Coronavirus: il caldo lo sconfiggerà?

13 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: il caldo lo sconfiggerà?

L’arrivo della bella stagione, con temperature più alte e miti, potrà aiutare a debellare il Covid-19? Quali climi predilige il virus?

Molti si chiedono se l’arrivo delle temperature più alte e miti e della bella stagione potrà aiutare a debellare il Coronavirus. La risposta a questa semplice domanda è più complessa di quanto sembra: ci sono alcune evidenze che sembrano dimostrarlo, ma sono conclusioni ancora incerte e provvisorie, basate sull’osservazione di quanto è successo finora e su considerazioni scientifiche al riguardo.

Sappiamo tutti che finora nel Centro-Sud d’Italia il contagio si è propagato molto meno che al Nord, così come ha colpito l’Africa molto meno dell’Europa, ma non sappiamo bene perché. Il caldo potrebbe essere una causa di ciò, oppure è soltanto una coincidenza concomitante, un fattore che non incide affatto?

Intanto, proprio oggi, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha invitato tutti a non prenotare le prossime vacanze estive. Vediamo allora il quadro della situazione delineato dagli esperti per capire meglio di cosa si tratta, quali sono le ipotesi più probabili e, dunque, cosa potrebbe accadere, soprattutto in vista delle prossime riaperture.

Il ministero della Salute: una bufala

Le Faq, domande più frequenti, del ministero della Salute bollano come nuova bufala l’ipotesi che il clima caldo uccide il virus e perciò sia sufficiente mettersi al sole pieno per prevenire l’infezione.

Falso! scrive a caratteri cubitali il ministero sul sito ufficiale, aggiungendo anche il punto esclamativo e spiega che “Non esistono evidenze scientifiche che esporsi al sole, o vivere in Paesi a clima caldo, prevenga l’infezione da nuovo coronavirus”. Infatti “casi di Covid-19 sono stati registrati anche in Paesi con clima caldo”.

I virologi: varie opinioni

Alcuni scienziati, invece, sono meno drastici e sono diventati più possibilisti, specialmente negli ultimi giorni. “C’è una speranza, che questo virus si trasmetta meno con climi più miti. Non sappiamo se sia così, se fosse così il contagio si attenuerebbe nei prossimi mesi. Ma dobbiamo stare pronti: potrebbe tornare in autunno”, ha detto ieri sera il virologo Roberto Burioni a Che tempo che fa su Raidue.

Qualche giorno fa, sempre Burioni aveva scritto sulle sue pagine social: “Posto che è un virus mai apparso sulla faccia della terra e non si può dire niente , tutti i virus respiratori circolano meno nella bella stagione. Speriamo che questo non faccia eccezione per darci una tregua, perché poi a ottobre torna!”.

Più cauto l’epidemiologo Pierluigi Lopalco, che su Twitter, a una domanda di un follower chi gli chiedeva se superare i 27° gradi potesse rappresentare uno scudo contro il Coronavirus, ha risposto: “Purtroppo nutro dei dubbi sull’influenza di temperature di quel livello sulla circolazione del virus. Ma sperare non guasta”.

È, invece, più ottimista Guido Silvestri, un noto scienziato italiano trapiantato negli Stati Uniti, dove è capo dipartimento Patologia alla Emory University di Atlanta ed anche direttore della Divisione di Microbiologia e Immunologia allo Yerkes National Primate Research Center.

Analizzando i dati, è convinto che la bella stagione farà la sua parte: “Si moltiplicano i segnali secondo cui Covid-19 è meno contagiosa e anche meno letale dove fa più caldo” – rileva Silvestri in un’intervista all’Adnkronos Salute del 9 aprile.

“Ai dati di Sud-Est Asiatico, Africa, Paesi del Golfo, America Centrale e Caraibi fa riscontro il marcato gradiente di mortalità Nord-Sud che si riscontra in Italia, in Spagna e qui in America, dove l’80% dei morti si contano negli stati più a Nord (dove però vive solo il 40% degli americani)”.

