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Omicidio colposo medico: ultime sentenze

20 Maggio 2020
Omicidio colposo medico: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: omicidio colposo; colpa professionale medica; responsabilità del medico per il decesso del paziente; medico imputato di omicidio colposo per avere prematuramente dimesso un paziente operato alla mano e deceduto per emorragia interna; prescrizione del farmaco.

Responsabile di omicidio colposo

In tema di colpa professionale, il medico che succede ad un collega nel turno in un reparto ospedaliero assume nei confronti dei pazienti ricoverati la medesima posizione di garanzia di cui quest’ultimo era titolare, circostanza che lo obbliga ad informarsi circa le condizioni di salute dei pazienti medesimi e delle particolari cure di cui necessitano.

Fattispecie relativa alla riconosciuta responsabilità per omicidio colposo del medico subentrante nel turno che, omettendo di consultare la cartella clinica informatizzata, in un caso di “riferita ingestione di osso di pollo”, ometteva di disporre l’esame endoscopico del paziente, poi deceduto per shock emorragico provocato dal corpo estraneo infisso nella parete dell’esofago.

Cassazione penale sez. IV, 11/07/2017, n.44622

Assoluzione di un medico imputato di omicidio colposo

Nel giudizio civile di rinvio ex art. 622 c.p.p. si determina una piena “translatio” del giudizio sulla domanda civile, sicché la Corte di appello civile competente per valore, cui la Cassazione in sede penale abbia rimesso il procedimento ai soli effetti civili, ai fini della valutazione dell’elemento soggettivo e oggettivo dell’illecito ex art. 2043 c.c., applica i criteri di accertamento della responsabilità civile, i quali non sono sovrapponibili ai più rigorosi canoni di valutazione penalistici, funzionali all’esercizio della potestà punitiva statale.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la pronuncia della corte d’appello – adita, quale giudice del rinvio, a seguito della cassazione, su ricorso delle parti civili, della sentenza di assoluzione di un medico imputato di omicidio colposo per avere prematuramente dimesso un paziente operato alla mano e deceduto per emorragia interna – che, rivalutando il fatto dal punto di vista civilistico, aveva ritenuto provata la grave negligenza del sanitario consistita nell’incompleta, imprudente e imperita valutazione del complesso quadro clinico in cui versava la vittima in quanto tossicodipendente e affetta da gravi patologie).

Cassazione civile sez. III, 15/10/2019, n.25917

Decesso del paziente e responsabilità omissiva del medico

La responsabilità del medico per il decesso del paziente può essere affermata, in occasione del giudizio controfattuale da effettuare in caso di addebito a titolo di responsabilità omissiva, solo allorquando sia possibile sostenere che, se la condotta omessa fosse stata tenuta, l’evento non si sarebbe verificato con, probabilità confinante con la certezza, alla luce del sapere scientifico e delle specificità del caso concreto (condizioni del paziente).

(Da queste premesse, la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna per il reato di omicidio colposo pronunciata dalla corte di appello a carico di un sanitario del 118 cui era stato addebitata la morte di un paziente, per avere l’imputato, intervenuto in via d’urgenza, omesso di compiere tutte le manovre di rianimazione cardiopolmonari necessarie, così da aver provocato la morte a seguito di infarto; secondo la Corte, infatti, l’omissione addebitata all’imputato, secondo la stessa ricostruzione operata in sede di merito, aveva privato il paziente solo di marginali chances di sopravvivenza, stimate in un arco tra il 2% e l’11%, fino al 23% soltanto in caso di emersione di ritmo defribrillabile, onde la causalità non poteva dirsi sussistente sulla base del giudizio controfattuale imposto, alla stregua del canone della “certezza processuale”, ai fini della condanna).

