Il Coronavirus come un puzzle, un nuovo studio per bloccarlo

14 Aprile 2020
Il Coronavirus come un puzzle, un nuovo studio per bloccarlo

Secondo un gruppo di scienziati dell’università di Siena, il Covid-19 va pensato come qualcosa che si assembla per poi diffondersi. Fermare questo processo di costruzione può aiutare a porre un freno alla malattia.

Il Covid-19 come una specie di puzzle. Qualcosa che, per funzionare, ovvero per diffondere la malattia, deve prima costruirsi mettendo insieme alcune sue fondamentali componenti. L’idea di un gruppo di ricercatori è quella di fermare la malattia a partire da questo processo di costruzione. Ce ne parla un lancio dell’agenzia di stampa Adnkronos, che a sua volta riprende uno studio tutto italiano, pubblicato da un’équipe di scienziati dell’università di Siena su Biochemical and Biophysical Research Communications.

La proteina che il Coronavirus espone sulla sua superficie, infatti, è costituita da tre parti che devono auto-assemblarsi, per poter essere così in grado di formare la protuberanza necessaria al virus per infettare le persone. Ostacolare questo processo di assemblaggio potrebbe essere un valido, futuro, bersaglio farmacologico. Questo il cuore dello studio, a cura del team coordinato da Neri Niccolai e composto da Alfonso Trezza e Ottavia Spiga del dipartimento di Biotecnologie, chimica e farmacia e da Pietro Bongini e Monica Bianchini del dipartimento di Ingegneria dell’informazione e scienze matematiche.

“Questa proteina – spiega Niccolai – è costituita da tre subunità che si auto-assemblano per formare la protuberanza necessaria al virus per infettare le persone”. Attraverso tecniche di Bioinformatica strutturale e di Biologia computazionale, i ricercatori hanno ottenuto dei modelli predittivi che indicano con chiarezza che questo processo di assemblaggio delle tre subunità può essere ostacolato dalla presenza di piccole molecole.

“Questa osservazione – conclude Niccolai – potrà servire per guidare futuri studi in vitro e selezionare tra le migliaia di molecole già proposte come farmaci attivi per altre patologie quelle che mostrano la migliore capacità di bloccare l’associazione delle subunità proteiche, bloccando in questo modo il ciclo vitale del virus”.



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