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Cardiopatia: ultime sentenze

18 Maggio 2020
Cardiopatia: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: cardiopatia; esclusione dai concorsi per vigile del fuoco; svolgimento dell’attività lavorativa e patologia contratta di cardiopatia ischemica; presenza di un soffio cardiaco in carenza di accertamento sulla patologia; instaurazione del rapporto terapeutico tra medico e paziente; infermità per causa di servizio ed equo indennizzo cardiopatia ischemica.

Malattia a carattere cronico

L’impedimento a comparire dell’imputato di cui all’art. 420-ter cod. proc. pen. – che concerne non solo la capacità di recarsi fisicamente in udienza, ma anche quella di partecipare attivamente, per l’esercizio del diritto costituzionale di difesa – sussiste anche in relazione ad una malattia a carattere cronico, purché determini un impedimento effettivo, legittimo e di carattere assoluto, riferibile ad una situazione non dominabile dall’imputato e a lui non ascrivibile.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha annullato l’ordinanza dichiarativa della contumacia di un’imputata affetta da “cardiopatia ischemica cronica con angioplastica coronarica ed episodi di ipertensione e recente dolore toracico” motivata con il carattere cronico della malattia e la mancata attestazione dell’incapacità di deambulare).

Cassazione penale sez. III, 15/12/2015, n.10482

Cardiopatia congenita o acquisita 

Ai sensi dell’art. 1 comma 2 punto 12 allegato B), d.m. 11 marzo 2008, n. 78, costituisce causa di esclusione da concorsi pubblici nella qualifica di vigile del fuoco la cardiopatia congenita o acquisita, trattandosi di previsione preucazionale che mira ad evitare che possano far parte del Corpo dei vigili del fuoco – con le notevoli sollecitazioni fisiche e psichiche da affrontare in situazioni di emergenza eccezionale – coloro che presentino patologie cardiovascolari.

Consiglio di Stato sez. III, 28/12/2017, n.6152

Presenza di una grave cardiopatia

Nel caso di lesioni personali seguite dal decesso della vittima dell’azione delittuosa, l’eventuale presenza di una grave cardiopatia che abbia concorso nella causazione della morte non elide il nesso di causalità tra la condotta lesiva dell’agente e l’evento.

(Fattispecie in tema di omicidio volontario procurato da numerosi colpi di coltello inferti in area vitale del corpo, con conseguente fenomeno emorragico in soggetto portatore di una grave cardiopatia).

Cassazione penale sez. I, 27/10/2011, n.43367

Attività lavorativa e cardiopatia ischemica

Non sussiste alcun nesso causale tra attività lavorativa svolta di operatore tecnico specializzato (nella specie: autista di ambulanza) e patologia contratta di cardiopatia ischemica anche se l’attività è stata svolta per un lungo periodo (nella specie: circa trentadue anni) in quanto trattasi di patologia riconducibile ad insufficiente irrorazione del miocardio per riduzione del flusso ematico coronarico, e poichè l’ateromatosi vasale può derivare da fattori multipli costituzionali o acquisiti su base individuale, la forma in questione non può attribuirsi al servizio prestato, anche perchè in esso non risultano sussistenti specifiche situazioni di causa o concausa efficiente e determinante, in soggetto con quadro di alterazione glicemica, ragion per cui è inaccoglibile sia la domanda relativa all’equo indennizzo che la domanda risarcitoria formulata ex art. 2087 c.c. (nella specie; durante l’attività del lavoratore non risulta nessun sospetto di cardiopatia e la sua prima manifestazione si è avuta a pensionamento ormai avvenuto).

