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Mantenimento figli minorenni: ultime sentenze

22 Maggio 2020
Mantenimento figli minorenni: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: statuizione su assegno mantenimento figli minori; stato di bisogno di un figlio minorenne presunto dalla legge; violazione degli obblighi di assistenza familiare; modifica delle condizioni patrimoniali imposte con sentenza di divorzio, con riferimento al mantenimento dei figli minori.

Lo stato di bisogno del figlio minorenne

Lo stato di bisogno di un figlio minorenne, presunto dalla legge, non è eliso dal fatto che alla erogazione dei mezzi di sussistenza provveda l’altro genitore, perché persiste comunque l’obbligo di entrambi i genitori di provvedere al mantenimento dei figli minorenni.

Cassazione penale sez. VI, 24/01/2018, n.7179

Genitore irreperibile e mantenimento dei minori

La presentazione della querela per maltrattamenti in famiglia dinnanzi ai figli di minore età in fase di separazione tra coniugi per la pronuncia dell’addebito non è sufficiente atteso che la querela ha la semplice funzione di procedibilità dell’azione penale.

(Nel caso di specie, il giudice comunque affidava esclusivamente i minori alla madre poiché il padre si era allontanato da tempo dalla casa coniugale e si era reso irreperibile non provvedendo al mantenimento dei minori).

Tribunale Monza sez. IV, 22/01/2020, n.72

Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’articolo 570, comma 2, numero 2, del Cp, lo stato di bisogno di un figlio minorenne è presunto dalla legge e non è vanificato o eliso dal fatto che alla erogazione dei mezzi di sussistenza provveda comunque l’altro genitore, perché persiste l’obbligo del genitore di provvedere al mantenimento dei figli minorenni, pur laddove questi siano assistititi economicamente da terzi, anche con eventuali elargizioni della pubblica assistenza.

Cassazione penale sez. VI, 15/03/2017, n.24532

Revisione dell’assegno di mantenimento per i figli

I provvedimenti in tema di mantenimento dei figli minori di genitori divorziati passano in giudicato, ma essendo sempre rivedibili, divengono definitivi solo “rebus sic stantibus”, sicché il giudice in sede di revisione non può procedere ad una diversa ponderazione delle pregresse condizioni economiche delle parti, né può prendere in esame fatti anteriori alla definitività del titolo stesso o che comunque avrebbero potuto essere fatti valere con gli strumenti concessi per impedirne la definitività. (Nella specie la S.C. ha confermato il rigetto della domanda proposta dal coniuge onerato del pagamento di un assegno di mantenimento per la prole, il quale aveva introdotto un nuovo procedimento di revisione dell’assegno, invocando fatti modificativi delle condizioni economiche delle parti, intervenuti prima della conclusione di altro procedimento di modifica nel quale essi avrebbero potuto essere fatti valere).

Cassazione civile sez. I, 09/01/2020, n.283

Contributo di mantenimento dei figli minorenni

Se i coniugi disciplinassero i rapporti di scioglimento del vincolo con promessa unilaterale di pagamento quale contributo di mantenimento dei figli minorenni, al mancato adempimento degli obblighi la competenza giurisdizionale per la lite apparterrebbe al giudice dello Stato dove il coniuge affidatario ha la residenza con i figli.

Corte appello Milano, 03/05/2010

Spese sostenute da un genitore per sé e per la prole

Spetta al Tribunale ordinario (e non al Tribunale per i minorenni) giudicare sulla domanda di regresso proposta da uno dei genitori, (nella specie a seguito della conclusione della convivenza tra genitori naturali) in nome proprio, nei confronti dell’altro, al fine di ottenere, ai sensi dell’art. 1299 c.c., il rimborso pro quota delle spese sostenute per sé, nel periodo anteriore alla nascita dei figli, e per la prole, trattandosi di lite tra due soggetti maggiorenni, che ha come causa petendi la comune qualità di genitori, e non essendo la domanda assimilabile a (né connessa con) quelle contemplate dall’art. 38 disp. att. c.c. riguardanti l’affidamento e il mantenimento dei figli minorenni.

Cassazione civile sez. VI, 13/01/2011, n.674

Importo dell’assegno di mantenimento dei figli minorenni

Non è di competenza del Tribunale per i minorenni la revisione della clausola, contenuta nella sentenza di separazione giudiziale tra i coniugi, relativa all’importo dell’assegno di mantenimento dei figli minorenni, revisione richiesta, nella fattispecie, per il solo fatto della intervenuta svalutazione monetaria.

