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Canone Rai: ultime sentenze

14 Marzo 2021
Canone Rai: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: notifica della cartella di pagamento relativa al credito erariale per il canone di abbonamento al servizio radiotelevisivo pubblico; controversie relative alle cartelle esattoriali per omesso pagamento del canone Rai; fatti estintivi dell’obbligo di pagamento del canone Rai; richiesta di oscuramento canali.

Canone Rai: prescrizione per le cartelle di pagamento

In materia di prescrizione delle cartelle di pagamento, per i diritti camerali la prescrizione è quinquennale, mentre per il Canone Rai è decennale. Anche per quanto riguarda le cartelle di pagamento ai fini i.r.pe.f., i.v.a. e i.r.a.p. la prescrizione è decennale in quanto la prestazione tributaria, attesa l’autonomia dei singoli periodi di imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi.

Comm. trib. prov.le Varese sez. III, 16/04/2019, n.225

Canone Rai: la notifica della cartella di pagamento

La notifica della cartella di pagamento relativa al credito erariale per il canone di abbonamento al servizio radiotelevisivo pubblico non deve essere preceduta dal cd. avviso bonario, necessario, ai sensi degli artt. 6 e 7 della l. n. 212 del 2000, soltanto per le cartelle emesse a seguito di controllo della dichiarazione del contribuente, ove sussistano rilevanti incertezze su aspetti importanti della stessa, mentre l’obbligo di pagamento di detto canone deriva dalla mera detenzione di un apparecchio idoneo alla ricezione di qualsiasi emittente radiofonica o televisiva.

Cassazione civile sez. trib., 09/05/2018, n.11051

Il termine di prescrizione decennale del credito erariale

Secondo la tesi ermeneutica prevalente, il credito erariale per la riscossione delle imposte è soggetto all’ordinano termine di prescrizione decennale di cui all’art. 2946 c.c., e non al termine di prescrizione quinquennale previsto dall’art. 2948 c.c.;  ciò in ragione del fatto che la prestazione tributaria, attesa l’autonomia dei singoli periodi d’imposta e delle relative obbligazioni, non può considerarsi una prestazione periodica, derivando il debito, anno per anno, da una nuova ed autonoma valutazione in ordine alla sussistenza dei presupposti impositivi. Tale principio è pacificamente applicabile alle imposte IRPEF, IRAP, IVA e canone Rai.

Comm. trib. prov.le Foggia sez. IV, 05/02/2018, n.104

Canone Rai: falsificazione dei bollettini di pagamento

L’art. 131 -bis c.p., che contiene la causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, non può essere concessa al soggetto che falsifica i bollettini che attestano l’effettuato pagamento del canone RAI.

Cassazione penale sez. V, 14/11/2016, n.4852

Omesso pagamento del canone Rai

Il mancato pagamento della cartella esattoriale avente ad oggetto il pagamento del canone radiotelevisivo comporta l’insorgere di una controversia appartenente alla giurisdizione tributaria, poiché si tratta di un corrispettivo che negli anni ha assunto natura tributaria essendo dovuto all’Amministrazione Finanziaria sul presupposto della sua riconducibilità ad una manifestazione di capacità contributiva.

Comm. trib. prov.le Milano sez. XLVI, 08/07/2016, n.6074

La richiesta di oscuramento dei canali Rai 

La richiesta di oscuramento dei canali Rai da parte del contribuente non rientra nel novero dei fatti estintivi dell’obbligo di pagamento del canone previsti dall’art. 10 del r.d. n. 246 del 1938, atteso che detto canone costituisce una prestazione tributaria fondata sulla legge e non commisurata alla possibilità effettiva di usufruire del servizio.

Cassazione civile sez. VI, 02/02/2016, n.1922

Rai Tv: rimborso del canone di abbonamento

L’art. 87 del trattato Ce (ora art. 107 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea), secondo cui sono incompatibili con il mercato interno, nella misura in cui incidano sugli scambi tra gli stati membri, gli “aiuti concessi dagli Stati, ovvero mediante risorse statali, sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese o talune produzioni, falsino o minaccino di falsare la concorrenza”, non implica l’assoluta incompatibilità degli aiuti di Stato con gli interessi ed i valori tutelati dall’ordinamento comunitario, essendo piuttosto inteso a riservare la competenza agli organi comunitari di ogni decisione in merito a tali misure.

