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Pensione in caso di morte

4 Luglio 2020 | Autore:
Pensione in caso di morte

In caso del decesso di un beneficiario di pensione di vecchiaia, di anzianità, d’inabilità o anticipata, a chi va il trattamento?

Ogni lavoratore, autonomo, dipendente o parasubordinato, è obbligato a versare, direttamente o per il tramite del datore di lavoro- committente, i contributi previdenziali a una determinata gestione, in base alla categoria di appartenenza. Questi contributi servono per garantire numerose tutele, dall’indennità per malattia all’indennità di disoccupazione, dalla maternità agli assegni familiari. Per quanto riguarda la pensione, i contributi previdenziali non sono utili soltanto alla pensione di vecchiaia o di anzianità, ma anche a garantire una prestazione in caso di invalidità ed in caso di decesso del beneficiario: l’assicurazione, infatti, si chiama IVS, invalidità vecchiaia e superstiti.

Ma per quanto riguarda la pensione, in caso di morte cosa succede? La pensione va sempre a qualcuno, anche se l’interessato non ha eredi? La pensione spetta a tutti coloro che ereditano, o solo ai familiari? E se l’assicurato al momento del decesso lavorava ancora e non era pensionato, agli eredi spetta comunque una pensione, in base ai contributi versati? Proviamo a fare il punto completo sulla pensione spettante ai superstiti, in caso di decesso dell’assicurato.

Quale pensione in caso di morte?

In caso di decesso del lavoratore o del pensionato spetta, se sono soddisfatti i requisiti prescritti dalla legge, la pensione a determinati familiari superstiti. La pensione ai superstiti [1] può essere di reversibilità o indiretta: ai familiari è riconosciuta la pensione di reversibilità se l’assicurato era già pensionato, mentre spetta la pensione indiretta se l’assicurato lavorava ancora.

Chi ha diritto alla pensione in caso di morte?

La pensione ai superstiti spetta al coniuge, fino a un determinato limite di reddito, ai figli (sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti delle superiori, altrimenti solo sino ai 18 anni, o senza limiti di età se inabili); in mancanza, spetta ai genitori ultrasessantacinquenni senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili. In alcune ipotesi specifiche può spettare ai nipoti, al coniuge separato ed a quello divorziato.

Per ogni categoria di beneficiari sono previste condizioni determinate, valide per tutte le tipologie di pensione ai superstiti (reversibilità, indiretta, supplementare di reversibilità o indiretta); il diritto al trattamento per alcuni familiari può escludere la spettanza ad altri familiari.

Perché possa essere riconosciuta la reversibilità ai familiari diversi dal coniuge, è inoltre necessaria la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari, con riferimento al momento del decesso.

Il trattamento di reversibilità, nel dettaglio, spetta:

  • al coniuge: per il vedovo o la vedova del pensionato o del lavoratore assicurato deceduto, il diritto alla pensione è automatico;
  • al coniuge separato: secondo un primo orientamento [2], occorre che sussista a favore del coniuge superstite il diritto all’assegno di mantenimento o all’assegno alimentare a carico del coniuge deceduto; secondo un diverso orientamento, il diritto alla pensione sussiste a prescindere dall’obbligo di versare l’assegno di mantenimento o alimentare [3];
  • al coniuge divorziato, se l’inizio del rapporto assicurativo dell’assicurato o del pensionato è anteriore alla data della sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio; il coniuge divorziato superstite deve inoltre essere titolare dell’assegno divorzile in forza di una sentenza dal tribunale [4] e non deve essersi risposato;
  • ai figli minori ed equiparati; si considerano equiparati i figli:
    • adottivi e affiliati;
    • riconosciuti o giudizialmente dichiarati dal deceduto o dal coniuge del deceduto;
    • non riconoscibili dal deceduto per i quali questi era tenuto al mantenimento o agli alimenti in virtù di sentenza, o che nella successione del genitore hanno ottenuto il riconoscimento del diritto all’assegno vitalizio;
    • nati dal precedente matrimonio del coniuge del deceduto;
    • minori regolarmente affidati dagli organi competenti a norme di legge;
    • postumi, nati entro il trecentesimo giorno dalla data di decesso del padre;
  • ai figli maggiorenni inabili al lavoro e viventi a carico al momento del decesso;
  • ai figli studenti sino a 21 anni, sino a 26 anni se studenti universitari;
  • ai genitori: i genitori hanno diritto alla pensione solo se il coniuge o i figli del defunto mancano, o non rientrano tra gli aventi diritto; devono inoltre essere ultrasessantacinquenni e risultare a carico del figlio al momento del decesso; non devono essere titolari di pensioni dirette o ai superstiti; il genitore titolare di pensione in quanto superstite dell’altro coniuge non ha diritto alla pensione per il decesso del figlio;
  • ai fratelli celibi e sorelle nubili, viventi a carico del defunto ed inabili al lavoro al momento del suo decesso, se mancano o non hanno diritto alla pensione il coniuge, i figli e i genitori.

