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Patto di riservatezza per dipendenti

10 Luglio 2020 | Autore:
Patto di riservatezza per dipendenti

Accordo di non divulgazione: cos’è e come funziona? Segreto aziendale: cosa succede in caso di violazione? Rivelazione segreto professionale e industriale.

Il lavoro subordinato è caratterizzato dal particolare legame di dipendenza che sussiste tra il lavoratore e il proprio datore: il primo svolge le mansioni che gli sono affidate, mentre il secondo si assicura che la prestazione sia ben fatta e provvede al pagamento della retribuzione. È chiaro però che, così spiegato, il rapporto di lavoro subordinato è davvero troppo semplificato. In realtà, i reciproci obblighi e diritti che intercorrono tra dipendente e datore sono molti di più. Ad esempio, molti datori di lavoro impongono ai propri dipendenti un patto di riservatezza. Di cosa si tratta?

L’accordo di riservatezza è tipico delle aziende alle cui dipendenze ci sono lavoratori che si occupano di mansioni particolarmente delicate: pensa alla società che lavora per un nuovo tipo di prodotto e che è interessata a far sì che la concorrenza non le “rubi” l’idea. Il patto di riservatezza può tuttavia sussistere anche all’interno di piccole e ordinarie aziende le quali non si occupano di immettere sul mercato beni particolarmente innovativi: in un caso del genere, il datore potrebbe comunque volersi assicurare la massima privacy tra i dipendenti. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti invito decisamente a proseguire la lettura: vedremo insieme cos’è e come funziona l’accordo di riservatezza per i dipendenti.

Accordo di riservatezza: cos’è?

In linea di massima, l’accordo di riservatezza è un’intesa tra due o più persone avente ad oggetto un obbligo di segreto inerente a una o a più informazioni determinate.

In pratica, con il patto di riservatezza i soggetti coinvolti si impegnano a mantenere il segreto riguardo alcune circostanze preventivamente individuate nell’accordo stesso.

L’accordo di riservatezza è tipico dell’ambiente lavorativo, ma nulla vieta che possa essere stipulato anche in altri contesti.

La forma del patto di riservatezza

L’accordo di riservatezza può essere unilaterale oppure plurilaterale. Cosa significa? Te lo spiego subito.

Il patto di riservatezza unilaterale è quello che viene imposto solamente a una delle parti del contratto: pensa ad esempio all’obbligo di segretezza imposto dal datore di lavoro ai propri dipendenti, riservatezza che però non vale per il datore stesso.

L’accordo di riservatezza plurilaterale, invece, è un contratto che vincola tutte le parti di rispettare la segretezza imposta nel patto. In pratica, tutti i soggetti coinvolti sono tenuti a mantenere la massima discrezione, secondo le condizioni stabilite nel contratto.

Accordo di non divulgazione: cosa dice la legge?

Cosa dice la legge a proposito del patto di riservatezza? Secondo il codice civile, colui che lavora alle dipendenze di un’impresa non solo è tenuto a non fare concorrenza all’imprenditore, ma non deve nemmeno divulgare notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o farne uso in modo da poter recare ad essa pregiudizio [1].

Si tratta del cosiddetto dovere di fedeltà che la legge impone a tutti i lavoratori subordinati di un’impresa e che si concretizza in due principi differenti:

  • il divieto di concorrenza;
  • l’obbligo di riservatezza.

Dunque, è la legge stessa a imporre ai dipendenti un divieto di divulgazione delle informazioni che riguardano il proprio datore di lavoro. Quest’ultimo poi, al momento della stipula del contratto d’assunzione, potrà determinare la portata effettiva dell’obbligo di riservatezza, stabilendo eventualmente le informazioni precise che non possono essere diffuse a terzi e le sanzioni nel caso di violazione.

Secondo la giurisprudenza [2], l’obbligo di riservatezza imposto dalla legge ai dipendenti riguarda solamente gli aspetti più importanti e significativi della realtà aziendale. Toccherà pertanto al singolo datore di lavoro estendere il patto di riservatezza anche ad aspetti ulteriori, magari più marginali, dell’ambiente lavorativo.

La durata del patto di riservatezza

Poiché il divieto di divulgazione dei segreti aziendali serve a impedire che il lavoratore arrechi un grave danno alla produttività dell’impresa, è possibile che tale accordo abbia una durata perfino superiore a quella del rapporto di lavoro stesso.

In altre parole, è possibile che il datore di lavoro imponga un patto di riservatezza che si prolunghi oltre la durata del rapporto di lavoro dipendente, proprio per evitare che, cessata la dipendenza per un qualsiasi motivo, il lavoratore possa “spifferare” i segreti aziendali a un’impresa concorrente.

In tema di portata e di durata dell’accordo di non divulgazione in ambito lavorativo è intervenuta a più riprese la Corte di Cassazione, la quale ha stabilito che l’obbligo di segretezza non si interrompe nemmeno con il licenziamento, nel caso in cui vi sia un processo in atto.

