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Nullità matrimonio: ultime sentenze

8 Luglio 2022
Nullità matrimonio: ultime sentenze

Convivenza matrimoniale protrattasi nel tempo per almeno tre anni; cause di nullità del matrimonio; sentenza ecclesiastica.

Nascondere al marito l’impossibilità di avere figli

La convivenza “come coniugi”, pur essendo elemento essenziale del “matrimonio-rapporto” ove protrattasi per almeno tre anni dalla celebrazione del matrimonio concordatario, e pur integrando una situazione giuridica di “ordine pubblico italiano”, non è ostativa alla dichiarazione di efficacia della sentenza di nullità pronunciata dal tribunale ecclesiastico per vizi genetici del “matrimonio-atto” presidiati da nullità anche nell’ordinamento italiano; in particolare non è ostativa alla delibazione di sentenza ecclesiastica che accerti la nullità del matrimonio per errore essenziale sulle qualità personali dell’altro coniuge dovuto a dolo di questi, poiché una tale nullità non è sanabile, nell’ordinamento italiano, dalla protrazione della convivenza prima della scoperta del vizio (nella specie, la moglie aveva taciuto di essere afflitta da amenorrea e dalla conseguente incapacità di procreare).

Cassazione civile sez. I, 01/06/2022, n.17910

Diritto a proporre l’azione di nullità del matrimonio

In tema di nullità del matrimonio, il terzo portatore di un interesse legittimo e attuale, avente diritto a proporre l’azione di nullità ex art. 117, comma 1, c.c., che sia anche erede di colui che abbia impugnato il matrimonio e sia deceduto in pendenza di giudizio, può proseguire “iure hereditatis” l’azione esperita dal “de cuius”, in applicazione dell’art. 127 c.c., a prescindere dal fatto che abbia o meno esercitato l’azione diretta a lui spettante.

Cassazione civile sez. I, 11/11/2021, n.33409

Nullità del matrimonio concluso dall’incapace

L’intervenuto accertamento di una patologia mentale a carattere permanente (come, nella specie, l’Alzheimer), tale da determinare, sia pure transitoriamente, l’offuscamento delle facoltà cognitive e volitiva del soggetto comporta la insorgenza di una presunzione iuris tantum di incapacità ex articolo 120 c.c., con conseguente nullità del matrimonio concluso dall’incapace.

(Nella specie, ha osservato la Suprema corte, correttamente il giudice del merito ha tratto dalla notoria ingravescenza del morbo dell’Alzheimer un elemento presuntivo della capacità di intendere e di volere della parte che, unito a numerosi altri elementi, ha consentito alla Corte territoriale di escludere che fosse stato dimostrato che l’atto matrimoniale fu posto in essere in una fase di lucido intervallo della malattia, pervenendo a una tale conclusione sulla base non su una impropria inversione dell’onere della prova ma di una complessiva ed esauriente valutazione degli elementi fattuali e probatori emergenti nel processo, non efficacemente contrastata dalla parte ricorrente sul piano probatorio).

Cassazione civile sez. I, 28/10/2021, n.30646

Pronuncia ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario

Il passaggio in giudicato della sentenza dichiarativa dell’efficacia, nell’ordinamento dello Stato, della pronuncia ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario, intervenuta in pendenza del giudizio d’appello per la cessazione degli effetti civili del matrimonio medesimo, determinando il venir meno del vincolo coniugale, travolge la sentenza civile di divorzio emessa in primo grado e le statuizioni economiche in essa contenute, in quanto tali statuizioni presuppongono la validità del matrimonio e del vincolo conseguente.

Cassazione civile sez. I, 28/10/2021, n.30647

Contrarietà della sentenza ecclesiastica all’ordine pubblico 

Ove la parte deduca la contrarietà all’ordine pubblico della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio, invocando la convivenza pluriennale, quale motivo di ordine pubblico ostativo al riconoscimento della sentenza stessa, appartiene al giudizio delibatorio rimesso alla Corte d’appello accertare in autonomia la natura e durata della convivenza mediante adeguata istruttoria.

Cassazione civile sez. I, 28/10/2021, n.30645

Proposizione di domanda di nullità del matrimonio al tribunale ecclesiastico

In tema di matrimonio concordatario, la proposizione della domanda di nullità del matrimonio davanti al tribunale ecclesiastico da parte di un coniuge non esclude la possibilità per quest’ultimo di eccepire, nel giudizio di delibazione introdotto dall’altro, l’intervenuta convivenza triennale, preclusiva del riconoscimento della sentenza canonica di nullità, poiché i due processi si collocano su piani diversi e non è possibile desumere dal solo fatto che la parte abbia introdotto il giudizio di nullità del matrimonio concordatario la volontà di ottenere anche la produzione di effetti giuridici nell’ordinamento italiano della relativa sentenza.

