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Contestazione disciplinare pubblico impiego: ultime sentenze

23 Agosto 2022
Contestazione disciplinare pubblico impiego: ultime sentenze

Esercizio del potere disciplinare del datore di lavoro; licenziamento dell’impiegato pubblico; decorrenza del termine perentorio previsto per la conclusione del procedimento disciplinare dall’acquisizione della notizia dell’infrazione; tutela del lavoratore.

Termine per la contestazione

In tema di illeciti disciplinari di maggiore gravità imputabili al pubblico impiegato, l’art. 55 bis del d.lgs. n. 165 del 2001, nel disciplinare i tempi della contestazione, mentre impone al dirigente della struttura amministrativa di trasmettere, “entro cinque giorni dalla notizia del fatto”, gli atti all’ufficio disciplinare, prescrive a quest’ultimo, a pena di decadenza, di contestare l’addebito entro il termine di quaranta giorni dalla ricezione degli atti, sicché va escluso che l’inosservanza del primo termine, che assolve ad una funzione sollecitatoria, comporti, di per sé, l’illegittimità della sanzione inflitta, assumendo rilievo la sua violazione solo allorché la trasmissione degli atti venga ritardata in misura tale da rendere eccessivamente difficile l’esercizio del diritto di difesa o tardiva la contestazione dell’illecito.

Cassazione civile sez. VI, 09/03/2022, n.7642

Decorrenza del termine per la contestazione dell’addebito

In tema di procedimento disciplinare nel rapporto di pubblico impiego contrattualizzato, ai fini della decorrenza del termine per la contestazione dell’addebito è necessaria una notizia ‘circostanziata’ dell’illecito, ovvero una conoscenza certa, da parte dei titolari dell’azione disciplinare, di tutti gli elementi costitutivi dello stesso. Il suddetto termine non può, pertanto, decorrere a fronte di una notizia che, per la sua genericità, non consenta la formulazione dell’incolpazione e richieda accertamenti di carattere preliminare volti ad acquisire i dati necessari per circostanziare l’addebito e ciò comporta che la contestazione può essere ritenuta tardiva solo qualora la P.A. rimanga ingiustificatamente inerte, pur essendo in possesso degli elementi necessari per procedere, nel senso anzidetto.

Corte appello Torino sez. lav., 16/02/2022, n.57

Riattivazione del procedimento disciplinare in data antecedente alla formazione del giudicato

In materia di pubblico impiego contrattualizzato, nell’ipotesi di riattivazione del procedimento disciplinare in data antecedente alla formazione del giudicato penale, non può operare il termine iniziale previsto dal comma 4 dell’art. 55-ter del d.lgs. n. 165 del 2001, che spiega effetti solo qualora l’amministrazione attenda l’esito definitivo del processo penale, mentre resta operante quello finale indicato dalla stessa disposizione, termine che decorre dalla ripresa del procedimento, ossia dalla data di rinnovo della contestazione.

Cassazione civile sez. lav., 29/12/2021, n.41892

Licenziamento disciplinare: immediatezza della contestazione

L’immediatezza della contestazione – in ipotesi di licenziamento disciplinare – è elemento costitutivo del diritto di recesso del datore di lavoro, in quanto la non immediatezza della contestazione o del provvedimento espulsivo induce ragionevolmente a ritenere che il datore di lavoro abbia soprasseduto al licenziamento ritenendo l’addebito non grave o comunque non meritevole della massima sanzione. Si è inoltre sottolineato come il criterio dell’immediatezza, vada inteso in senso relativo, potendo, nei casi concreti, esser compatibile con un intervallo di tempo più o meno lungo, necessario per l’accertamento e la valutazione dei fatti, specie quando il comportamento del lavoratore consista in una serie di atti convergenti in un’unica condotta, ed implichi pertanto una valutazione globale ed unitaria.

