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Il conducente può testimoniare?

12 Aprile 2020
Il conducente può testimoniare?

In un incidente stradale, chi può testimoniare per stabilire di chi è la colpa?

Quando si verifica un incidente stradale, una delle prove principali nel processo rivolto a ottenere il risarcimento del danno dall’assicurazione è costituita dalla testimonianza. Le dichiarazioni dei testimoni oculari – in assenza di altri elementi determinanti per comprendere le ragioni dei soggetti coinvolti – diventano infatti essenziali per determinare le responsabilità nello scontro. 

Ci si chiede spesso se il conducente può testimoniare. Premesso che le parti in causa non possono mai essere assunte come testimoni (in quanto dirette interessate all’esito favorevole del giudizio), quali sono le ipotesi in cui il guidatore potrebbe essere ascoltato dal giudice? 

Un caso tipico è quello del passeggero che, avendo riportato lesioni fisiche, abbia chiesto l’indennizzo all’assicurazione e questa glielo abbia negato o lo abbia riconosciuto in misura inferiore rispetto alle aspettative. 

Una seconda ipotesi in cui è lecito chiedersi se il conducente può testimoniare si verifica quando l’auto incidentale è di proprietà di un’altra persona e dallo scontro non siano derivati danni fisici: in questo caso, il processo viene intentato dal proprietario contro la propria compagnia per farsi riparare il veicolo; questi pertanto potrebbe chiedere la testimonianza di chi era al volante affinché riferisca al giudice ciò che ha visto. 

Per verificare se il conducente può testimoniare bisogna rifarsi alle sentenze più recenti della Cassazione che hanno affrontato tale tema. Ma procediamo con ordine.

Chi può testimoniare in un incidente stradale?

In generale, può testimoniare in una causa – e quindi anche in un processo avente ad oggetto il risarcimento da sinistro stradale – chiunque abbia assistito personalmente al fatto e non abbia un interesse personale all’esito del giudizio. Lo stabilisce chiaramente l’articolo 246 del Codice di procedura civile.

Secondo la Cassazione è incapace chi ha un «interesse che può legittimare la partecipazione alla causa».

Ad esempio non ha potere di testimoniare il terzo automobilista rimasto coinvolto nell’incidente [1]. 

Sempre secondo la Suprema Corte, non può testimoniare il passeggero nel giudizio tra il conducente e il responsabile. La vittima chiamata a deporre, infatti, potrebbe vantare in tal caso un interesse rilevante all’esito della lite, tale da giustificarne l’intervento, quand’anche abbia già ottenuto il risarcimento [2]. Dunque, stando a questo orientamento, nei giudizi sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione stradale il terzo trasportato (ossia il passeggero all’interno del veicolo) non può testimoniare a favore del conducente, è cioè – come si dice tecnicamente – sempre incapace a deporre.

Quando il conducente può testimoniare?

Secondo una recente sentenza della Cassazione [3], nella causa instaurata dal passeggero contro l’assicurazione del conducente, non sono incapaci a testimoniare i soggetti coinvolti nel sinistro, ivi compreso il conducente stesso, ma solo a condizione che la compagnia non abbia messo in discussione l’esistenza dell’incidente.  

Sabrina sta guidando la propria macchina trasportando con sé l’amica Livia ad una festa. Si verifica un incidente stradale e Livia chiede il risarcimento all’assicurazione di Sabrina. La compagnia le liquida un danno minimo. Sicché la danneggiata inizia una causa. In questa ipotesi Sabrina può essere chiamata a testimoniare in favore dell’amica.

Altra ipotesi in cui il conducente può testimoniare è quando sia soggetto diverso dal proprietario dell’auto e quest’ultimo intraprenda un giudizio contro l’assicurazione per ottenere il rimborso delle spese per la riparazione del mezzo.

Antonio presta la propria macchina al nipote Giancarlo. Giancarlo fa un incidente nel corso del quale non riporta lesioni. Tuttavia il paraurti dell’auto viene danneggiato. Antonio fa causa alla propria assicurazione che gli ha negato il risarcimento chiamando a testimoniare Giancarlo.

In quest’ultima ipotesi, il conducente non potrebbe invece testimoniare se dovesse avere riportato delle ferite personali. Egli infatti sarebbe potenzialmente interessato all’esito del giudizio intrapreso dal proprietario del veicolo: se questi infatti dovesse vincere, dimostrando l’altrui responsabilità per lo scontro, il guidatore potrà ottenere più facilmente il risarcimento per le lesioni patite.

