera, infatti, quando un ente – dotato o meno di personalità giuridica (impresa, associazione, cooperativa e così via) – partecipa a un bando pubblicato dallo Stato o dall’Unione Europea per ottenere dei fondi messi appositamente a disposizione.

Tale opportunità non deroga alla regola generale sugli aiuti di Stato, ma rappresenta una particolare tipologia di finanziamento ammesso per il raggiungimento di scopi europei comuni.

La distinzione principale è quella tra:

  • fondi diretti: sono messi a disposizione direttamente dalla Commissione europea;
  • fondi indiretti: sono fondi europei o nazionali erogati attraverso l’intermediazione di uno Stato membro (pensa, ad esempio, ai pon legalità banditi dal ministero dell’Interno per sviluppare la cultura della cittadinanza attiva e del rispetto delle regole).

Per accedere a tali finanziamenti occorre presentare un apposito progetto che rispetti i requisiti richiesti dal bando. Essi variano da avviso ad avviso, ma, di regola, fanno riferimento a:

  • ambito di applicazione;
  • caratteristiche del capofila (anagrafica, forma giuridica, finalità perseguite, esperienze pregresse nel settore di interesse);
  • eventuale partnership territoriali: per i progetti europei facenti capo alla Commissione e alle sue agenzie nazionali è espressamente richiesta la rete tra almeno tre Stati membri;
  • soggetti (pubblici e privati) impiegati nell’attività progettuale;
  • destinatari e beneficiari;
  • durata;
  • budget;
  • indici di risultato;
  • documentazione da allegare.

Nel settore della progettazione operano dei brillanti professionisti che, esperti nella materia, forniscono un servizio completo: dall’elaborazione dell’idea progettuale alla verifica dei requisiti formali e sostanziali di partecipazione.

I contributi messi a bando possono essere a fondo perduto (e quindi non devono essere restituiti) oppure possono assumere le sembianze di finanziamento a condizione agevolata. In alcuni casi, l’ente erogatore concede per intero la somma richiesta, mentre in altre ipotesi è prevista una percentuale di cofinanziamento del soggetto che partecipa alla procedura.

I termini di accesso e i criteri di selezione sono pubblici e trasparenti: sono definiti a priori all’interno dell’avviso e consentono al candidato di verificare che siano stati rispettati al momento dell’adozione della graduatoria finale.

Cosa sono i finanziamenti pubblici ai partiti politici?

Una questione molto dibattuta in materia di finanziamenti pubblici ha riguardato la posizione dei partiti politici all’interno dell’ordinamento italiano. Nel corso degli anni, si è, infatti, sviluppata la prassi di erogare denaro a tali entità per consentirgli di esercitare le attività che gli sono tipiche. Tale tendenza ha scandalizzato l’opinione pubblica e ha portato nel 2013 il Governo Letta ad abolire espressamente ogni forma di indennizzo statale (anche nella forma del semplice rimborso elettorale).


note

[1] Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, adottato a Lisbona il 13.12.2007 ed entrato in vigore il 1° dicembre 2009.


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