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Infedeltà coniugale: ultime sentenze

26 Maggio 2020
Infedeltà coniugale: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: relazione sentimentale adulterina; infedeltà coniugale; violazione degli obblighi matrimoniali;  crisi del rapporto di coppia; motivazione della separazione; decisione di addebito della separazione per violazione dell’obbligo di fedeltà conseguente ad una relazione extraconiugale di dominio pubblico.

L’infedeltà coniugale

L’infedeltà coniugale costituisce una violazione degli obblighi matrimoniali particolarmente grave, potenzialmente idonea a porsi anche quale unica motivazione della separazione. (Nella specie – ha osservato la Suprema corte – non è stato provato che l’infedeltà attribuita alla moglie si ponga in rapporto di causalità con le crisi del rapporto di coppia e non sia intervenuta in una fase in cui tra i coniugi vi era una convivenza ormai puramente formale.

La Corte d’appello, prosegue la Suprema corte, ha – altresì – evidenziato che le proprie riflessioni avevano trovato ulteriore riscontro nella confidenza fatta dalla moglie alla sua psicoterapeuta, circa l’assenza di rapporti intimi con il marito già da alcuni anni prima della separazione. Queste valutazioni, congruamente motivate e non tutte specificamente contestate, ha concluso la Suprema corte, non sono suscettibili di riesame, in sede di giudizio di legittimità).

Cassazione civile sez. I, 20/06/2017, n.15200

Infedeltà coniugale: cos’è?

In tema di provocazione, l’infedeltà coniugale costituisce “fatto ingiusto” per la morale della famiglia e per la civile convivenza.

Cassazione penale sez. I, 04/12/1992

Degradazione del rapporto coniugale

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito relativamente al diniego della circostanza attenuante di aver agito in stato d’ira determinato dal fatto ingiusto altrui (infedeltà coniugale della vittima) con la ragione che la degradazione del rapporto coniugale durava da parecchio tempo, e non poteva essere attribuita in maniera netta al comportamento infedele della vittima; l’imputato, condannato per l’omicidio della moglie, da diverso tempo aveva assunto atteggiamenti prevaricatori e violenti nei confronti della donna, la quale da alcune settimane si era allontanata dalla casa coniugale.

Cassazione penale sez. I, 14/11/2013, n.50639

Offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge

La relazione di un coniuge con estranei rende addebitabile la separazione, ai sensi dell’art. 151 c.c., non solo quando si sostanzi in un adulterio ma anche quando, in considerazione degli aspetti esteriori con cui è coltivata e dell’ambiente in cui i coniugi vivono, dia luogo a plausibili sospetti di infedeltà e comporti offesa alla dignità e all’onore dell’altro coniuge (confermata, nella specie, la decisione dei giudici del merito che avevano escluso che lo scambio interpersonale tra la moglie ed un soggetto terzo avesse potuto assumere i concreti connotati di una relazione sentimentale adulterina e, comunque, quelli di una relazione atta a suscitare plausibili sospetti di infedeltà coniugale traducibili o tradottisi in contegni offensivi per la dignità e l’onore dell’altro coniuge, atteso che il legame intercorso si era rivelato platonico, essenzialmente concretatosi in contatti telefonici o via internet, data anche la notevole distanza tra i luoghi di rispettiva residenza, e non connotato da reciproco coinvolgimento sentimentale, con condivisione e ricambio di lei dell’eventuale infatuazione di lui).

Cassazione civile sez. I, 12/04/2013, n.8929

L’addebito della separazione per infedeltà coniugale

Deve essere confermata la decisione di addebito della separazione in capo al marito per violazione dell’obbligo di fedeltà conseguente ad una relazione extraconiugale di dominio pubblico; perché se è vero che la violazione dell’obbligo di fedeltà non può considerarsi di per sé sola causa dell’intollerabilità della convivenza, nella specie era emerso la sussistenza del nesso di causalità tra infedeltà e rottura del matrimonio.

