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Coronavirus e fine quarantena: scontro tra realtà e attese

15 Aprile 2020 | Autore:
Coronavirus e fine quarantena: scontro tra realtà e attese

Fine arresti domiciliari? L’altalena tra inviti alla prudenza e cauto ottimismo.

Ormai, siamo chiusi in casa da tempo nella speranza che tutti i nostri sacrifici possano servire a ridurre la diffusione del Coronavirus. Abbiamo rinunciato alle nostre abitudini, ai nostri viaggi (per piacere o per lavoro), all’organizzazione di eventi importanti, agli spettacoli teatrali, ai concerti, agli eventi sportivi, alle passeggiate all’aria aperta, alle feste in famiglia, alle uscite con gli amici, ai baci, alle strette di mano, agli abbracci. Abbiamo rinunciato agli incontri, al contatto umano. Tutto per cercare di evitare la propagazione del Covid-19. Stiamo vivendo una sorta di “arresti domiciliari”. Ovviamente, restano consentite le uscite per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute, ragioni di necessità e assoluta urgenza. In attesa di un vaccino, il rispetto del distanziamento sociale e delle misure restrittive sono le uniche armi che abbiamo a disposizione per combattere questo nemico invisibile.

Lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, presidente eletto Sip (Società italiana di psichiatria), ammonisce a restare saldi e “non fare confusione tra realtà e fantasia, e questo anche se tutti vorremmo sentirci dire da Borrelli che è finita”.

All’Adnkronos Salute, l’esperto ha dichiarato che: “Tutti vorremmo sapere quando arriverà la fine di questa sorta di arresti domiciliari, così leggiamo in modo altalenante i dati su Covid-19 diffusi dalla Protezione civile, perché è difficile coniugare la realtà con l’aspettativa motivazionale. Purtroppo però il ‘giudice’ non riesce a darci una data” di fine pena, “prima di tutto perché non c’è un giudice, e poi perché la situazione non è ancora sotto controllo”.

Il cauto ottimismo e gli inviti alla prudenza che arrivano quotidianamente dagli esperti e possono essere percepiti come un’altalena, “vanno letti razionalmente: o si dà fede ai dati dell’esperienza reale, o si dà corpo alle esigenze emotive.

Milioni dipersone vogliono sentirsi dire che la crisi si avvia a una conclusione positiva, ma non dobbiamo farci ingannare dalle nostre fantasie”, ribadisce lo psichiatra, che invita a guardare alle recenti vicissitudini “del presidente Trump: aveva annunciato che non avrebbe chiuso nulla e che a primavera sarebbe finito tutto, e adesso vediamo quello che sta accadendo in Usa, o all’immunità di gregge dello spavaldo premier britannico Johnson, che è stato ricoverato in rianimazione. O ancora all’ottimismo cinese, un Paese che aveva riaperto tutto e ora si trova con i nuovi focolai“. Esperienze che devono essere un monito, avverte Di Giannantonio.

L’esperto però sottolinea anche come “non dobbiamo confondere le eccezioni e le iniziative dei singoli che non seguono le regole, con i milioni e milioni di italiani che in queste settimane hanno fatto quello che potevano per proteggere la salute di se stessi e dei propri familiari. A fronte di un tetto affollato di festaioli, quanti milioni di tetti sono rimasti deserti? Milioni di italiani – sottolinea Di Giannantonio – hanno seguito in modo attento regole e indicazioni che servono per evitare morti e proteggere la salute”.

“Milioni di italiani – ribadisce lo psichiatra – vivono in condizione di arresti domiciliari, ma dobbiamo mettere da una parte della bilancia l’aspetto emotivamente doloroso e dall’altro la tutela della salute e della sicurezza dei nostri cari, la preservazione di un progetto di futuro. Quello che colpisce, a mio parere, è la forte aderenza degli italiani al principio della realtà: le eccezioni ci sono, ma sono appunto tali. Poche decine di persone particolarmente vulnerabili allo stress e con problematiche esistenti prima del lockdown, che le rendono più fragili e aprono a ipotetiche crisi, contro la stragrande maggioranza di connazionali attenti”. In attesa della ‘liberazione’.



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