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Editoriali Commenti anonimi diffamatori: il titolare del portale è responsabile

Editoriali Pubblicato il 11 ottobre 2013

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> Editoriali Pubblicato il 11 ottobre 2013

La Corte dei diritti dell’uomo: siti internet condannabili per i post anonimi e offensivi a causa del mancato esercizio dei poteri di controllo.

Qualche ora fa avete commentato una notizia su un blog, un giornale online o su un altro sito internet, ma le vostre parole non appaiono sulla pagina? Probabilmente ciò che vi è appena capitato sarà invece lo scenario globale di Internet 3.0, per via di una preoccupante sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’uomo pubblicata ieri [1]: una sentenza che mina a ridurre enormemente il potere di interazione del lettore sui contenuti pubblicati sul web.

Sostiene la Corte: per i post anonimi diffamatori è sempre responsabile il proprietario del sito ove tali commenti vengono pubblicati, a condizione, però, che le dimensioni dello stesso sito consentano l’esercizio del controllo preventivo da parte del titolare.

La Corte di Strasburgo ritiene che sia giusto addossare sul titolare del portale d’informazione la responsabilità (e quindi una sanzione amministrativa) per non essere intervenuto a prevenire, moderare o cancellare i commenti anonimi offensivi, diffamatori o minacciosi che vi appaiono.

La vicenda

Un portale di informazione aveva pubblicato un articolo sulle scelte controverse operate da una compagnia di navigazione. I lettori reagirono postando commenti estremamente offensivi, diffamatori e minacciosi nei confronti della compagnia di navigazione e del suo proprietario. Quest’ultimo fece causa al portale che fu condannato a pagare 320 euro per danni morali.

La libertà di espressione

La Corte dei diritti dell’Uomo sembra consapevole che imporre una responsabilità sui commenti diffamatori postati dai lettori si sostanzia, in definitiva, in una notevole restrizione della libertà d’espressione. Tuttavia – precisano i giudici – questa limitazione è comunque giustificata e proporzionata per tutelare i diritti di terzi che, altrimenti, sarebbero enormemente compressi.

Strasburgo però definisce dei paletti entro i quali può solo scattare tale responsabilità. Il portale deve avere strumenti per esercitare il controllo preventivo sui commenti, in modo da impedirli o cancellarli per tempo. In altre parole, la natura e la dimensione del sito possono fare la differenza. Piattaforme come Facebook e YouTube, per esempio, per via dell’enorme mole di dati postati, non potrebbero subire lo stesso trattamento. Mentre invece – è lecito così interpretare il pensiero della Corte – il piccolo sito internet, che può attivare un filtro di ogni contenuto, resta responsabile.

Al soggetto leso dai commenti diffamatori, dunque, non tocca fare causa a chi ha scritto i post. In casi come questo, per motivi puramente tecnici – si legge nella sentenza – appare sproporzionato imporre alla parte lesa l’onere dell’identificazione degli autori dei commenti.

È facile immaginare quale sarà lo scenario che, da oggi stesso, si profilerà sul web. Qualsiasi commento postato dai lettori su un giornale online, su un blog o qualsiasi altro sito sarà controllato, con particolare scrupolo e zelo, dal titolare; cosicché, nel dubbio, quest’ultimo sarà anche portato a moderarlo e, più facilmente, cancellarlo del tutto. Insomma, la sventolata libertà di Internet dovrà fare i conti con la paura dei gestori di siti di doverne rispondere sul piano sanzionatorio. E chiunque, in una simile condizione di incertezza, indosserà facilmente i panni del censore.

note

[1] CEDU caso n. 64569/09.


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