Cassazione civile sez. VI, 24/08/2016, n.17317

L’infedeltà coniugale dalla consorte e test del Dna

Il marito, avuta notizia dell’infedeltà coniugale dalla consorte, non può utilizzare l’esito della prova ematologia per disconoscere la paternità di quelli che credeva i suoi figli. Prima deve dimostrare che la donna lo ha tradito, perché il test sul DNA non vale come “implicita prova dell’adulterio”.

Cassazione civile sez. I, 22/10/2002, n.14887

Infedeltà coniugale e investigatore privato

Non integra gli estremi dell’art. 498 c.p. né di altro illecito, penale o amministrativo, la condotta dell’imputato consistita nel mostrare una placca con la dicitura “investigatore privato”, contestata come segno distintivo da investigatore privato, per il quale è richiesta specifica abilitazione dello stato, innanzitutto perché la fattispecie di cui all’art. 98 comma 1 c.p. non è più un reato bensì un illecito amministrativo, in secondo luogo perché non esiste un segno distintivo “ufficiale” degli investigatori privati.

(Nella specie l’imputato era entrato in un settore riservato dello Stadio di calcio per assistere alla partita dopo avere sostenuto allo steward di essere delle forze di polizia, ma, interpellato da parte del servizio di vigilanza in sede di controllo del biglietto prima e dei carabinieri poi, aveva dichiarato a questi ultimi che stava lavorando come investigatore privato ad un caso di infedeltà coniugale e a consegnare un portafogli al cui interno era la placca con la dicitura “investigatore privato”).

Tribunale La Spezia, 24/11/2010, n.1069

L’inconciliabilità della prosecuzione del vincolo coniugale

La causa d’onore non può identificarsi con un malinteso senso dell’orgoglio maschile che è incompatibile con i valori sociali che si sono consolidati nella moderna società in tema di infedeltà coniugale. Ed infatti gli istituti apprestati a tutela dell’inconciliabilità della prosecuzione del vincolo coniugale nell’ipotesi di infedeltà non permettono di affermare che sia configurabile l’attenuante dei motivi di particolare valore morale e sociale nella condotta di chi uccide l’amante della propria moglie per ricostituire l’unità familiare.

Cassazione penale sez. I, 01/03/1994, n.4439

Violazione dei doveri giuridici scaturenti dal vincolo matrimoniale

Ritenuto che i doveri coniugali ex art. 143 c.c. hanno contenuto e rilevanza strettamente giuridici, oltre che morali; ritenuto che l’infedeltà coniugale consumata qualora non preesista, tra le parti, una irrimediabile situazione di crisi affettiva e spirituale, costituisce grave violazione dei doveri giuridici scaturenti dal vincolo matrimoniale, violazione che è fonte di responsabilità risarcitoria aquiliana del coniuge infedele in quanto – anche per le modalità, la frequenza e le circostanze dell’adulterio – quest’ultimo ha certamente leso diritti fondamentali ed inviolabili della persona anche costituzionalmente rilevanti (l’onere e la dignità); ritenuto che le sanzioni collegate all’addebitabilità della separazione (e del divorzio) possono essere, non di rado, inapplicabili, o inutili, o dannose per il coniuge offeso, ed, in ogni caso, hanno una funzione meramente punitiva e non satisfattoria, il coniuge infedele deve risarcire, ai sensi e per gli effetti di cui agli art. 2043 e 2059 (art. 2 e 29 cost.), il coniuge tradito con l’esborso di una somma di denaro, quantificabile anche in via presuntiva, per i danni a quest’ultimo, senza alcun dubbio, arrecati con la propria condotta gravemente illecita.

Tribunale Prato, 18/02/2010

L’addebito della separazione e l’affidamento condiviso della prole

L’addebito della separazione per infedeltà coniugale non osta di per sè al regime di affidamento condiviso della prole, avuto riguardo, da un lato, all’interesse della prole stessa e, dall’altro, al fatto che l’addebito non implica senz’altro un giudizio negativo sulla figura genitoriale (Nel caso di specie, la separazione era stata addebitata alla moglie, a causa di una stabile relazione sentimentale con un altro uomo, dal quale aveva anche avuto un figlio. Tuttavia, poiché dall’istruttoria di causa era comunque emerso un buon rapporto madre-figlio, giacché quest’ultimo era ben accudito e non mostrava disagio psicologico alcuno, il Giudice – in applicazione del principio di cui in massima – nel dichiarare l’addebito della separazione alla moglie ha disposto l’affidamento condiviso della prole con collocazione presso la madre).

