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Diritto di servitù: ultime sentenze

4 Aprile 2022
Diritto di servitù: ultime sentenze

Azioni a tutela del diritto delle servitù e lavori eseguiti dal proprietario del fondo servente.

Come dimostrare il possesso del fondo?

In relazione all’actio negatoria servitutis, l’attore, sotto il profilo probatorio, deve, in generale, dimostrare con ogni mezzo e anche in via presuntiva di possedere il fondo in forza di un titolo valido e, a tal proposito, vale anche la «non contestazione» del convenuto, il quale si limiti ad accampare – senza la produzione di alcun titolo – un diritto di servitù sul fondo altrui, non disconoscendone, perciò, la proprietà altrui.

Cassazione civile sez. II, 06/12/2021, n.38644

Diritto di servitù: estensione e modalità di esercizio

A norma dell’art 1065 c.c., colui che ha un diritto di servitù non può usarne se non a norma del suo titolo o del suo possesso. Nel dubbio circa l’estensione e le modalità di esercizio, la servitù deve ritenersi costituita in guisa da soddisfare il bisogno del fondo dominante col minor aggravio del fondo servente. Ne segue che il giudice del merito, nel dettare le modalità di attuazione e di esercizio della servitù coattiva, deve assicurare il contemperamento tra l’utilità riservata al fondo dominante e l’aggravio del fondo servente, sicché, ogni dubbio che riguardi le modalità di esercizio della servitù coattiva va risolto alla stregua del criterio del minimo mezzo e del minore pregiudizio, mentre non v’è dubbio che un pregiudizio e/o sacrificio, sia pure minimo, è connaturato all’esistenza delle servitù prediali, sicché non ci potrebbe essere servitù senza l’imposizione di un peso a carico del fondo servente.

Corte appello Napoli sez. II, 30/11/2021, n.4434

Servitù anteriore al pignoramento del fondo servente

La servitù costituita anteriormente al pignoramento del fondo servente ed estintasi per confusione successiva alla trascrizione di detto pignoramento, per effetto dell’inopponibilità del titolo di acquisto del proprietario del fondo dominante nei confronti del creditore procedente, riprende efficacia nei confronti del terzo che abbia acquistato il fondo servente in sede coattiva.

Cassazione civile sez. II, 19/10/2021, n.28853

Giudizio di accertamento della libertà del fondo

Esercitata l’azione negatoria per sentir dichiarare l’inesistenza di un diritto di servitù sul fondo dell’attore, qualora il convenuto eccepisca di essere egli stesso proprietario del fondo che si assume gravato, oggetto del giudizio è l’accertamento della libertà del fondo mentre l’accertamento della proprietà del medesimo ha valore soltanto strumentale. Conseguentemente, non essendo la domanda volta al recupero del bene, l’onere della prova che grava sull’attore nel possesso del bene è meno rigoroso che nell’azione di rivendica e la prova, in caso di insufficienza dei titoli di provenienza, può essere data con ogni mezzo e anche con presunzioni. In effetti, nella azione negatoria, la titolarità del bene (che, pertanto, il giudice, specie se contestata, deve sempre accertare, sia pur in via incidentale, anche se la relativa domanda non sia stata espressamente proposta) si pone come requisito di legittimazione attiva e non come oggetto della controversia sicché la parte che agisce in giudizio non ha l’onere di fornire, come nell’azione di rivendica, la prova rigorosa della proprietà, neppure quando abbia chiesto la cessazione della situazione antigiuridica posta in essere dall’altra parte, essendo sufficiente la dimostrazione, con ogni mezzo e anche in via presuntiva, di possedere il fondo in forza di un titolo valido e ciò sul presupposto che l’azione non mira necessariamente all’accertamento dell’esistenza della titolarità della proprietà ma all’ottenimento della cessazione dell’attività lesiva, spettando, per contro, al convenuto l’onere di provare l’esistenza del diritto a lui spettante, in virtù di un rapporto di natura obbligatoria o reale, di compiere l’attività lamentata come lesiva dall’attore.

Cassazione civile sez. II, 08/09/2021, n.24183

Il diritto di servitù su un fondo per usucapione

Nel sistema tavolare vigente nelle province dei territori già appartenuti al dissolto Impero austro-ungarico, ferma la possibilità di chiedere l’accertamento dell’usucapione nei confronti di coloro contro i quali si è verificato l’acquisto per il decorso del tempo, un diritto reale sorto su un fondo per usucapione non è opponibile al terzo che abbia acquistato il fondo con atto intavolato in buona fede prima dell’iscrizione della sentenza o della domanda di usucapione, quand’anche si tratti di un diritto reale limitato e, quindi, compatibile con il diritto di proprietà.

