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Italia, recessione drammatica: ecco quanto perdiamo

15 Aprile 2020 | Autore:
Italia, recessione drammatica: ecco quanto perdiamo

Il mondo si prepara ad affrontare la peggiore crisi dalla Grande depressione del ’29. Quanto ci costerà in termini di ricchezza e di posti di lavoro.

Una batosta così probabilmente la ricordano solo i più anziani, visto che l’ultima con queste caratteristiche risale alla Grande depressione del 1929. Di certo, la maggior parte della popolazione non ha mai conosciuto quello che ci si prepara a vivere quando l’emergenza sanitaria sarà passata (forse) del tutto. Se le previsioni del Fondo monetario internazionale risulteranno azzeccate, a causa del coronavirus, il mondo perderà il 3% della sua capacità di produrre ricchezza, ma all’Italia andrà molto peggio: il calo del Pil nel 2020 sarà tre volte superiore alla media mondiale, arrivando al 9,1%. Insomma, è come se dividessimo una torta in 10 fette e ne buttassimo via una.

La recessione globale, secondo il World economic outlook dell’Fmi, sarà inevitabile. Quel calo del 3% ipotizzato alla fine del 2020 si tradurrà, secondo il dossier del Fondo monetario in una perdita cumulata tra quest’anno e quello prossimo di circa 9 miliardi di dollari, cioè un valore superiore di quello rappresentato dalle economie della Germania e del Giappone messe insieme. Il conto sarà salato per 170 Paesi, che vedranno scendere il reddito pro-capite già nel 2020.

E tra chi ne uscirà peggio c’è sicuramente l’Italia, uno dei Paesi in cui il coronavirus ha registrato il passaggio più drammatico in termini di contagi e di vite umane. Come detto, il calo del Pil stimato per il 2020 è del 9,1%, ma si attende per il 2021 un rimbalzo del 4,8%. Significa che, ben che vada, l’anno prossimo saremo in grado di recuperare soltanto circa la metà delle perdite. Peggio di noi in Europa dovrebbe fare solo la Grecia, con una contrazione del 10%. A livello di Eurozona, cioè nell’insieme dei Paesi che utilizzano la moneta unica, si prevede una perdita di poco inferiore al 5%.

Va da sé che in una situazione del genere il primo anello della catena a spezzarsi sarà quello del mercato del lavoro. L’Fmi stima per l’Italia un aumento della disoccupazione dal 10 al 12,7%. Notizia, certamente, non bella ma meno brutta di quelle che riguardano il Portogallo (14%), la Spagna (21%) e, ancora lei, la Grecia (22,3%).

Ci sarà da piangere anche negli Stati Uniti, dove si attende una contrazione del Pil di circa il 6%, per poi registrare una crescita che non arriverà a sfiorare il 5%. La disoccupazione negli Usa – e questo è il dato più drammatico per loro – triplicherà, passando dal 3,7% al 10,4%. Sarà forse un caso – ma, per qualche motivo, sicuramente non lo è – ma a scamparla dal segno «meno» sarà proprio la Cina, il Paese dove tutto ha avuto inizio: alla fine del 2020, perderà ma resterà in positivo con un Pil a +1,2%. Nell’arco di un anno, però, arriverà ad un +9%. Il doppio del rimbalzo previsto per l’Italia. Certo, Pechino ha già dato: secondo gli indicatori relativi a produzione industriale, vendite al dettaglio ed investimenti fissi, l’economia cinese ha perso nel primo trimestre del 2020 l’8% su base annua.

Non bisogna dimenticare che si sta parlando di previsioni, perché il margine per ritrovarsi con dei numeri ancora peggiori c’è eccome. Tutto dipenderà da come si comporterà il coronavirus da qui a fine anno: se l’epidemia dovesse perdurare e, di conseguenza, anche le misure id contenimento, il fallimento delle aziende, lo stress finanziario e la disoccupazione, allora la situazione potrebbe precipitare più di quello che già oggi ci si attende. «È possibile e addirittura probabile», ammette il Fondo monetario.

Quali potrebbero essere questi «scenari peggiori»? Il primo, secondo l’Fmi, il fatto che ci voglia molto di più per vincere la battaglia contro il coronavirus fermando i contagi. In questo drammatico caso, la recessione sarebbe di tre punti più grave rispetto a quella prevista ed anche il rimbalzo atteso nel 2021 sarebbe inferiore, in questo caso di un punto percentuale. Il secondo, ancora più drammatico, sarebbe un ritorno della pandemia nel 2021, che manderebbe all’aria qualsiasi possibilità di rialzare la testa a medio termine. Infine, il terzo scenario, a questo punto apocalittico: che la pandemia non solo non si riesca a fermare nel 2020 ma rimanga anche nel 2021. Insomma, le prime due ipotesi messe insieme. Se così fosse – Dio ce ne scampi – la perdita del Pil sarebbe quasi del doppio rispetto a quella stimata oggi.

C’è, poi, il problema del sistema finanziario globale, che traballa in modo vistoso. Quello che l’Fmi nota è che aumenta il rischio che chi ha un debito non riesca a restituirlo, mandando all’aria la stabilità delle banche.

Che si può, anzi che si dovrebbe fare a questo punto, secondo il Fondo monetario internazionale, per contenere i danni? In cima alla lista delle priorità c’è l’arresto della pandemia, aumentando la spesa a sostegno dei sistemi sanitari, mettendo la popolazione in grado di provvedere ai bisogni primari durante il periodo di lockdown e garantendo il più possibile la ripresa dell’attività lavorativa alle imprese non appena si supera la fase più acuta dell’emergenza. A tutto ciò, continua il Fondo monetario, si arriva attraverso adeguate politiche di bilancio, monetarie e finanziarie.

Pure le Banche centrali devono fare il loro dovere, iniettando liquidità per almeno 6.000 miliardi di dollari. Inoltre, serve un incoraggiamento generale alle banche, affinché si avviino a rinegoziare i prestiti concessi a imprese e famiglie in difficoltà.



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