Tribunale Modena sez. II, 20/02/2008, n.281

Infedeltà coniugale: revocazione della donazione per ingratitudine

Non è censurabile la sentenza del giudice di merito che, ai fini della revocazione della donazione per ingratitudine, qualifica “ingiuria grave” la mancanza di solidarietà e di riconoscenza nonché il malanimo insito nel complessivo comportamento di infedeltà della moglie.

Cassazione civile sez. II, 04/11/2011, n.22936

La circostanza attenuante dei motivi di particolare valore morale e sociale

In tema di circostanza attenuante dei motivi di particolare valore morale e sociale (art. 62 n. 1 c.p.), va escluso che un omicidio, commesso per salvaguardare l’onore pretesamente offeso dalla relazione amorosa con il proprio coniuge, e per ricostituire l’unità familiare, trovi approvazione nella coscienza etica collettiva: la gelosia e la vendetta, dettate da un malinteso senso dell’orgoglio maschile colpito dall’infedeltà coniugale, costituiscono sempre passioni morali riprovevoli mai suscettibili di valutazione etica positiva.

Cassazione penale sez. I, 14/10/1996, n.9254


20 Commenti

  1. Ho pescato quel verme di mio marito insieme alla segretaria. Nonostante la quarantena lui continuava ad andare in ufficio. Poteva tranquillamente portarsi il lavoro a casa, ma diceva che in ufficio aveva tutti i documenti necessari ecc ecc. Io mi sono fidata, figuratevi. Però, un bel giorno, mi dice che si ferma a pranzare in ufficio. IO gli dico che gli avrei preparato qualcosa e gliel’avrei portata, ma lui mi frena improvvisamente. La cosa mi puzzava… Allora, io da brava persona quale sono gli ho preparato il pranzo, sono andata in ufficio mentre a lui avevo detto che facevo altro a casa. mi presento davanti la porta. E chi ti trovo? Ecco, potete immaginare che fine abbia fatto quel pranzo. Che meschino!

  2. Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. E credo sia proprio così. Gli uomini spesso cadono in tentazione. Anche noi donne per carità. Ma spesso noi leghiamo passione e sentimento… Spesso, siamo cieche. Ma se diventiamo vendicative con i nostri mariti non ce n’è per nessuno… Quel porco l’ho trovato a letto con la mia “migliore amica”, bella poco di buono anche lei. E’ finita in maniera tragica. Ora, si sono pure lasciati. Hanno combinato un bel casino. ma ne fosse valsa la pena. Poi, io mi son rifatta una vita con un uomo fantastico. Insomma, non tutti i mali vengono per nuocere, dico adesso. Ma allora, me la sono vista brutta. Mi crollò il mondo addosso. E quella infida con cui mi confidavo sui dubbi che avevo era proprio lei la vigliacca…

  3. La mia ex moglie aveva una tresca con il migliore amico di suo fratello. Lei diceva che quando ero fuori organizzavano serate in compagnia, ma figuratevi. io mi fidavo, non le avrei mai detto non uscire senza di me o non fare tardi. Ognuno deve fare quello che vuole nel rispetto dell’altro. Poi, quando sono ritornato parlavamo anche di progetti. Ma un bel giorno è nata una discussione da una stupidaggine. Lei va via di casa, urla come una matta e con le valigie sparisce per qualche giorno. Io tutto allarmato ho contattato subito i suoi. IL fratello mi dice che è da lei. Vado a trovarla e la becco sotto casa con quell’amico del fratello in atteggiamenti chiaramente complici. Insomma, avevo capito che mi aveva messo le corna durante la mia assenza. E alla fine abbiamo chiuso definitivamente. Non l’ho mai perdonata. Uno non può stare lontano per lavoro che alla prima occasione si butta tra le braccia di un altro uomo.