Tribunale minorenni Torino, 16/06/1980

Omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento

Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 570-bis c.p., degli artt. 2, comma 1, lett. c), e 7, comma 1, lett. o), d.lgs. 1 marzo 2018, n. 21, censurati per violazione degli artt. 3,25, comma 2, 30 e 76 Cost., nella parte in cui determinerebbero la parziale abolitio criminis dell’omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, l’educazione e l’istruzione dei figli (minorenni, ovvero maggiorenni ma ancora non autosufficienti) nati fuori dal matrimonio.

Il giudice rimettente muove dalla impossibilità di estendere l’incriminazione di cui al nuovo art. 570-bis c.p. all’ipotesi dell’inosservanza degli obblighi di natura economica nei confronti dei figli nati fuori dal matrimonio, in precedenza ricompresa — secondo il diritto vivente — nell’abrogata incriminazione di cui all’art. 3 l. 8 febbraio 2006, n. 54. Tuttavia la supposta abolitio criminis non si è verificata, stante la perdurante vigenza, anche dopo l’entrata in vigore del d.lgs. n. 21 del 2018, dell’art. 4, comma 2, l. n. 54 del 2006.

Invero, il rinvio che quest’ultima disposizione opera deve oggi intendersi riferito al nuovo art. 570-bis c.p., nel quale è stato integralmente trasfuso il contenuto del previgente art. 3 l. n. 54 del 2006 e che abbraccia così, oltre al fatto compiuto dal coniuge, anche quello compiuto dal genitore nei confronti del figlio nato fuori dal matrimonio. Tale soluzione, che trova altresì conforto nell’art. 8 dello stesso d.lgs. n. 21 del 2018, si impone perché l’unica armonizzabile con il sistema normativo, univocamente orientato alla piena equiparazione tra la posizione dei figli legittimi e nati fuori dal matrimonio.

Corte Costituzionale, 18/07/2019, n.189

Mantenimento minori e modifica delle condizioni patrimoniali

Nelle controversie relative alla modifica delle condizioni patrimoniali imposte con sentenza di divorzio, con riferimento al mantenimento dei figli minori, che rientrano tra quelle per le quali è previsto l’intervento obbligatorio del P.M., ai sensi dell’art. 9 della legge n. 898 del 1970,come modificato dall’art. 13 della legge n. 74 del 1987, è sufficiente, al fine di assicurare l’osservanza di detto precetto normativo, che l’ufficio del P.M. venga ufficialmente informato del procedimento, affinché il suo rappresentante sia posto in grado di intervenire e di esercitare i poteri attribuitigli dalla legge, restando irrilevante che in concreto egli non partecipi alle udienze e non formuli conclusioni.

Tribunale Rimini, 21/01/2020, n.45

Assegno di mantenimento per il figlio minorenne a carico del coniuge

In tema di separazione, la statuizione relativa alla fissazione di un assegno mensile per il mantenimento dei figli minorenni, non è soggetta al principio della domanda.

Cassazione civile sez. VI, 04/02/2019, n.3206

Patti relativi all’affidamento ed al mantenimento dei figli minorenni

Stante la natura negoziale dell’accordo che dà sostanza e fondamento alla separazione consensuale tra coniugi, e non essendo ravvisabile, nell’atto di omologazione, una funzione sostituiva o integrativa della volontà delle parti, ma rappresentando la procedura ed il decreto di omologazione condizioni di efficacia del sottostante accordo tra i coniugi (salvo che per quanto riguarda i patti relativi all’affidamento ed al mantenimento dei figli minorenni, sui quali il giudice è dotato di un potere d’intervento più penetrante), deve ritenersi ammissibile l’azione di annullamento della separazione consensuale omologata per vizi della volontà, la cui esperibilità – non limitata alla materia contrattuale, ma estensibile ai negozi relativi a rapporti giuridici non patrimoniali, genus cui appartengono quelli di diritto familiare – presidia la validità del consenso come effetto del libero incontro della volontà delle parti.