Cassazione penale sez. IV, 17/09/2019, n.41893

Correlazione tra l’accusa e la sentenza di condanna

Il principio secondo cui, in tema di reati colposi, non vi è violazione del principio di correlazione tra l’accusa e la sentenza di condanna qualora sia aggiunto un ulteriore profilo di colpa non menzionato nell’imputazione, sempre che l’imputato abbia avuto la concreta possibilità di apprestare in modo completo la sua difesa in relazione a ogni possibile profilo dell’addebito, presuppone pur sempre che il profilo di colpa “nuovo” attenga al medesimo fatto storico oggetto di imputazione, giacché, diversamente, è imprescindibile attivare i meccanismi processuali previsti – a garanzia del diritto di difesa – dall’art. 518 c.p.p..

(Da queste premesse, è stata annullata senza rinvio la sentenza di condanna pronunciata a carico di un medico per il reato di omicidio colposo, in relazione alla morte di una paziente, proprio per difetto di contestazione: infatti, rispetto alla contestazione che aveva a fondamento la ipotizzata responsabilità per la contestata erronea gestione dell’intervento di taglio cesareo e del decorso post operatorio, in sede di appello la condanna era intervenuta, in assenza di interlocuzione difensiva, per un fatto nuovo, ipotizzandosi profili di colpa nella condotta del medico nel corso della gravidanza).

Cassazione penale sez. IV, 10/07/2019, n.39268

Responsabile di omicidio colposo per imperizia

Risponde di omicidio colposo per imperizia, nell’accertamento della malattia, e per negligenza, per l’omissione delle indagini necessarie, il medico che, in presenza di sintomatologia idonea a porre una diagnosi differenziale, rimanga arroccato su diagnosi inesatta, benché posta in forte dubbio dalla sintomatologia, dalla anamnesi e dalle altre notizie comunque pervenutegli, omettendo così di porre in essere la terapia più profittevole per la salute del paziente.

(Fattispecie in tema di omicidio colposo, in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva affermato la responsabilità del medico che, visitando un paziente che riferiva dolori addominali alla fossa iliaca sinistra, aveva proceduto solo ad un esame obiettivo, limitandosi agli accertamenti strumentali di base, con somministrazione di terapia medica per via endovenosa a mero scopo analgesico e dimissioni, senza considerare l’ipotesi di aneurisma aortico, riscontrabile con una semplice ecografia).

Cassazione penale sez. IV, 15/05/2019, n.26906

Reato di omicidio colposo: la condotta del medico

Integra il reato di omicidio colposo di cui all’art. 589 c.p. la condotta del medico endocrinologo che, nel corso della dieta dimagrante sottoposta ad una paziente, ne abbia provocato il decesso attraverso la prescrizione del farmaco fendimetrazina nonostante il divieto disposto da diversi decreti ministeriali succedutisi negli anni, per un periodo superiore a tre mesi in violazione dell’art. 2, co. 2, lett. e), d.m. 18 settembre 1997, pur conoscendo i rischi legati all’uso di tale farmaco in combinazione ad altri, ed omettendo di acquisire le informazioni anamnesiche e di disporre gli accertamenti clinici strumentali necessari per valutare l’opportunità della cura per una paziente debilitata dalla perdita di 40 kg in sei mesi.

(Nello specifico la suprema Corte ha ritenuto sussistente il nesso causale sulla base del giudizio controfattuale espresso dai periti, ad avviso dei quali la paziente “con elevato grado di probabilità logico-razionale” non sarebbe deceduta ove non avesse assunto le sostanze prescritte dall’imputato, “nelle forme e nella cronologia al dunque registrate”, attesa l’assenza di “chiavi di lettura alternative a quella complessivamente identificata come riconducibile al meccanismo di azione proprio dei simpaticomimetici).

Cassazione penale sez. IV, 08/11/2018, n.8086

Omicidio colposo da responsabilità medico-sanitaria 

In tema di responsabilità medico-sanitaria in cui dalla condotta dei medici sia derivata la morte del paziente, opera in ogni caso la regola di cui all’art. 2947, comma 3 c.c., sicché, vertendosi in tema di omicidio colposo, il termine di prescrizione è in ogni caso decennale e non quinquennale.