  4. Io e la mia ex ci siamo lasciati da un bel po’. Per fortuna che eravamo “solo” fidanzati da 10 anni. Saremmo dovuti andare a convivere. Io stavo passando un periodo particolare, ero andato in depressione e mi stavo lasciando andare per via di gravi problemi. Lei che fa? Non si dice “nella gioia e nel dolore”? Ecco anziché starmi vicina si lamentava sempre che le parlavo delle mie preoccupazioni. Ma se non parlavo con lei di queste cose con chi avrei dovuto farlo? Fra uomini si affrontiamo argomenti importanti, ma mica ci assilliamo. Finisce lì e si cerca di distrarre. Con lei mi aspettavo un po’ più di comprensione. Lei non faceva altro che dire che voleva andare a ballare, uscire con le amiche, farsi le unghie e andare dal parrucchiere. Io mi non mi sono sentito capito. Poi, in lei ho visto una trasformazione. Un’eccessiva cura che prima non aveva. Ci mancherebbe è giusto migliorarsi eh, però acquistava abiti e intimo che con me non usava. Allora, con chi??? Ecco che ho capito che c’era qualcosa sotto. L’ho sgamata in una telefonata. Ovviamente, storia chiusa per sempre. IO lontano da lei ora sto meglio e mi sono ripreso…

  5. Vi parlo di mio marito… Mio marito era il tipico uomo che a tavola divorava anche il piatto. Mio marito non il braccio per prendere neppure un bicchiere dall’armadietto. Improvvisamente, decide di andare in palestra. Inizia a fare shopping. Si iscrive sui social e sta sempre al cellulare. La cosa mi ha stranita. Come mai questo cambiamento repentino? Gli ho chiesto spiegazioni e lui “Amore, lo faccio perché ti amo”… Si vabbè… Come mai ora dopo anni ed anni? C’era qualcosa di losco. Un giorno vado a trovarlo a lavoro e lì ho capito le ragioni di questi cambiamenti. LO vedo che parlava e faceva il simpatico con una tipa. Sicuramente, cercava le sue attenzioni e lei apprezzava i suoi atteggiamenti. Allora, con decisione li ho interrotti e ho preso mio marito… Non ho fatto nulla ma l’ho salutato e guardato male quella. Insomma, mica potevo spiarlo e farmi travolgere da ossessioni. Allora, ho aspettato. Lui si stava allonanando. Ne abbiamo parlato ma lui negava tutto. Un giorno, ho spiato il suo telefono. Lo so che non si fa, ma eero disperata. Era appena arrivato un messaggio. Era lei, l’ho capito perché c’era la sua foto su Whatsapp. Eh niente… Ci siamo lasciati e lui si è beccato l’addebito….

  6. Conosco una coppia che si faceva le corna a vicenda. Come faccio a saperlo? Lui era amico di mio marito e gli aveva raccontato tutto. Lei l’avevo scoperta perché essendo sullo stesso pianerottolo la vedevo che dopo che il marito andava via arrivava poco dopo un tipo. Sempre lo stesso. Un giorno ho suonato alla sua porta ed ho capito che insomma era impegnata… Ma dico io, queste coppie perché non si lasciano? Quando ci incontravamo per strada loro facevano pure gli innamorati e io e mio marito ridevamo come pazzi… Ma quanta ipocrisia!!!

  7. L’obbligo di fedeltà nel matrimonio riguarda solo i contatti fisici o anche quelli virtuali? Cosa si rischia in caso di tradimento se si tratta di amore platonico? Cioè se io non faccio nulla nell’atto pratico, ma chatto con una donna all’insaputa di mia moglie e lei mi scopre, cosa rischio?

    1. La giurisprudenza ha più volte analizzato il fenomeno del tradimento tramite chat. Si è infatti posto il problema se, per avere una dichiarazione di responsabilità nel caso di separazione, sia necessario dimostrare l’esistenza di un legame o quantomeno un rapporto sessuale tra il coniuge e il presunto amante, oppure basti semplicemente lo scambio di messaggi.La «relazione virtuale» è da considerarsi come una qualsiasi altra infedeltà? La risposta, secondo i giudici, è affermativa. Non è necessario dimostrare la consumazione di un rapporto carnale con l’amante per parlare di tradimento. I semplici sospetti di infedeltà, legittimati da un comportamento equivoco tenuto dal coniuge, proprio perché segreto e comunque caratterizzato da confidenze che due amici non potrebbero avere, può giustificare una dichiarazione di responsabilità in caso di separazione. Secondo il tribunale di Velletri, le chat, se rilevanti per la causa, possono essere prodotte in udienza e il tradimento – anche quando rimane virtuale – può far scattare il cosiddetto «addebito» per la separazione se si dimostra che è stato la causa del fallimento del matrimonio.

