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Risarcimento per un braccio rotto

16 Settembre 2020 | Autore:
Risarcimento per un braccio rotto

Responsabilità per danni cagionati a terzi. Cosa accade quando ledi l’integrità fisica di un’altra persona? Normativa, prassi, percentuali e valutazioni applicabili all’argomento.

Può capitare di incorrere in piccoli incidenti e di farsi male quando si è in strada, durante la propria attività lavorativa, mentre si sta tranquillamente a casa a fare le pulizie domestiche. E’ una situazione molto frequente, più di quanto immagini e che, tuo malgrado, forse hai già sperimentato personalmente. In queste ipotesi, di norma, non si creano particolari problemi: se il danno è di piccola entità è sufficiente una semplice medicazione personale; nelle altre circostanze, può essere necessario recarsi in pronto soccorso.

Il problema si pone, invece, in tutti i casi in cui il pregiudizio è diretta conseguenza della condotta altrui. In altri termini, un’altra persona, volontariamente o involontariamente, ti provoca un danno. In questa eventualità, secondo le regole generali presenti nel nostro sistema giuridico, il responsabile è tenuto a intervenire per riparare la situazione cagionata: se, ad esempio, ti sei fratturato un arto deve provvedere al risarcimento del braccio rotto.

Ma vediamo nel dettaglio le diverse ipotesi che possono presentarsi con maggiore frequenza.

Che cos’è la responsabilità per danno altrui?

Il nostro sistema giuridico, con riferimento all’ambito prettamente civile, contempla due diverse tipologie di responsabilità per danni cagionati alle persone e alle cose: quella contrattuale e quella extracontrattuale. La prima si configura quando esiste uno specifico accordo tra le parti, mentre la seconda opera in tutte le altre circostanze.

In relazione al caso specifico del risarcimento del danno per un braccio rotto, vogliamo analizzare proprio quest’ultima ipotesi in quanto, in linea di massima, è quella più comune.

La responsabilità extracontrattuale affonda le sue radici nel principio latino del “neminem laedere” (non offendere nessuno) in base al quale chi cagiona ad altri un danno ingiusto per un fatto doloso o colposo è obbligato a risarcirlo.

Gli elementi costitutivi della fattispecie sono diversi e devono essere tutti presenti perché si configuri il tuo diritto al risarcimento per la rottura del braccio. In particolare, si tratta di:

  • fatto illecito, ossia infrazione di una disposizione di legge: se consiste in un reato, oltre a quella civile emerge una piena responsabilità penale;
  • colpevolezza: il comportamento lesivo deve essere volontario (doloso) o involontario (colposo), e, dunque, deve essere imputabile al soggetto agente;
  • nesso causale: deve sussistere un rapporto di causa-effetto tra la condotta e l’evento lesivo; in altri termini, il danno deve derivare direttamente dal fatto illecito;
  • danno ingiusto: la lesione deve avere ad oggetto un diritto altrui; viceversa, non si configura alcun pregiudizio.

Ipotesi tipica di responsabilità: l’incidente stradale

Se sono presenti tutti gli elementi costitutivi della responsabilità extracontrattuale puoi chiedere e ottenere il risarcimento del danno. La domanda può essere presentata in sede stragiudiziale (e, quindi, al di fuori dell’ambito del tribunale) oppure in via giudiziale (se non si trova un accordo con il danneggiante, occorre rivolgersi a un avvocato e chiedere l’intervento di un giudice).

L’ipotesi tipica, molto frequente nella vita quotidiana, è quella dell’incidente stradale. Si tratta di una situazione molto particolare perché non coinvolge solo il danneggiante e il danneggiato, ma presuppone l’intervento di una terza persona, ossia la compagnia di assicurazione.

Quale percorso occorre, quindi, seguire se ti rompi il braccio mentre sei alla guida del tuo veicolo oppure cammini a piedi e vieni investito?

Richiesta di risarcimento alla compagnia assicurativa

Tutti gli automobilisti, per circolare sul territorio nazionale, devono sottoscrivere una polizza RC auto, ossia un contratto di assicurazione per responsabilità civile.

Il premio da pagare varia da persona a persona a seconda di una serie di fattori (compagnia assicuratrice, classe di merito, pagamento annuale o semestrale, età del conducente e così via), ma, in ogni caso, è finalizzato a coprire i danni cagionati a seguito di incidente.

In tal caso, il risarcimento non è automatico, ma occorre seguire una specifica procedura.

Quando subisci un incidente, il primo passo da compiere, se sei nelle condizioni fisiche di farlo, è quello di compilare il cid (ossia il modello di constatazione amichevole dell’incidente) o, in caso di mancato accordo, di chiamare le forze dell’ordine. E’ importante, altresì, verificare la presenza di eventuali testimoni e recarsi in ospedale per effettuare i controlli medici del caso.

Successivamente, è indispensabile presentare il caso alla compagnia assicurativa della controparte. Devi, cioè, inoltrare all’assicuratore la richiesta di risarcimento del danno allegando la documentazione clinica che ti è stata rilasciata in ospedale.

Secondo precise disposizioni di legge, la compagnia deve concludere la pratica con la liquidazione di quanto dovuto entro due mesi dall’istanza o, se sono state provocate lesioni alle persone, entro tre mesi dall’incidente. I tempi si accorciano in caso di compilazione della contestazione amichevole.

Vi sono delle ipotesi in cui l’assicurazione, dopo aver risarcito i soggetti coinvolti dall’incidente, esercita il suo diritto di rivalsa sul proprio assicurato. Questo può accadere, ad esempio, quando il conducente ha guidato nel periodo in cui gli è stata sospesa o revocata la patente.

Come si calcola il risarcimento del danno per braccio rotto?

Il tasto dolente del risarcimento del danno non riguarda tanto la procedura da seguire quanto la determinazione del suo ammontare. Ciò che interessa a tutte le parti in causa è, infatti, l’aspetto economico (l’assicurazione vuole pagare il meno possibile, l’assicurato teme che il premio lieviti eccessivamente e il danneggiato vuole trarre il maggior profitto dall’accaduto).

Per limitare il sorgere di contenziosi in materia, è intervenuto lo stesso legislatore che ha previsto la necessità di adottare un’apposita tabella [1] sul danno biologico. Quest’ultimo è definito come una lesione all’integrità psicofisica della persona suscettibile di valutazione medica.

Il prospetto sollecitato dal legislatore è stato effettivamente adottato nel 2003 con decreto del ministero della Salute. Attraverso tale strumento è possibile distinguere il risarcimento a seconda delle parti del corpo coinvolte:

  • lesioni dentarie;
  • lesioni oculari;
  • colonna vertebrale;
  • arto superiore;
  • arto inferiore;
  • torace.

Tra gli elementi indicati in questa elencazione, ciò che a noi interessa è la disciplina del risarcimento per lesioni all’arto superiore. In tal caso, la tabella distingue dettagliatamente tra:

  1. spalla;
  2. gomito;
  3. polso;
  4. mano.

Per ciascuna parte dell’arto superiore è individuata una specifica tipologia di lesione alla quale è attribuita una percentuale di invalidità che va da un minimo a un massimo di punti e che deve essere adattata al caso concreto. E’, quindi, compito di un perito medico legale adottare una valutazione concreta. Se dall’incidente deriva, poi, anche un danno estetico, l’ammontare del risarcimento può essere più elevato.


note

[1] Legge 05.03.2001 n. 57 “Disposizioni in materia di apertura e regolazione dei mercati”


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