Dal suo canto, l’art. 88 del trattato Ce (ora 108) prevede che gli aiuti esistenti siano sottoposti ad “esame permanente”, riservandone il giudizio di incompatibilità alla Commissione, onde l’aiuto esistente non può, prima di una valutazione di incompatibilità, essere considerato illegittimo. Ne consegue che, nell’ipotesi di imposta destinata alla realizzazione di un aiuto di Stato esistente, qual è il canone Rai – alla stregua della decisione della Commissione europea del 20 aprile 2005 n. E 9/2005, conforme alla giurisprudenza comunitaria – non sussiste il diritto del contribuente di agire in giudizio per ottenere il rimborso del canone di abbonamento, o la declaratoria di illegittimità dell’aiuto, il quale deve ritenersi, finché non ne sia stata rilevata l’incompatibilità da parte della Commissione, del tutto legittimo

Cassazione civile sez. I, 26/03/2012, n.4776

Canone di abbonamento Rai

È costituzionalmente illegittimo l’art. 8, comma 2, l. reg. Piemonte 26 ottobre 2009 n. 25. Premesso che la disciplina, anche di dettaglio, dei tributi statali è riservata alla legge statale e, pertanto, l’intervento del legislatore regionale su tali tributi è precluso, ancorché diretto soltanto ad integrarne la disciplina, salvo che l’intervento sia consentito dalla stessa legislazione statale, la disposizione censurata, la quale stabilisce che – al fine di attuare i contratti di servizio pubblico in ambito regionale e provinciale di cui all’art. 46 d.lg. n. 177 del 2005, stipulati con la società concessionaria del servizio pubblico generale di radiodiffusione – la Giunta regionale è autorizzata a promuovere intese con il Ministero dello sviluppo economico volte a definire l’utilizzo di quota parte del canone di abbonamento Rai corrisposto dai cittadini piemontesi, nel rispetto dei criteri generali approvati dal Consiglio regionale su proposta della Giunta medesima, viola la competenza statale esclusiva in materia di tributi, nella quale rientra anche il “canone di abbonamento” radiotelevisivo, che ha da tempo assunto natura di prestazione tributaria, istituita e disciplinata dallo Stato, il cui gettito è destinato quasi per intero al finanziamento della concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, e la cui natura di tributo statale è stata riconosciuta anche dalla Corte di cassazione, in numerose pronunce, così da costituire “diritto vivente”, e in relazione al quale non è consentito alcun intervento del legislatore regionale (sentt. n. 81 del 1963, 535 del 1988, 284 del 2002, 397 del 2005, 2 del 2006, 216, 298 del 2009, 123 del 2010; ordd. n. 219, 499 del 1989).

Corte Costituzionale, 15/07/2010, n.255

Danno da ricezione reiterata di illegittimi avvisi di pagamento

Il danno non patrimoniale consistito nel mero disagio psichico, sofferenza o stress, là dove non ricorra alcuna delle ipotesi in cui la legge consente espressamente la risarcibilità del danno non patrimoniale, è risarcibile alla sola condizione che l’interesse leso dal fatto illecito (e non il pregiudizio derivatone) abbia rilievo costituzionale, la sua lesione sia stata grave e le conseguenze derivatene siano state serie. Non è, pertanto, meritevole di tutela risarcitoria il disagio causato dalla ricezione di reiterati avvisi di pagamento del canone Rai , per quanto illegittimamente inviati.

Cassazione civile sez. un., 19/08/2009, n.18356

Canone Rai: giurisdizione delle commissioni tributarie

Il c.d. “canone di abbonamento” alle radioaudizioni e alla televisione, ha assunto, nel tempo, nella legislazione, natura di prestazione tributaria, fondata sulla legge. Deriva, da quanto precede, pertanto, che le controversie relative, ove instaurate successivamente all’entrata in vigore della l. n. 448 del 2001, che ha modificato l’art. 2 d.lg. 31 dicembre 1992 n. 546 (devolvendo al giudice tributario le controversie di natura tributaria in precedenza attribuite al g.o.) sono attribuite alla giurisdizione delle commissioni tributarie.