Per ottenere la pensione in caso di morte devo essere erede?

In base a quanto osservato, la pensione di reversibilità o indiretta non spetta a tutti gli eredi, ma spetta a determinati familiari in base alle condizioni prescritte dalla normativa. Il diritto alla pensione ai superstiti prescinde dalla condizione di erede: tant’è vero che è possibile ottenere il trattamento, sussistendo le condizioni, anche se si rinuncia all’eredità.

Che cos’è la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità è una tipologia di pensione ai superstiti: è il trattamento che viene riconosciuto ai familiari del pensionato deceduto, se sussistono i requisiti previsti dalla legge.

Che cos’è la pensione indiretta e quando spetta?

La pensione indiretta è il trattamento che spetta ai superstiti del lavoratore, non ancora pensionato. Perché sorga in capo ai familiari il diritto alla pensione indiretta, è necessario che al momento del decesso risultino maturati:

  • i requisiti di assicurazione e di contribuzione per la pensione di vecchiaia (ossia 20 anni di contributi, o 15, in caso di diritto del dante causa a una delle deroghe: non occorre che sia soddisfatto anche il requisito dell’età pensionabile);
  • i requisiti di assicurazione e di contribuzione per l’assegno di invalidità ordinario (da non confondere con l’assegno di assistenza per invalidi civili parziali; non è necessario che il deceduto sia stato riconosciuto invalido o inabile).

In mancanza di questi requisiti, solo ai superstiti dei lavoratori dipendenti (e non anche a quelli dei lavoratori autonomi) può spettare la pensione indiretta privilegiata, a patto che ricorrano i requisiti previsti; se mancano anche questi può spettare l’indennità di morte o l’indennità una tantum, come vedremo più avanti.

Qualora il lavoratore al momento del decesso non risulti in possesso, presso una determinata gestione previdenziale, del requisito assicurativo e contributivo autonomo per una delle prestazioni dirette, i superstiti potrebbero aver comunque diritto ad una pensione supplementare indiretta: devono però essere titolari di una pensione ai superstiti a carico di una forma di previdenza diversa dall’assicurazione generale obbligatoria (Ago), sostitutiva o che ne comporti l’esclusione o l’esonero (pubblici dipendenti, fondi speciali, etc.).

A quanto ammonta la pensione di reversibilità o indiretta?

La pensione ai superstiti, di reversibilità o indiretta, per quanto riguarda le gestioni facenti capo all’Inps, è liquidata in base a determinate percentuali applicate all’importo del trattamento originariamente spettante all’assicurato deceduto:

  • coniuge solo: 60%;
  • coniuge ed un figlio: 80%;
  • coniuge e due o più figli: 100%;
  • un figlio: 70%;
  • due figli: 80%;
  • tre o più figli: 100%;
  • un genitore: 15%;
  • due genitori: 30%;
  • un fratello o una sorella: 15%;
  • due fratelli o sorelle: 30%;
  • tre fratelli o sorelle: 45%;
  • quattro fratelli o sorelle: 60%;
  • cinque fratelli o sorelle: 75%;
  • sei fratelli o sorelle: 90%;
  • sette o più fratelli o sorelle: 100%.

Se l’assicurato non era ancora pensionato si deve prima calcolare il trattamento spettante sulla base della contribuzione accreditata ed eventualmente degli ultimi redditi o retribuzioni, secondo le normali regole di calcolo della pensione, poi si devono applicare le percentuali indicate in base alla parentela e alla composizione del nucleo.

Quando viene ridotta la pensione ai superstiti?

La pensione di reversibilità o indiretta può essere ridotta se il beneficiario superstite supera determinati limiti di reddito:

  • reddito superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), calcolato in misura pari a 13 volte l’importo in vigore al primo gennaio: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 25%;
  • reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 40%;
  • reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld: in questo caso, la reversibilità è ridotta del 50%.

I limiti al cumulo dei redditi con la pensione non devono essere applicati se chi percepisce il trattamento fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili. Inoltre, l’importo risultante dalla somma dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante nell’ipotesi in cui il reddito risulti pari al limite massimo della fascia precedente a quella di appartenenza.