Cassazione civile sez. I, 21/07/2021, n.20864

Incapacità di intendere e di volere del coniuge al momento della celebrazione del matrimonio

Il matrimonio può essere impugnato, ai sensi dell’art. 120 c.c., per la mera incapacità di intendere e di volere del coniuge al momento della celebrazione, intesa come menomazione della sfera intellettiva e volitiva di tale grado da impedire di far comprendere il significato e le conseguenze dell’impegno assunto, senza che abbia rilievo il pregiudizio dell’incapace o il vantaggio dell’altro contraente, né il dolo o la malafede di quest’ultimo, poiché la nullità del matrimonio è prevista a tutela dell’integrità del consenso dei coniugi, che l’ordinamento vuole formato in piena libertà e consapevolezza.

Cassazione civile sez. I, 21/07/2021, n.20862

Convivenza ultratriennale

È ammissibile la rimessione in termini della parte interessata alla formulazione dell’eccezione di convivenza ultratriennale, in applicazione del principio di diritto enunciato da Cass. civ., sez. un., nn. 16379 e 16380/2014, nei casi in cui il mancato rispetto del termine decadenziale di cui agli artt.166 e 167comma 2,c.p.c. sia dovuto all’intervenuta costituzione in data antecedente l’overruling introdotto dalle anzidette sentenze gemelle in punto di rilevanza della convivenza successiva al matrimonio, quale causa ostativa alla delibazione della sentenza di annullamento dell’atto ed al conseguente affidamento incolpevole nel precedente orientamento giurisprudenziale di legittimità non condiviso dalle sezioni unite.

Cassazione civile sez. I, 07/07/2021, n.19271

Convivenza tra i coniugi: impedisce la dichiarazione di nullità del matrimonio

Il rigetto della domanda di delibazione, in virtù della accertata convivenza triennale dei coniugi dopo la celebrazione del matrimonio, non comporta una violazione del principio di diritto secondo cui la predetta convivenza costituisce una situazione di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario.

Cassazione civile sez. I, 07/07/2021, n.19271

Nullità del matrimonio per difetto del consenso

In tema di delibazione della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità di un matrimonio concordatario per difetto di consenso, le situazioni di vizio psichico assunte dal giudice ecclesiastico come comportanti inettitudine del soggetto, al momento della manifestazione del consenso, a contrarre il matrimonio non si discostano sostanzialmente dall’ipotesi d’invalidità contemplata dall’articolo 120 del Cc, cosicché è da escludere che il riconoscimento dell’efficacia di una tale sentenza trovi ostacolo in principi fondamentali dell’ordinamento italiano.

In particolare, tale contrasto non è ravvisabile sotto il profilo del difetto di tutela dell’affidamento della controparte, poiché, mentre in tema di contratti la disciplina generale dell’incapacità naturale dà rilievo alla buona o malafede dell’altra parte, tale aspetto è ignorato nella disciplina dell’incapacità naturale, quale causa d’invalidità del matrimonio, essendo in tal caso preminente l’esigenza di rimuovere il vincolo coniugale inficiato da vizio psichico.

Cassazione civile sez. I, 05/05/2021, n.11791

Nullità del matrimonio religioso: riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica

In tema di divorzio, il riconoscimento dell’efficacia della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio religioso, intervenuto dopo il passaggio in giudicato della pronuncia di cessazione degli effetti civili, ma prima che sia divenuta definitiva la successiva decisione in ordine alle relative conseguenze economiche, non comporta la cessazione della materia del contendere in quest’ultimo giudizio, il quale può dunque proseguire ai fini dell’accertamento della spettanza e della liquidazione dell’assegno divorzile.

Cassazione civile sez. un., 31/03/2021, n.9004

Rigetto della domanda di delibazione

Il rigetto della domanda di delibazione, in virtù della accertata convivenza triennale dei coniugi dopo la celebrazione del matrimonio, non comporta una violazione del principio di diritto secondo cui la predetta convivenza costituisce una situazione di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio concordatario.

Cassazione civile sez. I, 07/07/2021, n.19271

Sopravvenuta dichiarazione di nullità del matrimonio

L’acquisto della cittadinanza italiana “iuris communicatione”, che si produce per effetto del matrimonio e del provvedimento con il quale l’Amministrazione accerti l’esistenza dei requisiti previsti dalla legge, può venire meno per effetto dell’iniziativa della stessa Amministrazione che, preso atto della sentenza dichiarativa della nullità del matrimonio, provveda a rimuovere l’originario provvedimento, poiché l’effetto retroattivo della decisione passata in giudicato concernente il rapporto coniugale, determina l’inesistenza al momento del provvedimento di annullamento del requisito necessario per il riconoscimento della cittadinanza.