Cassazione civile sez. lav., 10/12/2021, n.39397

Rapporti tra giudizio penale e giudizio disciplinare

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, la ripresa del procedimento disciplinare ammette le modifiche dell’addebito giustificate dall’evolversi della vicenda penale, permettendo alla P.A. di procedere per fatti, magari rivelatisi inidonei alla condanna penale, ma che siano contenuti nella originaria contestazione, e ciò in quanto, la sospensione legittima dell'”iter” ha anche lo scopo di consentire la fruizione degli accertamenti svolti in sede penale, che devono essere apprezzati nella loro interezza; esorbita, invece, dalle modifiche consentite, l’inserzione nella contestazione di fatti nuovi, tali da esprimere un disvalore diverso da quello originario.

Cassazione civile sez. lav., 22/11/2021, n.35997

Lesione del diritto di difesa: prova

In materia di procedimento disciplinare nel pubblico impiego contrattualizzato, in caso di audizione a difesa fissata dal datore di lavoro in una data anteriore a quella in cui il dipendente ha avuto legale conoscenza della contestazione, l’illegittimità del licenziamento consegue senza che occorra la prova di un pregiudizio arrecato in concreto all’esercizio del diritto di difesa, in quanto il cd. termine a difesa, che precede l’audizione dell’interessato, va computato a decorrere dal momento in cui il lavoratore ha avuto conoscenza degli addebiti a lui mossi e, dunque, dalla data di ricevimento della contestazione in riferimento alla quale deve essere posto in condizione di poter predisporre una difesa circostanziata in relazione ai fatti oggetto di addebito.

Cassazione civile sez. lav., 16/11/2021, n.34702

Decorrenza del termine per contestare l’addebito ai fini del procedimento disciplinare

In tema di procedimento disciplinare nel rapporto di pubblico impiego contrattualizzato, ai fini della decorrenza del termine per la contestazione dell’addebito è necessaria una notizia “circostanziata” dell’illecito, ovvero un conoscenza certa, da parte dei titolari dell’azione disciplinare, di tutti gli elementi costitutivi dello stesso.

Tribunale Grosseto sez. lav., 09/11/2021, n.166

Conclusione del procedimento disciplinare

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, ai fini della decorrenza del termine perentorio previsto per la conclusione del procedimento disciplinare dall’acquisizione della notizia dell’infrazione (ex art. 55-bis, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001), in conformità con il principio del giusto procedimento, come inteso dalla Corte cost. (sentenza n. 310 del 5 novembre 2010), assume rilievo esclusivamente il momento in cui tale acquisizione, da parte dell’ufficio competente regolarmente investito del procedimento, riguardi una “notizia di infrazione” di contenuto tale da consentire allo stesso di dare, in modo corretto, l’avvio al procedimento disciplinare, nelle sue tre fasi fondamentali della contestazione dell’addebito, dell’istruttoria e dell’adozione della sanzione; ciò vale anche nell’ipotesi in cui il protrarsi nel tempo di singole mancanze, pur da sole disciplinarmente rilevanti, integri una autonoma e più grave infrazione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, ai fini della decorrenza del termine, aveva dato rilevanza al momento in cui le ripetute assenze del dipendente, globalmente valutate, avevano determinato lo scarso rendimento oggetto di addebito disciplinare).

Cassazione civile sez. lav., 04/05/2021, n.11635

Acquisizione della notizia dell’infrazione

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, ai fini della decorrenza del termine perentorio previsto per la conclusione del procedimento disciplinare dall’acquisizione della notizia dell’infrazione (ex art. 55-bis, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001), in conformità con il principio del giusto procedimento, come inteso dalla Corte cost. (sentenza n. 310 del 5 novembre 2010), assume rilievo esclusivamente il momento in cui tale acquisizione, da parte dell’ufficio competente regolarmente investito del procedimento, riguardi una “notizia di infrazione” di contenuto tale da consentire allo stesso di dare, in modo corretto, l’avvio al procedimento disciplinare, nelle sue tre fasi fondamentali della contestazione dell’addebito, dell’istruttoria e dell’adozione della sanzione; ciò vale anche nell’ipotesi in cui il protrarsi nel tempo di singole mancanze, pur da sole disciplinarmente rilevanti, integri una autonoma e più grave infrazione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che, ai fini della decorrenza del termine, aveva dato rilevanza al momento in cui le ripetute assenze del dipendente, globalmente valutate, avevano determinato lo scarso rendimento oggetto di addebito disciplinare).

