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Ricovero ospedale psichiatrico: ultime sentenze

23 Maggio 2020
Ricovero ospedale psichiatrico: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: ricovero in ospedale psichiatrico; trattamento inappropriato di un minore in stato di abbandono; ricovero in ospedale psichiatrico in assenza di patologie; proscioglimento da una contravvenzione per infermità psichica; ‘accoglienza dei detenuti appartenenti a specifiche categorie giuridiche in precedenza ospitati negli ospedali psichiatrici giudiziari per ricevere le necessarie cure e assistenza psichiatriche.

Giudizio di pericolosità sociale

Pur restando immutata la definizione di cui all’art. 203 c.p., il giudizio di pericolosità sociale è stato configurato diversamente dal comma 4 dell’art. 3 ter del D.L. n. 211 del 2011 (conv. in L. n. 9 del 2013, poi modificato dalla L. n. 81 del 2014), sia pure ai soli fini dell’applicazione di una misura “diversa dal ricovero in un ospedale psichiatrico giudiziario o in una casa di cura e custodia”, nel senso che l’accertamento della pericolosità sociale deve ora essere effettuato sulla base delle qualità soggettive della persona e senza tenere conto delle condizioni di cui all’art. 133, secondo comma, n. 4, c.p. (e cioè delle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo), e che non costituisce elemento idoneo a supportare il giudizio di pericolosità sociale la sola mancanza di programmi terapeutici individuali.

Ne consegue che, se l’imputato, esaminato di per sé stesso, in modo puramente individuale (come vuole la riforma) risulta socialmente pericoloso, allora a nulla rileva l’eventuale proficuo contesto in cui eventualmente egli possa essere inserito, anche se quel contesto potrebbe arginare la sua pericolosità sociale, inducendolo (ad esempio) ad assumere i farmaci a ciò necessari.

Tribunale Macerata sez. uff. indagini prel., 27/09/2017

Disturbo schizo – affettivo bipolare

Non è possibile applicare misure di sicurezza atipiche. (Nel caso di specie trattandosi di un soggetto di allarmante pericolosità sociale, affetto da un disturbo schizo – affettivo bipolare, che aveva ucciso la madre con un coltello da cucina, il giudice non accoglieva la soluzione suggerita dal perito di applicare la misura della libertà vigilata con la collocazione cogente del prevenuto all’interno di una comunità terapeutica ma applicava la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico).

Tribunale Torino sez. uff. indagini prel., 17/05/2013, n.926

In manicomio dall’età di nove anni

Il danno non patrimoniale non può riconoscersi a titolo di danno biologico in assenza di una lesione all’integrità psicofisica medicalmente accertabile; rileva invece, quale lesione di un diritto fondamentale della persona, il trattamento inappropriato di un minore in stato di abbandono (nella specie, ricovero in ospedale psichiatrico in assenza di patologie) cui consegua la perdita della chance di essere inserito in una famiglia, la preclusione di un percorso di studio adeguato e la perdita della possibilità di svolgere una attività lavorativa richiedente un’istruzione.

Cassazione civile sez. III, 05/09/2019, n.22177

Infermità psichica del condannato ed esecuzione della pena

In fase di esecuzione, in caso di emersione di una seria patologia psichica a carico del condannato, non è oggi possibile fare ricorso alla disciplina della sospensione ex articolo 148 del Cp, con il ricovero presso un ospedale psichiatrico giudiziario, data la sopravvenuta disciplina legislativa (a partire dall’articolo 3-ter del decreto legge 22 dicembre 2011, con le variazioni di cui al decreto legge 31 marzo 2014 n. 52, convertito dalla legge 30 maggio 2014 n. 81) che ha determinato la chiusura di tali strutture con affidamento parziale dei relativi compiti alle Rems.

Sono possibili, peraltro, diverse soluzioni, in ordine alle quali il giudice deve fornire adeguata motivazione. In particolare, nell’ipotesi di “interazione” tra patologia psichica e patologia fisica, tale da determinare una condizione di malattia plurifattoriale non fronteggiabile in ambiente carcerario o tale da rendere l’espiazione della pena contraria al senso di umanità, vi è lo spazio per l’applicabilità del differimento (obbligatorio o facoltativo) della pena (cfr. articoli 146 e 147 del Cp) ovvero della detenzione domiciliare di cui all’articolo 47-ter, comma 1-ter, dell’ordinamento penitenziario. In subordine, è possibile disporre il trasferimento del detenuto presso le apposite Sezioni penitenziarie denominate “Articolazioni per la tutela della salute mentale”, dedicate all’accoglienza dei detenuti appartenenti a specifiche categorie giuridiche in precedenza ospitati negli ospedali psichiatrici giudiziari per ricevere le necessarie cure e assistenza psichiatriche, ma, in tale evenienza, è compito del giudice quello di previamente verificare l’effettiva accessibilità e la adeguatezza dei trattamenti ivi praticabili (al riguardo, se necessario, tramite perizia), onde evitare di trasferire sul detenuto il rischio di mancata esecuzione del provvedimento di riallocazione e, soprattutto, di inadeguatezza del trattamento terapeutico praticabile all’interno del circuito penitenziario.

