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Nullità matrimonio: ultime sentenze

26 Maggio 2020
Nullità matrimonio: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: nullità del matrimonio; incidenza del giudicato interno della sentenza di divorzio sugli effetti della nullità del matrimonio dichiarata con sentenza ecclesiastica; reato di omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli; dichiarazione esecutiva agli effetti civili della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio.

Cause di nullità del matrimonio

In tema di nullità di matrimonio, l’art. 129 bis c.c., sebbene formulato lessicalmente in modo diverso dall’art. 139 cod. civ. (che commina una sanzione penale al coniuge che, conoscendo prima della celebrazione una causa di nullità, l’abbia lasciata ignorare all’altro), comprende, nella sua portata più ampia, anche l’ipotesi disciplinata da quest’ultima norma.

Pertanto, per l’affermazione della responsabilità in questione e, prima ancora, della imputabilità richiesta, non è sufficiente la pura e semplice riferibilità oggettiva della causa di invalidità, e neppure la consapevolezza di essa, occorrendo, invece, oltre alla consapevolezza di quei fatti che vengono definiti invalidanti, anche quella della loro attitudine invalidante, mentre la prova di tale consapevolezza e del comportamento omissivo o commissivo del responsabile, incombe secondo le regole generali, su chi afferma l’esistenza di tale imputabilità.

Il fondamento della responsabilità prevista dal primo comma dell’art. 129 bis c.c. a carico del soggetto passivo del rapporto risiede nel fatto che egli, al momento della celebrazione del matrimonio, sia stato consapevole dell’esistenza della causa che ne ha determinato la nullità, ovvero nel fatto che il soggetto cui è imputabile (riferibile) tale causa di nullità sia stato in malafede circa l’esistenza anzidetta.

Tribunale Ivrea, 07/01/2019, n.6

Convivenza matrimoniale protrattasi per almeno tre anni

La convivenza matrimoniale protrattasi nel tempo per almeno tre anni deve intendersi come elemento essenziale del “matrimonio-rapporto”, che così acquista un carattere di stabilità tutelato dalle norme di rango costituzionale, sia italiane che europee sicché la conseguente contrarietà all’ordine pubblico della sentenza ecclesiastica che abbia dichiarato la nullità del matrimonio ne impedisce la delibazione nel nostro ordinamento interno.

Corte appello Lecce, 04/03/2020, n.90

La delibazione della sentenza di nullità del matrimonio

La delibazione della sentenza del tribunale ecclesiastico dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per esclusione di uno dei bona matrimonii, manifestata all’altro coniuge, deve ritenersi consentita anche se la relativa azione sia stata proposta dopo il decorso di un anno dalla celebrazione del matrimonio o quando, dopo la celebrazione stessa, si sia verificata la convivenza dei coniugi, in difformità del disposto dell’art. 123 comma secondo cod. civ. in tema di impugnazione del matrimonio per simulazione, atteso che tale disposizione, pur avendo carattere imperativo, non costituisce un principio fondamentale dell’ordinamento statuale italiano.

Corte appello Roma, 17/02/2020, n.1206

Capacità d’intendere il valore del matrimonio-sacramento

Va ratificata la sentenza del Tribunale Ecclesiastico Regionale di nullità del matrimonio per “grave difetto di discrezione di giudizio nell’uomo” perché la stessa non contiene disposizioni contrarie all’ordine pubblico italiano perché la mancanza di “discrezione di giudizio”, cioè dell’effettiva capacità d’intendere il valore del matrimonio-sacramento, anche se non accompagnato da una compiuta verifica in ordine alla consapevolezza dell’altra parte circa l’accertamento del vizio del consenso, non è incompatibile con l’ordine pubblico interno, non essendovi un principio generale di tutela dell’affidamento che contempli come elemento essenziale la riconoscibilità di tale vizio per l’altra parte.

Corte appello L’Aquila, 21/11/2019, n.20

Omesso versamento dell’assegno di mantenimento

In tema di reati contro la famiglia, il reato di omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, previsto dell’art.12-sexies, l. 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall’art. 3, l. 8 febbraio 2006 n. 54), è configurabile non solo nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma anche in quello di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza.

(In motivazione, la Corte ha precisato che gli artt. 337-bis. e ss. c.c., richiamati dall’art. 155 c.c., integrano il precetto penale riempiendo di contenuto gli obblighi di assistenza in esso menzionati in virtù di un meccanismo applicabile anche ai figli di genitori non coniugati, ai sensi dell’art. 4, comma 2, l. n. 54 del 2006).

