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Controlli a distanza: ultime sentenze

21 Maggio 2020
Controlli a distanza: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: videosorveglianza dei dipendenti; controllo delle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa; tutela di beni aziendali; minima interferenza nella privacy dei lavoratori; installazione di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dei lavoratori; violazione delle garanzie sui controlli a distanza.

La videosorveglianza dei dipendenti

È lecita la videosorveglianza dei dipendenti, sospettati di essere infedeli ai loro doveri nei confronti del datore per aver commesso gravi irregolarità sul lavoro, se finalizzata alla tutela dei beni aziendali e degli interessi del datore, purché siano rispettati pochi e tassativi criteri (tra cui consenso informato, garanzie contro gli abusi, minima interferenza nella privacy dei lavoratori) ed i lavoratori siano stati preavvertiti di questo controllo a distanza.

Corte europea diritti dell’uomo sez. grande chambre, 17/10/2019, n.1874

Il controllo a distanza delle attività dei lavoratori

Ai sensi del comma 3 dell’art. 4 St. lav. la utilizzabilità dei dati raccolti attraverso gli strumenti di controllo a distanza ovvero attraverso gli strumenti di cui al comma 2 per tutte le finalità connesse al rapporto di lavoro è subordinata alla condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità di uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli. Non può essere considerata idonea a tali fini la dicitura, generica e tautologica, contenuta nel contratto di lavoro di essere a conoscenza delle norme disciplinari relative al rapporto.

Tribunale Pescara, 25/10/2017

Mancato accordo con le rappresentanze sindacali

Integra il reato previsto dall’art. 4 dello Statuto dei lavoratori (l. 20 maggio 1970, n. 300) l’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, la stessa sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti.

(In motivazione, la Corte ha osservato che la tutela penale è rivolta alla salvaguardia di interessi collettivi, la cui regolamentazione è affidata alle rappresentanze sindacali o, in subordine, ad un organo pubblico, in luogo dei lavoratori “uti singuli”, il cui consenso, a causa della posizione di svantaggio rivestita quali soggetti deboli del rapporto di lavoro, non assume alcun rilievo esimente) .

Cassazione penale sez. III, 10/04/2018, n.38882

Possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori

Gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali.

In alternativa, nel caso di imprese con unità produttive ubicate in diverse province della stessa regione ovvero in più regioni, tale accordo può essere stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

In mancanza di accordo, gli impianti e gli strumenti di cui al primo periodo possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro o, in alternativa, nel caso di imprese con unità produttive dislocate negli ambiti di competenza di più sedi territoriali, della sede centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Corte appello Perugia sez. lav., 30/09/2019, n.188

Videoriprese sul luogo di lavoro: condizioni di legittimità

Circa la questione delle riprese video sul luogo di lavoro, non si registra alcuna violazione qualora la telecamera in questione non consenta (come emerge dalla semplice visione dei filmati) in alcun modo il controllo delle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa (essendo direzionata verso l’uscita dello stabilimento ed il parcheggio antistante) e considerato  che in tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, st.lav., l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa, né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori.

Tribunale Ravenna sez. lav., 19/02/2019, n.55

Condizioni di utilizzabilità delle informazioni raccolte

In tema di controlli a distanza eseguito dal datore di lavoro, ai sensi dell’art. 4 comma 2 l. n. 300/1970, l’uso delle informazioni raccolte (a tutti i fini connessi al rapporto di lavoro e quindi anche ai fini disciplinari) è condizionato all’informativa del dipendente in ordine alla effettuazione dei controlli e che tale informativa deve rispondere ai requisiti di specificità richiesti dal codice della privacy.

Tribunale Padova sez. lav., 22/01/2018

Installazione di sistema di videosorveglianza: quando è reato?

Integra il reato previsto dall’art. 4 st. lav. (l. 20 maggio 1970, n. 300) l’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori, anche quando, in mancanza di accordo con le rappresentanze sindacali aziendali e di provvedimento autorizzativo dell’autorità amministrativa, la stessa sia stata preventivamente autorizzata per iscritto da tutti i dipendenti.

