Diritto e Fisco | Articoli

Cassa integrazione senza accordo sindacale

6 Luglio 2020
Cassa integrazione senza accordo sindacale

Nella gestione delle crisi aziendali e degli ammortizzatori sociali, la legge affida ai sindacati un ruolo di controllo molto importante.

In questi giorni, anche a causa delle conseguenze disastrose sull’economia determinate dall’emergenza epidemiologica da Covid-19, si è tornati a parlare moltissimo di ammortizzatori sociali. Il nostro ordinamento prevede, infatti, degli strumenti di sostegno alle imprese e ai lavoratori in particolari momenti di crisi dell’azienda. L’obiettivo degli ammortizzatori sociali è consentire alle imprese di recuperare il proprio regime normale di attività senza tagliare il personale. Un ruolo molto importante nell’accesso a questi strumenti è svolto dai sindacati.

È sempre necessario il consenso del sindacato o è possibile anche attuare la cassa integrazione senza accordo sindacale? Come vedremo l’intensità del ruolo del sindacato nel vasto panorama degli ammortizzatori sociali dipende dalla tipologia di strumento cui l’azienda intende accedere.

Cosa sono gli ammortizzatori sociali?

Nel nostro ordinamento si realizza quella che si suole definirsi economia sociale di mercato. Ciò significa che lo Stato, da un lato, riconosce la libertà di impresa e l’economia di mercato e, dall’altro lato, prevede che, in ogni caso, le libertà economiche non possano arrecare un danno alla dignità sociale.

Ne deriva un sistema socio-economico in cui si cerca di trovare un bilanciamento tra le esigenze dell’impresa e i diritti dei lavoratori. In questo quadro, si inseriscono gli ammortizzatori sociali, vale a dire, degli strumenti con i quali le difficoltà della singola impresa vengono socializzate e messe a carico della collettività.

In particolare, ricorrendo all’ammortizzatore sociale, l’impresa può ottenere un immediato risparmio sul costo del lavoro senza ricorrere a licenziamenti e avere il tempo necessario per risolvere le problematiche che hanno generato la difficoltà aziendale.

Che cos’è la cassa integrazione?

L’ammortizzatore sociale per eccellenza è la cassa integrazione. Nel nostro ordinamento, si distinguono varie tipologie di cassa integrazione a cui possono accedere le imprese a seconda del settore merceologico in cui operano e del numero dei dipendenti addetti.

In particolare, possiamo distinguere:

  • Cassa integrazione guadagni ordinaria (Cigo) che si applica, in particolare, alle aziende del settore industriale [1];
  • Cassa integrazione guadagni straordinaria (Cigs) che si applica, in particolare, alle aziende del turismo e del commercio nonché alle aziende del trasporto aereo e alle aziende che operano nell’ambito della ristorazione collettiva [2];
  • Fondo di integrazione salariale (Fis) istituito presso l’Inps al quale sono assicurate le imprese che non rientrano nei due predetti ammortizzatori sociali;
  • fondi di integrazione salariale bilaterali, costituiti nell’ambito dell’autonomia contrattuale delle parti firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro.

Le predette tipologie di cassa integrazione presentano numerose differenze ma, sul piano sostanziale, il meccanismo di funzionamento della cassa integrazione è sempre lo stesso.

In particolare, attivando la cassa integrazione, l’azienda può sospendere del tutto o ridurre l’orario di lavoro dei propri dipendenti ottenendo, dunque,un immediato risparmio sul costo della manodopera. Infatti durante la sospensione o la riduzione di orario l’azienda non deve erogare ai lavoratori la retribuzione relativa alle ore di lavoro non prestate nè gli istituti riflessi (ferie, permessi retribuiti, ratei di tredicesima e quattordicesima) fatta eccezione per il Tfr.

La cassa integrazione interviene ad integrare la retribuzione persa dei lavoratori al fine di tutelare il loro reddito reale.

Cassa integrazione: quanto spetta ai dipendenti?

Il trattamento di integrazione salariale erogato dall’Inps a favore dei lavoratori il cui rapporto di lavoro sia stato sospenso a zero ore o abbia subito una riduzione di orario di lavoro ammonta, al massimo, all’80% della retribuzione persa dal lavoratore a causa della sospensione o riduzione di orario. Esiste, tuttavia, un tetto massimo, detto massimale, erogabile mensilmente al lavoratore a titolo di cassa integrazione.

Il massimale non è un importo fisso nel tempo ma varia di anno in anno in quanto viene aggiornato sulla base della variazione dell’inflazione registrata dall’Istat.

Nel 2020 [3] i valori del massimale della cassa integrazione sono i seguenti:

  • dipendenti con una retribuzione lorda mensile inferiore o pari ad euro 2.159,48 (inclusi i ratei di tredicesima e quattordicesima): euro 998,18 lordi che, al netto della trattenuta previdenziale dello 5,84%, equivalgono ad euro 939,89 (dai quali va poi dedotto l’Irpef);
  • dipendenti con retribuzione lorda mensile superiore ad € 2.159,48 (inclusi i ratei di tredicesima e quattordicesima): euro 1.199,72 lordi che, al netto della trattenuta previdenziale dello 5,84%, equivalgono ad euro 1.129,66.