Cassazione civile sez. I, 04/09/2004, n.17902

Versamento dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge e dei figli minori

Il reddito di cittadinanza è pienamente pignorabile senza l’osservanza dei limiti di cui all’art. 545 c.p.c. non sussistendo alcuna ragione né logica né giuridica, per escludere l’ammissibilità dell’ordine di pagamento diretto al coniuge di una quota del reddito di cittadinanza erogato all’altro, inadempiente agli obblighi scaturenti dalla separazione, nel contempo è legittimo anche il sequestro della quota di un’immobile di proprietà del coniuge inadempiente (nella specie: un coniuge era inadempiente al versamento dell’assegno di mantenimento in favore del coniuge e dei figli minori, pertanto ed a fronte di un reddito di cittadinanza percepito di € 859,67 è stato autorizzato sia un pignoramento di € 360,00 mensili pari all’importo dell’assegno di mantenimento da versare mensilmente che il sequestro della quota di proprietà dell’immobile del coniuge inadempiente).

Tribunale Trani, 30/01/2020


13 Commenti

  1. Salve. Vorrei sapere come funziona il pignoramento se il mantenimento per i figli non viene versato. Il genitore tenuto a versare l’assegno di mantenimento ha un debito, ma cosa succede se si sottrae ai suoi doveri?

    1. Allorquando il genitore si sottragga a tale adempimento, sarà possibile agire contro di lui secondo le forme ordinarie previste dal codice di procedura civile. Per la precisione, i figli che non ricevono il mantenimento (o, in loro vece, nel caso in cui essi siano minorenni, il genitore con cui vivono e su cui non incombe l’onere del mantenimento indiretto) possono:
      notificare il titolo esecutivo al genitore inadempiente. Il titolo esecutivo è l’atto in cui è stabilito l’obbligo di versare il mantenimento: può dunque trattarsi della sentenza di separazione o di divorzio del giudice, del decreto di omologazione della separazione consensuale, della convenzione di negoziazione assistita, del verbale contenente le condizioni di separazione o di divorzio redatto dall’ufficiale di stato civile del Comune accordo;
      notificare il precetto, cioè l’atto con cui si intima di pagare entro dieci giorni tutte le somme dovute, maggiorate degli interessi;
      in caso di perdurante inadempimento, procedere con l’esecuzione forzata e, dunque, con la notifica dell’atto di pignoramento.
      Come già ricordato, il pignoramento fa parte dell’esecuzione forzata e ne rappresenta la prima, necessaria tappa verso la realizzazione delle pretesa creditoria.

  2. Se il genitore obbligato a versare il mantenimento ai figli non rispetta l’ordine del giudice, l’altro genitore oppure gli stessi figli possono rivolgersi al tribunale?

    1. Si entrambi potranno adire il tribunale e chiedere al giudice l’emissione di un ordine di pagamento diretto a carico del terzo, cioè di colui che è tenuto a corrispondere periodicamente somme al coniuge onerato (ad esempio, il datore di lavoro o anche l’Ente erogatore di pensione ovvero il conduttore di un immobile di proprietà del coniuge onerato). Il decreto con cui il giudice ordina il pagamento diretto alla prole costituisce titolo esecutivo che va ovviamente notificato agli interessati ed al terzo debitore; contro di esso le parti possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. L’opposizione è regolata dalle norme relative all’opposizione al decreto ingiuntivo.

  3. Io e il mio ex eravamo conviventi. Dopo la nascita di nostro figlio, ci siamo lasciati. Lui non si è più fatto vivo, né versava i soldi per il mantenimento del bambino. In pratica, ci penso da sola grazie al sostegno dei miei genitori… Dopo più di un anno, ho cercato di contattarlo…ero anche disposta a sorvolare e fare pace, ma a causa delle difficoltà economiche, ho citato il mio ex in tribunale affinché mi venisse riconosciuta quantomeno una parte delle spese sostenute per nostro figlio….Prima che il giudice decidesse ai danni del mio ex che se ne fregava ed era super disinteressato, è passato diverso tempo. Quindi, la mia domanda è questa: da quando ha inizio il mantenimento? Ribadisco che non siamo mai stati sposati.