Cassazione penale sez. I, 12/10/2017, n.15531

Perizia per accertamento della pericolosità dell’imputato

In tema di applicazione di misure di sicurezza personali, qualora venga disposta perizia per l’accertamento della pericolosità sociale, il giudice deve procedere all’esame del perito nel rispetto delle garanzie del contraddittorio e soltanto all’esito può acquisire la relazione peritale. (In applicazione del principio la Corte ha annullato l’ordinanza con cui il Tribunale di sorveglianza aveva prorogato la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, sulla base soltanto della relazione peritale).

Cassazione penale sez. I, 11/10/2016, n.53415

Misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico

In tema di misura di sicurezza personale del ricovero in O.P.G., nella ipotesi in cui l’internato sia stato trasferito altrove, per l’esecuzione di un periodo di licenza finale di esperimento, il magistrato di sorveglianza competente è, secondo la regola generale di cui all’art. 677 cod. proc. pen., quello nel cui ambito territoriale insiste l’ospedale psichiatrico dal quale il predetto è stato trasferito e non quello del luogo ove si è svolto l’esperimento finale.

(In motivazione la Suprema Corte ha precisato che la licenza finale di esperimento costituisce non un provvedimento giudiziale, ma una mera modalità esecutiva della misura di sicurezza, risultando quindi irrilevante l’eventuale chiusura, “medio tempore”, dell’O.P.G. di provenienza).

Cassazione penale sez. I, 07/10/2016, n.47933

Sottoposizione del lavoratore a misura di sicurezza detentiva 

La sottoposizione del lavoratore a misura di sicurezza detentiva o alla carcerazione preventiva per fatti estranei al rapporto di lavoro non costituisce inadempimento degli obblighi contrattuali ma consente il licenziamento per giustificato motivo oggettivo ove, in base ad un giudizio “ex ante”, tenuto conto delle dimensioni dell’impresa, del tipo di organizzazione tecnico-produttiva, della natura ed importanza delle mansioni del dipendente, del già maturato periodo di sua assenza, della ragionevolmente prevedibile ulteriore durata dell’impossibilità, della possibilità di affidare temporaneamente ad altri le mansioni senza necessità di nuove assunzioni e, più in generale, di ogni altra circostanza rilevante ai fini della determinazione della tollerabilità dell’assenza, non persista l’interesse del datore di lavoro a ricevere le ulteriori prestazioni del dipendente.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la legittimità del licenziamento di un dipendente che per sette anni era rimasto assente dal posto di lavoro, in quanto sottoposto a misura di sicurezza detentiva del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, e non aveva informato il datore di lavoro della successiva sostituzione di detta misura con quella della libertà vigilata).

Cassazione civile sez. lav., 29/09/2016, n.19315

Il ricovero in ospedale psichiatrico o in casa di cura 

In tema di misure di sicurezza personali, l’art. 3-ter del D.L. 22 dicembre 2011, n. 211, modificato con D.L. 31 marzo 2014, n. 52 (coordinato con la legge di conversione 30 maggio 2014, n. 81) pone il principio di residualità delle misure di sicurezza detentive, cosicchè, accertata la pericolosità sociale secondo i parametri indicati nell’art. 133, comma secondo, cod. pen. – senza, peraltro, tenere conto di quelli indicati al n. 4 del predetto comma (condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo), nè della sola mancanza di programmi terapeutici individuali – , il giudice applica una misura diversa dal ricovero in ospedale psichiatrico o in casa di cura e custodia, salvo quando sono acquisiti elementi che indicano che ogni altra misura di sicurezza non assicura cure adeguate e non fa fronte alla pericolosità sociale dell’imputato.