La cassa integrazione, in linea generale, viene anticipata dal datore di lavoro alle normali scadenze del periodo di paga, direttamente in busta paga.

Successivamente, come avviene per altre prestazioni Inps come gli assegni per il nucleo familiare, la malattia, la maternità, etc., il datore di lavoro porta in compensazione le somme anticipate con i contributi previdenziali dovuti all’Inps. In alcuni casi, tuttavia, è previsto il pagamento diretto da parte dell’Inps direttamente al lavoratore del trattamento di integrazione salariale.

Ciò, avviene, in particolare, quando l’azienda fa una esplicita richiesta in tal senso. La richiesta deve essere sorretta da comprovate ragioni di carattere economico-finanziario. Si deve dare evidenza, in particolare, di una sofferenza nella liquidità.

In alcuni casi, come ad esempio nella cassa integrazione in deroga introdotta per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19, il pagamento diretto da parte dell’Inps costituisce, invece, la regola generale.

Nei casi di pagamento diretto è l’Inps ad accreditare la cassa integrazione direttamente sul conto corrente del lavoratore.

Per poter effettuare i conteggi e calcolare l’importo spettante al dipendente a titolo di cassa integrazione l’Inps ha, tuttavia, bisogno di tutta una serie di dati che il datore di lavoro provvede, mensilmente, ad inviare all’ente previdenziale attraverso il cosiddetto modello SR41.

Cassa integrazione: il ruolo del sindacato

Un’altra caratteristica delle varie tipologie di cassa integrazione è il coinvolgimento, più o meno intenso, del sindacato. La gran parte delle casse integrazioni (Cigo, Cigs per crisi aziendale, Cigs per riorganizzazione aziendale, assegno ordinario erogato dal Fis) prevedono la necessità di esperire, prima di fare domanda di accesso allo strumento di integrazione salariale, una procedura di informazione e consultazione sindacale.

La procedura viene avviata dall’impresa inviando alle rappresentanze sindacali interne e alle organizzazioni sindacali territoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale una comunicazione preventiva con cui l’azienda dichiara la volontà di accedere all’ammortizzatore sociale, il numero dei dipendenti coinvolti, le ragioni che rendono necessaria questa scelta, le misure sociali adottate, la durata del periodo di sospensione o riduzione dell’attività di lavoro. Successivamente, con le diverse tempistiche previste per le singole tipologie di cassa integrazione, i sindacati possono chiedere che si svolga un esame congiunto della situazione.

Esaurito il termine della procedura, l’azienda potrà procedere alla domanda di fruizione della cassa integrazione. In questo caso, è dunque possibile accedere alla cassa integrazione anche senza la sottoscrizione di un accordo sindacale in quanto l’azienda deve limitarsi ad una mera informativa. Ciò non toglie, che nell’ambito dell’autonomia tra le parti, azienda e sindacati possano addivenire ad un accordo benché non necessario per procedere alla domanda di cassa integrazione.

Cassa integrazione: quando l’accordo sindacale è obbligatorio

Come abbiamo detto, nella gran parte dei casi, la cassa integrazione non richiede il raggiungimento di un accordo sindacale come precondizione necessaria per l’accesso al trattamento di integrazione salariale. Tuttavia, il raggiungimento dell’accordo sindacale può essere, in ogni caso, consigliabile al fine di garantire una ordinata e condivisa gestione dell’ammortizzatore sociale in azienda.

Sono frequenti, infatti, i contenziosi tra lavoratori e aziende relativi ai criteri adottati dall’azienda nella scelta dei lavoratori da sospendere e nella rotazione dei lavoratori a cui, invece, l’orario di lavoro è stato meramente ridotto.

L’assenso del sindacato è, quindi, sicuramente un valore aggiunto. Inoltre, occorre notare che per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da Covid-19 il decreto “Cura Italia” [4] ha introdotto, tra le varie tipologie di ammortizzatori sociali utilizzabili per la gestione dell’emergenza, una speciale ipotesi di cassa integrazione in deroga per Covid-19.

In questo caso, la disposizione legislativa prevede che, i datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti, debbano allegare alla domanda di cassa integrazione in deroga l’accordo sindacale che pare, dunque, costituire un presupposto essenziale per poter accedere al trattamento di integrazione salariale. Sull’obbligatorietà dell’accordo sindacale per l’accesso alla cassa in deroga, in ogni caso, vi sono opinioni contrastanti e non è ancora stata fatta del tutto chiarezza.

L’accordo sindacale è, invece, sempre necessario per porre in essere un contratto di solidarietà.

In questo caso, infatti, l’accordo sindacale è il punto di partenza per l’accesso all’integrazione salariale in quanto il contratto di solidarietà è, per sua stessa natura, un accordo sindacale tra azienda e lavoratori con il quale si decide, per evitare di procedere con una riduzione del personale, di ridurre a tutto il personale l’orario di lavoro per un determinato periodo di tempo.


note

[1] Art. 10 D. Lgs. 148/2015.

[2] Art. 20 D. Lgs. 148/2015.

[3] Inps Circolare n. 20/2020.

[4] Art. 19 D.L. 18/2020.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube