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Accusare l’amministratore di condominio è reato?

12 Aprile 2020
Accusare l’amministratore di condominio è reato?

Diffamazione da parte degli inquilini dell’edificio nei confronti del capo condomino: quando scatta l’illecito penale. 

Chi è attento, avrà notato che il titolo di questo articolo non è «accusare senza prove l’amministratore di condominio è reato», né «diffamazione in assemblea condominiale». Ci siamo, invece, interrogati chiedendoci se accusare l’amministratore di condomino è reato. Una domanda retorica, si potrà pensare, ma sulla quale è bene prestare molta attenzione.

Avremmo potuto scrivere subito che «parlare male dell’amministratore di condominio è reato, tanto nell’ipotesi in cui sia responsabile, quando – a maggior ragione – in cui non lo sia». Ma sarebbe stato un titolo troppo lungo (Google suggerisce titoli di non più di 60 caratteri») ed avremmo anticipato tutto il contenuto della sentenza che qui vogliamo commentare. Una sentenza della Cassazione di qualche giorno fa [1], sulla quale vogliamo soffermarci. 

Perché mai è così importante tale pronuncia? Perché tutti abbiamo detto – confidandoci con quelli che riteniamo i vicini “alleati” – ciò che pensiamo dell’amministratore di condominio e non sempre queste parole sono lusinghiere. Qui, la precauzione: in condominio anche i muri hanno le orecchie e, spesso, le persone hanno una doppia faccia o la bocca troppo lunga. Ecco che allora è facile che le parole volino con il vento.

«La calunnia è un venticello» diceva Rossini, ed anche se – in termini giuridici – qui, non parliamo di calunnia ma di diffamazione, è bene sapere che per questo reato bastano le semplici chiacchiere in condominio, sulle scale, sul pianerottolo e, ovviamente, nel pieno della riunione condominiale.

Bando alle ciance e ai preamboli, preoccupiamoci di spiegare perché e quando accusare l’amministratore di condomino è reato.

Diffamazione amministratore di condominio 

Innanzitutto, è bene chiarire che dare del ladro all’amministratore o dirgli che è un imbroglione, un buono a nulla o un ignorante non costituisce reato se ci si rivolge direttamente a lui. Non importa se altre persone ascoltano. Il punto è che si tratterebbe di una ingiuria e questa non è più reato, è un illecito civile a fronte del quale l’amministratore dovrebbe agire con una azione di risarcimento del danno, anticipando i costi. E non tutti amano mettere mano al portafogli per recuperare un indennizzo che, a volte, è meno elevato della parcella del proprio avvocato.

Discorso diverso è quando non ci si rivolge al diretto interessato ma ad altre persone: in quel caso, parlare male di chicchessia – con o senza prove – è reato di diffamazione. Così, anche se si ha la certezza di una cattiva amministrazione condominiale, non c’è “ma” che tenga: il colpevole delle brutte parole può essere querelato e condannato penalmente. 

L’importante – ed è qui l’aspetto cruciale del reato – è che le chiacchiere, ovunque fatte, avvengano alla presenza di almeno due persone. Due persone che possono essere gli stessi inquilini dello stabile o anche terzi. Addirittura, secondo la giurisprudenza, il reato scatta anche quando si parla singolarmente con più persone, in momenti diversi (oggi con uno, domani con un altro, ecc.) ma negli stessi termini. Insomma, andare a mettere in giro voci secondo cui l’amministratore di condominio è responsabile di una gestione poco chiara è reato. Anche con i conti alla mano.

Se si hanno le prove di un illecito, infatti, non ci si può fare giustizia da sé – comportamento che, come detto, è vietato dal codice penale – ma bisogna tutt’al più procedere in via giudiziale, chiedendo la revoca del capo condomino e, se del caso, denunciandolo alla Procura della Repubblica.

Accuse in pubblico all’amministratore di condominio 

Di qui, il principio sancito dalla Cassazione: risponde del reato di diffamazione chi accusa l’amministratore di condominio, con o senza alcuna prova, di una gestione poco chiara dei soldi. In questo caso, l’amministratore era stato accusato di essersi appropriato di parte della liquidità per saldare i propri debiti.

Gli Ermellini hanno spiegato che le frasi pronunciate alla presenza di più persone, con le quali l’amministratore di un condominio viene tacciato di illecita appropriazione del denaro a lui versato dai condomini al fine di far fronte a debiti personali o impiegarli in viaggi, in assenza di qualsivoglia elemento attestante la veridicità di quanto affermato, integrano senz’altro il delitto di diffamazione.

Ciò anche perché, aggiunge la Suprema corte, scansione del procedimento da seguire in tema di accertamento della punibilità dell’imputato a titolo di diffamazione implica, in primo luogo, la valutazione diretta a stabilire se il contenuto della comunicazione rivolta a più persone rechi in sé la portata lesiva della reputazione altrui, che costituisce l’elemento tipico del reato contestato. Una volta stabilito il concorso degli elementi costitutivi del delitto di diffamazione, l’attenzione del giudice può spostarsi a verificare se vi sia la possibilità di assolvere il responsabile ai sensi dell’art. 51 cod. pen. in quanto nell’esercizio del proprio diritto di critica.

Ebbene, per non essere puniti sono necessari tre requisiti: 

  • la verità delle affermazioni, 
  • l’interesse alla notizia; 
  • la continenza della notizia, ossia un’esposizione formale pacata che non si rivolga in una invettiva gratuita contro l’altrui moralità. Dire «l’amministratore sta sbagliando i calcoli e sta sottraendo soldi alle casse del condominio» è un conto; dire invece «l’amministratore è un ladro farabutto un’altra».

note

[1] Cass. sent. n. 11913 del 10.04.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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