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Mobbing familiare

15 Aprile 2020
Mobbing familiare

Cosa succede se il maltrattamento psicologico avviene all’interno della famiglia?

Da circa 10 anni sei sposata con un uomo che sicuramente non ti merita. Mai un complimento o un regalo per il tuo compleanno. Ti ripete continuamente che non sei una brava moglie. Si lamenta sempre, eppure ce la metti tutta per fare le cose come vuole lui. Tuo marito, però, non fa altro che offenderti e aggredirti. Cerchi di non reagire perché altrimenti è peggio, ma fare finta di niente non è facile. Inoltre, inizi a soffrire di crisi depressive e non vuoi uscire più di casa. Oppure quante volte capita che la separazione sia accompagnata da una certa conflittualità al punto che si ostacola il diritto di visita del padre o si sminuisce il suo ruolo davanti ai figli? Ebbene, quando le condotte persecutorie e vessatorie si verificano all’interno della famiglia, si parla di mobbing familiare. In pratica, le oppressioni vengono poste in essere nei confronti del coniuge o dei figli. Come difendersi in questi casi? Niente paura, te lo spiego in questo articolo.

Cos’è il mobbing familiare?

Partiamo subito da due esempi pratici.

Caia vuole lavorare, ma il marito Tizio la umilia continuamente dicendole che è una buona nulla e che nessun datore di lavoro vorrebbe avere alle dipendenze una fallita come lei.

Caio e Tizia sono divorziati da qualche mese. Per ripicca, Tizia impedisce all’ex marito di vedere il figlio e, non contenta, sminuisce il suo ruolo di padre e lo denigra in pubblico.

Gli esempi che ti ho riportato sono tutti casi di mobbing familiare. In pratica, si tratta di una serie di comportamenti vessatori, ripetuti nel tempo, che sono posti in essere nei confronti del coniuge o dei figli allo scopo di umiliarli, e quindi di distruggerli psicologicamente.

I requisiti del mobbing familiare

Per riconoscere il mobbing familiare sono necessari i seguenti elementi:

  • una pluralità di comportamenti persecutori ripetuti nel tempo;
  • un danno alla salute psicofisica della vittima, la quale comincia a soffrire, ad esempio, di attacchi di panico;
  • il nesso di causalità, vale a dire la relazione tra la condotta persecutoria e il danno patito;
  • l’intento persecutorio, cioè la volontà di voler mortificare e umiliare la vittima.

Tipologie di mobbing familiare

Il mobbing familiare comprende tutte quelle azioni coercitive e vessatorie, ripetute nel tempo, finalizzate a umiliare la vittima, tanto da causarle gravi danni morali, biologici ed esistenziali. Parliamo di offese, umiliazioni, accuse, rimproveri, provocazioni, ecc. 

Il mobbing familiare si distingue in:

  • mobbing coniugale: cioè le accuse e le offese messe in atto nei confronti del coniuge allo scopo di sminuire il suo ruolo all’interno del nucleo familiare;
  • mobbing genitoriale: ossia quello rivolto al genitore al fine di sminuire il suo ruolo. Nella maggior parte dei casi, si verifica dopo la separazione o il divorzio. Ad esempio, escludere l’ex marito da tutte le decisioni che riguardano i figli.

In buona sostanza, con il mobbing familiare si realizza la volontà di annientare l’altro, coniuge o figlio che sia.

Come riconoscere il mobbing familiare?

I tipici comportamenti rivelatori del mobbing familiare sono i seguenti:

  • totale disistima e disinteresse nei confronti del coniuge o dei figli;
  • provocazioni ripetute e immotivate;
  • mancato supporto al coniuge o ai figli;
  • denigrazione in pubblico o in presenza di conoscenti;
  • sminuire il ruolo del familiare;
  • offese, insulti, attacchi verbali e fisici;
  • comportamenti dispotici.

La lista potrebbe continuare, è importante però capire che deve trattarsi di episodi continuativi. Se, ad esempio, il marito offende la moglie durante una lite isolata non può parlarsi di mobbing familiare. Quindi, è necessaria una certa sistematicità delle vessazione attuate nei confronti del partner o dei figli.

Mobbing familiare: cosa fare?

Secondo la giurisprudenza, il mobbing familiare rappresenta una violazione dei doveri matrimoniali. Pertanto, la vittima può chiedere la separazione con addebito a carico del coniuge colpevole. 

Ti faccio un esempio.

Tizio e Caia sono sposati da qualche anno. Tuttavia, Caia non fa altro che offendere e sminuire il marito, esercitando su di lui una pressione psicologica affinché lasci la casa coniugale.

Ebbene, nell’esempio riportato, il giudice può attribuire la colpa per la fine del matrimonio (il cosiddetto addebito) a Caia, la quale è venuta meno ai suoi doveri coniugali. 

Ma non finisce qui. La vittima può, infatti, chiedere anche un risarcimento del danno sofferto dimostrando:

  • le reiterate condotte vessatorie (insulti, offese, rimproveri verbali, provocazioni, ecc.);
  • il danno alla salute: ad esempio il coniuge che, a causa delle angherie dell’altro, cade in una profonda crisi depressiva tanto da prendere dei medicinali;
  • la relazione tra il danno e la condotta persecutoria. 

Resta, infine, la possibilità di presentare una denuncia (o querela, nel caso di reato procedibile a querela di parte come ad esempio per lo stalking) all’autorità giudiziaria (polizia, carabinieri, Procura della Repubblica) nel caso in cui il comportamento vessatorio integri uno specifico reato (come, ad esempio, la minaccia).

Con la denuncia scattano le indagini e, una volta instaurato il processo, la persona offesa ha la possibilità di costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno sofferto in caso di condanna del colpevole.

Mobbing familiare: quali sono gli effetti?

Le vittime di mobbing familiare sono moltissime e, spesso, tendono a non segnalare la situazione per paura di subire ritorsioni da parte del coniuge. Tuttavia, tale condizione peggiora il proprio stato di salute al punto da sviluppare problemi seri come, ad esempio, tachicardia, attacchi di panico, cefalee, ansia, disturbi del sonno, anoressia, bulimia, ecc.

Nei casi più gravi, la vittima può anche manifestare pensieri suicidi o omicidi. Per questo è importante intervenire in tempo.


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