Tribunale Napoli sez. VIII, 31/10/2018

Suicidio della paziente schizofrenica

Il medico psichiatra è titolare di una posizione di garanzia che comprende un obbligo di controllo e di protezione del paziente, diretto a prevenire il pericolo di commissione di atti lesivi ai danni di terzi e di comportamenti pregiudizievoli per se stesso.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da censure l’affermazione di responsabilità per il reato di omicidio colposo di un medico del reparto di psichiatria di un ospedale pubblico per il suicidio di una paziente affetta da schizofrenia paranoie cronica, avvenuto qualche ora dopo che la paziente, presentatasi in ospedale dopo avere ingerito un intero flacone di Serenase, era stata dimessa dal medico, senza attivare alcuna terapia e alcun meccanismo di controllo) .

Cassazione penale sez. IV, 18/05/2017, n.43476

L’evento lesivo causato dalla condotta colposa del medico

Il medico in posizione apicale che abbia correttamente svolto i propri compiti di organizzazione, direzione, coordinamento e controllo, non risponde dell’evento lesivo conseguente alla condotta colposa del medico di livello funzionale inferiore a cui abbia trasferito la cura del singolo paziente, altrimenti configurandosi una responsabilità di posizione, in contrasto col principio costituzionale di personalità della responsabilità penale.

(La S.C., in applicazione di tale principio, ha escluso la responsabilità penale di un primario di reparto per l’omicidio colposo di un paziente che non aveva visitato personalmente, verificatosi nell’arco di dieci giorni, senza che in tale ambito temporale gli fosse segnalato nulla dai medici della struttura).

Cassazione penale sez. IV, 21/06/2017, n.18334

Responsabilità penale del medico per omesso trattamento sanitario

In tema di responsabilità penale del medico per omesso trattamento sanitario, la causalità omissiva è sostenuta non solo in presenza di leggi scientifiche universali o di leggi statistiche che esprimono un coefficiente prossimo alla certezza, ma può esserlo altresì quando ricorrano criteri medio bassi di probabilità cosiddetta frequentista corroborati da riscontri probatori circa la sicura non incidenza di altri fattori interagenti in via alternativa.

(Nella fattispecie, la Suprema Corte ha confermato la condanna per omicidio colposo di un medico che aveva omesso interventi tempestivi su un paziente ricoverato e affetto da embolia polmonare e successivamente deceduto a causa di un trombo, laddove testi di letteratura scientifica indicano in una probabilità molto bassa (7%) i casi di morte in conseguenza di trombosi venosa profonda che sia stata correttamente diagnosticata e trattata).

Cassazione penale sez. IV, 09/05/2017, n.42282

Sospensione temporanea dall’esercizio della professione medica

In tema di applicazione di misure interdittive all’indagato per omicidio colposo per colpa professionale, l’attualità e concretezza del pericolo di reiterazione del reato può essere desunto anche dalla condotta tenuta dallo stesso nel caso concreto; deve, pertanto, ritenersi legittima l’applicazione della misura interdittiva della sospensione temporanea dall’esercizio della professione medica, nei confronti del medico che abbia manifestato la granitica convinzione della superiorità della terapia omeopatica, rispetto a quella antibiotica tradizionale, rivelatasi inidonea a evitare la morte di un bambino, in assenza di significativi miglioramenti delle condizioni del paziente, e in considerazione della mancanza di un vaglio critico manifestata dall’indagato dopo il fatto in ordine a tale convinzione.

Cassazione penale sez. IV, 03/05/2018, n.27420

Mancato rispetto delle linee guida o delle buone pratiche clinico-assistenziali 

Non si può escludere l’imperizia del medico, scambiandola per imprudenza, impedendo l’applicabilità dell’articolo 590-sexies del codice penale, introdotto dalla legge Gelli Bianco, che esclude la punibilità proprio in caso di imperizia quando sono rispettate le linee guida o, in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali.

Ad affermarlo è la Cassazione che ha accolto il ricorso di un medico accusato di non aver diagnosticato una perforazione, che poteva essere verificata con appositi esami diagnostici, e di aver scelto una linea “attendista”, e perciò condannato in appello per omicidio colposo a seguito della morte del paziente avvenuta nel corso del post operatorio.

