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Come proteggersi dai pericoli della rete

16 Settembre 2020 | Autore:
Come proteggersi dai pericoli della rete

Tecniche di tutela dai furbetti del network: conoscere i rischi del web per vigilare sulla nostra sicurezza e su quella dei nostri cari.

L’utilizzo di Internet è oggi uno strumento indispensabile per lo sviluppo di gran parte (se non di tutti) i settori della vita: dalle relazioni affettive sino al lavoro non si può fare a meno di usare il web.

La rete, piaccia o no, negli ultimi decenni, ha radicalmente cambiato il nostro stile di vita. Ha modificato il nostro modo di approcciarci agli altri (esempio tipico sono le “amicizie” sui social network), di comunicare (il nostro vocabolario è pieno di neologismi: skypata, like, selfie, bitcoin e chi più ne ha più ne metta) e di lavorare (con sempre maggiore frequenza, soprattutto negli ultimi tempi, senti parlare di smart working, di conference call, di webinar).

Ma siamo effettivamente pronti a questa rivoluzione tecnologica? Siamo consapevoli del fatto che i nostri figli vengono etichettati come “nativi digitali”? Conosciamo quali sono i rischi ai quali andiamo incontro?

Sociologi, giuristi, economisti, psicologi, medici si stanno interrogando sulla questione. Ognuno di loro, ciascuno per le proprie competenze, offre delle soluzioni su come proteggersi dai pericoli della rete.

In questo articolo, voglio indicarti alcuni accorgimenti da adottare, ferma restando la necessità di mantenere sempre alta l’attenzione quando si utilizza Internet. La rete offre innumerevoli opportunità, ma in essa si rischia di rimanere ingabbiati.

Internet e web: che cosa sono? 

I primi passi per la nascita di Internet risalgono al 1969. E’ questo l’anno in cui l’uomo sbarca per la prima volta sulla Luna, ma è anche il periodo che passa alla storia per la guerra fredda tra le due grandi superpotenze internazionali (USA e URSS).

È in tale contesto che il Dipartimento di difesa degli Stati Uniti, attraverso l’agenzia per i progetti di ricerca avanzati (cosiddetta ARPA) decide di creare un collegamento tra i computer americani. L’obiettivo è quello di consentire alle forze armate e ad alcune Università di scambiarsi informazioni riservate in vista di un eventuale conflitto con l’Unione Sovietica.

Internet ha, quindi, un’origine squisitamente militare. Con tale caratteristica viene, infatti, creata la prima “ragnatela” virtuale (web in inglese) che prende il nome di ARPAnet (acronimo di advanced research projects angency network – rete dell’agenzia per i progetti di ricerca avanzati). Tuttavia, dopo il lancio del primo messaggio il 29 ottobre 1969, il sistema subisce un crollo: non è cioè in grado di produrre i risultati sperati e di mantenere il traffico dei dati. L’idea di una connessione tra sistemi informatici viene, quindi, parzialmente abbandonata.

Il progetto di Internet viene, però, ripreso e perfezionato venti anni dopo dal fisico inglese Barners-Lee che, grazie a una brillante intuizione, introduce il famosissimo world wide web (www – ragnatela globale). E’ l’inizio della rivoluzione informatica, nella quale tutti noi siamo immersi, che oggi consente ai dispositivi elettronici (pc, smartphone, tablet) di essere sempre connessi, in qualsiasi posto e a qualunque ora.

Quali sono i pericoli del web?

Per sua natura, il web non ha tratti distintivi positivi o negativi: è un mero strumento informatico e, in quanto tale, ha una connotazione neutra. Tutto sta nell’uso che se ne fa: si possono trarre i vantaggi di tale mezzo oppure cadere nei rischi che gli sono tipici.

È fuori di dubbio che le opportunità offerte da Internet sono moltissime e irrinunciabili: pensa, per fare qualche esempio attuale, alla tecnologia blockchain (attraverso una catena di blocchi si crea un registro di dati inviolabili) o alla rete 5G (maggiore velocità di connessione).

Tuttavia, il web porta con sé anche dei rischi che, al giorno d’oggi, sono di varia natura.

Vediamo quelli più comuni perchè soltanto la conoscenza dei pericoli cui si va incontro consente di preparare un’adeguata difesa. Sul punto, considera un elemento da non trascurare: l’anello debole della catena virtuale che congiunge i diversi dispositivi è proprio l’essere umano.

In linea di massima, possiamo identificare tre grandi categorie di un possibile attacco.

Riservatezza dei propri dati

Uno dei più frequenti pericoli nascosti dietro lo schermo del pc è quello della violazione dei propri dati personali, realizzata attraverso:

  • politiche sulla privacy: ogni pagina social prevede un apposito regolamento sulla riservatezza dei dati che occorre leggere con attenzione. Spuntare tutte le caselle di consenso al trattamento corrisponde, infatti, a consegnare nelle mani del gestore del social network le informazioni che ci riguardano e che condividiamo nei post;
  • cookies: sono le stringhe di testo presenti su tutti i siti che, se accettate, reindirizzano i tuoi dati al server per finalità commerciali e di profilazione dei gusti dell’utente;
  • link spia: sono link speciali, condivisi attraverso gli strumenti di messaggistica istantanea (pensa, ad esempio, a WhatsApp), che attraverso promozioni allettanti (ad esempio, l’opportunità di essere selezionati tra i tanti partecipanti a un sondaggio per vincere un premio), salvano l’identità della vittima e la utilizzano a fini economici e, in alcuni casi, criminali;
  • hacker: definiti anche come “ingegneri sociali”, sono professionisti dell’informatica in grado di sfruttare le debolezze umane per manipolare le loro informazioni (pensa al recentissimo caso di “Anonymous” che è riuscito a entrare nelle pec degli avvocati di tutta Italia).

