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Allontanamento dalla residenza familiare: ultime sentenze

27 Maggio 2020
Allontanamento dalla residenza familiare: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: allontanamento dalla residenza familiare; intollerabilità della convivenza verificatasi anteriormente all’allontanamento dalla casa coniugale; violazione di un obbligo matrimoniale; separazione.

Grave contrasto fra i coniugi

Costituisce giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare indipendentemente dalla proposizione di una domanda di separazione personale, una situazione di grave contrasto fra i coniugi, caratterizzata da violenti litigi con la possibilità di provocare danni psichici ai figli minori.

Tribunale Napoli, 22/10/1996

L’intollerabilità della convivenza 

L’allontanamento dalla residenza familiare, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale ed è conseguentemente causa di addebitamento della separazione; non concreta, invece, tale violazione il coniuge se risulti legittimato da una “giusta causa”, vale a dire dalla presenza di situazioni di fatto di per sé incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare.

(Nella specie, la Corte ha cassato la sentenza di merito che, addebitando la separazione alla moglie, non aveva ravvisato la giusta causa del suo allontanamento nei frequenti litigi domestici con la suocera convivente e nel conseguente progressivo deterioramento dei rapporti tra gli stessi coniugi).

Cassazione civile sez. I, 24/02/2011, n.4540

Valutazione del comportamento dei coniugi

In tema di separazione personale dei coniugi, l’indagine sull’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e sulla sua addebitabilità non può basarsi sull’esame di singoli episodi di frattura o contrasto, ivi incluso l’eventuale allontanamento dalla residenza familiare, occorrendo valutare il complessivo comportamento dei coniugi medesimi, nella continuità dei reciproci rapporti.

Cassazione civile sez. I, 30/05/1989, n.2648

Allontanamento dalla residenza familiare e separazione

Nel valutare l’addebitabilità della separazione, il giudice dovrà tener conto dell’efficienza causale del comportamento oggetto di giudizio, escludendola nell’ipotesi in cui la violazione dell’obbligo coniugale sia conseguenza di una preesistente situazione di intollerabilità. Infatti l’abbandono della residenza familiare integra gli estremi di una condotta illecita, soltanto allorché lo stesso avvenga ex abrupto ed in assenza di una valida causa di giustificazione; ne discende che l’antigiuridicità dell’allontanamento dalla residenza familiare va esclusa, ogni volta che l’autore dell’abbandono intenda, allontanandosi dalle mura domestiche, preservare la propria incolumità fisica e psichica.

Tribunale Bari sez. I, 07/02/2019, n.587

Giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare

L’abbandono della casa coniugale è giustificato – e, quindi, non idoneo ad integrare la fattispecie criminosa di cui all’art. 570 c.p. – non soltanto quando segua la proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (considerate dall’art. 146 c.c. come giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare), ma anche quando esistano – a prescindere dalla proposizione di una delle dette domande giudiziali – ragioni di carattere interpersonale che non consentano la prosecuzione della vita in comune.

Ciò in quanto le ipotesi espressamente considerate dal citato art. 146 c.c. non sono tassative e ben possono essere integrate mutuando dalle disposizioni in tema di separazione (art. 151 c.c.) le ulteriori previsioni della “intollerabilità della prosecuzione della convivenza” e del “grave pregiudizio per l’educazione della prole”.

Tribunale Bari sez. uff. indagini prel., 15/05/2006

Quando l’abbandono della casa coniugale è giustificato?

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’abbandono della casa coniugale è giustificato – e quindi, non idoneo ad integrare la fattispecie criminosa di cui all’art. 570 c.p. – non soltanto quando segua la proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (considerate dall’art. 146 c.c. come giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare), ma anche quando esistano – a prescindere dalla proposizione di una delle dette domande giudiziali – ragioni di carattere interpersonale che non consentano la prosecuzione della vita in comune.

Ciò in quanto le ipotesi espressamente considerate dal cit. art. 146 c.c. non sono tassative e ben possono essere integrate mutuando dalle disposizioni in tema di separazione (art. 151 c.c.) le ulteriori previsioni della “intollerabilità della prosecuzione della convivenza” e del “grave pregiudizio per l’educazione della prole”.

Cassazione penale sez. VI, 20/09/1995, n.11414

Allontanamento dalla residenza familiare: dichiarazione di addebito

L’allontanamento dalla residenza familiare, ove attuato unilateralmente dal coniuge, cioè senza il consenso dell’altro coniuge, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale ed è conseguentemente causa di addebitamento della separazione.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata osservando che non aveva alcuna rilevanza, ai fini dell’addebito della separazione al marito, la mancata prova dell’affermata relazione extraconiugale, non essendo contestato l’abbandono della casa coniugale).

Cassazione civile sez. I, 04/12/2014, n.25663

Allontanamento dalla residenza familiare: è motivo di addebito della separazione?

L’allontanamento dalla residenza familiare non costituisce motivo di addebito della separazione qualora esista una giusta causa, ossia sia dovuta ad una situazione di fatto che rende non proseguibile la convivenza con l’altro coniuge.

Tribunale Novara, 19/05/2006

L’allontanamento dalla residenza familiare senza il consenso dell’altro coniuge

L’allontanamento dalla residenza familiare – che, ove attuato unilateralmente dal coniuge, e cioè senza il consenso dell’altro coniuge, e confermato dal rifiuto di tornarvi, di per sè costituisce violazione di un obbligo matrimoniale (e conseguentemente causa di addebitamento della separazione) – non concreta tale violazione allorché risulti legittimato da una “giusta causa”, vale a dire dalla presenza di situazioni di fatto (ma anche di avvenimenti o comportamenti altrui) di per sè incompatibili con la protrazione di quella convivenza, ossia tali da non rendere esigibile la pretesa di coabitare.

(Nella specie, la Corte ha confermato la sentenza di merito, che aveva ravvisato la giusta causa dell’allontanamento della moglie nella situazione, accettata dal marito, di frequenti litigi domestici con la suocera convivente e nel conseguente progressivo deterioramento dei rapporti sessuali tra gli stessi coniugi).

Cassazione civile sez. I, 20/01/2006, n.1202

Intollerabilità della prosecuzione della convivenza e grave pregiudizio per l’educazione della prole

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, l’abbandono della casa coniugale è giustificato – e, quindi, non idoneo ad integrare la fattispecie criminosa di cui all’art. 570 c.p. – non soltanto quando segua la proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (considerate dall’art. 146 c.c. come giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare), ma anche quando esistano – a prescindere dalla proposizione di una delle dette domande giudiziali – ragioni di carattere interpersonale che non consentano la prosecuzione della vita in comune.

Ciò in quanto le ipotesi espressamente considerate dal citato art. 146 c.c. non sono tassative e ben possono essere integrate mutando dalle disposizioni in tema di separazione (art. 151 c.c.) le ulteriori previsioni della “intollerabilità della prosecuzione della convivenza” e del “grave pregiudizio per l’educazione della prole”.

Cassazione penale sez. VI, 12/03/1999, n.11064


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