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Cosa sono i soldi pubblici

15 Aprile 2020 | Autore:
Cosa sono i soldi pubblici

Bilancio dello Stato e degli enti territoriali: quali sono le voci che lo compongono? Quali sono gli elementi patrimoniali e come possono essere usati? Breve disamina della questione.

“I nostri soldi finiscono nelle tasche dei politici”, “ma a cosa servono le tasse che paghiamo se poi non ci vengono riconosciuti i nostri diritti”, “siamo dissanguati e i servizi non ci sono o funzionano male”: chissà quante volte ti è capitato di sentire questi discorsi o, magari, di utilizzare una di queste frasi. La tensione tra la popolazione e le istituzioni tributarie è molto avvertita negli ultimi anni: la crisi economica che ha costretto le famiglie a tirare la cinghia e la presunta inutilità di alcune imposte hanno generato dei dissapori nell’opinione pubblica.

I mezzi di comunicazione, come spesso accade, hanno cavalcato questa ondata di malcontento e hanno amplificato la crisi esistente tra cittadini e loro rappresentanti. Ne è derivata una conseguenza pericolosa: una dilagante sfiducia della gente nelle modalità di gestione e amministrazione dei soldi pubblici. Ma che cosa si intende con questa espressione? In questo articolo ti spiegherò che cosa sono i soldi pubblici, come vengono spesi e come entrano nelle casse dello Stato.

Il sistema di incasso dei soldi pubblici

Con la locuzione soldi pubblici si intende il patrimonio monetario delle pubbliche amministrazioni presenti sul territorio nazionale (Stato, Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane, aziende sanitarie e così via). La principale fonte di approvvigionamento di tali entità territoriali (e non) è data dalla riscossione delle imposte.

Nel dettaglio, si utilizza l’aggettivo “pubblico” perché i soldi che derivano dalla comunità devono ritornare ad essa nella forma dei servizi (pensa, ad esempio, all’istruzione scolastica, ai mezzi di trasporto o al sistema sanitario). Infatti, i guadagni ottenuti con le tasse non appartengono alla pubblica amministrazione (non sono, dunque, privati), ma devono essere indirizzati al soddisfacimento dei bisogni di coloro che risiedono stabilmente sul territorio italiano. Si crea così un circolo virtuoso all’interno del quale chi ha una maggiore possibilità economica è chiamato a contribuire più degli altri: si parla, in tal caso, del principio di progressività del sistema tributario.

La difficoltà che, però, si è verificata sta nel fatto che molto spesso tale cerchio perfetto è stato spezzato dalle condotte poco sane di alcuni soggetti; esse si sono inserite nel circuito del denaro e ne hanno deviato il percorso verso altre strade. L’esempio tipico è quello della corruzione, ma si può pensare anche alla cattiva gestione delle risorse, allo spreco (pensa alle grandi opere costate milioni di euro e rimaste incomplete), al peculato (il reato di sottrazione indebita di denaro da parte di chi ne ha la disponibilità per ragioni del suo ufficio – esempio tipico è quello del pubblico funzionario) o al furto. In questi casi, quindi, la pubblica amministrazione non solo ha speso molto di più di quanto ha guadagnato, ma soprattutto ha impiegato male il denaro pubblico e, così facendo, ha danneggiato la popolazione che non ha potuto godere dei servizi previsti per legge.

Le diverse tipologie di tasse

Le tasse, tecnicamente, sono le somme di denaro pagate dagli italiani per contribuire alle spese delle amministrazioni centrali o locali.

Le tipologie di imposte presenti nel nostro Paese, ahimè, sono tantissime. Una differenza schematica può essere fatta tra:

  • tasse dirette (si applicano sul patrimonio e sul reddito della persona; emblematica è l’irpef) e tasse indirette (fanno riferimento a specifiche procedure come il trasferimento di proprietà di un bene; esempio tipico è l’imposta sulle successioni o sulle donazioni);
  • tasse nazionali (dovute da tutti i cittadini presenti sul territorio italiano) e tasse locali (sono riscosse dai singoli enti territoriali ed entrano a fare parte del loro patrimonio);
  • tasse generali (si riferiscono a un generale settore produttivo; pensa ad esempio all’imposta che colpisce il settore automobilistico nel suo complesso) e tasse speciali (si applicano soltanto ad alcune aree della vita economica; pensa ad esempio all’imposta su specifiche tipologie di automobili);
  • tasse fisse (hanno un ammontare prestabilito; pensa, ad esempio, all’imposta di registro da versare all’agenzia delle entrate) e tasse variabili (sono caratterizzate da aliquote che variano sulla base del reddito personale; pensa, ad esempio, all’imu).

Spesa pubblica: che cos’è?  

I tributi presentano due facce della stessa medaglia: da un lato vi è l’incasso e, dall’altro, la spesa pubblica. In altri termini, ciò che viene ricevuto deve essere immediatamente impiegato in servizi essenziali.

L’espressione “spesa pubblica” ha un preciso significato nel nostro ordinamento giuridico: essa indica il complesso delle risorse finanziarie pubbliche (e, quindi, dei soldi dei cittadini) impiegate dalle amministrazioni per il corretto funzionamento dell’apparato statale e territoriale.

La gestione di tali fonti non è libera, ma è vincolata dalle disposizioni costituzionali: infatti, lo Stato deve evitare forme di indebitamento in quanto è tenuto a garantire il pareggio di bilancio, ossia l’equilibrio tra entrate ed uscite; esso deve prendere in considerazione anche il verificarsi di eventuali periodi negativi del ciclo economico. A tal fine, ogni anno (entro il 31 dicembre) le Camere adottano la famosa legge di bilancio, ossia un documento contabile di previsione (per i mesi futuri) elaborato sulla base del rendiconto consuntivo presentato dal Governo.

Il ricorso al debito, negato come regola generale, almeno sulla carta, è consentito soltanto se è autorizzato dal Parlamento e nella misura in cui ha il fine di fronteggiare gli eventi avversi del sistema economico: sappiamo, però, per esperienza diretta, che negli ultimi anni si è fatto largamente uso a tale procedura.

Il bilancio approvato dal Parlamento, come ogni altra legge dello Stato, deve assolvere a esigenze di trasparenza e, quindi, deve essere pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

Infine, secondo la nostra Costituzione, la legge (anche diversa dal bilancio) non può prevedere nuovi oneri o inasprire quelli già esistenti se non individua i mezzi necessari a farvi fronte.



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