    2. Nel momento in cui una coppia si separa, il giudice, su richiesta di una o di entrambe le parti, verifica se la fine dell’unione è stata determinata da un comportamento colpevole di uno dei due coniugi come appunto il tradimento. A tal fine, dovranno essere prodotte in giudizio le prove di tale comportamento. Se così dovesse essere, il tribunale dichiara, in capo al coniuge infedele, il cosiddetto addebito, ossia l’imputazione di responsabilità. Tale responsabilità fa sì che colui a cui sia stata addebitata la fine dell’unione non possa rivendicare:
      né l’assegno di mantenimento se il proprio reddito dovesse essere inferiore rispetto a quello dell’ex;
      né i diritti ereditari se l’ex coniuge dovesse morire prima del divorzio.

  8. Mio marito va a dire in giro che lo tradisco con il mio personal trainer, solo perché qualche volta mi sono rifiutata di avere dei rapporti con lui. Ora, non è mai successo, questo è vero, ma è capitato perché ero talmente stanca che mi sono addormentata e non mi sentivo bene… Ora, se lui va dire falsità sul mio conto, io posso denunciarlo? Mi sento umiliata e derisa….

    1. Il marito che vada a dire in giro che la moglie lo tradisce, quando in realtà non è vero, commette il reato di diffamazione. Lo ha chiarito di recente la Cassazione. Evidente per i giudici l’offesa arrecata alla reputazione della donna, attribuendole una inesistente relazione extraconiugale. L’ingiusta accusa di intrattenere una relazione extra-coniugale con un altro uomo – non supportata da alcun precedente accertamento da parte del giudice – è un elemento sufficiente a ledere la reputazione della vittima nei confronti della comunità di riferimento visto il disvalore che tale attribuzione comporta.Se, in una causa di separazione, un coniuge afferma che l’altro l’avrebbe tradito ma poi, nel corso del giudizio, non riesce a documentare il fatto per assenza di prove, non commette né diffamazione, né calunnia.
      La diffamazione è esclusa perché essa scatta solo quando la comunicazione avviene in pubblico, ossia alla presenza di più persone; in questo caso, oltre a riferirsi solo al giudice, la parte esercita un proprio diritto riconosciutogli dalla Costituzione: quello alla tutela giudiziaria. L’eventuale rigetto della domanda è già di per sé sanzionato con l’eventuale condanna alle spese processuali.Non c’è neanche calunnia: tale illecito, infatti, scatta solo quando si denuncia un fatto che, di per sé, costituisce reato. Invece, come anticipato, l’infedeltà non è reato.

  9. Io e mio marito non potevamo tenere nostro suocero malato con noi in casa perché entrambi siamo fuori tutti i giorni. Allora, abbiamo chiamato una badante straniera. Questa faceva la preziosa con mio marito ed io l’avevo avvisato che temevo che questa avesse distrutto il nostro matrimonio. Lui diceva: figurati amore, ho occhi solo per te, e bla bla bla… Si come no… UN giorno lui non tornava a casa dicendo che la badante di suo padre aveva il giorno libero e lui doveva stare con lui a casa. Allora, io ho pensato di fargli una sorpresa…La sopresa l’ha fatta lui a me con quella prostituta straniera… Scusate, ma immaginate come mi sia sentita… Che infame!

  10. Se sono stata tradita, mio marito pagherà i danni con l’addebito. E su questo ci siamo. Ma io posso denunciare anche la sua amante? In quali casi? Lei non può passarla liscia. anche perché la conosco bene ed è stata una vipera, falsa che ha provocato tanta sofferenza anche in altri casi ed ora la deve pagare anche lei.