    1. Secondo la Cassazione, decorre dalla fine della convivenza o dalla domanda di rimborso l’obbligo di mantenimento del figlio naturale. «La decisione del tribunale per i minorenni relativa all’obbligo di mantenimento del figlio naturale da parte del genitore non affidatario retroagisce naturalmente al momento della domanda giudiziale, oppure – se successiva – dall’effettiva cessazione della coabitazione» senza che sia necessario un’apposita specificazione sul punto da parte del giudice. Quanto espresso dai giudici di legittimità trova fondamento nel principio per cui l’obbligazione di mantenimento prevista dall’articolo 148 del Codice civile si collega allo stato di genitori e assume, di conseguenza, pari decorrenza, dalla nascita del figlio. Pertanto, nel caso di successiva cessazione della convivenza fra i genitori, l’obbligo del genitore non affidatario o collocatario decorre non già dalla proposizione dell’inizio della causa, bensì dalla effettiva cessazione della coabitazione. Infatti solo da quel momento diventano efficaci le decisioni in tema di affidamento dei figli e i conseguenti provvedimenti di natura economica. Resta fermo il potere del giudice di graduare l’entità dell’assegno in relazione ai diversi periodi di vita del minore, anziché prevedere un unico importo forfetario, fissando le relative decorrenze. La madre ha quindi la possibilità di ricorrere contro il padre in qualsiasi momento, anche dopo svariati anni, senza incorrere in alcun tipo di decadenza o prescrizione. Anche lo stesso figlio, una volta divenuto maggiorenne, può agire contro il padre che gli ha fatto mancare i mezzi di sostentamento, privandolo così delle chance che la vita altrimenti avrebbe potuto riservargli se solo avesse avuto capacità economiche superiori. E non solo. Il figlio può anche agire per richiedere al genitore i danni a causa della sua assenza e per avergli fatto mancare l’affetto che un padre è comunque tenuto a dare.

  4. Buon pomeriggio. Vorrei sapere cosa succede in presenza dell’adozione dei maggiorenni? In particolare, ivorrei avere delucidazioni riguardo al mantenimento del figlio adottato dal secondo marito della madre. Vi ringrazio in anticipo. Su questo sito trovo sempre le risposte alle mie domande.

    1. Al contrario del dovere di ogni genitore di provvedere al mantenimento del proprio figlio finché questi non diventa autonomo, chi adotta un maggiorenne non ha invece l’obbligo di mantenerlo, ma tutt’al più di passargli gli alimenti – ossia lo stretto indispensabile per il vitto e l’alloggio – in caso di grave malattia di questi che non gli consenta di procurarsi il minimo necessario per la sopravvivenza.Scopo infatti dell’adozione del maggiorenne è solo la devoluzione del nome e del patrimonio dell’adottante. Tant’è che non si determina alcun inserimento dell’adottato nella famiglia dell’adottante, mentre restano intatti i rapporti del primo con la famiglia di origine. Tutto ciò porta la Cassazione ad affermare che l’adottante non ha l’obbligo giuridico di contribuire al mantenimento del figlio maggiorenne da lui adottato, figlio di colei che, già divorziata, questi abbia sposato. Difatti, a tale obbligo deve provvedere il padre naturale del figlio adottato.

    2. La Suprema Corte precisa che l’assegno di mantenimento in favore del figlio maggiorenne ma non autosufficiente può essere ridotto se questi viene adottato dal nuovo marito della madre e questi, pur non avendo alcun obbligo in tal senso, se ne fa carico quotidianamente. È rilevante l’inserimento dei giovani nel neo costituito contesto familiare.Due le precisazioni che hanno fatto gli Ermellini prima di enunciare il nuovo principio: quello del padre adottivo non è affatto un obbligo ma è un gesto di liberalità del quale, in sede di revisione delle condizioni di divorzio, il giudice non può non tener conto.In fondo alle motivazioni, i Supremi giudici hanno pertanto messo nero su bianco che «in tema di revisione delle condizioni economiche del divorzio riguardanti l’obbligo di mantenimento di figli maggiorenni, non autosufficienti, degli ex coniugi, la sopravvenuta adozione di quei figli effettuata dal nuovo marito della madre, da cui derivi il loro stabile inserimento nel contesto familiare creatosi per effetto del nuovo matrimonio contratto da quest’ultima, costituisce circostanza fattuale da valutarsi, ai fini della modificazione, o meno, della sola entità di tale mantenimento, dal giudice adito ai sensi dell’art. 9 della legge n. 878 del 1970, ove risulti che l’adottante, benché privo del corrispondente obbligo giuridico, comunque provveda continuativamente, e non solo occasionalmente, anche alle esigenze e necessità quotidiane degli adottati».

  5. La mia ex moglie mi ha denunciato. E’ una vipera! Per qualche mese, non sono riuscito a pagare il mantenimento per i nostri figli. Quella vipera sta facendo di tutto per farmi penare e farmela pagare. Io ho grande difficoltà a coprire l’arretrato in breve tempo, così ho provato e ci sono riuscito a trovare un accordo onde evitare la condanna penale. Allora, ho iniziato a farle dei versamenti periodici in modo da recuperare le mensilità passate. Per me questo è un grande sacrificio. Le ho chiesto di rinunciare al processo. Il suo avvocato, un azzeccagarbugli, dice che non è possibile. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Lei può o non può ritirare la denuncia per mancato mantenimento dei nostri figli?