(In motivazione, la Corte ha osservato che la tutela penale è rivolta alla salvaguardia di interessi collettivi, la cui regolamentazione è affidata alle rappresentanze sindacali o, in subordine, ad un organo pubblico, in luogo dei lavoratori “uti singuli”, il cui consenso, a causa della posizione di svantaggio rivestita quali soggetti deboli del rapporto di lavoro, non assume alcun rilievo esimente).

Cassazione penale sez. III, 15/07/2019, n.50919

Controllo del lavoratore per la tutela del patrimonio aziendale 

In tema di controllo del lavoratore, non è soggetta alla disciplina dell’art. 4, comma 2, legge n. 300 del 1970, l’installazione di impianti ed apparecchiature di controllo poste per esigenze organizzative e produttive o a tutela del patrimonio aziendale dalle quali non derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività lavorativa né risulti in alcun modo compromessa la dignità e riservatezza dei lavoratori.

Cassazione civile sez. lav., 05/07/2018, n.17685

Videosorveglianza dei dipendenti: prove nel processo penale

I risultati delle videoriprese effettuate per mezzo di telecamere installate dal datore di lavoro allo scopo di effettuare un controllo, all’interno del luogo di lavoro, a beneficio del patrimonio aziendale messo a rischio da possibili comportamenti infedeli dei dipendenti, sono utilizzabili, ai fini probatori, nel processo penale nei confronti di un imputato che sia un dipendente dell’azienda. In tal caso, infatti, non si rientra nella fattispecie del “controllo a distanza” dell’attività dei lavoratori, vietato in assenza delle garanzie procedurali di cui all’art. 4 st. lav., ma in quella dei c.d. “controlli difensivi” finalizzati alla tutela del patrimonio aziendale, rispetto ai quali non si giustifica l’esistenza di un divieto probatorio.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha confermato la condanna per appropriazione indebita inflitta all’imputato sulla base di un quadro probatorio costituito da dichiarazioni testimoniali e videoriprese, ritenute pienamente utilizzabili dal giudice di merito, effettuate da una telecamera installata all’interno del luogo di lavoro).

Cassazione penale sez. II, 30/11/2017, n.4367

Licenziamento: controlli a distanza dell’attività dei lavoratori 

In tema di licenziamento, posto che la novella sui controlli a distanza ha escluso il divieto in linea di principio dell’uso d’impianti per il controllo a distanza, ma ha posto limiti rigorosi alle modalità del suo svolgimento, sono inutilizzabili a fini disciplinari le informazioni raccolte dall’account di posta aziendale in uso al lavoratore, qualora quest’ultimo non sia stato adeguatamente informato delle modalità di espletamento dei controlli.

Tribunale Roma sez. lav., 13/06/2018

Computer aziendale in dotazione al dipendente: può essere controllato?

In tema di licenziamento, va esclusa la violazione delle garanzie sui controlli a distanza qualora il datore di lavoro, con verifica informatica ex post, per giunta in base ad autorizzazione scritta del lavoratore, indirizzi il controllo all’esclusivo fine di accertare specifiche mancanze del lavoratore nell’uso del computer aziendale per finalità extralavorative (nella specie, era emerso che il dipendente abitualmente era intento al free-cell, il gioco del solitario al computer).

Cassazione civile sez. lav., 28/05/2018, n.13266

Adempimento delle prestazioni lavorative: potere di controllo dell’imprenditore

Le norme di cui agli art. 2 e 3 l. 300\1970 non escludono il potere dell’imprenditore, ai sensi degli artt. 2086 e 2104 cod. civ., di controllare direttamente o mediante la propria organizzazione gerarchica l’adempimento delle prestazioni lavorative e quindi di accertare mancanze specifiche dei dipendenti, già commesse o in corso di esecuzione, e ciò indipendentemente dalle modalità del controllo, che può legittimamente avvenire anche occultamente, senza che vi ostino ne’ il principio di correttezza e buona fede nell’esecuzione dei rapporti, ne’ il divieto di cui all’art. 4 della stessa legge n. 300 del 1970, riferito esclusivamente all’uso di apparecchiature per il controllo a distanza.