Anche in Italia, in effetti, i numeri aggiornati dei contagi evidenziano che nel Sud c’è stata una minore propagazione. Ma allora il clima caldo è di aiuto per sconfiggere il virus? “Ricordiamo che i coronavirus hanno da sempre un andamento stagionale”, puntualizza ancora Silvestri. “Infatti, quando ho chiesto al mio amico Ralph Baric – professore alla University of North Carolina e scienziato che sta a questi virus come Maradona sta al calcio – se il caldo ci aiuterà, la sua risposta è stata: ‘There is no doubt about it‘, non ci sono dubbi su questo”.

Gli studi sul clima e l’osservazione dei casi

Un recente studio dell’Università di Milano da poco reso disponibile sulla piattaforma medRxive e riportato dall’Adnkronos Salute, a firma di Francesco Ficetola e Diego Rubolini, ha analizzato le relazioni tra l’incremento dei casi di Covid-19 e le varie condizioni climatiche, in particolare temperatura e umidità, nel periodo compreso tra gennaio e marzo 2020.

I risultati sembrano dimostrare che l’effetto meteo esiste: il virus Sars-CoV-2 sembra preferire il freddo secco e svilupparsi meglio in tali condizioni. Precisamente, dalle elaborazioni emerge che “l’epidemia cresce più rapidamente a temperature medie di circa 5°C ed umidità medio-bassa (compresa tra 0.6 e 1.0 kilopascal)”.

Al contrario, “in climi molto caldi e umidi caratteristici di alcune zone tropicali, l’epidemia sembra diffondersi molto più lentamente”. Perciò – come si legge nell’abstract dello studio pubblicato su medRxiv.org – “i fattori ambientali, inclusa la variabilità climatica stagionale, possono avere un forte impatto sui modelli spazio-temporali di epidemie di malattie infettive”.

Così – prosegue l’abstract – “la forte relazione tra clima locale e tassi di crescita di Covid-19 suggerisce la possibilità di variazioni stagionali nel modello spaziale degli scoppi”, anche se – puntualizzano i ricercatori all’Adnkronos – “nessuna area popolata del mondo sembra essere completamente inidonea alla diffusione della patologia”.

In generale, spiegano gli esperti, “le condizioni meteorologiche e climatiche hanno un ruolo molto importante nell’influenzare l’andamento delle epidemie, come dimostrato da numerosi studi condotti sulle malattie influenzali. Per esempio, i virus influenzali si diffondono meno e sono meno persistenti nell’ambiente in climi caldo-umidi”.

La variazione del tasso di crescita di Covid-19 tra le varie nazioni è risultata quindi essere fortemente associata al livello di temperatura e di umidità presente nei vari Paesi .”È pertanto verosimile – hanno ipotizzato gli studiosi, che i fattori climatici influenzino anche la progressione della pandemia di Covid-19 attualmente in corso, causata dal virus Sars-CoV-2″.

Ma si tratta di un’osservazione ancora da confermare: “Questo studio – concludono Rubolini e Ficetola – contribuisce ad approfondire le nostre conoscenze su Covid-19, purtroppo ancora troppo limitate data la velocità a cui il virus si sta diffondendo su scala globale”.

Insomma, nonostante sia già stato individuato un legame tra temperature e diffusione della pandemia, siamo ancora in assenza di evidenze chiare e certe su come si comporterà il Coronavirus di fronte alle temperature più alte. Possiamo sperare, come suggeriscono gli esperti e i dati osservati sembrano dimostrare, che il caldo in arrivo aiuti a ridurre la sua propagazione, ma nel frattempo dobbiamo attenerci scrupolosamente alle misure di contenimento e alle prescrizioni igieniche, senza confidare troppo negli aiuti del clima, anche se forse potranno contribuire parecchio a contenere la propagazione dei contagi durante la bella stagione.



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1 Commento

  1. tutti ipotesi dei “scienziati” non m’interessano. Quando ci lasciano liberi dai arresti domiciliari forzati in violazione delle tutte leggi esistenti? Gia l’ultimo scemo ha capito cosa sta succedendo davvero con questo spettacolo di coronavirus.Fino un mese fa nessuno di governanti si preoccupava della salute del popolo ed ecco a sorpresa tutti si occupano delle nostre vite. Ma mi faccia piacere… come diceva Totò.

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