Cassazione civile sez. un., 18/09/2006, n.20068

Programmazione dell’emittente e alla varietà dei servizi offerti

Sfugge alla possibilità di essere qualificato come pubblicità il messaggio della televisione pubblica che, senza contenere riferimenti puntuali alla qualità della programmazione dell’emittente e alla varietà dei servizi da questa offerti, si presenti in modo inequivocabile come rivolto esclusivamente ad indurre i destinatari ad adempiere i propri obblighi tributari (fattispecie in tema di canone Rai).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 03/03/2004, n.1996

Libretti del canone Rai

L’affissione di manifesti (effettuata, nella specie, nel settembre 1996) contenenti l’invito a bruciare i libretti del canone Rai non integra gli estremi del reato di cui all’art. 1 d.l.g.C.p.S. 7 novembre 1947 n. 1559.

Tribunale Belluno, 01/10/1997



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9 Commenti

  1. Mia moglie è proprietaria di una casa. Il nostro commercialista ci ha detto che, per non pagare due volte l’Imu, ciascuno dei due dovrà trasferire la propria residenza nell’immobile di sua proprietà, dimodoché esso costituisca «prima casa» e possa beneficiare delle esenzioni fiscali. Con la residenza diversa, però, dovremo avere due differenti contratti della luce e, di conseguenza, pagheremo entrambi il Canone Rai. C’è un modo per uscire da questa situazione?

    1. L’esenzione Imu spetta solo quando l’immobile costituisce l’abitazione principale del contribuente. Affinché sia tale, la casa deve essere:
      sia luogo di residenza del contribuente e della sua famiglia;
      sia dimora abituale del contribuente e della sua famiglia.
      In altri termini, non basta semplicemente spostare la propria residenza all’interno dell’abitazione su cui si vuol godere dei benefici fiscali per non pagare l’Imu, ma bisogna anche materialmente viverci, ossia dormirci per gran parte dell’anno. Quindi, il consiglio fornito dal commercialista, secondo il quale i coniugi con residenza diversa non sono tenuti a versare l’Imu è totalmente sbagliato. È vero, lo fanno in molti e il Comune dovrebbe azionare innumerevoli controlli se davvero volesse verificare che tutte le persone vivono all’indirizzo ove hanno dichiarato la residenza. Ma è anche vero che, di recente, sono state adottate delle soluzioni più efficaci rispetto al classico colpo di citofono dei vigili per verificare la presenza dei residenti all’interno dell’abitazione. Difatti, con una serie di sentenze, i giudici tributari hanno convalidato l’accertamento per omesso versamento dell’Imu sulla base delle letture delle bollette: i consumi delle utenze, infatti, offrono una convincente presunzione dell’uso che si fa dell’immobile. Una casa al mare, sfruttata solo durante la stagione estiva, registrerà consumi di luce inferiori, se non del tutto assenti, durante i mesi invernali. Lo stesso dicasi per il gas e per l’acqua. Dunque, chi davvero volesse non pagare l’Imu non deve limitarsi a spostare nell’abitazione in commento la propria residenza, ma deve anche viverci fisicamente. In caso di coniugi titolari di due immobili, l’esenzione Imu spetta quindi solo quando i due vivono separati, come può ad esempio succedere nel caso di distacco per motivi lavorativi o di una separazione di fatto.

    2. Il Canone Rai viene addebitato sulla bolletta della luce relativa ai contratti sottoscritti solo per le abitazioni ove il contribuente ha fissato la propria residenza e sempre che si tratti di contratto ad uso domestico. La normativa prevede un solo versamento per famiglia, a prescindere dal numero di apparecchi detenuti o di immobili posseduti. Quindi, una persona che già versa l’abbonamento tv sulla casa di residenza non deve poi pagarlo una seconda volta per la casa al mare di sua proprietà. Tant’è che la società della luce, prima di concludere il contratto di utenza, chiede al cliente se l’immobile costituisce o meno l’abitazione principale dello stesso, ossia il luogo di residenza. Solo in tal caso avviene l’addebito del Canone Rai sulle bollette. Invece, se l’immobile viene dichiarato come «seconda casa» l’addebito non viene effettuato. Ma cosa succede quando si tratta di coniugi proprietari di due immobili diversi? Anche in questo caso, la legge prevede un solo versamento del Canone Rai, a condizione però che i due risiedano nello stesso luogo. Se, invece, hanno residenze diverse devono versare entrambi l’abbonamento tv.
      Puoi trovare maggiori informazioni su questo argomento nei seguenti articoli:
      come non pagare il Canone Rai per la seconda casa;
      Canone Rai: guida per la famiglia su pagamento ed esenzioni.

