Coronavirus: come riapriranno le aziende

15 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus: come riapriranno le aziende

I fattori a rischio che potrebbero condizionare la ripresa delle attività produttive. In arrivo un’app per sostituire le autocertificazioni.

Si parte dalle mappe del rischio fornite dall’Inail e dal Comitato tecnico scientifico. È qui che si concentra, per ora, il lavoro della task force guidata da Vittorio Colao per avviare la fase 2 dell’emergenza coronavirus, quella in cui molte delle attività produttive rimaste ancora ferme a causa dell’epidemia dovrebbero riprendere l’attività. Un lavoro su cui dopodomani, venerdì, si potrebbero avere i primi risultati.

Grazie a quelle mappe, infatti, è possibile capire l’indice di esposizione al Covid-19 che si può gestire con alcune misure di sicurezza, come il distanziamento tra i lavoratori, l’uso obbligatorio dei dispositivi di protezione (mascherine in primis) o l’orario flessibile per evitare assembramenti in fabbrica, nelle aziende o nei mezzi di trasporto. Si può anche valutare l’opportunità di far rientrare i lavoratori in base alle fasce di età (lasciando a casa quelli più anziani ed i più esposti) ed a seconda delle zone geografiche.

La decisione su chi e quando tornerà al lavoro, dunque, passa da questo tipo di valutazioni e non – come ammonisce il ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia – dalle varie ordinanze disposte dai governatori sparse a macchia di leopardo. Il riferimento, pur senza citarlo, appare rivolto al presidente del Veneto, Luca Zaia, il primo ad allentare la corda delle restrizioni oltre misura rispetto al resto del Paese.

I parametri contenuti nelle mappe a rischio di Inail e Comitato tecnico scientifico sono tre: l’esposizione al virus, la vicinanza fisica tra i lavoratori (si pensi ad una catena di montaggio) ed il rischio di assembramento, come quello a cui può essere esposto un ufficio pubblico. In base a questi fattori, l’Inail stabilisce, ad esempio, che le attività manifatturiere e quelle delle costruzioni (quasi un quarto della forza lavoro, secondo l’Istat) presentano un indice di rischiosità complessivo mediamente basso, migliorabile ulteriormente con l’adozione di specifiche misure di protezione.

Restano molto delicati il problema della sicurezza sui mezzi di trasporto e la garanzia di una sorveglianza sanitaria negli ambienti di lavoro, oltre alla possibilità di nuovi focolai.

Il Governo lavora anche alla messa a punto di un’app che potrebbe sostituire l’autocertificazione. Si tratta di un’applicazione in grado di tracciare gli spostamenti dei positivi al virus e dei loro contatti in modo da provare a frenare rapidamente la catena dei contagi. L’app sarà scaricabile da un sito del Governo. Previsto anche l’impiego di altri strumenti tecnologici per valutare, ad esempio, gli assembramenti nei luoghi pubblici e nei mezzi di trasporto.



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