Per la precisione, la giurisprudenza ha affermato che il dovere di fedeltà del lavoratore nei confronti del datore di lavoro permane sia durante il processo sia dopo la sentenza di reintegra, e anche durante le ferie del lavoratore, poiché il licenziamento dichiarato illegittimo incide solo sulla continuità di fatto delle prestazioni lavorative, non essendo idoneo ad interrompere il rapporto, tutte le volte in cui sia disposta la reintegrazione nel posto di lavoro, con il ripristino della situazione precedente [3].

Violazione segreto aziendale: cosa succede?

La violazione del patto di segretezza per i dipendenti può comportare conseguenze di tipo disciplinare, civile e perfino penale.

In linea di massima, per quanto riguarda le conseguenze disciplinari e civili, sarà l’accordo di segretezza stipulato tra datore e dipendenti a prevedere le sanzioni nel caso di divulgazione illecita di notizie inerenti all’attività lavorativa.

La violazione del segreto aziendale potrà comportare perfino il licenziamento del lavoratore, qualora l’illecito sia ritenuto particolarmente grave: si pensi al dipendente che sottragga importanti documenti aziendali per cederli a terzi.

Nel caso in cui la violazione del patto di riservatezza non sia tale da comportare pregiudizio all’imprenditore, allora la sanzione potrebbe ridursi a un mero richiamo disciplinare.

Le conseguenze penali, invece, sono stabilite in maniera inderogabile dalla legge; si tratta di ipotesi tassative caratterizzate dalla gravità della condotta del dipendente e, pertanto, di rara applicazione. Vediamo cosa dice la legge a proposito delle sanzioni penali nel caso di violazione del patto di riservatezza.

Rivelazione di segreto professionale: cos’è?

In alcuni casi, la violazione del patto di riservatezza intercorrente tra datore e dipendenti può integrare gli estremi del reato.

Secondo il codice penale [4], chiunque, avendo notizia, in ragione della propria professione, di un segreto, lo rivela, senza giusta causa, ovvero lo impiega a proprio o altrui profitto, è punito, se dal fatto può derivare danno, con la reclusione fino a un anno o con la multa da trenta euro a cinquecentosedici euro.

Il codice penale vieta la rivelazione di notizie delle quali si abbia conoscenza per ragione della propria professione,  presupponendo l’esistenza di un rapporto diretto tra le notizie apprese e le specifiche mansioni svolte dal lavoratore.

Ciò significa che questo reato non può essere commesso da qualunque dipendente, ma solamente da colui che, in ragione della particolare qualifica che riveste all’interno dell’organizzazione aziendale, è a conoscenza di specifiche informazioni.

Pensa al contabile dell’impresa, il quale, in ragione del suo tipo di lavoro, è a conoscenza di tutta la documentazione fiscale e contabile del datore.

Dunque, la violazione del patto di riservatezza non costituisce di per sé reato, a meno che lo specifico obbligo di non divulgazione attenga alle particolari mansioni svolte.

Peraltro, per aversi il reato di rivelazione del segreto professionale occorre non soltanto la divulgazione delle notizie riservate, ma anche che tale condotta non sia motivata da una giusta causa e che vi sia il contestuale danno per l’azienda.

Ad esempio, secondo la giurisprudenza [5], commette il reato di rivelazione del segreto professionale l’impiegato di una società che, nel caso di una gara di appalto, trasmetta notizie segrete riguardanti la sua azienda a vantaggio della società poi risultata aggiudicataria dei lavori, formulando o contribuendo a formulare per quest’ultima condizioni più vantaggiose di quelle offerte dalla ditta da cui dipende, agendo con la consapevolezza che la presentazione della nuova offerta, resa possibile dalla conoscenza di quanto offriva la società datrice di lavoro, poteva a quest’ultima recare un danno che effettivamente si realizzò.

Rivelazione di segreti scientifici o industriali: cos’è?

La violazione del patto di riservatezza potrebbe integrare perfino il reato di rivelazione di segreti scientifici o industriali. Di cosa si tratta? Te lo spiego subito.

Secondo il codice penale [6], chiunque, venuto a conoscenza in ragione della sua professione di segreti commerciali o di notizie destinate a rimanere segrete, riguardanti scoperte o invenzioni scientifiche, li rivela o li impiega a proprio o altrui profitto, è punito con la reclusione fino a due anni.

La stessa pena si applica a chiunque, avendo acquisito in modo abusivo segreti commerciali, li rivela o li impiega a proprio o altrui profitto.

Come nel caso del reato analizzato nel precedente paragrafo, anche in questa ipotesi delittuosa occorre che la rivelazione di segreti scientifici o industriali avvenga in ragione della specifica mansione svolta, e non per via di un qualsiasi tipo di rapporto di dipendenza con l’azienda.

Tizio lavora per un’importante industria farmaceutica in qualità di scienziato addetto al laboratorio. In ragione della propria attività, è in grado di rivelare all’azienda rivale la scoperta scientifica su cui stanno lavorando.

Il reato scatta anche nell’ipotesi in cui il dipendente riveli segreti commerciali inerenti alla propria azienda, per tali dovendosi intendere le particolari conoscenze e strategie maturate nell’ambito di quella precisa realtà lavorativa.


note

[1] Art. 2105 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 12804 del 22/05/2017.

[3] Cass., sent. n. 25654/2017.

[4] Art. 622 cod. pen.

[5] Cass., sent. n. 7861/1985.

[6] Art. 623 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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