Coronavirus: Caf in difficoltà, rischio chiusura

14 Aprile 2020
Coronavirus: Caf in difficoltà, rischio chiusura

I Centri di assistenza fiscale soffrono del taglio dei compensi sui modelli 730 e le incertezze normative non garantiscono la ripresa dell’attività dopo l’emergenza. 

La crisi provocata dalla pandemia di Coronavirus colpisce anche i Caf, i Centri di assistenza fiscale che forniscono aiuto ai contribuenti per il pagamento dei tributi e che anche in questo periodo di sospensione dei versamenti e di proroga delle scadenze fiscali continuano a prestare assistenza a distanza, soprattutto in vista della predisposizione delle dichiarazioni dei redditi.

Oggi a lanciare l’allarme è la consulta nazionale dei Caf, che segnala il rischio di chiusura incombente, soprattutto a causa dei tagli del ministero dell’Economia e finanze sui compensi ma anche delle incertezze normative riguardo alla ripresa e sulla difficoltà di lavorare nell’attuale fase.

“I Caf sono delle società per azioni, quindi delle attività che rischiano come tutte le altre di chiudere. Se si vuole evitare che tante persone, che adesso sono in cassa integrazione, perdano il posto di lavoro, il ministero dell’Economia e delle Finanze deve eliminare il tetto di spesa applicato per i rimborsi ai Centri di assistenza fiscale”, chiedono i coordinatori della consulta nazionale dei Caf, Mauro Soldini e Massimo Bagnoli, intervistati dall’Adnkronos.

“Per il lavoro svolto lo scorso anno per la compilazione dei 730, che ancora non è stato pagato, ci siamo visti tagliare i compensi del 44%”, lamentano gli esponenti della consulta. ”Chiediamo al Mef di riconoscere quanto lavoriamo, altrimenti anche i Caf rischiano di chiudere”, affermano Soldini e Bagnoli.

”Le attività che svolgiamo ordinariamente hanno subito, in questo momento, un grosso stop”. I dipendenti dei Centri, spiegano i
coordinatori, ”stanno dando l’assistenza e la consulenza telefonica; dove ci sono necessità estreme ci si organizza con appuntamenti, nelle strutture in cui ci sono le condizioni per garantire la sicurezza. Ma in gran parte sono posti di lavoro in sospensione con gli ammortizzatori sociali”.

I Caf chiedono che, anche a loro, venga data ”la possibilità di dare assistenza a distanza. Questo -spiegano Soldini e Bagnoli- permetterebbe di dare continuità in maniera più fluida all’assistenza che diamo”. Inoltre occorre semplificare al massimo le norme, dando la possibilità ai cittadini di presentare i documenti necessari per le richieste anche attraverso procedure nuove, perché ”non tutte le persone che stanno a casa hanno una stampante o uno scanner”.

Infatti la consulta segnala che è stata approvata una norma, con i decreti legge per affrontare l’emergenza Coronavirus, che va in questa direzione ma che ”è scritta in modo contorto” e quindi non dà una reale soluzione al problema.

Inoltre spetterà all’Inps e all’Agenzia delle entrate scrivere le regole applicative ed è a loro che si chiede ”un’interpretazione piuttosto flessibile” che vada nella direzione della ”massima agibilità per poter assistere le persone”. Bisogna ”velocizzare le procedure, rendendo il più possibile semplice la trasmissione da remoto per i contribuenti”.

”Per poter compensare, almeno in parte, il fermo obbligatorio e la partenza ‘controllata’ ”chiediamo di darci la possibilità di partire il prima possibile, con l’attività in remoto e stare nella logica dell’emergenza, in cui le persone devono stare a casa e, con i mezzi che hanno, devono fornire le documentazioni necessarie”.

Queste misure sono indispensabili- sottolineano gli esponenti della categoria – altrimenti “i Centri moriranno e, visto che da parte del Governo sembra ci sia molta attenzione per la salvaguardia delle imprese, bisogna pensare anche a questa categoria di lavoratori“.



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