Cassazione civile sez. lav., 04/05/2021, n.11635

Pubblico impiego: durata del procedimento disciplinare

In tema di procedimento disciplinare a carico del dipendente pubblico, la durata prevista dall’art. 55 bis del d.lgs. n. 165/2001 deve ritenersi complessiva, vale a dire che nei 120 giorni dalla contestazione di cui all’art. 55 bis del d.lg.s. n. 165/2001 il procedimento deve essere completato in tutte le sue parti, ossia entro il termine suddetto la decisione disciplinare deve aver raggiunto il destinatario mediante comunicazione dell’applicazione della sanzione comminata al dipendente.

Tribunale Genova sez. lav., 24/04/2021, n.345

Decorrenza del termine di decadenza del procedimento disciplinare

Nel pubblico impiego contrattualizzato, ai fini della decorrenza del termine perentorio previsto per la conclusione del procedimento disciplinare dall’acquisizione della notizia dell’infrazione (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55 bis, comma 4) occorre far riferimento alla data precisa in cui l’amministrazione esprime la propria valutazione in ordine alla rilevanza dei fatti dal punto di vista disciplinare e la consolida nell’atto di contestazione, rilevando l’eventuale ritardo nella comunicazione solo allorché detto ritardo sia di entità tale da rendere eccessivamente difficile l’esercizio del diritto di difesa.

Tribunale Terni sez. lav., 15/04/2021, n.149

Audizione del dipendente

Nel pubblico impiego contrattualizzato, all’obbligo datoriale di procedere all’audizione del dipendente raggiunto da una contestazione disciplinare, non corrisponde un incondizionato diritto di quest’ultimo al differimento dell’incontro in cui deve essere sentito, atteso che la violazione del predetto obbligo dà luogo alla nullità della sanzione solo ove sia dimostrato dall’interessato un pregiudizio al concreto esercizio del diritto di difesa, sicché è onere del dipendente provare di non avere potuto presenziare all’audizione a causa di una patologia così grave da risultare ostativa in assoluto all’esercizio di quel diritto, dovendosi ritenere che altre malattie non precludano all’incolpato diverse forme partecipative (quali, ad es., l’invio di memorie esplicative o di delega difensiva ad un avvocato) tali da consentire al procedimento di proseguire nel rispetto dei termini perentori finali che lo cadenzano.

(In applicazione dell’enunciato principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva dichiarato l’illegittimità del licenziamento disciplinare irrogato ad un pubblico dipendente, il quale, dopo avere ottenuto il differimento dell’audizione per un impedimento a comparire asseritamente dovuto a motivi di salute, aveva dedotto un ulteriore impedimento, sempre per motivi di salute, chiedendo il differimento anche del secondo incontro, vedendosi peraltro respingere l’istanza).

Cassazione civile sez. lav., 07/04/2021, n.9313

Pubblico impiego contrattualizzato

Nel pubblico impiego contrattualizzato l’art. 55-ter del d.lgs. n. 165 del 2001, come modificato dal d.lgs. n. 150 del 2009, ha introdotto la regola generale dell’autonomia del procedimento disciplinare da quello penale, contemplando la possibilità di sospensione, dunque facoltativa e non obbligatoria, come ipotesi eccezionale, nei casi di illeciti di maggiore gravità, qualora ricorra il requisito della particolare complessità nell’accertamento, restando la P.A. libera di valutare autonomamente gli atti del processo penale e di ritenere che essi forniscano, senza necessità di ulteriori acquisizioni e indagini, elementi sufficienti per la contestazione di illecito disciplinare al proprio dipendente.

Corte appello Roma sez. lav., 03/01/2020, n.1

Pubblico impiego: decorrenza del termine di decadenza del procedimento disciplinare

Nel pubblico impiego contrattualizzato, ai fini della decorrenza del termine perentorio previsto per la conclusione del procedimento disciplinare dall’acquisizione della notizia dell’infrazione (D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 55 bis, comma 4), in conformità con il principio del giusto procedimento, assume rilievo esclusivamente il momento in cui tale acquisizione, da parte dell’ufficio competente regolarmente investito del procedimento, riguardi una notizia di infrazione di contenuto tale da consentire allo stesso di dare, in modo corretto, avvio al procedimento disciplinare, nelle sue tre fasi fondamentali della contestazione dell’addebito, dell’istruttoria e dell’adozione della sanzione.