Per la Corte nella fattispecie assume rilievo proprio l’osservanza delle buone pratiche clinico-assistenziali; nello specifico, in assenza di linee guida concordanti sul punto, il riferimento doveva essere ai criteri della vigile attesa accreditati dalla letteratura scientifica.

Cassazione penale sez. IV, 26/04/2018, n.24384

La morte del paziente causata da intervento compiuto per fini estranei alla salute

In caso di morte del paziente, che costituisca conseguenza causale diretta di un trattamento medico-chirurgico, che abbia provocato coscientemente un’inutile mutilazione, posto in essere per fini estranei alla tutela della salute della vittima, siano essi di natura lucrativa, scientifica,  dimostrativa, didattica, esibizionistica,  non può trovare alcuno spazio applicativo la fattispecie dell’omicidio colposo ex art. 589 c.p., ma il titolo di reato al quale deve essere ricondotta la responsabilità degli imputati è rappresentato alternativamente dall’omicidio preterintenzionale ex art. 584 c.p. oppure, nel caso di accertata esistenza dell’animus necandi, dall’omicidio volontario ex art. 575 c.p.

Cassazione penale sez. I, 22/06/2017, n.14776


15 Commenti

  1. Bisogna stare attenti a quale medico vi rivolgete. Ci sono tanti furbetti che esercitano la professione abusivamente e possono rovinarvi la vita, provocando danni seri alla vostra salute. Verificate sempre, se si tratta di un medico nuovo o di uno specialista, che sia effettivaemente chi dice, confrontatevi con altri pazienti o fate affidaemento al passaparola di gente fidata. Con la salute non si scherza e in giro c’è tanta gente senza scrupoli che pur di guadagnare se ne frega del vostro stato di salute.

  2. Io posso capire se un medico ha adottato tutte le linee guida per le buone pratiche mediche e il danno c’è stato comunque, a prescindere dalle sue azioni, ma quello che mi manda in tilt è come sia possibile che un medico sia imprudente, sottovaluti una situazione, sia negligente…Questo proprio non me lo spiego, non me ne capacito. Anche loro devono aggiornarsi in continuazione e valutare sempre attentamente i sintomi lamentati dai pazienti. Sono lì per quello.

  3. Io stimo chi fa questo lavoro per vocazione e non solo per perseguire i profitti. Poi, ovviamente, si sa, è una delle professioni che ti danno l’accesso sicuro al mondo del lavoro e ti consentono di guadagnare tanto anche se ti stai specializzando. Insomma, chi lo fa solo per soldi rischia anche di essere poco professionale, in quanto mira ad inseguire i soldi ed ha poca sensibilità ed empatia con i pazienti

  4. Se il medico che non trasferisce il paziente in una struttura ospedaliera adeguata e questi poi muore, allora il medico è colpevole di omicidio?

    1. Risponde di omicidio colposo il medico che, consapevole della inadeguatezza della struttura ospedaliera ove è ricoverato d’urgenza un moribondo, non ne dispone subito il trasferimento in un centro più idoneo. La Cassazione ha analizzato il caso di una paziente, trasportata urgentemente all’ospedale per il distacco della placenta, poco dopo deceduta per via dell’assenza di strumenti diagnostici e terapeutici. Secondo la Cassazione [sent. n. 1442 del 17 gennaio 20120], in tal caso, il medico che aveva preso in cura la donna è responsabile di omicidio colposo per non aver trasferito la paziente in un ospedale più attrezzato. Infatti, da un lato il sanitario era a conoscenza dell’inadeguatezza della prima struttura ospedaliera, dall’altro lato vi era la certezza che la vittima, se tempestivamente trasferita altrove, si sarebbe salvata.