    1. Hai dunque capito che o si versa due volte l’Imu o si versa due volte il Canone Rai. Non c’è scappatoia. Ti chiederai allora «cosa conviene pagare?» e, probabilmente, ti starai già facendo i conti in tasca per capire quale dei due importi è più elevato. Sei sulla cattiva strada. Infatti, non puoi essere tu a scegliere opportunisticamente cosa pagare e cosa no. La residenza, infatti, non è una scelta. Essa deve per forza coincidere con il luogo di dimora abituale, ossia dove materialmente si vive. Chi rilascia una residenza falsa commette reato, quello di falso in atto pubblico per la menzognera dichiarazione all’anagrafe.

    2. Il Canone Rai è dovuto una sola volta per nucleo familiare. Il canone Rai deve essere pagato una sola volta per ogni famiglia anagrafica, a prescindere dal numero di abitazioni possedute dai suoi membri, dal numero di contratti di fornitura di energia elettrica e dal numero di televisioni presenti nel (o negli) immobile/i. Se più di un componente della stessa famiglia anagrafica è titolare di un contratto della luce (ad esempi marito e moglie), il canone è dovuto quindi una sola volta; ma per evitare il doppio balzello sulla bolletta, uno degli intestatari della luce (è indifferente chi sia, per cui le parti possono mettersi d’accordo tra loro) dovrà inviare l’autocertificazione all’Agenzia delle Entrate, compilando il Quadro B del modello di dichiarazione sostitutiva.Ai fini della definizione di famiglia anagrafica rileva la certificazione del Comune competente. In particolare, il Regolamento Anagrafico della Popolazione Residente prevede che i soggetti effettuino dichiarazioni anagrafiche quali la costituzione di nuova famiglia o di nuova convivenza, mediante apposita “modulistica per effettuare le dichiarazioni anagrafiche” predisposta dal Dipartimento Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno ed adottata da ogni Comune. Agli effetti anagrafici, per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune (unico nucleo familiare); una famiglia anagrafica può essere costituita da una sola persona.Quindi riassumendo, nell’ambito della stessa famiglia anagrafica, i soggetti conviventi pagano una sola volta il Canone Rai, anche se sono proprietari di più immobili, se per ognuno di questi vi è un autonomo contratto della luce e se sono presenti più apparecchi televisivi.

  2. Quando si può evitare di pagare il canone Rai? Come ottenere l’esonero totale dal pagamento del canone televisivo?

    1. Sono esenti dal pagare il canone Rai:
      coloro che non sono in possesso di un televisore (non è sufficiente dichiarare di non usare la tv o di non guardare i programmi Rai);
      le persone di età pari o superiore a 75 anni che abbiano un reddito annuale inferiore a 8.000 euro;
      i proprietari di seconda casa, i quali pagano già il canone nella bolletta luce della prima abitazione;
      i proprietari di immobili dati in locazione, in quanto il pagamento del canone Rai spetta al conduttore che materialmente beneficia del televisore;
      militari delle forze armate italiane, ma solo per gli apparecchi che si trovano in luoghi comuni, come ospedali militari, Case del soldato e Sale convegno dei militari delle Forze Armate. I membri delle Forze armate che vivono in un appartamenti privati all’interno di una struttura militare, invece, devono pagare il Canone Rai;
      gli agenti diplomatici e consolari stranieri accreditati in Italia;
      i militari di cittadinanza straniera che rientrano nelle forze armate della Nato;
      i rivenditori e riparatori di televisori.
      È bene precisare che, a partire dal 2016, non è più possibile chiedere l’esenzione del canone in seguito al suggellamento del televisore. Dunque, la dimostrazione di non poter più utilizzare materialmente l’apparecchio televisivo non è sufficiente per ottenere l’esenzione dal canone Rai.

    2. Per ottenere l’esenzione dal pagamento del canone Rai occorre compilare uno dei moduli messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate: ve ne sono diversi, ognuno preparato in base alla motivazione che giustifica l’esenzione dal versamento del canone.Ad esempio, con gli appositi moduli si potrà affermare di non essere in possesso di un apparecchio televisivo, oppure di rientrare in una delle categorie elencate in precedenza.Se pensi di essere legittimato a non pagare il canone Rai, cliccando qui di seguito https://www.laleggepertutti.it/386936_si-puo-evitare-di-pagare-il-canone-rai troverai i moduli per l’esenzione dal pagamento del canone televisivo.

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