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Mediazione familiare: ultime sentenze

27 Maggio 2020
Mediazione familiare: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: interesse dei figli; procedimento di sottrazione internazionale di minori autoregolamentazione del menage familiare; grave situazione di incompatibilità tra i coniugi; apertura dei coniugi ad un’ipotesi di riconciliazione.

Poteri di mediazione

Nell’ambito di un procedimento di sottrazione internazionale di minorenni, è compito del giudice minorile compiere un’accurata indagine sulle concrete possibilità di attuare l’interesse prevalente del minore anche, e principalmente, attraverso una autoregolamentazione del menage familiare anziché con una imposizione giudiziale esterna, prospettando alle parti l’adesione a un percorso di mediazione familiare, come sollecitato in sede di cooperazione europea e internazionale e anche in virtù della Guida alle buone prassi pubblicata dalla Conferenza dell’Aja e diramata dal Ministero a tutti gli uffici giudiziari minorili italiani.

Alla luce dell’esito positivo di questa attività, che si concretizza in un accordo bonario tra le parti, viene meno l’interesse al ricorso e pertanto deve dichiararsi il non luogo a provvedere in ordine alla sussistenza della sottrazione internazionale.

Tribunale minorenni Bologna, 23/05/2017

L’interesse dei minori

Il tribunale civile ordinario, allorquando deve operare nell’interesse dei minori con la latitudine dei poteri di cui all’art. 155 c.c. e dell’art. 6 1. n. 898 del 1 dicembre 1970, rientra nella categoria delle autorità giudiziarie minorili e come tale può servirsi dei centri di mediazione familiare, appartenenti all’ampia categoria dei servizi sociali, che assistono il giudice in qualità di esperti nella negoziazione della crisi coniugale e che, pertanto, sono idonei al compimento, ex art. 68 c.p.c. di atti (ricomposizione del conflitto) che egli non è nelle condizioni oggettive di compiere.

Tribunale Bari, 21/11/2000

Crisi del nucleo domestico

È assai opportuno e conforme a legge che il giudice, in caso di crisi del nucleo domestico (abbia quest’ultimo origine dal matrimonio o da un’unione concubinaria, e vi siano o non vi siano figli minorenni o maggiorenni), qualora accerti la disponibilità delle parti a partecipare attivamente ad un programma di mediazione fra le opposte esigenze e le corrispondenti pretese, rinvii gli interessati ad un organismo o Centro qualificato di mediazione familiare, allo scopo di raggiungere (o di agevolare) la conclusione di un accordo e l’adesione consapevole ad una soluzione non imposta dall’alto, ma voluta dalle parti stesse; un rinvio siffatto, peraltro in armonia con i poteri/doveri conciliativi del giudice, nonché con la normativa, nazionale ed internazionale, auspicante l’intervento di un soggetto imparziale, diverso dal giudice, anche, e soprattutto, nei conflitti domestici, non esclude che il vaglio finale della soluzione concordata spetti, pur sempre, al giudice, del quale i mediatori possono considerarsi, ex art. 68 c.p.c., ausiliari atipici.

Tribunale Bari, 21/11/2000

Conflitto tra coniugi e mediazione familiare

Ritenuto quanto premesso, le reiterate istanze al g.t. avanzate dalla moglie per ottenere l’istaurazione di un procedimento di mediazione familiare allo scopo di lenire il conflitto insorto tra i coniugi con particolare riferimento all’assenza di comunicazioni tra i genitori nell’interesse dei figli minori, non possono, nella specie essere accolte.

Tribunale Modena, 28/04/2017

La nomina di un coordinatore genitoriale

La coordinazione genitoriale è uno strumento, già conosciuto in altri ordinamenti, volto a facilitare la risoluzione delle dispute tra genitori altamente conflittuali e temporaneamente non trattabili tramite la mediazione familiare, ridurre l’eccessivo ricorso ad azioni giudiziarie e guidare le parti a negoziare e accordarsi sul tempo da trascorrere e condividere con i figli, con conseguente riduzione degli effetti dannosi che il conflitto genitoriale provoca sul benessere psicofisico dei figli.

