Cronaca | News

Coronavirus, quell’allarme Usa sui laboratori di Wuhan

14 Aprile 2020
Coronavirus, quell’allarme Usa sui laboratori di Wuhan

La pandemia di Covid-19 era prevedibile? Forse. Sembra insinuare questo un documento pubblicato dal quotidiano Washington Post, su alcune analisi riguardanti un centro di ricerca della città cinese primo epicentro della malattia.

C’è una notizia che torna a rinfocolare l’ipotesi complottista di un virus partorito in laboratorio. È stato il Washington Post a darla per primo. Esisterebbe, infatti, un documento che esprime perplessità sulle misure di sicurezza di un centro di ricerca di Wuhan, città cinese dove il Coronavirus si è manifestato per la prima volta. È l’agenzia di stampa Adnkronos a informarci di questa novità.

Sembrerebbe, infatti, che due anni prima che la pandemia si spargesse in tutto il mondo, funzionari dell’ambasciata americana a Pechino, avrebbero visitato un centro di ricerca a Wuhan. Alla visita sarebbero seguiti messaggi ufficiali a Washington in cui manifestavano preoccupazione per le inadeguate misure di sicurezza dei laboratori in cui si stavano eseguendo pericolosi studi sul Coronavirus nei pipistrelli.

Questo ricostruisce il Washington Post, che riporta due cablogrammi diplomatici, classificati come ‘dati sensibili’ ma non ‘top secret’, che ora stanno alimentando in seno al governo americano discussioni sulla possibilità che questo o un altro laboratorio della città dove è scoppiata l’epidemia possa essere stato all’origine del virus. Ma l’autorevole quotidiano americano afferma che una prova definitiva non è ancora emersa; secondo il giornale, a gennaio 2018, l’ambasciata Usa a Pechino avrebbe preso l’insolita iniziativa di inviare, più volte, propri addetti scientifici all’Istituto di virologia di Wuhan, che nel 2015 è diventato il primo laboratorio cinese a ottenere il riconoscimento del massimo livello di sicurezza nella bioricerca, noto come BSL-4.

In occasione dell’ultima di queste visite, l’istituto pubblicò, il 27 marzo, un comunicato che dalla scorsa settimana, stando alle ricerche dei giornalisti del Washington Post, non appare più sul sito in inglese. La delegazione Usa era guidata dal console generale a Wuhan, Jamison Fouss, e dal consigliere scientifico dell’ambasciata, Rick Switzer, che poi nei messaggi espressero le preoccupazioni di cui sopra. Nel primo messaggio, che un giornalista del Post ha letto, si sottolineava come il fatto che nel laboratorio si lavorasse con i Coronavirus dei pipistrelli e la potenziale trasmissione agli umani, rappresentassero il rischio di una nuova epidemia tipo Sars.

“Durante le interazioni con gli scienziati del laboratorio di Wuhan – si legge nel documento, che riporta la data del 19 gennaio – questi hanno notato che il nuovo laboratorio ha gravi carenze di tecnici addestrati in modo appropriato e sono necessari ricercatori per operare in modo sicuro in questo laboratorio ad alta contaminazione“. Il dipartimento di Stato, spiega ancora il quotidiano americano, non ha voluto rilasciare commenti su questo né sugli altri dettagli trapelati. Il laboratorio cinese riceveva assistenza dal Galveston National Laboratory dell’University of Texas Medical Branch e altre organizzazioni americane, ma i ricercatori cinesi chiedevano ulteriori aiuti. E i messaggi dei due diplomatici concludevano che gli Stati Uniti avrebbero dovuto dare questi aiuti, perché la ricerca sui Coronavirus dei pipistrelli era importante ma anche pericolosa.

In questi mesi, è stata più volte definita priva di fondamento la teoria complottistica del virus creato in laboratorio. Tra gli scienziati c’è ampio consenso sulla sua origine animale. Ma il Washington Post cita Xiao Qiang, ricercatore dell’università di Berkeley, che dice che questo non esclude che possa essere venuto da un laboratorio in cui da anni venivano testati Coronavirus dei pipistrelli negli animali: “I cablogrammi – dichiara Qiang al Post – dicono che da tempo vi erano preoccupazioni riguardo alla possibilità che una minaccia alla salute pubblica potesse venire dalla ricerca di questo laboratorio se non fosse stata condotta in modo adeguato e protetto”. Secondo il ricercatore ci sarebbero preoccupazioni simili anche per un altro laboratorio di Wuhan, che opera con livelli di biosicurezza 2, quindi molto meno sicuri di quello con livello 4 visitato dai diplomatici americani che chiesero maggiore aiuto e assistenza agli Usa.

Aiuti ed assistenza che non arrivarono, riferisce il Post, rendendo noto che, da quando è scoppiata la pandemia, i messaggi di allarme lanciati oltre due anni fa dai diplomatici, sono stati recuperati e hanno iniziato a circolare tra chi, in seno all’amministrazione, sta analizzando la genesi della pandemia. Shi Zhengli, a capo del laboratorio di Wuhan, ha negato che il suo centro – che è stato il primo, il 3 febbraio scorso, a riportare pubblicamente che il virus noto come 2019-nCov era un Coronavirus derivato dai pipistrelli – possa essere stata l’origine della diffusione del virus.



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