Tribunale Trani sez. lav., 22/11/2018, n.2263

Riconoscimento della causa di servizio

L’esistenza di un carattere endogeno della cardiopatia ischemica o la predisposizione ad essa non possono essere considerati di ostacolo all’eventuale riconoscimento della causa di servizio, dovendosi poter escludere con certezza che il servizio abbia provocato l’episodio acuto.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. II, 21/03/2012, n.305

L’inidoneità a un concorso per vigile del fuoco 

E’ illegittimo, perché affetto da difetto di motivazione, il provvedimento dichiarativo dell’inidoneità di un candidato al concorso per coprire posti nel profilo di Vigile del Fuoco, adottato in ragione della rilevata presenza nel candidato di un “soffio cardiaco sistolico associato ad anomalia di movimento del lembo posteriore della valvola mitrale, suggestivo di un quadro di insufficienza mitralica confermata dall’ecocardiogramma Doppler”, che non abbia accertato se la patologia rilevata fosse causata o meno da una cardiopatia congenita o acquisita.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 01/02/2018, n.1236

Infermità per causa di servizio ed equo indennizzo

L’esistenza del carattere endogeno della cardiopatia ischemica o la predisposizione ad essa non possono essere considerati d’ostacolo all’eventuale riconoscimento della dipendenza da causa di servizio

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. II, 10/01/2013, n.28

Cardiopatia non riconducibile all’attività di servizio

Il parere formulato dal Comitato di Verifica, nella specie, non appare affetto da evidenti vizi di illogicità o irragionevolezza, avendo congruamente e chiaramente indicato le ragioni tecnico -scientifiche per le quali era da escludersi che le patologie diagnosticate al ricorrente potessero ricondursi all’attività di servizio.

Segnatamente, con riferimento alla patologia “cardiopatia ischemica. Ateromasia coronarica non stenosante (stenosi subcinetica dell’IVA) test da sforzo negativo”, l’Organo di Verifica ha ritenuto la non dipendenza da causa di servizio perché “l’ateromatosi vasale può derivare da fattori multipli costituzionali o acquisiti su base individuale”, altresì evidenziando che “la forma in questione non può attribuirsi al servizio prestato, anche perché in esso non risultano sussistenti specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psico -fisico tali da rivestire un ruolo di causa o concausa efficiente e determinante”.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. I, 08/01/2016, n.9

Omessa prescrizione di esami di base e colpa professionale

In tema di colpa professionale medica, l’instaurazione del rapporto terapeutico tra medico e paziente è fonte della posizione di garanzia che il primo assume nei confronti del secondo, e da cui deriva l’obbligo di attivarsi a tutela della salute e della vita.

(Fattispecie in cui l’imputato quale medico neurologo aveva omesso di prescrivere necessari esami di base che avrebbero consentito l’esatta dignosi di una cardiopatia aritmogena maligna che aveva causato la morte della paziente).

Cassazione penale sez. IV, 12/01/2018, n.15178

Detenuto obeso e cardiopatico: può essere curato in carcere

Ricorrono le condizioni richieste dall’art. 147 c.p. non soltanto se le condizioni di salute del condannato non possono essere adeguatamente assicurate all’interno dell’istituto di pena o comunque in centri clinici penitenziari, ma anche nel caso in cui lo stato di detenzione carceraria comporta una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità da eccedere il livello che, inevitabilmente, deriva dalla legittima esecuzione della pena e da rendere incompatibile la prosecuzione della carcerazione nel rispetto della dignità umana (respinta, nella specie, la richiesta avanzata da un detenuto obeso affetto da cardiopatia, atteso le precarie condizioni di salute dell’uomo erano adeguatamente curabili anche nella struttura penitenziaria e non determinavano una condizione detentiva contraria al senso di umanità).

Cassazione penale sez. I, 04/06/2019, n.40839

Grave quadro clinico ostativo anche alla deambulazione

È legittima la lettura in dibattimento delle dichiarazioni rese nella fase delle indagini preliminari da persona non più in grado di ripeterle perché affetta da un’infermità sopravvenuta tale da impedirle la partecipazione all’udienza in modo vigile e attivo. (Fattispecie relativa a teste affetto da cardiopatia ischemica in un grave quadro clinico, ostativo anche alla deambulazione).

Cassazione penale sez. V, 27/05/2014, n.30792

Annullamento del contratto di assicurazione e cardiopatia del contraente

Se, in sede di stipulazione della polizza, la reticenza del contraente nel non dichiarare di essere affetto da una malattia (nella specie, cardiopatia) risulta determinante nella formazione del consenso dell’assicuratore, il contratto è annullabile.

Cassazione civile sez. III, 11/01/2017, n.416


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