Cassazione civile sez. I, 11/11/2020, n.25441

Nullità del matrimonio dichiarata con sentenza ecclesiastica

Il quesito rimesso alle Sezioni Unite è se il giudicato interno (per effetto di sentenza parziale o capo autonomo non impugnato della sentenza) che dichiari la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario sia idoneo a paralizzare gli effetti della nullità del matrimonio, dichiarata con sentenza ecclesiastica successivamente delibata dalla corte d’appello (con sentenza passata in giudicato), solo in presenza di statuizioni economiche assistite dal giudicato o anche in assenza di dette statuizioni, con l’effetto (nel secondo caso) di non precludere al giudice civile il potere di regolare, secondo la disciplina della l. n. 898 del 1970, e successive modificazioni, i rapporti patrimoniali tra gli ex coniugi il cui vincolo sia consacrato in un atto matrimoniale nullo.

Cassazione civile sez. I, 25/02/2020, n.5078

Convivenza matrimoniale protrattasi per almeno tre anni

La convivenza matrimoniale protrattasi nel tempo per almeno tre anni deve intendersi come elemento essenziale del “matrimonio-rapporto”, che così acquista un carattere di stabilità tutelato dalle norme di rango costituzionale, sia italiane che europee sicché la conseguente contrarietà all’ordine pubblico della sentenza ecclesiastica che abbia dichiarato la nullità del matrimonio ne impedisce la delibazione nel nostro ordinamento interno.

Corte appello Lecce, 04/03/2020, n.90

La delibazione della sentenza di nullità del matrimonio

La delibazione della sentenza del tribunale ecclesiastico dichiarativa della nullità del matrimonio concordatario per esclusione di uno dei bona matrimonii, manifestata all’altro coniuge, deve ritenersi consentita anche se la relativa azione sia stata proposta dopo il decorso di un anno dalla celebrazione del matrimonio o quando, dopo la celebrazione stessa, si sia verificata la convivenza dei coniugi, in difformità del disposto dell’art. 123 comma secondo cod. civ. in tema di impugnazione del matrimonio per simulazione, atteso che tale disposizione, pur avendo carattere imperativo, non costituisce un principio fondamentale dell’ordinamento statuale italiano.

Corte appello Roma, 17/02/2020, n.1206

Capacità d’intendere il valore del matrimonio-sacramento

Va ratificata la sentenza del Tribunale Ecclesiastico Regionale di nullità del matrimonio per “grave difetto di discrezione di giudizio nell’uomo” perché la stessa non contiene disposizioni contrarie all’ordine pubblico italiano perché la mancanza di “discrezione di giudizio”, cioè dell’effettiva capacità d’intendere il valore del matrimonio-sacramento, anche se non accompagnato da una compiuta verifica in ordine alla consapevolezza dell’altra parte circa l’accertamento del vizio del consenso, non è incompatibile con l’ordine pubblico interno, non essendovi un principio generale di tutela dell’affidamento che contempli come elemento essenziale la riconoscibilità di tale vizio per l’altra parte.

Corte appello L’Aquila, 21/11/2019, n.20

Cause di nullità del matrimonio

In tema di nullità di matrimonio, l’art. 129 bis c.c., sebbene formulato lessicalmente in modo diverso dall’art. 139 cod. civ. (che commina una sanzione penale al coniuge che, conoscendo prima della celebrazione una causa di nullità, l’abbia lasciata ignorare all’altro), comprende, nella sua portata più ampia, anche l’ipotesi disciplinata da quest’ultima norma.

Pertanto, per l’affermazione della responsabilità in questione e, prima ancora, della imputabilità richiesta, non è sufficiente la pura e semplice riferibilità oggettiva della causa di invalidità, e neppure la consapevolezza di essa, occorrendo, invece, oltre alla consapevolezza di quei fatti che vengono definiti invalidanti, anche quella della loro attitudine invalidante, mentre la prova di tale consapevolezza e del comportamento omissivo o commissivo del responsabile, incombe secondo le regole generali, su chi afferma l’esistenza di tale imputabilità.

Il fondamento della responsabilità prevista dal primo comma dell’art. 129 bis c.c. a carico del soggetto passivo del rapporto risiede nel fatto che egli, al momento della celebrazione del matrimonio, sia stato consapevole dell’esistenza della causa che ne ha determinato la nullità, ovvero nel fatto che il soggetto cui è imputabile (riferibile) tale causa di nullità sia stato in malafede circa l’esistenza anzidetta.