Non assume alcuna rilevanza giuridica rispetto alla decorrenza del termine di decadenza per l’esercizio dell’azione disciplinare la circostanza che altri uffici e/o dipendenti della struttura in cui presta servizio il lavoratore siano venuti a conoscenza in qualsiasi modo di condotte e/o vicende giudiziarie del lavoratore, acquisendo rilevanza ai fini disciplinari solo la notizia dell’infrazione pervenuta all’UPD competente che la valuterà per l’adozione dei provvedimenti di competenza.

Tribunale Terni sez. lav., 18/02/2020, n.63

Procedimento disciplinare nel pubblico impiego

In materia di pubblico impiego l’esercizio del potere disciplinare del datore di lavoro incontra dei limiti sia procedurali che sostanziali a tutela del lavoratore destinatario della sanzione irrogata. In particolare, prima di irrogare le sanzioni, il datore di lavoro deve effettuare la contestazione che deve essere tempestiva, specifica, immutabile e scritta.

La tempestività va valutata in relazione al momento in cui il datore di lavoro ha conoscenza dell’infrazione. La ratio è comunemente individuata nell’esigenza di consentire al lavoratore di approntare adeguatamente la propria difesa nel procedimento disciplinare. La contestazione, inoltre, deve contenere l’indicazione precisa dei fatti addebitati compresa l’eventuale recidiva con indicazione delle circostanze di tempo e di luogo in modo tale da consentire una specifica difesa del lavoratore in relazione all’incolpazione contestatagli.

Tribunale Sulmona sez. lav., 08/03/2020, n.202

Sanzioni disciplinari nel pubblico impiego privatizzato

In tema di procedimento disciplinare nel rapporto di pubblico impiego contrattualizzato affinché inizi a decorrere il termine massimo di quaranta giorni (così raddoppiato il termine di venti giorni, in relazione alla gravità dei fatti oggetto di contestazione) tra la data in cui l’Ufficio abbia acquisito notizia dell’infrazione e la data della contestazione dell’addebito, non basta che il fatto sia appreso nella sua consistenza storica ed oggettiva, ma occorre che l’Amministrazione datoriale possa in esso ravvisare un illecito disciplinare ascrivibile al dipendente, dunque possa verosimilmente risalire alla persona di quest’ultimo come all’autore di una condotta cosciente e volontaria, idonea sotto il profilo soggettivo, oltre che materiale, a ledere il vincolo fiduciario.

Corte appello Ancona sez. lav., 22/11/2019, n.370

Pubblico impiego privatizzato: la contestazione dell’infrazione

In tema di sanzioni disciplinari nel pubblico impiego privatizzato, la contestazione dell’infrazione, per essere valida, deve contenere l’indicazione dei fatti addebitati, mentre non è necessaria quella della sanzione per essi prevista; in ogni caso l’attribuzione della competenza al Dirigente della struttura cui appartiene il dipendente o all’Ufficio per i procedimenti disciplinari, ai sensi dell’art. 55-bis del d.lgs. n. 165 del 2001, si definisce esclusivamente sulla base delle sanzioni edittali massime stabilite per i fatti contestati, e non sulla base della misura che la P.A. possa prevedere di irrogare, né è ragione di invalidità la circostanza che l’U.P.D, presso cui si è radicato il procedimento nei termini di cui sopra, fruendo dell’intero margine edittale, applichi una sanzione inferiore a quella che ha costituito il discrimine di tale competenza, qualora ciò sia conseguenza della necessaria proporzionalità rispetto ai fatti addebitati.