Bisogna ricordare, poi, che la pensione ai superstiti è integrabile al minimo, se si soddisfano i limiti di reddito per il beneficio.

Quali redditi rilevano per la riduzione della reversibilità?

L’Inps, con una nota circolare [5], ha chiarito che i redditi che rilevano ai fini dei limiti di cumulo con la reversibilità sono tutti i redditi assoggettabili all’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche), al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.

Devono, invece, essere esclusi:

  • il Tfr (trattamento di fine rapporto), i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • gli arretrati sottoposti a tassazione separata;
  • l’importo della reversibilità su cui deve essere eventualmente operata la riduzione.

Sono stati successivamente esclusi anche pensione e assegno sociale, rendite Inail, assegni di accompagnamento, pensioni privilegiate, pensioni e assegni per invalidi, ciechi e sordomuti.

Come si invia la domanda di pensione in caso di morte?

Per inviare la domanda di pensione ai superstiti, sia di reversibilità che indiretta, l’avente diritto deve accedere al sito dell’Inps con le proprie credenziali: codice Pin Inps dispositivo, identità unica digitale Spid oppure carta nazionale dei servizi o carta d’identità elettronica.

A questo punto, deve accedere al servizio domanda di pensione, che oltre alla pensione diretta dà anche la possibilità di richiedere la pensione di reversibilità o indiretta.

È possibile farsi anche assistere da un patronato o inoltrare la domanda tramite il call center Inps, al numero 803.164 o 06.164.164 per le utenze mobili (è, comunque, necessario il possesso del Pin).

Per approfondire: Come inviare domanda di pensione ai superstiti.

Indennità per morte

Se il lavoratore deceduto, non ancora pensionato, non aveva perfezionato né il requisito contributivo necessario alla pensione di vecchiaia, né quello necessario alla pensione di invalidità, ai familiari superstiti spetta un’indennità pari a 45 volte l’ammontare dei contributi versati, detta indennità per morte.

Il diritto all’indennità matura soltanto se a favore dell’assicurato risultano accreditati nei 5 anni precedenti il decesso almeno 52 contributi settimanali (cioè un anno di contribuzione). Concorrono alla formazione delle 52 settimane tutti i contributi utili per il diritto alla pensione, compresi i contributi figurativi e, per i soli lavoratori dipendenti, anche quelli obbligatori dovuti e non versati dal datore di lavoro.

L’ammontare dell’indennità per morte si determina moltiplicando l’importo dei contributi base per 45.

I contributi figurativi sono presi in considerazione per la determinazione del diritto, ma non sono inclusi nel calcolo dell’indennità. In ogni caso, l’importo dell’indennità per morte è soggetta a un limite minimo e massimo, rivalutato periodicamente.

La domanda per ottenere l’indennità per morte deve essere presentata, a pena di decadenza, entro un anno dalla data della morte del lavoratore assicurato.

Indennità una tantum

Se il lavoratore deceduto era assoggettato al calcolo esclusivamente contributivo della pensione, essendo privo di contribuzione al 31 dicembre 1995, i superstiti hanno diritto ad un’indennità una tantum, pari all’ammontare mensile dell’assegno sociale (dal 2020 pari a 459,83 euro mensili), moltiplicato per il numero delle annualità di contribuzione accreditate a favore dell’assicurato.

Se, ad esempio, il lavoratore aveva alle spalle 10 anni di contributi, ai superstiti spetta un’indennità pari a 4.598,30 euro.

L’indennità una tantum è concessa se i superstiti:

  • non hanno diritto alla pensione indiretta per mancanza dei requisiti assicurativi e contributivi da parte del dante causa;
  • non hanno diritto a rendite per infortunio sul lavoro o malattia professionale per la morte dell’assicurato;
  • si trovano, alla data del decesso dell’assicurato, nelle condizioni di reddito richieste per l’ottenimento dell’assegno sociale (leggi la guida all’assegno sociale).

L’indennità una tantum viene erogata dall’Inps su domanda, e viene ripartita tra i superstiti in base ai criteri validi per la pensione di reversibilità e indiretta.

Il diritto all’indennità si prescrive in 10 anni.


note

[1] Art. 22 L. 903/1965.

[2] Cass. sent. n. 6684/2009 e n.11428/2004.

[3] Cass. sent. n.4555/2009 e n. 15516/2003.

[4] Art. 5 L. 898/1970; Cass. sent. n. 9660/2013.

[5] Inps Circ. 234/1995.

[6] C. Cost. sent. n. 180/1999; Inps Circ. 195/1999.


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