Cassazione civile sez. II, 06/07/2021, n.19054

Rinuncia alla servitù: forma scritta

L’estinzione del diritto di servitù per rinuncia del titolare deve risultare da atto scritto, ex art. 1350 c.c., e non può essere desunta indirettamente da fatti concludenti.

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2021, n.2316

La servitù

Nell’ipotesi in cui sulla cosa comune viene consentito al condomino l’esercizio di un diritto che comporti un vantaggio ulteriore e diverso (l’utilitas del diritto romano) per il piano o per l’appartamento, che si ripercuote in una limitazione al diritto che gli altri hanno di usare e di godere a beneficio dei loro rispettivi piani o porzioni di piano, l’ampliamento della utilità corrispettivo alla imposizione del peso sulla cosa comune – costituendo questo un tipico peso imposto ad esclusivo vantaggio di un altro fondo – raffigura una vera e propria servitù, ai sensi dell’art. 1027 cod. civ.. Anche tale servitù richiede, comunque, una diretta e specifica espressione della volontà del proprietario del fondo servente in ordine all’assunzione dell’onus a favore di quello dominante, idonea ad assurgere a stipula di un contratto formale costitutivo del diritto di servitù.

Tribunale Roma sez. V, 03/09/2019, n.16884

Le azioni a tutela della servitù 

Le azioni a tutela del diritto delle servitù possono essere di tre tipi: un’azione “negatoria servitutis”, un’azione di rivendica e un’azione “confessoria servitutis”. Con l’azione “negatoria servitutis” l’attore si dichiara proprietario e possessore del fondo e chiede al Giudice di riconoscere il proprio diritto e l’inesistenza di qualsivoglia pretesa eventualmente vantata da terzi. In questa ipotesi, l’attore ha l’onere di dimostrare di essere il possessore del fondo in forza di un titolo valido.

Con l’azione di rivendica, invece, l’attore fa valere il suo diritto di proprietà al fine di recuperare il possesso sulla cosa illegittimamente posseduta da terzi.  In questa ipotesi, sull’attore grava l’onere di dare piena prova del proprio diritto di proprietà, allegando il proprio titolo di acquisto e quello dei suoi danti causa, fino ad un acquisto a titolo originario.

Infine, con l’azione “confessoria servitutis” l‘attore si dichiara titolare del diritto di servitù sul fondo che pretende servente. In tale ultima ipotesi, l’attore che agisce in giudizio ha l’onere di provare l’esistenza della servitù che grava sul fondo servente.

Tribunale Parma sez. II, 08/07/2019, n.1020

La conservazione della servitù

La disposizione di cui all’art. 1069 c.c., nella parte in cui disciplina la esecuzione di opere sul fondo servente da parte del proprietario del fondo dominante, deve ritenersi in astratto applicabile anche all’ipotesi in cui i lavori sono stati eseguiti non dal proprietario del fondo dominante ma da quello del fondo servente.

In ogni caso, il presupposto indefettibile per l’applicazione dell’art. 1069 c.c. è costituito della necessità delle opere per la conservazione della servitù; né è consentito invertire, a tali fini, l’ordine delle circostanze, essendo ben possibile che degli interventi eseguiti sul fondo servente possa indirettamente, ed in via di fatto, avvantaggiarsi il titolare del fondo dominante, senza tuttavia che possa inferirsi, soltanto da tale dato, la riconducibilità delle opere a quelle che la legge (o il contratto) pone normalmente a carico del titolare del diritto di servitù e caratterizzate dalla necessità, o comunque (per ciò che concerne le previsioni contrattuali) della effettiva inerenza alla manutenzione.

Tribunale Napoli sez. IV, 29/07/2019, n.7554

Costituzione di servitù: configurabilità e condizioni

In tema di servitù, lo schema previsto dall’art. 1027 c.c. non preclude in assoluto la costituzione di servitù aventi ad oggetto il parcheggio di un’autovettura su un immobile di proprietà altrui, a condizione che, in base all’esame del titolo, tale facoltà risulti essere stata attribuita a diretto vantaggio del fondo dominante, per la sua migliore utilizzazione, quale “utilitas” di carattere reale.