    1. Per fornire una risposta bisogna verificare se, sotto un profilo più marcatamente giuridico, il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare sia o meno perseguibile d’ufficio. Difatti, nell’ipotesi in cui dovesse essere procedibile solo «a querela di parte» (ossia della vittima), il ritiro della querela porrebbe fine a qualsiasi procedimento nei tuoi riguardi. Viceversa, qualora si dovesse ritenere che l’omesso versamento del mantenimento per i figli sia perseguibile d’ufficio, a nulla varrebbe il ritiro della querela della parte lesa poiché la Procura della Repubblica, anche in tale caso, sarebbe tenuta a portare avanti l’azione penale fino all’eventuale condanna. Secondo la Corte di Cassazione, il reato di omesso versamento del mantenimento per i figli è procedibile non a querela di parte ma d’ufficio. Come anticipato, questa conclusione ha un grosso impatto pratico. Difatti, l’eventuale rinuncia al processo penale da parte dell’ex moglie, che agisce per conto dei figli minori o non autosufficienti, non è sufficiente a bloccare il procedimento a carico del padre, procedimento infatti che prosegue su iniziativa del pm. Certo, la mancata costituzione della madre servirà a rendere più agevole, all’avvocato dell’imputato, il compito della difesa, ma l’esito non è scontato. La Procura della Repubblica, infatti, porterà avanti la propria iniziativa allo scopo di giungere a una condanna penale dell’imputato, potendo altresì procurarsi da sé le prove della colpevolezza. Nessun accordo con il genitore affidatario dei figli, quindi, servirà a impedire il processo penale di chi non ha versato l’assegno di mantenimento. Ecco perché, prima di depositare una denuncia, bisognerebbe valutare attentamente la possibilità di trovare un accordo tra le parti che eviti al padre un procedimento penale senza via d’uscita.

  6. Da quando io e la mia ex abbiamo divorziato, io ho sempre versato l’assegno di mantenimento per nostro figlio. Ora, un mio amico mi ha detto che il furbetto, maggiorenne, aveva già da diverso tempo un lavoro che gli consentiva di rendersi autonomo. Insomma, potevo risparmiarmi di versargli altri soldi, non gli servivano.Lui non mi ha detto nulla e ha continuato a vivere con la madre percependo l’assegno mensile. Ora che sono cambiate le sue condizioni, vorrei sapere se è possibile riavere i soldi del mantenimento visto che ormai è indipendente. Grazie

    1. Potrebbe succedere che il figlio consegua l’indipendenza economica senza però dirlo al padre e che questi lo scopra solo dopo molto tempo quando, nel frattempo, ha continuato ad adempiere ai propri doveri economici. In questo caso il genitore può agire in tribunale per chiedere la cancellazione dell’obbligo di versamento degli alimenti e non solo. Secondo infatti la Cassazione, l’ex coniuge che versa l’assegno per i figli ormai divenuti indipendenti ha diritto alla restituzione dei soldi versati durante il periodo intermedio che decorre dal mutamento delle condizioni economiche dei giovani alla data della sentenza emessa dal giudice. È irrilevante, peraltro, che il genitore abbia agito in tribunale per chiedere l’esonero dal mantenimento solo dopo anni dal mutamento delle suddette condizioni.Come chiarito dalla Cassazione, la cessazione dell’obbligo di mantenimento non può essere ancorata solo alla data del provvedimento del giudice. Il fatto che il procedimento di revisione delle condizioni economiche venga avviato dal padre solo più tardi, al fine di ottenere il riconoscimento formale del mutamento di dette condizioni e di essere esonerato da ulteriori pagamenti per il futuro, non pregiudica il diritto di chiedere la restituzione delle somme corrisposte indebitamente. I figli non potranno difendersi sostenendo che ormai dette somme sono state spese: su di loro graverà un debito che si porteranno dietro da allora in avanti e che potrà essere recuperato anche con il pignoramento dei redditi da lavoro che stanno percependo. Certo, è improbabile che un genitore avvii una esecuzione forzata contro il proprio figlio ma il mondo dei tribunali ci ha abituato a ben altro.

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