Tribunale Vicenza sez. II, 12/02/2018, n.435


4 Commenti

  1. IL datore di lavoro può controllare i distanza i lavoratori? Ho letto che in alcuni casi il capo può puntare la telecamera sui dipendenti. Io non so se è giusto. Cioè dove mettiamo la privacy? Che fine fa? Poi, una persona magari può sentirsi a disagio con la videocamera puntata addosso. Uno non si sente tranquillo di lavorare serenamente. quindi volevo capire quali sono le condizioni per il controllo dei lavoratori

    1. Il lavoratore può essere controllato con telecamere e videosorveglianza, ma nel rispetto di chiari e rigorosi limiti in assenza dei quali le informazioni comunque raccolte non possono essere utilizzate. Partiamo da cosa dice la legge in merito agli strumenti di controllo a distanza sui dipendenti. Il datore di lavoro può utilizzare impianti audiovisivi e altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori esclusivamente:
      per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale (cosiddetti controlli difensivi);
      previa adeguata informazione al lavoratore delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli. Sono pertanto vietate le telecamere installate a insaputa dei dipendenti, anche se per evitare che questi possano rubare o commettere altri crimini. L’informativa deve essere chiara e affissa sulle pareti del luogo di lavoro. In caso contrario, i risultati delle riprese non possono essere utilizzati né in eventuali procedimenti disciplinari né nel processo penale;
      nel rispetto del Codice Privacy;
      con il consenso dei sindacati o, in mancanza, dietro autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro.
      L’installazione di un sistema di videosorveglianza potenzialmente in grado di controllare a distanza l’attività dei lavoratori senza il preventivo accordo sindacale (o senza l’autorizzazione amministrativa) ma con il consenso dei lavoratori integra il reato di violazione del divieto di controlli a distanza sui lavoratori. La violazione si configura anche nel caso di telecamere finte montate a scopo esclusivamente dissuasivo.

  2. Ma si può far pedinare un lavoratore? Cioè, un superiore può assumere un investigatore privato per seguire il dipendente? Penso ad esempio ai casi in cui ci sono i furbetti del cartellino che anziché andare a lavorare vanno a prendersi il caffè, a fare la spesa e i porci comodi loro. Cioè, il datore di lavoro ha diritto di verificare cosa va a fare il lavoratore?

    1. All’interno del luogo di lavoro, il datore non può eseguire controlli sui dipendenti né con il proprio personale, né con personale esterno. Le guardie giurate – che possono essere impiegate solo per tutelare il patrimonio aziendale da eventuali crimini (si pensi ai furti) – non possono accedere ai locali ove si svolge l’attività lavorativa e, pertanto, non possono contestare ai dipendenti azioni o fatti diversi da quelli relativi alla tutela del patrimonio aziendale stesso. Tanto è stabilito dallo Statuto dei lavoratori; la norma, come è evidente che sia, si estende anche agli investigatori privati usati per controllare l’attività lavorativa, i quali devono pertanto ritenersi del tutto vietati.
      Investigazioni sui dipendenti fuori dall’azienda: quando sono consentiti
      La Cassazione ha specificato che l’impiego dei detective privati fuori dall’azienda, quando l’orario di lavoro è terminato, è del tutto lecito e ammesso dalla legge. Esso infatti non si risolve in un controllo sulla prestazione lavorativa del dipendente che è ciò che lo Statuto dei lavoratori vuole evitare. L’impiego di investigatori all’esterno dell’azienda, quando i compiti giornalieri sono ormai ultimati, non costituisce una violazione della privacy anche se i pedinamenti e gli appostamenti avvengono in forma segreta o con l’ausilio di apparecchiature per il controllo a distanza (purché, ovviamente, non nei luoghi di privata dimora). I controlli eseguiti dalle agenzie investigative sui lavoratori sono ritenuti leciti dalla giurisprudenza anche se occulti o se posti fuori dall’azienda, con il solo limite di non poter invadere la privata dimora dell’interessato. In quella, a tutto voler concedere, può entrare solo il medico fiscale nel corso della visita di controllo.

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