Il conducente invece non può testimoniare nel processo da questi stessi intrapreso contro l’assicurazione in quanto parte in causa. 

Che succede se non si può stabilire di chi è la responsabilità?

In assenza di prove – anche testimoniali – sulla responsabilità dell’incidente si applica il cosiddetto concorso di colpa, sicché entrambi gli automobilisti saranno risarciti al 50%, senza alcun aumento della classe di bonus/malus della polizza assicurativa.

Come infatti chiarito dalla giurisprudenza, in mancanza di qualsiasi elemento di prova in ordine alla condotta di guida del conducente al momento del sinistro, ed in presenza di scarne dichiarazioni testimoniali in ordine alla condotta di guida dell’altro deve presumersi che ciascuno dei due conducenti abbia parimenti concorso al verificarsi del sinistro.

Conducente testimone: ultime sentenze

Causa instaurata dal terzo trasportato mediante azione diretta: testimonianza dei soggetti coinvolti nel sinistro

Prova testimoniale civile – Esame dei testi – Risposte dei testi – Apprezzamenti e pareri — Azione diretta ex art. 141 del d.lgs. n. 209 del 2005 del terzo trasportato – soggetti coinvolti nell’incidente – Capacità a testimoniare – Configurabilità – condizioni – fattispecie.

Nella controversia instaurata dal terzo trasportato mediante azione diretta ex art. 141 del d.lgs. n. 209 del 2005 non sono incapaci a testimoniare i soggetti coinvolti nel sinistro, ove la compagnia di assicurazioni del trasportante, chiamata a risarcire direttamente il terzo trasportato, non abbia messo in discussione l’incidente quanto al suo reale accadimento in danno dell’attore. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che aveva dichiarato l’incapacità dei testi per il solo fatto che erano parti coinvolte nel sinistro, senza comparare il loro interesse al giudizio con quello dell’attrice, terza trasportata, correlato al solo onere di provare la riconducibilità causale delle lesioni lamentate all’occorso, per essere il sinistro indiscusso quanto al suo accadimento).

Cassazione civile sez. III, 18/01/2019, n.1279

Incapacità a testimoniare della vittima del sinistro stradale: attualità dell’interesse ad intervenire

Un soggetto trasportato che ha subito danni in seguito ad un sinistro stradale è ritenuto sempre incapace a testimoniare, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., nel giudizio intercorrente tra il conducente e il terzo responsabile. La vittima chiamata a deporre, infatti, è in tal caso astrattamente titolare di un interesse giuridicamente rilevante all’esito della lite, tale da giustificarne l’intervento, quand’anche abbia già ottenuto il risarcimento.

Cassazione civile sez. VI, 17/07/2019, n.19121

Nei giudizi sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione stradale il terzo trasportato è incapace a deporre

Nei giudizi sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione stradale il terzo trasportato è incapace a deporre, ai sensi dell’art. 246 c.p.c., quando abbia riportato danni in conseguenza del sinistro.

Cassazione civile sez. VI, 17/07/2019, n.19121

Testimonianza del conducente in favore del proprietario dell’auto

In tema di sinistri stradali, il conducente di un veicolo rimasto danneggiato, non ha un interesse personale, concreto e attuale a intervenire nel giudizio promosso dal proprietario del veicolo nei confronti del danneggiante, nel caso in cui quest’ultimo non abbia proposto domanda riconvenzionale, e non può essere, di conseguenza, considerato incapace a deporre come teste in tale giudizio, ai sensi dell’art. 246 c.p.c. Peraltro, l’incapacità a testimoniare, di cui all’art. 246 c.p.c., che si identifica con l’interesse a proporre la domanda o a contraddirvi, determina la nullità della deposizione e non può essere rilevata d’ufficio, ma deve essere eccepita dalla parte interessata a farla valere al momento dell’espletamento della prova o nella prima difesa successiva, restando altrimenti sanata ai sensi dell’art. 157, comma 2, c.p.c.

Tribunale Cagliari sez. II, 14/05/2014, n.1408


note

[1] GdP Como sent. n. 1027/19.

[2] Cass. sent. n. 19121/2019

[3] Cass. sent. n. 1279/2019.

[4] Trib. Cagliari, sent. n. 1408/2014.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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