  5. Conoscevo una persona che, dopo l’operatorazione è venuta a mancare.Aveva avuto un’occlusione intestinale, non è stata curata e c’è stata una perforazione. Forse, se il medico avesse prestato più attenzione ai suoi dolori addominali, si sareebbe potuta salvare. Il medico che aveva sottovalutato la sua situazione poi è stato condannato.Avrebbe potuto anche farle fare esami più approfonditi dopo la visita… Certa gente è giusto che paghi. Non bisogna sottovalutare i dolori sulla pelle degli altri. Sei medico e comportati come tale. Non bisogna prendere sotto gamba certi segnali

  6. Si sente spesso parlare di malasanità, i casi non sembrano affatto diminuire. Molti, i più “fortunati” chiedono il risarcimento, i più sfortunati perdono la vita. Ma cosa succede in caso di errore medico?

    1. Con la sentenza pubblicata in data 22.02.2018, le Sezioni Unite sono ancora una volta tornate sul tema, precisando quanto segue.Non può essere condannato in sede penale, per la morte del paziente o per lesioni colpose, il medico che sceglie le linee-guida adeguate da applicare al caso concreto, ma poi compie un errore di imperizia nell’attuarle. Ciò in quanto, come detto sopra, la riforma (vale a dire la Legge Gelli-Bianco) ha previsto l’inserimento di un nuovo articolo nel codice penale (l’art. 590 sexies Cod. Pen.), in base al quale il medico che provoca la morte o la lesione personale del paziente a causa della propria imperizia non risponde dei reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose quando ha agito nel rispetto delle buone pratiche assistenziali, delle raccomandazioni e delle linee guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità. Ed infatti, l’introduzione di questa nuova causa di non punibilità è stata prevista proprio allo scopo liberare i camici dalle angustie della medicina difensiva, restituendo loro la libertà di lavorare senza avere il timore, in ogni caso, di essere citati in giudizio.
      Alla luce dell’intervento delle Sezioni Unite, quindi, può affermarsi che:
      è punibile il medico che non sia in grado di selezionare le linee guida e le buone pratiche assistenziali da applicare al caso concreto;
      non è punibile, invece, il medico che sceglie bene le linee guida da seguire, ma sbaglia ad attuarle per imperizia in colpa lieve.
      L’errore non punibile, dunque, riguarda la fase dell’attuazione delle linee guida. A monte, però, rileva sempre la scelta delle linee guida o della best practice da seguire, che non potrà mai essere errata. Ovvio, dunque, che non si potrà andare esenti da responsabilità se la scelta non sia risultata adeguata alla specificità del caso concreto.L’ordinamento, tuttavia, non punisce l’adempimento del professionista che si riveli imperfetto, quando cioè lo scosamento dagli standard è marginale o di minima entità.

  7. Un medico non può chiudere gli occhi quando si trova davanti ad un caso di violenza domestica, chiunque sia la vittima. In particolare, se si tratta di bambini picchiati oltre misura. Ma cosa deve fare un medico se si accorge che ci sono problemi in famiglia? Cosa è tenuto a fare?

    1. La violenza sui minori è un reato gravissimo che va segnalato obbligatoriamente da chiunque ricopra un incarico di pubblico servizio, quindi anche da un medico o da un’altra persona che lavori in ambito sanitario e venga a conoscenza di un episodio che soltanto desti il sospetto di violenza domestica. La denuncia va fatta per iscritto. Il personale medico è, inoltre, tenuto a trasmettere al Tribunale Penale o alla Polizia Giudiziaria un referto scritto che indichi la persona, il luogo, l’ora e le altre circostanze dell’intervento. La mancata segnalazione da parte del medico di un episodio di violenza sui minori costituisce un’omissione di atti d’ufficio. I reati perseguibili d’ufficio nell’ambito della violenza sui minori sono la minaccia, i maltrattamenti, le lesioni gravi, la violenza sessuale e quella privata, gli atti persecutori e l’omicidio. In qualunque caso, i medici che vengono a contatto con episodi di sospetta violenza sui minori, cioè che hanno davanti dei bambini anche apparentemente picchiati, hanno l’obbligo di segnalarli all’autorità giudiziaria, pur senza dovere esprimere dei giudizi o degli approfondimenti circa la veridicità di quanto raccontato dal bambino o dagli adulti coinvolti. Tali considerazioni spetteranno all’autorità.

