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Lui non vuole riconoscere il bambino, dovrò pensare a tutto io?

14 Aprile 2020
Lui non vuole riconoscere il bambino, dovrò pensare a tutto io?

Obbligo di riconoscimento e di mantenimento: cosa prevede la legge e quali sono i diritti della madre di una coppia non sposata?

Dopo un breve periodo di convivenza, tu e il tuo ex compagno avete scoperto di aspettare un figlio. Alla notizia dell’imminente nascita, lui però è scappato. La paura della paternità – nascosta sotto la scusa di un litigio – lo ha portato ad andarsene via per sempre. Non intende neanche riconoscere il bambino, il che la dice lunga sulle effettive ragioni che lo hanno spinto a intraprendere tale scelta.

Così, ora che stai per partorire, ti interroghi sul futuro del tuo piccolo: chi gli farà da padre? Chi lo manterrà? Ma soprattutto ti chiedi: visto che lui non vuole riconoscere il bambino, dovrò pensare a tutto io? 

Scappare non aiuterà il tuo ex a sottrarsi all’adempimento degli obblighi di legge. Ecco allora i diritti che, in quanto madre, ti spettano.

Il mio ex deve riconoscere il figlio?

Non si può scegliere se riconoscere o meno il bambino nato da un’unione di fatto, ossia da una relazione non sfociata in matrimonio. Si tratta di un dovere cui non ci si può sottrarre. Certo, deve comunque trattarsi del proprio figlio, cosa che si può verificare tramite il test del dna. 

Il padre, quindi, è tenuto a riconoscere il figlio della propria ex compagna anche se ha rotto il legame con quest’ultima. Se non lo fa, la madre può citarlo in giudizio affinché sia il giudice a ordinargli di sottoporsi all’analisi del sangue per verificare la paternità. Se lui dovesse rifiutarsi anche dinanzi al provvedimento del tribunale, allora tale comportamento verrà ritenuto al pari di una tacita ammissione di paternità e sarà il magistrato stesso a decretare il rapporto di filiazione e, quindi, il riconoscimento del bambino. 

Insomma, il figlio di una coppia non sposata avrà sempre un padre che è quello naturale, sia che questo lo voglia riconoscere spontaneamente che non voglia farlo, poiché, in questo secondo caso, ci sarà sempre il giudice a provvedere al posto suo.

Obbligo di mantenimento del figlio di un padre non sposato

I genitori – sia che abbiano deciso di sposarsi che di convivere – hanno sempre l’obbligo di contribuire – ciascuno in base alle proprie capacità economiche – al mantenimento dei figli, tenendo conto dei bisogni di questi. Non si tratta solo di provvedere al sostentamento alimentare ma anche alle esigenze di istruzione ed educazione, alla vita di relazione, allo sport, ai trasporti, ecc.

Tale obbligo sussiste per il solo fatto di aver generato al mondo un figlio e permane anche in caso di separazione della coppia. Coppia che, come detto, non deve necessariamente essere unita dal matrimonio. 

Con la conseguenza che, il padre di un bambino nato da una coppia di fatto, non può lasciare alla madre l’onere di provvedere a tutte le esigenze del piccolo ma dovrà contribuire secondo le proprie capacità. Se dovesse comportarsi così, la donna avrebbe due frecce nel proprio arco:

  • potrebbe denunciare l’uomo per «violazione degli obblighi familiari», comportamento che costituisce reato anche per le coppie non sposate;
  • potrebbe contemporaneamente citare l’uomo dinanzi al tribunale affinché il giudice lo condanni al pagamento di un assegno mensile di mantenimento. E, qualora non dovesse provvedere neanche dopo la sentenza, potrebbe pignorargli lo stipendio o gli altri beni.

Senza una sentenza, come si stabilisce il mantenimento per i figli?

L’obbligo di mantenere i figli sorge non per via di una sentenza del tribunale, la quale interviene solo in caso di disaccordo dei genitori, ma già con la nascita del bambino. È in quel momento stesso che il padre e la madre devono iniziare a provvedere, in proporzione alle rispettive sostanze, ai bisogni del figlio. 

Ai fini della ripartizione degli oneri finanziari, si deve avere riguardo, come disposto dall’articolo 148 del codice civile, non solo alle sostanze, ma anche alla capacità di lavoro professionale o casalingo di ciascun genitore, valorizzando le accertate potenzialità reddituali. 

Detto ciò, il padre – dopo aver riconosciuto il figlio – è anche tenuto a garantire alla madre i soldi necessari al suo mantenimento. Quest’ultima, in caso contrario, potrebbe – come detto sopra – ricorrere al giudice affinché condanni il padre al pagamento di un assegno mensile parametrato alle sue capacità.

Per quanto tempo il padre deve versare il mantenimento al figlio?

Non c’è un termine massimo per l’obbligo di mantenimento. La legge dice che i genitori devono provvedervi finché i figli non sono in grado di badare a sé stessi, ossia non acquistano un reddito sufficiente a mantenersi. Il che potrebbe voler dire anche dopo molto tempo dalla maggiore età.

Posso chiedere i danni al padre di mio figlio che è scappato?

Quando un uomo scappa dinanzi alla paternità commette un illecito non solo penale ma anche civile. I figli stessi potrebbero citarlo, una volta divenuti adulti, per aver compromesso la loro stabile crescita che, non solo a livello materiale ma anche emotivo e psicologico, non può fare a meno della figura paterna. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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4 Commenti

  1. mentre la madre ha il diritto di non riconoscere il figlio, fare il parto anonimo e non prendersi nessuna responsabilità genitoriale.
    SCANDALOSO!

    1. Il padre che non vuole esercitare la paternità sta mettendo in atto un diritto sacrosanto non scritto che il legislatore dovrebbe legalizzare se avesse buonsenso in nome della civiltà e del progresso. Invece nell’oscurantismo attuale tale diritto è riconosciuto vergognosamente solo alla madre.

  2. L’uomo è obbligato almeno a pagare l’assegno, la madre potrebbe chiedere l’anonimato e darlo in adozione..

  3. Tutti i diritti e le tutele per le donne
    Nessun diritto per gli uomini: solo doveri.
    Questa sarebbe la società “patriarcale maschilista”

    Un giovane uomo sarebbe folle se scegliesse di entrare in tutto questo.

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