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Mobbing a lavoro: cosa fare

10 Luglio 2020
Mobbing a lavoro: cosa fare

Come comportarsi se a lavoro subisci continui rimproveri e insulti da parte dei colleghi e del datore di lavoro.

Sei stata assunta come cameriera in una grande struttura alberghiera. Il lavoro ti piace, peccato però che le tue colleghe passano il loro tempo a farti dispetti e ad aggredirti verbalmente. Tu cerchi di non reagire e far finta di niente, ma non è facile. Inoltre, non vieni convocata durante le riunioni e sei costretta a svolgere da sola i lavori più pesanti. Decidi così di parlare con il tuo capo, il quale non si mostra per nulla comprensivo, anzi minaccia di licenziarti. Hai faticato tanto per ottenere il posto di lavoro a tempo indeterminato e ora hai paura di perderlo. Inoltre, a causa di tali condotte vessatorie e persecutorie, inizi a soffrire di crisi depressive. Ma in caso di mobbing a lavoro: cosa fare? A chi bisogna rivolgersi? Si può denunciare? Se anche tu stai vivendo un incubo simile, ti invito a prenderti cinque minuti di tempo per proseguire nella lettura del seguente articolo.

Cos’è il mobbing?

Prima di affrontare il tema centrale dell’articolo, devi sapere che la parola mobbing indica una condotta vessatoria, reiterata nel tempo, posta in essere da colleghi o dal datore di lavoro nei confronti di un dipendente per impedirgli di lavorare o di svolgere serenamente la propria attività.

Affinché possa parlarsi di mobbing è necessario che ci siano:

  • una pluralità di comportamenti persecutori e vessatori ripetuti nel tempo (devono durare almeno 6 mesi);
  • un danno alla salute psicofisica della vittima, la quale comincia a soffrire, ad esempio, di attacchi di panico;
  • il nesso di causalità, vale a dire la relazione tra la condotta persecutoria e il danno patito;
  • la volontà del mobber di voler mortificare ed emarginare il lavoratore.

Mobbing: verticale e orizzontale

A questo punto, possiamo distinguere le seguenti tipologie:

  • mobbing verticale: quando la condotta vessatoria è posta in essere dal datore di lavoro o da un superiore gerarchico;
  • mobbing orizzontale: quando la persecuzione è praticata dai colleghi di pari grado, i quali solitamente scelgono un lavoratore come capro espiatorio per scaricare le proprie frustrazioni o gelosie ed impedire l’avanzamento di carriera;
  • mobbing verticale ascendente: fenomeno meno diffuso che avviene tra colleghi che si uniscono contro il loro superiore gerarchico a causa, ad esempio, di poca stima nei suoi confronti; 
  • mobbing pianificato (anche noto come bossing): quando l’azienda rende impossibile la vita a un lavoratore poco gradito al fine di arrivare al suo licenziamento senza interventi sindacali.

Mobbing a lavoro

Come già detto, il mobbing è un fenomeno noto per lo più in ambito lavorativo e consiste in una serie di condotte poste in essere dal superiore gerarchico (o dai colleghi) e finalizzate a mortificare, sminuire, umiliare, emarginare il lavoratore. Ti faccio un esempio. 

Caio lavora in una ditta come consulente del lavoro, ma da circa sei mesi gli viene chiesto di fare semplici fotocopie. 

Ti è chiaro che, nell’esempio riportato, Caio è vittima di mobbing sul luogo di lavoro, in quanto ha subito il cosiddetto “demansionamento”, cioè gli sono state attribuite mansioni inferiori rispetto a quelle che competono effettivamente al suo ruolo di consulente del lavoro. 

Il mobbing si manifesta anche quando:

  • il dipendente viene privato di qualsiasi mansione lavorativa oppure subisce continue aggressioni, rimproveri verbali, molestie sessuali o dinieghi di ferie e permessi;
  • il datore di lavoro abusa del suo potere disciplinare, sanzionando il lavoratore senza alcun motivo giustificato;
  • vengono revocati al dipendente i benefits aziendali (cellulare, auto, ecc.) senza che ci sia una ragione valida.

La maggior parte delle volte, il mobbing sul lavoro trae origine dalla competizione, da gelosie professionali oppure dall’incompatibilità di carattere all’interno di un gruppo lavorativo (il team).

Mobbing a lavoro: cosa fare 

Partiamo da un esempio.

Caio insegna italiano in un liceo classico ed è molto amato dai suoi studenti. Il preside, viste le capacità del professore, cerca di denigrarlo bloccando ogni sua iniziativa culturale.

Nell’esempio che ti ho riportato, cosa può fare Caio? Sicuramente può fare una segnalazione agli sportelli anti-mobbing – presenti in tutta Italia – che offrono assistenza e consulenza gratuita.

Se la condotta persecutoria presenta anche un rilievo penale (cioè dà luogo a reati come la minaccia, le molestie, lo stalking, la diffamazione, ecc.) è bene presentare anche una denuncia-querela all’autorità giudiziaria (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica). La denuncia può essere presentata da chiunque, in qualsiasi momento, per reati procedibili d’ufficio; mentre la querela va presentata, entro il termine di 3 mesi dal fatto, solo dalla persona offesa. Una volta instaurato il processo penale, la vittima può costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno sofferto in caso di condanna del responsabile.

Dal punto di vista civile, la vittima può chiedere il risarcimento del danno. Per farlo, tuttavia, è necessario raccogliere le prove e, quindi, dimostrare:

  • comportamenti vessatori subiti nel corso del tempo (insulti, molestie, rimproveri verbali, ecc.);
  • il danno fisico e/o psicologico sofferto: ad esempio, un grave stato di depressione;
  • il nesso di casualità tra i danni patiti e la condotta persecutoria. 

Per provare il mobbing sul lavoro sono indispensabili:

  • i certificati medici;
  • i testimoni che hanno assistito alle vessazioni (ad esempio, i colleghi di lavoro);
  • le mail, le lettere, i messaggi e ogni altro documento da cui si evince l’intento persecutorio.

In tali casi, è, inoltre, importante non dare le dimissioni, altrimenti si perde qualsiasi possibilità di ottenere un risarcimento del danno.

Le conseguenze del mobbing

Chi cade nella trappola del mobbing spesso tende a sopprimere le proprie reazioni e ad accumulare nervosismo, stress e disturbi di relazione. Di conseguenza, il mobbizzato sviluppa problemi di salute anche seri come, ad esempio, tachicardia, attacchi di panico, cefalee, ansia, disturbi del sonno, anoressia, bulimia, ecc. Con il passare del tempo, tali disturbi sfociano in patologie ben più gravi che, in caso di peggioramento, possono portare anche alla morte del lavoratore.



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