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Diritto alla provvigione agente: ultime sentenze

22 Maggio 2020
Diritto alla provvigione agente: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: contratto di agenzia; operazione promossa dall’agente; conclusione del contratto; regolare conclusione ed esecuzione dell’affare; diritto alla provvigione;pagamento del prezzo da parte del cliente.

Diritto dell’agente alla provvigione

Ai sensi dell’art. 1748 c.c., nella formulazione antecedente a quella risultante a seguito della sostituzione di tale norma ad opera dell’art. 3 d.lg. 15 febbraio 1999 n. 65, il diritto dell’agente alla provvigione è subordinato al risultato economico utile conseguito dal preponente per effetto dell’attività promozionale dell’agente medesimo, con la conseguenza che quest’ultimo ha il diritto alla provvigione solo sugli affari che abbiano avuto regolare esecuzione, e non anche sui contratti conclusi ma rimasti ineseguiti, a prescindere dall’imputabilità al preponente del mancato adempimento.

Tribunale Urbino, 28/06/2002

Il fatto costitutivo della provvigione

A seguito della L. 15 febbraio 1999, n. 65, di attuazione della Direttiva Europea in materia di agenzia, per tutti gli affari conclusi durante il contratto l’agente ha diritto alla provvigione quando l’operazione è stata conclusa per effetto del suo intervento (art. 3 della legge che ha così modificato l’art. 1748 c.c., comma 1). Salvo che sia diversamente pattuito, la provvigione spetta all’agente dal momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito, o avrebbe dovuto eseguire, la prestazione in base al contratto concluso con il terzo.

La provvigione spetta all’agente, al più tardi, inderogabilmente dal momento e nella misura in cui il terzo ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire, la prestazione qualora il preponente avesse eseguito la prestazione a suo carico (art. 3 della legge che ha così modificato l’art. 1748 c.c., comma 4). In tal modo la legge, sulla falsariga del modello tedesco, ha distinto tra il momento di acquisizione della provvigione e il momento di esigibilità della provvigione già acquisita.

Il momento di acquisizione è il momento in cui l’operazione promossa dall’agente è stata conclusa tra le parti; il momento di esigibilità è il momento in cui il preponente ha eseguito, o avrebbe dovuto eseguire, la prestazione. Nella nuova disciplina giuridica, dunque, il fatto costitutivo della provvigione è la conclusione del contratto.

Condizione di esigibilità è invece l’esecuzione del contratto da parte del preponente: la provvigione è esigibile nel momento e nella misura in cui il preponente ha eseguito o avrebbe dovuto eseguire la prestazione.

Non è quindi necessaria la prova del buon fine dell’affare e cioè, in sostanza, dal pagamento del prezzo da parte del cliente. Indubbiamente, quindi, le leggi di attuazione della direttiva comunitaria prevedono una disciplina di maggior tutela del diritto alle provvigioni da parte dell’agente sia per quanto riguarda il momento genetico, sia in merito all’onere probatorio.

Tuttavia, anche nella nuova disciplina l’agente ha l’onere di provare, se non la esecuzione del contratto da parte del terzo, la conclusione del contratto e di specificare, nel caso di una pluralità di contratti promossi, quali siano stati i contratti conclusi e per quale ammontare. La nuova disciplina, in sostanza non solleva l’agente dall’onere di precisare i fatti e di provare i fatti costitutivi del suo diritto alla provvigione e la conclusione tra le parti dei contratti da lui promossi.

Cassazione civile sez. lav., 12/02/2020, n.3483

Il diritto alla provvigione indiretta

In tema di contratto di agenzia, ai sensi dell’art. 1748, comma 2, c.c., il diritto alla provvigione cd. indiretta compete in ogni caso di ingerenza nella zona di esclusiva o di captazione di clienti riservati all’agente attraverso l’intervento diretto o indiretto del preponente, quali che siano le modalità della sottrazione così realizzata ed indipendentemente dalla tecnica negoziale prescelta o dal luogo in cui questa è posta in essere, sicché, anche la conclusione di affari al di fuori della zona di esclusiva dell’agente, con una società che, a sua volta, provveda alla distribuzione del prodotto ad imprenditori affiliati operanti, invece, nel predetto ambito territoriale, costituisce violazione della zona di esclusiva, ove vi concorra il preponente.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, con accertamento non sindacabile, aveva ritenuto sussistente la sottrazione della clientela di zona attraverso l’intervento della preponente capogruppo, che si era consapevolmente avvalsa dell’attività del proprio agente operante nella zona della capogruppo, per soddisfare gli ordinativi di merce dei vari esercizi commerciali affiliati, operanti nelle zone di altri agenti).