Cassazione penale sez. VI, 31/01/2018, n.12393

Sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio

La sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio religioso per esclusione da parte di un coniuge di uno dei “bona” matrimoniali, quale quello relativo alla prole, e cioè per una ragione diversa da quelle di nullità previste per il matrimonio civile dal nostro ordinamento, non impedisce il riconoscimento dell’esecutività della sentenza ecclesiastica, quando quella esclusione, ancorché unilaterale, sia stata portata a conoscenza dell’altro coniuge prima della celebrazione del matrimonio, o, comunque, questi ne abbia preso atto, ovvero quando vi siano stati concreti elementi rivelatori di tale atteggiamento psichico non percepiti dall’altro coniuge solo per sua colpa grave.

Cassazione civile sez. I, 09/12/2019, n.32027

Nullità del matrimonio: esecutività della sentenza ecclesiastica

In tema di dichiarazione esecutiva agli effetti civili della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio contratto, la mancata previsione nella legge italiana di un’identica causa di nullità non costituisce principio di ordine pubblico, tale da rappresentare un ostacolo alla esecutività di una sentenza ecclesiastica che, sulla base delle diverse disposizioni del diritto canonico, dichiari la nullità del matrimonio. In effetti, da un lato, occorre evidenziare che esiste nell’ordinamento interno una causa di invalidità per ragioni analoghe (ossia l’incapacità naturale) e, dall’altro, che la previsione dell’ordinamento canonico non contrasta con principi fondamentali del diritto interno.

Corte appello Catanzaro sez. I, 29/05/2019, n.37

Violazioni di obblighi derivanti dalla cessazione della convivenza

In tema di reati contro la famiglia, il reato di omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, previsto dell’art.12-sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54), è configurabile non solo nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma anche in quello di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza.

(In motivazione, la Corte ha precisato che, alla luce di un’interpretazione sistematica della disciplina sul tema delle unioni civili e della responsabilità genitoriale nei confronti dei figli, introdotta dalla l. 20 maggio 2016, n. 76 e dal d.lgs. 28 dicembre 2013 n. 154, che ha inserito l’art. 337-bis. cod. civ., l’art.4, comma 2, legge n. 54 del 2006, in base al quale le disposizioni introdotte si applicano anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, deve essere interpretato con riferimento a tutte le disposizioni previste dalla legge citata, comprese quelle che attengono al diritto penale sostnziale, in quanto una diversa soluzione determinerebbe una diversità di trattamento, accordando una più ampia e severa tutela penale ai soli figli di genitori coniugati rispetto a quelli nati fuori dal matrimonio).

Cassazione penale sez. VI, 03/05/2018, n.29902

L’accettazione del matrimonio nonostante lo stato psichico della nubenda

Per la delibazione della sentenza del Tribunale Ecclesiastico di nullità del matrimonio, rileva sia l’esame dell’eccezione di convivenza, quale motivo di ordine pubblico ostativo ad attribuire efficacia nel nostro ordinamento alla sentenza ecclesiastica, che la consapevolezza dei problemi di salute psichica della coniuge, risultando che l’attore consapevolmente ha accettato il rapporto matrimoniale con la gestione di esso con tutte le problematicità.

Alla luce del criterio del “più probabile che non” appare ragionevole ritenere la coabitazione tra le odierne parti abbia dato luogo a una convivenza effettiva, stabile e esteriormente riconoscibile, basata su doveri di assistenza e solidarietà, per un periodo di tempo non inferiore a tre anni, che osta, perché contraria all’ordine pubblico italiano, alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio tra le odierne parti.

Corte appello Cagliari sez. I, 24/04/2018, n.368

Nullità del matrimonio dichiarata con sentenza ecclesiastica

Il quesito rimesso alle Sezioni Unite è se il giudicato interno (per effetto di sentenza parziale o capo autonomo non impugnato della sentenza) che dichiari la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario sia idoneo a paralizzare gli effetti della nullità del matrimonio, dichiarata con sentenza ecclesiastica successivamente delibata dalla corte d’appello (con sentenza passata in giudicato), solo in presenza di statuizioni economiche assistite dal giudicato o anche in assenza di dette statuizioni, con l’effetto (nel secondo caso) di non precludere al giudice civile il potere di regolare, secondo la disciplina della l. n. 898 del 1970, e successive modificazioni, i rapporti patrimoniali tra gli ex coniugi il cui vincolo sia consacrato in un atto matrimoniale nullo.

Cassazione civile sez. I, 25/02/2020, n.5078

Quando la convivenza esclude la delibazione di sentenza di nullità del matrimonio?

È esclusa la delibazione, per contrarietà all’ordine pubblico italiano, della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio per qualunque causa relativa all’atto, là dove vi sia stata, per un periodo di almeno tre anni, convivenza come coniugi dopo la celebrazione delle nozze .

Cassazione civile sez. VI, 15/05/2018, n.11808


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