    1. L’amante che si intromette tra moglie e marito non commette reato. Lo commette, invece, se va a rivelare in giro della relazione adulterina da parte del coniuge, facendo di questi nome e cognome. È, infatti, sufficiente comunicare con almeno altre due persone, anche se in occasioni diverse. Dunque, l’amante che rivela al proprio miglior amico di intrattenere una relazione con una persona sposata non può essere querelato per diffamazione; lo può essere, invece, se lo stesso comportamento viene ripetuto altre volte. La diffamazione si giustifica, anche in questa ipotesi, per via del disvalore sociale che viene comunemente attribuito all’adulterio, a prescindere dalle ricadute legali che esso comporta per l’adultero. Inoltre, il reato scatta a prescindere dalla falsità delle accuse: anche se il fatto comunicato è vero e documentabile, la diffamazione si configura ugualmente proprio per via delle ripercussioni che tale attribuzione ha sulla vittima. Oltre al reato, c’è anche una responsabilità civile di tipo risarcitorio: in altre parole sarà possibile chiedere i danni per l’insulto arrecato al coniuge sposato “tradito” e “traditore”.

    2. Il tradimento è un illecito che compie solo il coniuge sposato. Il terzo – l’amante – non ha alcun obbligo di fedeltà, né di preservare la fedeltà altrui. Del resto, nel nostro ordinamento, vige la piena libertà di scelta nell’ambito delle relazioni sentimentali. Dunque, non si può impedire a una persona di mettersi in mezzo a marito e moglie; pertanto, non si potrà agire contro di lei neanche nel caso in cui la sua condotta abbia comportato il divorzio della coppia e delle conseguenze sul piano psicologico delle parti.L’unico caso in cui è possibile denunciare l’amante è quando il suo comportamento sia stato denigratorio nei confronti del coniuge tradito. Si pensi all’amante che vada a rivelare in giro (ad almeno due persone) la propria relazione adulterina, così vantandosi del proprio risultato e mettendo in cattiva luce l’immagine del coniuge tradito. In tal caso, si può querelare l’amante per il reato di diffamazione. Dalla querela deriverà il processo penale nel quale – come accennato poc’anzi – ci si potrà costituire parte civile per chiedere il risarcimento dei danni. Questo concetto è stato sintetizzato dalla Cassazione, nella pronuncia in commento, con le seguenti parole:«Il terzo che ha concorso nell’adulterio è tenuto al risarcimento del danno non patrimoniale in favore del coniuge tradito solo quando la sua condotta ha concorso a causare la lesione di un diritto inviolabile della persona, costituzionalmente protetto (come appunto quello dell’onore e della reputazione), e purché la lesione superi la soglia della tollerabilità». Tollerabilità che viene oltrepassata solo in presenza di una condotta volontariamente diffamatoria e volta a gettare onta sulla vittima; il semplice fatto che l’amante abbia rivelato la propria relazione all’amica, quindi, non costituisce reato.

  11. Sono stato tradito… Ora, carico di rabbia e risentimento, voglio farla pagare alla mia ex in tribunale. Ho delle foto del tradimento. Il giudice le valuterà in tribunale? Che tipo di fotografie servono nella causa di separazione?

    1. Le prove di un tradimento sono quelle che il codice prevede. C’è, innanzitutto, la testimonianza: quella di terzi spettatori che abbiano assistito al flirt tra il coniuge e l’amante. Deve trattarsi di testimoni oculari e non di gente che riferisca le voci di corridoio: il “sentito dire”, in quanto tale, non ha alcun valore in un processo.