Cassazione civile sez. II, 30/01/2017, n.2288

Poteri di rappresentanza dell’agente

L’agente assicurativo con rappresentanza, che non sia stato soddisfatto del proprio diritto alla provvigione od altri emolumenti, può esercitare il diritto di ritenzione sulle somme versategli dagli assicurati, ai sensi dell’art. 1721 c.c.

Cassazione civile sez. II, 20/03/2009, n.6882

Vendita rateale con riserva di proprietà

In ipotesi di vendita rateale con riserva di proprietà promossa da agente di commercio nel regime previgente al d.lg. 15 febbraio 1999 n. 65, nel quale l’agente di commercio matura il diritto alla provvigione solo per gli affari che abbiano avuto regolare esecuzione, questi consegue il diritto solo al momento del pagamento dell’ultima rata.

Comm. trib. prov.le Isernia sez. I, 26/04/2006, n.26

Agenti: le operazioni concluse con i clienti 

Secondo l’interpretazione dell’art. 7 n. 2 primo trattino della direttiva del Consiglio Cee 18 dicembre 1986 n. 653, relativa al coordinamento dei diritti degli Stati membri concernenti gli agenti commerciali indipendenti, l’agente commerciale incaricato di una determinata zona ha diritto alla provvigione per le operazioni concluse con i clienti appartenenti a tale zona, anche se esse risultano concluse senza il suo intervento.

Corte giustizia UE sez. V, 12/12/1996, n.104

Accettazione dell’affare e diritto alla provvigione

Ai sensi dell’art. 1748 c.c., il diritto alla provvigione da parte del procacciatore può sorgere, oltre che nei casi di regolare conclusione ed esecuzione dell’affare, solo anche quando «il terzo ed il preponente si accordano per non dare esecuzione in tutto o in parte al contratto»: il che postula che un contratto si sia già perfezionato tra il terzo ed il preponente, nel senso che deve essere già intervenuta una accettazione dell’affare da parte di quest’ultimo (cosa che non si è verificata nel caso di specie).

Tribunale Nola sez. II, 08/04/2008

Giudizio per l’accertamento del diritto alla provvigione

Nel giudizio per l’accertamento del diritto alla provvigione, l’agente ha l’onere di provare che gli affari da lui promossi sono andati a buon fine o che il mancato pagamento sia dovuto a fatto imputabile al preponente, essendo il buon fine dell’affare un fatto costitutivo del diritto alla provvigione.

Cassazione civile sez. II, 23/10/2014, n.22581

Diritto alla provvigione: l’onere probatorio dell’agente

Nel giudizio per l’accertamento del diritto alla provvigione, l’agente ha l’onere di provare che gli affari da lui promossi sono andati a buon fine o che il mancato pagamento sia dovuto a fatto imputabile al preponente, essendo il buon fine dell’affare un fatto costitutivo del diritto alla provvigione. (Principio affermato in fattispecie soggetta “ratione temporis” all’art. 1748 cod. civ. nel testo anteriore alla sostituzione ex art. 3 del d.lgs. 15 febbraio 1999, n. 65).

Cassazione civile sez. II, 06/11/2013, n.25023

Contratto di agenzia: l’attività di promozione propria 

L’attività di promozione propria del contratto di agenzia non può riscontrarsi nell’attività del soggetto che, pur agendo per conto dell’imprenditore interessato alla conclusione dell’affare, si limiti soltanto a illustrare i pregi e le caratteristiche del prodotto, senza procedere alla conclusione del contratto, che è l’obiettivo al cui perseguimento l’articolo 1742 del Cc finalizza l’attività dell’agente.

Di conseguenza, l’esistenza del contratto di agenzia è legata al riscontro che il soggetto che svolge l’attività promozionale abbia anche partecipato attivamente alla conclusione del contratto. D’altra parte, è proprio la circostanza che l’agente abbia attivamente partecipato alla conclusione del contratto a giustificare il suo diritto alla provvigione solo per gli affari che hanno avuto regolare esecuzione, o anche per gli affari che non hanno avuto esecuzione per causa imputabile al preponente.

Tribunale Messina sez. lav., 27/02/2018, n.359

Mancata esecuzione dell’affare e riconoscimento del diritto alla provvigione

Nell’ipotesi prevista dall’art. 1749, comma 1 c.c., la mancata esecuzione dell’affare per causa imputabile al preponente rappresenta un fatto costitutivo della domanda proposta dall’agente per il riconoscimento del diritto alla provvigione, e deve essere quindi provata dal medesimo ai sensi dell’art. 2697 c.c..

Cassazione civile sez. lav., 01/04/1992, n.3967


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