Tribunale Ivrea, 07/01/2019, n.6

Sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio

La sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio religioso per esclusione da parte di un coniuge di uno dei “bona” matrimoniali, quale quello relativo alla prole, e cioè per una ragione diversa da quelle di nullità previste per il matrimonio civile dal nostro ordinamento, non impedisce il riconoscimento dell’esecutività della sentenza ecclesiastica, quando quella esclusione, ancorché unilaterale, sia stata portata a conoscenza dell’altro coniuge prima della celebrazione del matrimonio, o, comunque, questi ne abbia preso atto, ovvero quando vi siano stati concreti elementi rivelatori di tale atteggiamento psichico non percepiti dall’altro coniuge solo per sua colpa grave.

Cassazione civile sez. I, 09/12/2019, n.32027

Nullità del matrimonio: esecutività della sentenza ecclesiastica

In tema di dichiarazione esecutiva agli effetti civili della sentenza ecclesiastica dichiarativa della nullità del matrimonio contratto, la mancata previsione nella legge italiana di un’identica causa di nullità non costituisce principio di ordine pubblico, tale da rappresentare un ostacolo alla esecutività di una sentenza ecclesiastica che, sulla base delle diverse disposizioni del diritto canonico, dichiari la nullità del matrimonio. In effetti, da un lato, occorre evidenziare che esiste nell’ordinamento interno una causa di invalidità per ragioni analoghe (ossia l’incapacità naturale) e, dall’altro, che la previsione dell’ordinamento canonico non contrasta con principi fondamentali del diritto interno.

Corte appello Catanzaro sez. I, 29/05/2019, n.37

Violazioni di obblighi derivanti dalla cessazione della convivenza

In tema di reati contro la famiglia, il reato di omesso versamento dell’assegno periodico per il mantenimento, educazione e istruzione dei figli, previsto dell’art.12-sexies legge 1 dicembre 1970, n. 898 (richiamato dall’art. 3 della legge 8 febbraio 2006 n. 54), è configurabile non solo nel caso di separazione dei genitori coniugati, ovvero di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio, ma anche in quello di violazione degli obblighi di natura economica derivanti dalla cessazione del rapporto di convivenza.

(In motivazione, la Corte ha precisato che, alla luce di un’interpretazione sistematica della disciplina sul tema delle unioni civili e della responsabilità genitoriale nei confronti dei figli, introdotta dalla l. 20 maggio 2016, n. 76 e dal d.lgs. 28 dicembre 2013 n. 154, che ha inserito l’art. 337-bis. cod. civ., l’art.4, comma 2, legge n. 54 del 2006, in base al quale le disposizioni introdotte si applicano anche ai procedimenti relativi ai figli di genitori non coniugati, deve essere interpretato con riferimento a tutte le disposizioni previste dalla legge citata, comprese quelle che attengono al diritto penale sostnziale, in quanto una diversa soluzione determinerebbe una diversità di trattamento, accordando una più ampia e severa tutela penale ai soli figli di genitori coniugati rispetto a quelli nati fuori dal matrimonio).

Cassazione penale sez. VI, 03/05/2018, n.29902

L’accettazione del matrimonio nonostante lo stato psichico della nubenda

Per la delibazione della sentenza del Tribunale Ecclesiastico di nullità del matrimonio, rileva sia l’esame dell’eccezione di convivenza, quale motivo di ordine pubblico ostativo ad attribuire efficacia nel nostro ordinamento alla sentenza ecclesiastica, che la consapevolezza dei problemi di salute psichica della coniuge, risultando che l’attore consapevolmente ha accettato il rapporto matrimoniale con la gestione di esso con tutte le problematicità.

Alla luce del criterio del “più probabile che non” appare ragionevole ritenere la coabitazione tra le odierne parti abbia dato luogo a una convivenza effettiva, stabile e esteriormente riconoscibile, basata su doveri di assistenza e solidarietà, per un periodo di tempo non inferiore a tre anni, che osta, perché contraria all’ordine pubblico italiano, alla delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio tra le odierne parti.

Corte appello Cagliari sez. I, 24/04/2018, n.368

Quando la convivenza esclude la delibazione di sentenza di nullità del matrimonio?

È esclusa la delibazione, per contrarietà all’ordine pubblico italiano, della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio per qualunque causa relativa all’atto, là dove vi sia stata, per un periodo di almeno tre anni, convivenza come coniugi dopo la celebrazione delle nozze .

Cassazione civile sez. VI, 15/05/2018, n.11808



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