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Coronavirus: come funziona l’app che traccia i contagiati

15 Aprile 2020
Coronavirus: come funziona l’app che traccia i contagiati

Un’applicazione scaricabile gratuitamente dal sito del Governo che consentirà di sapere se, in una determinata zona, ci sono delle persone positive al Covid-19.

Dovremo convivere con il coronavirus ancora per molto. C’è chi parla di più di un anno: se anche gli studi sul vaccino dovessero dare i loro frutti, i tempi di produzione prima e di distribuzione dopo richiederanno svariati mesi di attesa. Nel frattempo, bisognerà azionare dei meccanismi di auto-difesa: mascherine, guanti, distanza interpersonale. 

C’è chi si è chiesto se sia lecito diffondere i nomi dei contagiati in modo da poter stare lontani ed evitare ulteriori infezioni. Il Garante della privacy ha detto di no: si tratta pur sempre di un trattamento illecito di dati personali che rischia di far scattare un’incriminazione penale. Ne abbiamo già parlato qui: Condividere il nome dei positivi al Coronavirus: è legale?

Tuttavia, si fa spazio l’idea, sempre più insistente, di una nuova App ove gli infetti dovranno registrarsi, con tanto di dati anagrafici, in modo da poter essere tracciati. La popolazione così, scaricando l’App sul proprio smartphone, potrà rilevare la presenza, nelle vicinanze, di una persona positiva al Covid senza tuttavia conoscerne le generalità, che resteranno oscurate. Lo smartphone dovrà essere collegato a internet e dovrà avere il Gps attivo in modo da rilevare la zona ove si trova l’utente. 

Il decollo della nuova App che aiuterà a tracciare gli spostamenti dei positivi al Covid – geolocalizzandoli grazie al satellite – e dei loro contatti è previsto a brevissimo. Lo scopo è chiaramente non già quello di una gogna mediatica – atteso che, come detto, il sistema non consentirà di conoscere i nomi degli infetti – ma solo di frenare rapidamente la catena dei contagi. 

L’App, chiaramente gratuita, sarà scaricabile da un sito governativo. Sostituirà anche le autocertificazioni cartacee attuali. 

Ciò pone già il problema di possibili attacchi informatici con fughe di dati, ma questo probabilmente non è oggi il problema principale contro cui il mondo deve difendersi. 

Tra gli strumenti anti Covid-19 c’è anche l’impiego di altre tecnologie per valutare ad esempio gli assembramenti nei luoghi pubblici e nei mezzi di trasporto.

Tali dossier sul tavolo della task force per la Fase 2 guidata da Vittorio Colao che ieri si è riunita per fare il punto sui suoi lavori con l’obiettivo di presentare già il prossimo venerdì i primi risultati. 

Sul tavolo della task force sono arrivate, in particolare, le mappe del rischio dell’Inail e del Comitato tecnico scientifico. 

«L’imperativo per noi è la valutazione del rischio per le singole categorie di lavoratori, un lavoro che sta facendo l’Inail» ha ribadito ieri il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia che ha anche tirato le orecchie a quelle Regioni che procedono in ordine sparso con ordinanze che allentano le misure del Governo.

Le mappe si basano sull’assegnazione di indici di rischio in base a tre parametri: l’esposizione al virus (i sanitari, ad esempio, hanno l’indice più alto), la prossimità tra i lavoratori (come in una catena di montaggio) e l’aggregazione (si pensi a un ufficio pubblico).  



2 Commenti

  1. Gli Ospedali e i mezzi di trasporto pubblico sono oggi, a mio avviso, fra i luoghi in uso più pericolosi per la inevitabile promiscuità. Ad essi aggiungerei qualunque ambiente in cui vi siano impianti di condizionamento a ricircolo e non progettati a prova di virus o batteri.
    Tracciare i contatti di una persona che si reca a lavorare in ospedale con mezzi pubblici è un bel problema che rischia di coinvolgere centinaia di altre persone. Forse almeno gli ospedalieri dovrebbero solo usare mezzi personali.

  2. A mio avviso la necessità di limitare il più possibile la diffusione del virus è un dovere di importanza superiore a tutti i diritti che difendiamo con tanta forza.
    Garantire la salubrità dei luoghi di lavoro potrebbe essere un dovere ed un obbligo dei vari datori di lavoro e, tanto per evitare i soliti furbetti, li si potrebbe responsabilizzare e penalizzare, senza possibilita di giustificazione o di ricorsi a leggi utilizzabili solo dai più danarosi, per il conclamato accertamento di violazioni alle relative leggi; gravare ulteriormente sulle spalle di quei lavoratori che per uno stipendio da dipendente rischiano ogni giorno la propria saluta per salvare gli altri, per difendere la popolazione e lo Stato, per pulire le città, per educare ed istruire i figli degli altri, etc etc… penso sia meschino.
    Tutte le partite iva hanno il diritto di riaprire le attività ma responsabilizzate e penalizzate anch’esse alla stessa stregua dei datori di lavoro privati e pubblici (sarebbe auspicabile anche il controllo e l’applicazione reale di sanzioni a coloro che violano la legge non solo per le misure contro il covid19, ma anche per l’evasione fiscale che, nonostante abbia permesso di fare soldi a spese dei lavoratori onesti, non è in grado di dare dignità a tutti i coccodrilli che piangono lacrime di miserie irreali.

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