Cassazione civile sez. II, 18/03/2019, n.7561

Azione per accertamento o tutela di un diritto di servitù

Nel caso in cui colui che agisce per l’accertamento o la tutela di un proprio diritto di servitù prediale che assume violato, non trascriva la relativa domanda giudiziale, la sentenza che definisce tale giudizio non è opponibile, a norma del combinato disposto degli artt. 111, quarto comma, c.p.c. e 2653, n. 1, c.c., a chi acquista il fondo servente nel corso del processo ed abbia trascritto il suo titolo, senza che possa rilevare che a suo tempo sia stato regolarmente trascritto l’atto costitutivo della servitù, con la conseguenza che il terzo acquirente è legittimato a proporre contro la detta sentenza pronunciata in un giudizio, a cui è rimasto estraneo, l’opposizione di terzo ordinaria prevista dallo art. 404, primo comma, c.p.c.

Corte appello L’Aquila, 15/08/2019, n.1382

Titolare di un diritto di servitù

Ove il soggetto che intenda usucapire la proprietà di un terreno sia titolare di un diritto di servitù sullo stesso, risulta idonea a tale scopo solo l’esplicazione di quelle attività corrispondenti all’esercizio delle residue forme di utilizzazione e disposizione che sono espressioni del diritto di proprietà, e non sono, invece, connaturate al diritto di servitù, né espressione non univoca di entrambi i diritti.

Tribunale Bari sez. III, 01/02/2018, n.523

Accertamento della domanda di servitù

L’accertamento della domanda di servitù di passaggio va rigettata quando viene vantata l’usucapione per uso ventennale con possesso conforme al diritto di servitù invocando l’applicazione dell’istituto dell’accessio possessionis, cumulando al proprio il possesso del dante causa (nella specie: la madre) ma ciò non può ritenersi valido posto che il titolo astrattamente idoneo, nel regime tavolare, a trasferire il diritto di servitù, dato che, nel contratto di compravendita della proprietà del fondo in tesi dominante, è contenuta una mera clausola di stile, generica per il diritto tavolare, in forza della quale il bene è venduto nello stato di fatto e di diritto e con eventuali servitù attive e passive, mentre l’intavolazione ha efficacia costitutiva del diritto reale e, con riguardo alla servitù, è necessaria e imprescindibile una descrizione precisa del contenuto e dell’estensione, con relativi confini e mappa (tranne che gravi sull’intera particella) del diritto da iscrivere.

Tribunale Udine sez. I, 29/08/2018, n.1047

Mantenimento dell’opera a distanza illegale

Al fine della determinazione del dies a quo per l’usucapione del diritto di servitù costituito dal mantenimento di una determinata opera a distanza illegale deve farsi riferimento non al momento di inizio della costruzione, bensì a quello nel quale questa sia venuta ad esistenza, mercè la realizzazione di elementi strutturali ed essenziali, idonei a rivelare anche al titolare del fondo servente l’esistenza di uno stato di fatto coincidente con l’esercizio di un diritto

Tribunale Massa, 20/06/2018, n.451

Limiti alla realizzazione di opere 

Nel caso di stradella di collegamento attraversante più fondi che sia costruita secondo gli accordi tra i diversi proprietari dei terreni interessati per accedere alla via pubblica e sia rimasta in appartenenza frazionata degli stessi con diritto di servitù reciproca di passaggio, ciascuno dei detti proprietari può, in corrispondenza del tratto di strada di sua proprietà, realizzare opere, senza, tuttavia, porsi in contrasto con l’art. 1067 c.c., che vieta al proprietario del fondo dominante di fare innovazioni che tendano a diminuire l’esercizio della servitù o a renderlo più incomodo.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto illecite, ad opera di alcuni dei proprietari dei fondi, l’apposizione di un cancello e la realizzazione di una piscina sulla striscia di terreno di loro proprietà).

Cassazione civile sez. II, 07/06/2018, n.14820

Costituzione servitù

A differenza della fattispecie di cui all’art. 1029, comma 1, del c.c. – nella quale la servitù, sebbene costituita per un vantaggio futuro, viene ad esistenza immediatamente -, la convenzione di cui al secondo comma dell’art. 1029 c.c., diretta alla costituzione di una servitù a favore o a carico di un edificio da costruire, dà luogo alla costituzione di un rapporto obbligatorio suscettibile di tramutarsi in un rapporto di natura reale soltanto al momento in cui l’edificio è costruito; ne consegue che solo da questo momento inizia a decorrere il termine di prescrizione per non uso del diritto di servitù, e ciò anche nel sistema tavolare, dal momento che esso, a mente dell’art. 2 r.d. n. 499 del 1929, non può che avere ad oggetto diritti di natura reale.

Cassazione civile sez. II, 03/05/2018, n.10486



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