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Mobbing: cos’è

10 Luglio 2020
Mobbing: cos’è

Cosa succede quando una persona subisce continue vessazioni sul luogo di lavoro?

Sei un ingegnere informatico e lavori in una piccola azienda da qualche mese. Hai faticato tanto per ottenere il posto di lavoro e il contratto a tempo indeterminato. Tuttavia, non ti trovi molto bene. Alcuni colleghi, infatti, ti hanno preso di mira e non sai il motivo. Tu vuoi solo fare bene il tuo lavoro, ma ultimamente la situazione sta peggiorando. Continue offese e vessazioni sono all’ordine del giorno. Per non parlare del tuo capo che ti attribuisce mansioni che non ti competono, come ad esempio andare in posta a spedire semplici raccomandate. Tutto questo ti sta causando un forte stress, tanto da perdere i capelli. Non sai come uscirne. Nell’articolo che segue ti spiego cos’è il mobbing, un fenomeno che ogni anno coinvolge tantissime persone. Ma a chi bisogna rivolgersi in questi casi? Come comportarsi? È possibile chiedere un risarcimento del danno? Ne parliamo in questo articolo.

Mobbing: cos’è?

Il termine mobbing fa riferimento a una pluralità di comportamenti vessatori, violenti e aggressivi, che un soggetto (o un gruppo) mette in atto nei confronti di un’altra persona. Da tali condotte può derivare nella vittima una mortificazione morale, un’emarginazione oppure un danno al suo equilibrio psicofisico. 

Lo scopo del mobbing è chiaramente quello di allontanare una persona “scomoda”, distruggendola psicologicamente, in modo da procurarne il licenziamento oppure le dimissioni. Le cause sono quasi sempre legate alla competizione interna oppure dovute ad antipatia. Ti faccio un esempio.

Tizia lavora in un’azienda come addetta alle pulizie. Da qualche mese, però, il suo datore di lavoro ha cominciato ad offenderla pesantemente e ad attribuirle pesanti compiti di pulizia delle scale – generalmente, demandati al personale maschile – in un ambiente non riscaldato, senza adeguati indumenti e attrezzature.

Non c’è dubbio che nell’esempio riportato, Tizia è vittima di mobbing in quanto il datore di lavoro, oltre a rivolgerle pesanti insulti, la costringe a lavorare in un ambiente poco salubre e a svolgere pesanti mansioni senza preservare l’integrità psicofisica della dipendente.

Mobbing: quali sono i requisiti?

Affinché possa sussistere il mobbing è necessario:

  • una pluralità di condotte persecutorie e vessatorie, finalizzate al raggiungimento del medesimo obiettivo, ad esempio isolare la vittima;
  • il danno alla salute psicofisica della vittima. Non a caso, il mobbing è anche detto “terrorismo psicologico”;
  • il nesso di causalità, ossia la correlazione tra la condotta persecutoria e il danno che ne deriva;
  • la coscienza e volontà, nell’autore, dell’intento persecutorio.

Come riconoscere il mobbing?

A dispetto di quanto si pensi, non è così facile riconoscere il mobbing. Come abbiamo già detto, esso si caratterizza per una serie di condotte, tra loro connesse, finalizzate a mortificare, sminuire, umiliare, emarginare la vittima. Ti faccio due esempi per farti comprendere meglio il concetto.

Caio viene assunto come consulente legale in una multinazionale. Tuttavia, il suo superiore gerarchico gli impedisce di svolgere l’attività lavorativa e lo rimprovera costantemente.

Tizio lavora in una banca che ha filiali sparse in tutto il modo. Un giorno, però, riceve un trasferimento all’estero.

Ebbene, il primo caso è un chiaro esempio di mobbing sul luogo di lavoro; nel secondo caso, invece, non è ravvisabile alcun mobbing perché il trasferimento del lavoratore (così come far svolgere ai propri dipendenti un corso di formazione all’estero) rientra nei poteri decisionali del datore di lavoro.

In estrema sintesi, possiamo dire che il mobbing si manifesta quando:

  • al lavoratore vengono attribuite mansioni di livello inferiore rispetto a quelle che competono al suo ruolo;
  • il dipendente viene privato di qualsiasi mansione lavorativa;
  • il datore di lavoro abusa del suo potere disciplinare dando continue sanzioni ingiustificate;
  • il lavoratore subisce continue aggressioni, rimproveri verbali, molestie sessuali o dinieghi di ferie e permessi;
  • vengono revocati senza motivo i benefits aziendali (come ad esempio il cellulare, l’auto aziendale, ecc.).

Tipologie di mobbing 

Devi sapere che si parla di mobbing per lo più in ambito lavorativo e si distingue in:

  • mobbing  verticale: cioè quello perpetrato dal datore di lavoro o dai superiori gerarchici nei confronti del lavoratore dipendente;
  • mobbing orizzontale: quando le condotte vessatorie sono praticate dai colleghi di pari grado.

La giurisprudenza ha individuato altre tipologie:

  • il mobbing militare, cioè quello che avviene tra il personale del Forze dell’Ordine;
  • il mobbing a scuola: ad esempio, l’insegnante che viene continuamente vessato da dirigente scolastico:
  • il mobbing in famiglia: pensa, ad esempio, al marito che non fa altro che dire alla moglie che non è brava a fare nulla.

Mobbing: quali sono le conseguenza?

La vittima del mobbing (il cosiddetto mobbizzato) spesso non riesce a reagire agli attacchi del mobber, anzi tende, il più delle volte, a reprimerli. Di conseguenza, accumula stress, al punto da sviluppare disturbi psicosomatici, di relazione e dell’umore.

I sintomi caratteristici del mobbing possono essere:

  • fisici: pensa, ad esempio, al lavoratore che a causa dello stress ha poi un infarto o un’ulcera;
  • psicosomatici: come ad esempio tachicardia, attacchi di ansia, cefalee, ecc.;
  • psichici: attacchi di panico, disturbi del sonno, ansia, ecc.;
  • ossessioni: ad esempio, lo sviluppo di disturbi alimentari come anoressia o bulimia.

Qualora i suddetti sintomi si intensifichino, possono aversi anche delle patologie gravi. Molti studi, infatti, hanno dimostrato che una buona percentuale delle vittime di mobbing può sviluppare pensieri omicidi o suicidi.

Mobbing: posso ottenere un risarcimento?

La vittima di mobbing può ottenere il risarcimento a condizione che dimostri che i comportamenti subiti nel corso del tempo (insulti, demansionamento, rimproveri verbali, ecc.) le abbiano causato un danno fisico o psicologico. Al riguardo, sono utili i certificati medici. Facciamo un esempio.

Tizia subisce continui rimproveri da parte del suo capo. Per questo motivo, ha sviluppato una grave forma di ansia che la costringe a seguire una terapia farmacologica.

Sono importanti anche le testimonianze di coloro che hanno assistito alle vessazioni (ad esempio, i colleghi di lavoro). Tuttavia, difficilmente, un collega è disposto a testimoniare contro il proprio datore di lavoro perché ha il timore di perdere il posto.

Infine, sono considerate una prova del mobbing anche le mail, le lettere e tutti i messaggi dal cui contenuto si evince l’intento persecutorio da parte del mobber.



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