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Chi gestisce gli immobili del Vaticano

6 Luglio 2020
Chi gestisce gli immobili del Vaticano

Quali sono gli organismi che amministrano il patrimonio immobiliare della Chiesa.

Secondo una stima, circa il 20% del patrimonio immobiliare italiano sarebbe in mano alla Chiesa. Parliamo di un patrimonio enorme costituito da appartamenti, chiese, terreni, conventi, oratori, scuole, ecc. A ciò si aggiunge il fatto che alcuni di questi immobili sono impiegati come bed&breakfast e alberghi. Ma esattamente, chi gestisce gli immobili del Vaticano? Tra gli organismi più importanti spiccano sicuramente l’APSA e la Propaganda Fide. A questi poi si affianca il Governatorato della Città del Vaticano che si occupa degli immobili situati al di fuori della giurisdizione italiana. In questo articolo ti spiego, in particolare, quali sono gli organismi che amministrano i beni immobili della Chiesa.

Vaticano: cos’è e come è organizzato

Il Vaticano è il territorio in cui si trova la Santa Sede (cioè l’organo di governo della Chiesa che fa capo al Papa). Sorto con i Patti Lateranensi del 1929, è attualmente lo Stato più piccolo del mondo e si caratterizza per essere un’enclave, in quanto circondato completamente dall’Italia.

Va precisato che gli elementi dello Stato Città del Vaticano sono:

  • il popolo: costituito dai cardinali residenti a Roma (anche al di fuori del Vaticano), da coloro che ci lavorano e ci vivono stabilmente insieme ai propri familiari;
  • il territorio: costituito dai palazzi vaticani e uffici annessi, dagli edifici, dai giardini, dalla Basilica di S. Pietro e relativa piazza, ecc.;
  • la sovranità: ossia il potere di governo esercitato dal Papa, in qualità di capo della Chiesa e sovrano dello Stato Città del Vaticano.

Vaticano: da quali beni è composto il suo patrimonio?

Il patrimonio ecclesiastico è composto da:

  • beni o cose sacre destinate al culto divino in modo diretto: ad esempio, le chiese, gli arredi, i paramenti sacri ecc.;
  • beni temporali: vale a dire la principale fonte di reddito per il mantenimento del clero, come ad esempio denaro, titoli di credito (pubblici e privati), immobili, ecc.

Chi gestisce gli immobili del Vaticano

Gli immobili del Vaticano sono gestiti dai seguenti organismi: 

  • la Propaganda Fide: una delle nove congregazioni della curia romana. Tale istituto gestisce numerose proprietà immobiliari a Roma (situate, ad esempio, in piazza di Spagna, in via della Conciliazione, ecc.). Alla guida della congregazione c’è il cardinale prefetto il quale, per l’enorme patrimonio gestito, è comunemente definito il “Papa rosso”;
  • l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA): ossia l’organismo che amministra i beni della Santa Sede (situati in Italia e all’estero). Quanto alla sua organizzazione, si articola in una sezione ordinaria (che si occupa degli aspetti pratici come il bilancio, gli affari legali, le risorse umane, ecc.) e in una sezione straordinaria (a cui è affidato il compito di amministrare i beni finanziari e alti fondi). La maggior parte degli immobili dell’APSA sono assegnati ai dipendenti della Santa Sede a un canone d’affitto nettamente inferiore rispetto all’effettivo valore di mercato. La parte restante (circa il 30%) viene, invece, concessa in locazione a “esterni” che ne fanno richiesta, a un canone mensile in ogni caso vantaggioso;
  • l’Istituto per le Opere di Religione (IOR): istituto privato sorto nel 1942 con il compito di custodire e amministrare i beni immobili (e mobili) ricevuti da persone fisiche e giuridiche. Tutti gli immobili devono essere destinati alle opere di religione e carità. Visti gli scandali più recenti, Papa Francesco ha istituito un’apposita commissione per indagare sulle attività svolte dallo IOR;
  • il Governatorato della Città del Vaticano: organismo che esercita il potere esecutivo in nome del Papa e che si occupa anche degli immobili situati fuori dalla giurisdizione italiana.

Altri immobili sono gestiti dal Vicariato di Roma (titolare di 191 beni) e dalla Caritas Italiana.

Il regime previsto per gli immobili del Vaticano

Il patrimonio immobiliare ecclesiastico è formato da luoghi di culto, appartamenti, scuole, oratori, alberghi, cliniche e così via. L’appartenenza di beni immobili alla Chiesa comporta, da un lato, determinate agevolazioni fiscali e, dall’altro lato, l’assoggettamento dei beni a norme particolari per quanto riguarda l’amministrazione e la vendita.

Tra le agevolazioni fiscali è previsto che l’imposta municipale propria (Imu) non deve essere pagata per:

  • tutti gli immobili (e pertinenze) destinati esclusivamente all’esercizio del culto;
  • gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, culturali, nonché delle attività di religione e di culto. 

Qualora l’immobile abbia un’utilizzazione mista, l’esenzione si applica solo alla frazione di unità nella quale si svolge l’attività di natura non commerciale. L’amministrazione dei beni appartenenti ai diversi enti ecclesiastici è soggetta ai controlli previsti dal diritto canonico; mentre gli acquisti sono regolati dalla legge italiana. 

Infine, in merito alla conservazione e riparazione degli edifici di culto, i lavori rientrano tra le opere di urbanizzazione secondaria. In altre parole, i Comuni possono provvedere con specifici finanziamenti.

Il diritto di prelazione dello Stato sui beni immobili

Qualora gli enti ecclesiastici intendano vendere gli immobili di loro proprietà, allo Stato è riconosciuto il diritto di essere preferito, rispetto ad altri, nell’acquisto del bene (cosiddetto diritto di prelazione). Lo scopo è chiaramente quello di assicurare che tali beni non vengano distolti dalla loro funzione pubblica.

In pratica, l’istituto che intenda vendere un bene immobile deve comunicare al prefetto territorialmente competente la sua intenzione e il prezzo di vendita. Il prefetto, entro sei mesi, può comunicare all’istituto la decisione dello Stato di esercitare il diritto di prelazione; decorso tale termine, l’istituto può procedere, entro tre anni, alla vendita del bene per il prezzo indicato. Attenzione però: il diritto di prelazione non vale se l’acquirente è un altro ente ecclesiastico.



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