Cassazione civile sez. lav., 02/08/2019, n.20845

Pubblico impiego contrattualizzato: disciplina

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, l’ufficio procedimenti disciplinari opera con il “plenum” dei suoi componenti nelle fasi in cui l’organo è chiamato a compiere valutazioni tecnico-discrezionali o ad esercitare prerogative decisorie, rispetto alle quali si configura l’esigenza che tutti i suoi componenti offrano il loro contributo ai fini di una corretta formazione della volontà collegiale, esigenza che, invece, non ricorre rispetto agli atti preparatori, istruttori o strumentali, verificabili a posteriori dall’intero consesso, restando irrilevante, ai fini della validità della sanzione irrogata, l’eventuale previsione regolamentare che impone la collegialità per tutte le fasi del procedimento disciplinare. (In applicazione del principio, la S.C. ha respinto il ricorso del lavoratore in una fattispecie in cui la contestazione disciplinare era stata sottoscritta dal solo presidente dell’UPD).

Cassazione civile sez. lav., 27/06/2019, n.17357

Termini per lo svolgimento del procedimento disciplinare 

In tema di sanzioni disciplinari nel pubblico impiego privatizzato, i termini per lo svolgimento del procedimento, così come la distribuzione della competenza tra il responsabile della struttura e l’Ufficio per i procedimenti disciplinari, si definiscono, ai sensi dell’art. 55-bis del d.lgs. n. 165 del 2001, sulla base dei fatti indicati nell’atto di contestazione e delle sanzioni per essi astrattamente stabilite dalla contrattazione collettiva, che si individuano, qualora l’ipotesi rientri tra quelle espressamente enunciate dal c.c.n.l., nella misura massima edittale, ovvero, qualora si tratti di fatti di rilievo disciplinare non rientranti in tali specifiche ipotesi, sulla base della sanzione massima irrogabile.

Cassazione civile sez. lav., 08/11/2019, n.28928

Procedimento disciplinare: avvio

In tema di procedimento disciplinare nel rapporto di pubblico impiego contrattualizzato, ai sensi del comma 4 dell’art. 55 bis del d.lgs. n. 165 del 2001 (nel testo previgente alle modifiche apportate dal d.lgs. n. 75 del 2017), in caso di infrazioni soggette a sanzioni più gravi di quelle previste nel primo periodo del comma 1 del medesimo articolo, tutti i termini procedimentali indicati nel successivo comma 2 sono raddoppiati, compreso quello stabilito per la contestazione dell’addebito, senza che possano essere invocati diversi termini previsti dalla disciplina contrattuale perché, come stabilito dall’art. 55 del d.lgs. menzionato, tale normativa di legge è inderogabile e prevale su quella contrattuale, sostituendosi ad essa ex artt. 1339 e 1419 c.c.; ne consegue che la contestazione dell’addebito deve essere effettuata entro quaranta giorni dall’acquisizione della notizia dell’infrazione da parte dell’ufficio competente, sempre che si tratti di notizia che contenga gli elementi sufficienti a dare un corretto avvio al procedimento disciplinare, mentre il termine non può decorrere se la notizia, per la sua genericità, non consenta la formulazione dell’incolpazione, ma richieda accertamenti di carattere preliminare, volti ad acquisire i dati necessari per circostanziare l’addebito.

Cassazione civile sez. lav., 11/09/2018, n.22075

Valutazione specificità della contestazione

In tema di procedimento disciplinare nel pubblico impiego privatizzato, la valutazione in ordine alla specificità della contestazione deve essere compiuta verificando se la stessa offra le indicazioni necessarie ed essenziali per individuare i fatti addebitati, prescindendo dai rigidi canoni che presiedono alla formulazione dell’accusa nel processo penale e valorizzando l’idoneità dell’atto a soddisfare il diritto di difesa dell’incolpato; a tal fine, il rinvio “per relationem” a fonti esterne è consentito solo qualora riguardi atti dei quali il dipendente incolpato abbia già conoscenza, restando irrilevante, per superare la genericità della contestazione, che il dipendente stesso abbia esercitato il diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento, che gli è garantito dall’art. 55-bis, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001.