  8. Il medico deve necessariamente considerare il diritto fondamentale dell’ammalato di essere curato. Il suo unico scopo è queesto. pertanto, da un medico mi aspetto che faccia bene il suo lavoro. Mica è un eroe se salva la vita ad un paziente. Cioè è il suo lavoro, è la professione che ha scelto di perseguire. Se un muratore costruisce una casa, un avvocato difende una vittima o fa assolvere un colpevole, se un banchiere mi risolve un problema di mutuo, se un giornalista mi aggiorna su un fatto ogni giorno, se un commercialista mi sbriga le pratiche burocratiche per aprire la mia azienda, anche loro nel proprio settore sono “eroi”. Quindi, qualsiasi professionista per essere bravo, a mio parere, deve svolgere il proprio mestiere con diligenza e precisione.

    1. Affinché possa configurarsi una responsabilità penale a carico di un medico, è necessario identificare nel medesimo un atteggiamento colposo, per poi successivamente valutare se il fatto commesso oppure omesso abbia effettivamente causato l’evento dannoso. Una diagnosi sbagliata, una valutazione superficiale dello stato clinico del paziente, un esame diagnostico non opportunamente eseguito, sono soltanto alcuni degli esempi di condotte astrattamente in grado di provocare eventi lesivi a carico del malato e quindi idonee a riconoscere una responsabilità penale nei riguardi del professionista. Ricapitolando gli elementi costitutivi del reato del medico sono rappresentati da quello psicologico (colpa o addirittura dolo, cioè intenzionalità) è da quello causale: il fatto deve aver determinato l’evento dannoso a carico della vittima.

  9. Se un paziente ha problemi psichiatrici o psicologici, è turbato profondamente e si rivolge al medico, questi lo segue, però alla fine il paziente arriva a suicidarsi. IL medico è responsabile?

    1. A tale riguardo la casistica rivela episodi sia all’interno dell’Ospedale sia esternamente al medesimo, ma in linea di massima, i casi esaminati riguardano ipotesi di suicidio avvenuti durante la degenza. In quest’ultimo caso, la responsabilità è di norma attribuita per la mancanza delle dovute cautele in termini di custodia e vigilanza del malato nonché per la violazione dei protocolli da adottare in questi casi particolari.Da questo punto di vista sussistono delle raccomandazioni emanate dal Ministero della Salute nel 2008, all’interno delle quali si evidenziano molteplici comportamenti, modalità da rispettare e misure da adottare nella gestione dei malati affetti da problemi psichiatrici e potenzialmente in grado di suicidarsi. Tra le tante previsioni, incontriamo quella che specificatamente afferma l’alta probabilità di verificazione del suicidio nella settimana successiva alle dimissioni.In virtù di ciò, è opportuno, per la struttura di ricovero, adottare uno specifico percorso clinico assistenziale e, successivamente alle dimissioni, assicurare al malato un referente ospedaliero in caso di bisogno. Essa, altresì, deve integrarsi con le strutture socio sanitarie del territorio per supportare continuativamente, da un punto di vista fisico e psicologico, il paziente.Alla luce di quanto detto, cure inappropriate al potenziale suicida oppure le dimissioni affrettate dello stesso o altresì senza che siano stati garantiti i successivi supporti, ben possono determinare la responsabilità dei medici della struttura, ivi compreso quello che ha disposto le dimissioni.Per la verità, la Cassazione ha comunque fortemente condizionato l’argomento affermando che, in presenza di un suicidio di un paziente, è il giudice a dover stabilire se fosse consentito o meno il comportamento adottato dal medico. Avvalendosi degli esperti in materia, l’organo giudicante, secondo la Suprema Corte, deve valutare se è stato superato il cosiddetto rischio consentito. In altri termini, la Cassazione afferma che il paziente potenzialmente suicida non può essere segregato e pertanto si deve necessariamente accettare il rischio che l’evento nefasto accada. Sarà quindi il giudice a stabilire se, nelle misure adottate, è stato rispettato il limite anzidetto oppure se le condotte adottate hanno evidentemente aumentato il rischio del suicidio oltre il dovuto.

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