Cassazione penale sez. VI, 22/06/2016, n.30461

L’insorgenza di una patologia di tipo psichiatrico

L’insorgenza di una patologia di tipo esclusivamente psichiatrico determina l’applicabilità della disciplina prevista dall’art. 148 cod. pen. – che impone al giudice l’obbligo di ordinare il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in casa di cura e custodia, se l’infermità psichica è “tale da impedire l’esecuzione della pena” – e non, invece, di quella fissata dall’art. 147 cod. pen., che consente il differimento dell’esecuzione della pena nei confronti del condannato che versa in condizioni di grave infermità fisica.

Cassazione penale sez. I, 28/01/2015, n.37615

Misura di sicurezza detentiva irrogata all’infermo di mente

A seguito della dichiarazione di incostituzionalità (con sentenza 18 luglio 2003 n. 253 della Corte costituzionale) dell’art. 222 c.p., il giudice – nei casi in cui la legge preveda l’irrogazione di un misura di sicurezza detentiva all’infermo di mente che abbia compiuto atti costituenti oggettivamente reato, ma non sia penalmente responsabile in forza della sua infermità – può applicare, nel corso del procedimento, al soggetto non imputabile una misura provvisoria di sicurezza non detentiva come la libertà vigilata in una struttura protetta, accompagnata da prescrizioni di contenuto non tipizzato (e quindi anche con valenza residenziale e terapeutica), purché la misura di sicurezza non detentiva venga ritenuta idonea ad evitare le occasioni di nuovi reati e sia capace, in concreto, di soddisfare contemporaneamente le esigenze di cura e tutela della persona interessata e di controllo della sua pericolosità sociale, in quanto l’automatica applicazione di una misura segregante e totale, come il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in una casa di cura e di custodia, imposta anche quando essa appaia in concreto inadatta, infrange l’equilibrio costituzionalmente necessario e viola esigenze essenziali di protezione dei diritti della persona, nella specie il diritto alla salute di cui all’art. 32 cost.

Tribunale Salerno sez. riesame, 13/06/2012

Ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e programmi terapeutici

In tema di misure di sicurezza personali, una volta accertata in concreto la pericolosità sociale del reo secondo tutti i parametri indicati dall’art. 133, comma secondo, cod. pen., la decisione di applicare il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, o in una casa di cura e custodia, può essere adottata – per effetto dell’entrata in vigore del D.L. 31 marzo 2014, n. 52 (convertito con modifiche in l. 30 maggio 2014, n. 81) – sola quando ogni altra misura di sicurezza risulta inidonea, tenendo conto, in tale accertamento, delle qualità soggettive della persona e non delle condizioni ostative di tipo “sociale”, indicate dall’art. 133, comma secondo, n. 4, cod. pen., né della sola mancanza di programmi terapeutici individuali.

Cassazione penale sez. VI, 18/11/2015, n.49469

Ricovero in ospedale giudiziario psichiatrico: quando è illegittimo?

In caso di proscioglimento da una contravvenzione per infermità psichica è illegittima l’applicazione, ai sensi dell’art. 222 cod. pen., della misura di sicurezza personale del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o di altra misura idonea individuata dal giudice, dovendosi escludere che le modifiche apportate alla disciplina in materia dal d.l. 22 dicembre 2011, n. 211, convertito in legge 17 febbraio 2012, n. 9, e dal d.l. 31 marzo 2014, n. 52, convertito in legge 30 maggio 2014, n. 81, abbiano determinato il superamento della distinzione tra delitti e contravvenzioni ai fini dell’applicazione delle misure di sicurezza.

Cassazione penale sez. IV, 17/01/2019, n.12399

Condannato affetto da vizio di mente: la misura idonea a garantirne il controllo

In ordine alla scelta delle misure di sicurezza è da escludere ogni automatismo, quando una misura meno drastica, e in particolare una misura più elastica e non segregante come la libertà vigilata, accompagnata da prescrizioni stabilite dal giudice, si riveli capace, in concreto, di soddisfare contemporaneamente le esigenze di cura e tutela della persona interessata e quelle di prevenzione e sicurezza.

Ne deriva così che la misura di sicurezza della libertà vigilata può essere applicata, in luogo della misura di sicurezza detentiva (nella specie, quella dell’assegnazione a una casa di cura e di custodia), anche nei confronti del condannato affetto da vizio parziale di mente, se in concreto detta misura sia capace di soddisfare le accennate esigenze di cura e tutela della persona e di controllo della sua pericolosità sociale (si veda, in particolare, Corte costituzionale, sentenze n. 253 del 2003 e n. 367 del 2004, nonché sentenza n. 208 del 2009, in tema, rispettivamente, di ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario e di assegnazione a una casa di cura e di custodia).

Cassazione penale sez. III, 28/01/2016, n.14260


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