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Bisogni educativi speciali (BES): aspetti pedagogici e normativi


Bisogni educativi speciali (BES): aspetti pedagogici e normativi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 ottobre 2013



Gli alunni con difficoltà di apprendimento hanno bisogno di percorsi formativi specifici: cosa sono i BES e quali categorie vi rientrano.

 

Uno dei problemi educativi che da sempre ha avuto grande rilevanza sociale in Italia è quello relativo gli allievi con disabilità e difficoltà di apprendimento, che necessitano di interventi didattici mirati.

A tutela di questa categoria di studenti, vi sono due leggi speciali [1] per i portatori di handicap (disabili di vario tipo [2]) e per alunni con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) [3].

 

La certificazione della disabilità (con la famosa “legge 104”) ad opera delle ASL territoriali consente allo studente di essere supportato nelle attività didattiche dal docente di sostegno; per gli allievi in possesso della certificazione di DSA è prevista, invece, l’adozione di strumenti compensativi e misure dispensative stabiliti dal consiglio di classe.

 

Allievi in situazione di svantaggio personale, familiare, socio-ambientale: BES

A trovarsi in difficoltà nel processo di apprendimento, in realtà, sono anche altre categorie di alunni con svantaggio socio-economico, linguistico, culturale, che non sono tutelate da provvedimenti legislativi specifici, come quelli sopra citati. A tal proposito, il Ministero dell’Istruzione [4] ha fornito indicazioni organizzative anche sull’inclusione di quegli alunni con difficoltà di apprendimento dovute a svantaggio personale, familiare e socio-ambientale [5]. Questi allievi vengono identificati con l’acronimo BES, ossia con “bisogni educativi speciali, e per i quali è necessario una personalizzazione del processo di apprendimento. Il Ministero estende, pertanto, a tutti gli studenti in difficoltà il diritto alla personalizzazione dell’apprendimento [6].

I BES possono presentarsi con continuità oppure per periodi circoscritti della vita dell’alunno, in quanto le cause che li generano possono anche avere origine fisica, biologica, fisiologica, psicologica o sociale.

 

Quali studenti rientrano, dunque, nei BES?

Nell’area dei “bisogni educativi speciali”, è possibile individuare tre grandi sottocategorie:

– della disabilità [7];

– dei disturbi evolutivi specifici;

– dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale (allievi stranieri).

All’interno dei disturbi evolutivi specifici rientrano:

– i DSA (dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia) [8];

– i deficit del linguaggio;

– i deficit delle abilità non verbali;

– i deficit della coordinazione motoria;

– i deficit dell’attenzione e dell’iperattività (ADHD).

Da questa classificazione si evince che, con l’acronimo BES, si identificano diverse categorie di allievi con difficoltà di apprendimento a cui però la legge, e di conseguenza la scuola, deve rispondere con criteri differenti.

Come intervenire in presenza di alunni con BES?

È necessario elaborare un percorso individualizzato e personalizzato per alunni con BES, attraverso la redazione di un piano didattico personalizzato (PDP), che serva come strumento di lavoro per gli insegnanti e per documentare alle famiglie le strategie di intervento programmate.

 

Cosa può fare la scuola?

La scuola, fermo restando l’obbligo di presentazione delle certificazioni per l’esercizio dei diritti conseguenti alle situazioni di disabilità e di DSA, sulla base di attente considerazioni didattiche e psicopedagogiche, può intervenire con strumenti compensativi o misure dispensative [9].

Misure educative e didattiche di supporto

Agli studenti con BES è garantito:

– l’uso di una didattica individualizzata e personalizzata, con forme efficaci e flessibili di lavoro scolastico, che tengano conto anche di caratteristiche peculiari dei soggetti, quali il bilinguismo, adottando una metodologia e una strategia educativa adeguate;

– l’introduzione di strumenti compensativi, compresi i mezzi di apprendimento alternativi e le tecnologie informatiche, nonché misure dispensative da alcune prestazioni non essenziali ai fini della qualità dei concetti da apprendere;

– per l’insegnamento delle lingue straniere, l’uso di strumenti compensativi che favoriscano la comunicazione verbale e che assicurino ritmi graduali di apprendimento, prevedendo anche, ove risulti utile, la possibilità dell’esonero [10].

Agli studenti con BES sono garantite, durante il percorso di istruzione e di formazione scolastica e universitaria, adeguate forme di verifica e di valutazione.

Di MANUELA MAGNELLI

note

[1] L. 104/1992 e l. 170/2010.

[2] Una ricostruzione dell’iter legislativo riguardante l’integrazione, e dei relativi principi, è presente nelle “Linee guida per l’integrazione degli alunni con disabilità”.

[3] La l. n. 170 del 8.10.2010 riconosce la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia quali disturbi specifici di apprendimento, denominati “DSA”.

[4]  Direttiva ministeriale del 27.12.2012 e circolare ministeriale n. 8 del 2013.

[5] La C.M. n. 8 del 6 marzo 2013, nel dare attuazione alla Direttiva 27.12.2012 sugli strumenti d’intervento a favore degli alunni con BES, ricorda che tale Direttiva “estende il campo di intervento e di responsabilità di tutta la comunità educante all’intera area dei Bisogni Educativi Speciali (BES), comprendente: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse”.

[6] Richiamandosi espressamente ai principi enunciati dalla Legge 53/2003.

[7] L. 104/1992.

[8] L. 170/2010. Per accertare la presenza dei DSA,  vengono effettuate, dietro segnalazione da parte della famiglia e della scuola, attività di screening dalle ASL territoriali nei primi due anni della scuola primaria.

[9] Circolare ministeriale n. 8/2013.

[10] Lo studente straniero che non sia in possesso delle necessarie competenze in lingua Italiana (il livello di riferimento è A2), può utilizzare le ore di insegnamento della lingua straniera (o di insegnamento della religione cattolica se esonerati) per potenziare quella italiana. L’esonero dalla lingua straniera vale anche in sede di esame di Stato.

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1 Commento

  1. Grazie per questa splendida delucidazione sull’arromento, in italia purtroppo si è ancora troppo poco preparati sull’argomento e credo che questo tipo di contributo rafforzi le conoscenze normative e didattiche sull’argomento. Vi lascio un mio contributo sulla questione aperta da voi che spero possa contribuire alla conoscenza di questi disturbi così poco conosciuti.

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