Cassazione civile sez. lav., 01/10/2018, n.23771

Il termine perentorio di conclusione dell’azione disciplinare 

La notizia di infrazione è tale solo se consente al datore di lavoro l’avvio della procedura disciplinare completa. Infatti, in tema di procedimento disciplinare nel rapporto di pubblico impiego contrattualizzato, ai sensi dell’art. 55-bis, comma 4, d.lgs. n. 165/2001, ai fini della decadenza dall’azione disciplinare occorre avere riguardo alla data in cui l’amministrazione datrice di lavoro esprime la propria valutazione in ordine alla rilevanza e consistenza disciplinare della notizia dei fatti rilevanti disciplinarmente e la consolida nell’atto di contestazione, assumendo rilievo l’eventuale ritardo nella comunicazione solo allorché detto ritardo sia di entità tale da rendere eccessivamente difficile l’esercizio del diritto di difesa.

Cassazione civile sez. lav., 05/12/2018, n.31482

L’esito del procedimento penale e quello del procedimento disciplinare

Nel pubblico impiego privatizzato, l’art. 55 ter, commi 1, 2, e 4 del d.lgs. n. 165 del 2001, nel regolare i possibili conflitti tra esito del procedimento penale concluso con sentenza irrevocabile di assoluzione e quello del procedimento disciplinare concluso con l’irrogazione di una sanzione, prevede un procedimento unitario, articolato in due fasi, in cui il previsto rinnovo della contestazione dell’addebito deve essere effettuato pur sempre in ragione dei medesimi fatti storici già oggetto della prima contestazione disciplinare, in relazione ai quali, in tutto o in parte, è intervenuta sentenza irrevocabile di assoluzione. La determinazione di conferma o modifica della sanzione già irrogata ha effetto “ex tunc” e l’accertamento in sede giurisdizionale dell’illegittimità non può che operare “ex tunc”.

Cassazione civile sez. lav., 14/11/2018, n.29376

Licenziamento disciplinare rispetto alla verifica di idoneità al servizio

Nel pubblico impiego contrattualizzato, il prolungato ed ingiustificato rifiuto, da parte del dipendente pubblico, di effettuare gli accertamenti medici richiesti, seppure tenuto nel corso anziché nella fase di avvio della procedura di verifica dell’idoneità al servizio, ma idoneo a renderne impossibile lo svolgimento, legittima la P.A. a procedere ai sensi dell’art. 55 bis del d.lgs. n. 165 del 2001 alla contestazione disciplinare, che innesta un procedimento autonomo rispetto a quello di verifica della idoneità al servizio, non più possibile a causa della mancata collaborazione del dipendente pubblico.

Cassazione civile sez. lav., 13/11/2018, n.29188

Autonomia tra procedimento penale e procedimento disciplinare

Nel pubblico impiego privatizzato, l’art. 55-ter d. lgs. n. 165/2001, come modificato dal d. lgs. n. 150/2009, ha introdotto la regola generale dell’autonomia del procedimento disciplinare da quello penale, contemplandone la possibilità di sospensione, dunque facoltativa e non obbligatoria, come ipotesi eccezionale nei casi di illeciti di maggiore gravità, qualora ricorra il requisito della particolare complessità nell’accertamento, restando la P.A. libera di valutare autonomamente gli atti del processo penale e di ritenere che essi forniscano, senza necessità di ulteriori acquisizioni e indagini, elementi sufficienti per la contestazione di illecito disciplinare al proprio dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 28/08/2018, n.21260

Conclusione del procedimento disciplinare 

In tema di pubblico impiego contrattualizzato, ai fini della decorrenza del termine perentorio previsto per la conclusione del procedimento disciplinare dall’acquisizione della notizia dell’infrazione (ex art. 55 bis, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001), in conformità con il principio del giusto procedimento, come inteso dalla Corte cost. (sentenza n. 310 del 5 novembre 2010), assume rilievo esclusivamente il momento in cui tale acquisizione, da parte dell’ufficio competente regolarmente investito del procedimento, riguardi una “notizia di infrazione” di contenuto tale da consentire allo stesso di dare, in modo corretto, l’avvio al procedimento disciplinare, nelle sue tre fasi fondamentali della contestazione dell’addebito, dell’istruttoria e dell’adozione della sanzione; ciò vale anche nell’ipotesi in cui il procedimento predetto abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti sui quali è in corso un procedimento penale, per cui sarebbe ammessa la sospensione del primo, e che, comunque, ai fini disciplinari, vanno valutati in modo autonomo e possono portare anche al licenziamento del dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 27/08/2018, n.21193



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