      Anche l’eventuale investigatore privato può essere sentito come testimone per acquisire agli atti del processo ciò a cui questi ha assistito in prima persona. Difatti, il suo report, redatto su mandato del coniuge tradito, non ha alcun valore di prova documentale nel processo; l’unico modo per superare tale ostacolo e assumere le conoscenze dirette del detective come mezzo di prova è appunto l’audizione dello stesso come testimone. È proprio qui che si inseriscono le fotografie, scattate dagli 007 o anche dai conoscenti. La legge stabilisce che la fotografia ha valore di prova documentale – al pari quindi di un contratto o di una dichiarazione scritta – solo se non viene contestata, in causa, dalla parte contro cui essa è prodotta. “Contestazione” però non significa un generico «Vostro Onore, mi oppongo!», ma motivare le ragioni per cui la foto dovrebbe ritenersi non veritiera o comunque ingannevole, come tale non sufficiente elemento di prova. In buona sostanza, bisogna insinuare nel giudice il sospetto che lo scatto non riproduca fedelmente la verità: si pensi al dubbio sulla data in cui l’immagine è stata realizzata, sull’identità di soggetti che si vedono solo in lontananza o all’ambiguità dei gesti compiuti (un bacio sulle guancia non evidenzia necessariamente una relazione extraconiugale).Dunque, le cose stanno nel seguente modo: se la foto non viene contestata dalla controparte, questa assume valenza di prova documentale e può fondare la decisione del giudice. Se la foto viene contestata ma la contestazione è generica, le cose non cambiano: la foto diventa fonte di prova. Se, invece, la contestazione è specifica, il giudice non può tenerne conto.Altre prove di un tradimento sono ormai diventati i messaggi e le chat sul telefonino, acquisite con i famosi screenshot dinanzi ai quali, anche la più tradizionalista e formalista giurisprudenza si è arresi: questi possono essere fonte di prova se confermati da una consulenza tecnica.

    2. Secondo la Cassazione, per pronunciare l’addebito della separazione sono sufficienti le foto che ritraggono il coniuge con l’amante in atteggiamenti che, per comune esperienza, inducono a presumere l’esistenza di una relazione coniugale. Quindi, non è necessario lo scatto che immortali un bacio appassionato o, addirittura, la coppia mentre si apparta dentro un’automobile. Questo è quanto confermato dalla Cassazione. Nel caso di specie, un uomo era stato colto soltanto “vicino” a una donna in “atteggiamento puramente amicale”. Secondo i giudici supremi, le fotografie ben dimostravano la violazione del dovere di fedeltà coniugale da parte del marito”, in quanto lo mostravano “in un atteggiamento di intimità con una donna che secondo la comune esperienza induce a presumere l’esistenza tra i due di una relazione extraconiugale”.

  12. Mia moglie mi ha accusato di tradimento. Ha letto alcuni sms trovati sul mio cellulare, ma si trattava di una conversazione ironica e non maliziosa con una mia vecchia amica. Lei, invece, è gelosissima e si è convinta del tradimento… Cosa posso fare? Cosa potrebbe succedemi se quella chat dovesse essere presentata al giudice? Può accusarmi della fine del matrimonio?

    1. La prova spetta unicamente a chi si ritiene tradito. È lui che deve convincere il giudice dell’esistenza di una relazione adulterina. Non è quindi il presunto traditore a dover dimostrare la propria innocenza. Proprio questo è il punto nodale di tutta la questione anche perché una prova negativa – ossia di un fatto che non è mai avvenuto – sarebbe altrimenti impossibile e si finirebbe per pregiudicare la parte accusata. Come si fa a provare qualcosa che non esiste?È vero: anche un tradimento virtuale può comportare l’addebito se il tono dei messaggi è inequivoco e lascia presumere l’esistenza di una relazione extraconiugale o comunque di una semplice attrazione fisica. E non c’è neanche bisogno di un’unione carnale per parlare di tradimento ben potendo essere sufficiente una chat, qualche messaggio erotico o lo scambio di foto “particolari”. Ma le parole vanno ben pesate e il doppio senso o il semplice complimento non sono sufficienti per far scattare l’addebito. Quindi, affinché si possa usare una chat a dimostrazione dell’infedeltà del coniuge è necessario: avere a disposizione una foto o uno screenshot della conversazione incriminata: è questa la prova del fatto. Le prove della infedeltà, però, potrebbero essere fornite anche in modo diverso se il tradimento si è consumato con un incontro “a tu per tu”: ad esempio, si può portare al giudice una fotografia, la testimonianza di un terzo spettatore che ha assistito all’episodio, ecc.; parole il cui significato non lasci incertezze. La sola infatuazione confessata da uno dei due partecipanti alla discussione non è sufficiente per parlare di addebito se il coniuge poi non la coltiva.

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