Tribunale Civitavecchia, 20/05/2015

La mediazione familiare e la comunicazione tra i genitori

Il percorso di mediazione deve essere visto come un’occasione per migliorare le capacità dei genitori di comunicare e di ricercare soluzioni utili nell’interesse dei figli, e non come tentativo di ottenere dal mediatore lo schieramento a favore di uno o dell’altro con riguardo a specifici temi. Il fine effettivo della mediazione non è quello di risolvere singoli problemi, bensì quello di migliorare le capacità di comunicazione tra i genitori, di far capire loro quali sono i metodi per cercare soluzioni utili nell’interesse dei figli e quali debbano essere i comportamenti responsabili da adottare a tal fine.

Tribunale Pavia sez. II, 09/05/2017

Coniugi legalmente separati e mediazione familiare

Qualora tra coniugi legalmente separati, che hanno invano tentato la via della mediazione familiare, persista un’accesissima, esasperata, indomabile e irrazionale conflittualità con riferimento, in special modo, ai rapporti con i (due) figli ancora in età evolutiva, non va disposto l’affidamento condiviso, chiaramente inopportuno e, nella specie, allo stato, irrealizzabile, ma l’affidamento al padre, verso il quale i figli hanno manifestato una netta consolidata attitudine preferenziale – poiché, senza nulla togliere al legame materno, entrambi i figli si trovano con lui a proprio maggior agio – fermo restando che i minori rimangono sotto la costante vigilanza del Servizio sociale – che curerà anche l’instaurazione di sempre più ampi e frequenti contatti e scambi affettivi con il genitore non affidatario – e che una condotta ostruzionistica od anche non collaborativa dei coniugi-genitori potrebbe, con ogni probabilità, provocare pesanti e radicali provvedimenti a loro carico.

Tribunale minorenni L’Aquila, 27/02/2008

Mediazione familiare nei procedimenti di rimpatrio dei minori

Anche nei procedimenti di rimpatrio dei minori fatti oggetto di sottrazione internazionale il giudice minorile deve adoperarsi per garantire il miglior sviluppo del minore e ciò senza adottare misure stereotipate o automatiche.

Pertanto, la dimostrata apertura dei coniugi ad un’ipotesi di riconciliazione giustifica l’invio delle parti ad un percorso di mediazione familiare, finalizzato al raggiungimento di una risoluzione bonaria della controversia. Infatti, è evidente che una decisione nel merito circa la sussistenza o meno della sottrazione internazionale comporterebbe, in caso positivo, l’ordine di ricondurre immediatamente i minori negli Stati Uniti, e in caso negativo un non luogo a provvedere che lascerebbe comunque insoluti i conflitti tra i coniugi.

La decisione definirebbe la lite ma non chiuderebbe il conflitto. Tali immediate conclusioni del procedimento, pur senz’altro rispettose della normativa vigente, rischierebbero invece di violare uno dei principi immanenti del nostro ordinamento, faro che orienta il giudice minorile nell’adottare le sue decisioni, che è quello del superiore interesse del minore, dal momento che, attesa la disponibilità dei coniugi nel senso di tentare un percorso di mediazione familiare, impedirebbe al giudicante e alle parti in causa di mettere in campo tutte le strategie idonee a far sì che le differenti visioni delle parti possano essere ricomposte, in via stragiudiziale, proprio nel superiore interesse dei minori.

Tribunale minorenni Bologna, 05/03/2015

L’attività di mediazione familiare e le  caratteristiche del mediatore

L’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e titoli abilitanti, è riservata, per il suo carattere necessariamente unitario, allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale.

La legislazione statale, con l’art. 155 sexies c.c., ha soltanto accennato alla attività di mediazione familiare, ma non ha introdotto la figura professionale del mediatore familiare, né stabilito i requisiti per l’esercizio dell’attività; pertanto, le disposizioni regionali – definendo la mediazione familiare, disciplinando le caratteristiche del mediatore familiare e stabilendo gli specifici requisiti per l’esercizio dell’attività, con la previsione di un apposito elenco e delle condizioni per la iscrizione in esso – invadono una competenza sicuramente statale.

Corte Costituzionale, 15/04/2010, n.131


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