Aggressione economica dell’utente

L’utente di Internet può essere aggredito non soltanto dal punto di vista della riservatezza, ma anche sotto il profilo economico. Gli hacker, infatti, sono in grado di accedere a qualsiasi settore della vita patrimoniale delle persone fisiche e giuridiche. Le metodologie prevalentemente utilizzate sono:

  • baiting: è una tecnica che accede al sistema informatico della vittima attraverso un supporto esterno (pensa a una chiavetta usb). In tal modo, utilizzando la rete locale, si trafugano i dati economici o aziendali della vittima;
  • quid pro quo: attraverso un contatto telefonico (ci si presenta, ad esempio, come call center di una grande compagnia di energia elettrica), si spinge la persona a fare accesso al pc e a comunicare i propri dati bancari o patrimoniali;
  • pretexting (creazione di un pretesto): il cyber criminale induce l’utente a fare qualcosa o a dare informazioni creando un falso contesto (pensa, ad esempio, a chi si spaccia per agente di polizia tramite internet o mail);
  • phishing: consiste nell’invio di una mail contenente un link di accesso a un portale noto, ma falsificato ad arte (ad esempio, poste italiane); dopo il primo accesso alla pagina si chiede alla vittima di inserire le credenziali del proprio conto corrente che vengono, ovviamente, clonate.

Pericoli all’incolumità fisica e personale

Nella peggiore delle ipotesi, dietro lo schermo di un pc si nasconde un criminale che intende attentare alla tua integrità fisica o, ancora peggio, a quella dei tuoi figli (soprattutto se minorenni).

Vediamo quali sono le ipotesi di aggressione virtuale (e non solo) più attuali:

  • disinformazione: le notizie false (meglio note come fake news) non soltanto incidono sulla libera determinazione di un soggetto in relazione a una data questione (pensa, ad esempio, alla campagna elettorale), ma in molti casi screditano e infangano la dignità della persona che le subisce;
  • furto di identità: la tua personalità digitale viene clonata e utilizzata per scopi più o meno leciti. Un’ipotesi molto particolare è il kidnapping, ossia il “rapimento virtuale” dei minori non presenti su internet: sulla base delle informazioni fornite dai loro genitori (pensa, ad esempio, ai post di Facebook) viene creato un loro profilo che il cyber criminale utilizza al bisogno;
  • revenge porn: il reato consiste nell’invio, cessione, pubblicazione o diffusione di immagini sessuali di una persona senza il consenso o contro la volontà di quest’ultima. Tale condotta ha portato al suicidio di molte ragazze;
  • adescamento pedopornografico: i pedofili, purtroppo, si sono evoluti anche dal punto di vista digitale e la loro attenzione verso i bambini è sempre presente sia nella vita reale sia nella realtà virtuale;
  • cyberbullismo: aggressioni, molestie, minacce, prevaricazioni condotte con gli strumenti telematici e rivolte soprattutto ai minorenni.

Possibili rimedi: qual è la normativa vigente in materia?

A fronte dell’elevata quantità dei pericoli connessi all’utilizzo di Internet i rimedi messi a disposizione dalla legislazione nazionale e internazionale sono deboli e inadeguati. L’evoluzione tecnologica è molto veloce e le normative fanno fatica a tenere il passo.

In linea di massima, possiamo suggerirti di adottare le seguenti cautele:

  • sicurezza delle password: per proteggere i contenuti degli account personali è importante creare una chiave di ingresso forte (ossia difficilmente replicabile) e adottare i seguenti accorgimenti:
    • non utilizzare mai la stessa password per più siti;
    • non creare password contenenti dati personali;
    • non usare parole o acronimi facilmente riconoscibili;
    • non utilizzare ripetizioni dello stesso carattere o frasi di soli numeri o con lettere soltanto minuscole o maiuscole;
    • non comunicare le proprie password ad altre persone;
    • non inviare le password per e-mail (nemmeno a se stessi);
    • cambiare periodicamente le proprie credenziali di accesso;
  • disabilitazione dei cookies attraverso le impostazioni sulla privacy del motore di ricerca che sei solito utilizzare;
  • prudenza nel creare delle relazioni affettive o di amicizia: se non conosci l’individuo con cui ti stai interfacciando, non fornire mai tuoi dati personali o patrimoniali. La diffidenza, in tali casi, è la migliore arma di difesa;
  • segnalazione delle pagine o dei siti sospetti: nel caso in cui hai un dubbio o hai la certezza di aver subito un comportamento criminale ti conviene segnalare subito la pagina al gestore della stessa e fare ricorso alle autorità giudiziarie;
  • denuncia alla polizia postale o alle forze dell’ordine: quando sei vittima di un reato presenta querela, nei tempi previsti dalla legge (di regola, tre mesi o sei mesi nelle ipotesi più gravi), per ottenere tutela dall’ordinamento giuridico.


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